1 febbraio
Beata Giovanna Francesca della Visitazione (Anna Michelotti)
Vergine, Fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione
Anna Michelotti nacque ad Annecy il 29 agosto 1843, in Savoia. L'Alta Savoia, all'epoca della sua nascita, era territorio del Regno di Sardegna. Il padre di Anna era originario di Almese, in provincia di Torino. La madre di Anna era piissima e trasmise ai due figli una grande fede. La fanciullezza fu segnata da un dolore profondo quando il padre morì giovane, lasciando la famiglia nella completa miseria. La famiglia si recò ad Almese per la prima volta quando Anna aveva quattordici anni. Durante il soggiorno ad Almese, la famiglia fu ospite dello zio canonico Michelotti. La famiglia si stabilì a Lione qualche anno dopo. Il giorno della prima comunione, Anna e la madre visitarono a domicilio un povero malato, evento che fece nascere il suo carisma. Spinta da un profondo spirito di dedizione, Anna entrò nell'Istituto delle Suore di San Carlo prima come educanda e poi come novizia. Insegnare non era la missione di Anna, la quale sentiva una forte inclinazione verso la cura degli ultimi. Nel giro di pochi anni morirono la madre e il fratello Antonio. Il fratello Antonio era novizio dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Dopo la morte dei familiari, Anna rimase sola al mondo. Per mantenersi, Anna fece da istitutrice alle figlie di un architetto. Anna ha lasciato alcuni scritti per umiltà.
I primi passi dell'apostolato
La vocazione di Anna trovava alimento nel desiderio di consacrarsi a Gesù nell'assistenza ai malati poveri, vissuta come volontà di Dio e ardente aspirazione. Anna era conosciuta come la signorina dei malati poveri perché appena poteva li cercava e si metteva al loro servizio. Ad Annecy Anna incontrò Suor Caterina, ex-novizia dell'Istituto di San Giuseppe, che condivideva i suoi stessi sentimenti. Insieme, Anna e Suor Caterina diedero inizio a Lione a un'opera privata di assistenza dei malati poveri a domicilio. Col permesso dell'arcivescovo, Anna e Suor Caterina vestirono l'abito religioso e fecero la professione temporanea dei voti. La congregazione nascente ebbe vita breve a causa della guerra tra Francia e Prussia. Nel 1870 Anna, vestita da suora, ritornò ad Annecy e poi ad Almese. Da Almese, la beata si portava spesso a Torino. Passata la bufera della guerra, Suor Caterina chiese ad Anna di tornare a Lione, obbligandola a ricominciare come postulante. Anna accettò umilmente di tornare a Lione, ma poi lasciò l'istituto per motivi di salute. Nei giorni in cui lasciò l'istituto, pregando sulle tombe di San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca di Chantal, sentì che la sua opera sarebbe nata al di là delle Alpi. Anna tornò ad Almese a dorso di un mulo e proseguì poi per Torino nel settembre 1871. Anna alloggiò a Moncalieri presso le signorine Lupis per un anno. Munita di scopa, Anna si recò tutti i giorni a piedi a Torino alla ricerca di malati in difficoltà da servire. Anna affittò successivamente una cameretta e si sostenne confezionando guanti. Alcune ragazze cominciarono ad aiutarla nel suo apostolato.
La fondazione dell'Istituto
All'inizio del 1874 l'Arcivescovo Gastaldi accordò alle ragazze di vestire l'abito religioso nella chiesa di Santa Maria di Piazza. Con l'approvazione dell'arcivescovo nacque l'Istituto delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù. L'istituto fu fondato per servire gratuitamente nel Signore gli ammalati poveri, prevedendo i tre voti ordinari e l'assistenza domiciliare gratuita agli ammalati poveri. La fondatrice prese il nome di Madre Giovanna Francesca in onore dei fondatori dell'Ordine della Visitazione. Gli inizi dell'istituto furono difficilissimi e caratterizzati da estrema povertà, abbandoni e decessi frequenti di suore. Il superiore ecclesiastico e il medico della comunità consigliarono di chiudere l'istituto. A incoraggiare la Madre fu l'oratoriano Padre Felice Carpignano, di venerata memoria. Madre Giovanna Francesca fu udita più volte esclamare tra le lacrime nell'appartamento affittato in Piazza Corpus Domini di essere disposta a ricominciare l'opera cinquanta volte se necessario. L'appartamento di Piazza Corpus Domini si trovava a pochi passi dal luogo in cui nacque l'opera del Cottolengo. Nel 1879 Antonia Sismonda, venuta a conoscenza delle misere condizioni delle Piccole Serve, le ospitò in una villa della collina torinese. Nel 1882 le suore riuscirono ad acquistare una villa propria a Valsalice.
La vita spirituale e il governo
La missione di Anna Michelotti nacque tra mille problemi ed è ancora fiorente e feconda nella Chiesa grazie a una volontà straordinaria. Madre Giovanna Francesca era considerata la Regola vivente. La Madre era una donna di intensa preghiera. La Madre mortificava il suo corpo dormendo a terra o sopra un sacco di paglia e mescolando cenere alla minestra. In congregazione la Madre voleva suore generose e diceva che sbagliando si discende di un gradino e umiliandosi si ascende di tre. Nel riprendere le religiose la Madre era a volte un po' forte, ma queste l'amavano perché infondeva fiducia anche in mezzo alle difficoltà. La Madre leggeva e meditava con le suore la Sacra Scrittura. La Madre raccomandava di essere prudenti, zelanti e piene di carità, cercando Gesù Cristo nei poveri. Le suore dovevano assistere i poveri materialmente e spiritualmente, favorendo l'accostamento ai Sacramenti. Prima di prendere decisioni importanti, la beata chiedeva consiglio ai confessori, tra i quali vi era Don Bosco. La beata faceva la questua recandosi nei pubblici esercizi, dove a volte veniva insultata. La beata avrebbe voluto istituire un gruppo di suore adoratrici. Poiché il superiore non permise il gruppo di adoratrici, la beata dispose che ogni suora facesse quotidiana e profonda adorazione al Santissimo Sacramento. Quando chiedeva una grazia particolare, la beata pregava con le braccia in croce, in ginocchio e allungando la mano verso il tabernacolo. Dalla Francia la beata aveva portato una statuetta della Madonna che fece benedire da Monsignor Gastaldi. Anna Michelotti teneva tra le braccia la statua o una persona in processione per il giardino con le suore pregando e cantando le litanie. Esortava alla recita del rosario e dell'ufficio della Madonna. Trasmise una profonda devozione alla Passione del Signore. Il Venerdì Santo pranzava in piedi o in ginocchio. Il Venerdì Santo baciava i piedi alle religiose. Il Venerdì Santo si sedeva a mensa con un tozzo di pane.
Il tramonto e la gloria
Negli ultimi anni di vita l'asma bronchiale costrinse sovente la Madre a letto. L'Istituto era in costante sviluppo soprattutto in Lombardia. Anna fu ritenuta inadatta a governare l'Istituto. I modi risoluti di Anna non piacevano a un gruppo di suore anziane. Il 26 dicembre 1887 Anna fu esonerata dalla carica di superiora generale. Accettò l'umiliazione sottomettendosi per prima alla nuova superiora. La nuova superiora era stata suggerita da Anna stessa. Da quel giorno i dolori aumentarono. Sorridendo diceva che per Gesù ogni sacrificio è piccola cosa. Diceva che stava per morire, ma che le suore non dovevano temere. Diceva che avrebbe continuato ad aiutare e a dirigere le Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù e degli infermi poveri. Anna Michelotti morì il 1 febbraio 1888. Morì il giorno dopo Don Bosco. Poche ore prima della morte permise di farsi fotografare cedendo alle ripetute insistenze delle suore. Per tutta la vita aveva servito i più indifesi dimentica di se stessa. Fu sepolta con ai fianchi il cingolo francescano. Fu sepolta in una poverissima bara. Fu sepolta nella terra bagnata dalla pioggia di un piccolo cimitero. Le sue figlie spirituali sono oggi attive anche in terra di missione. Le sue reliquie sono venerate a Torino nella casa madre di Valsalice. Paolo VI l'ha beatificata nella solennità di Tutti i Santi del 1975.
Il cammino di una vita
Anna Michelotti nacque ad Annecy nel 1843 e lungo il corso della sua esistenza attraversò diverse terre, portando ovunque il desiderio di farsi prossima ai fratelli. Il suo apostolato iniziò in modo significativo a Lione, dove, insieme a Suor Caterina, diede avvio a un servizio di assistenza domiciliare rivolto ai malati più poveri, ponendo le basi di quella dedizione che avrebbe caratterizzato ogni suo passo successivo. Questa esperienza maturò ulteriormente attraverso il contatto con diversi luoghi, tra cui Almese, Moncalieri e Valsalice, dove la santa seppe seminare con pazienza il seme del Vangelo vissuto nella carità.
Il punto di svolta del suo impegno apostolico si concretizzò a Torino nel 1874, con la fondazione dell'Istituto delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù. Questa istituzione nacque dal profondo desiderio di offrire un soccorso costante e gratuito ai malati che vivevano nell'indigenza, persone spesso dimenticate dalla società del tempo. La vita di Anna Michelotti non fu priva di prove e di sofferenze interiori; in particolare, il ventisei dicembre 1887, ella fu esonerata dalla carica di superiora generale. Accolse questo momento con spirito di profonda sottomissione, vivendo il distacco dal ruolo di governo con la stessa sobrietà con cui aveva guidato la sua comunità. Pochi mesi dopo, il primo febbraio 1888, la sua missione terrena ebbe termine a Torino. Il suo esempio di dedizione totale ai malati poveri rimane ancora oggi un richiamo alla semplicità evangelica e alla cura fattiva verso il prossimo, testimoniato dalla sua beatificazione avvenuta per mano di papa Paolo VI nel 1975.
Memoria e devozione
La figura della Beata Giovanna Francesca della Visitazione è custodita con affetto nel cuore della Chiesa, che ne celebra la memoria liturgica nel giorno della sua nascita al cielo, il primo febbraio. Ella rappresenta un modello di santità operosa, capace di trasformare la compassione in un servizio organizzato e perseverante. La sua beatificazione, proclamata da papa Paolo VI nel 1975, ha confermato la bontà di un'opera nata tra le mura domestiche dei sofferenti, elevando il suo stile di vita a paradigma di carità cristiana.
La devozione verso la Beata si intreccia con il suo specifico mandato di protezione verso i malati poveri, coloro che sono stati l'unico scopo del suo agire. Invitando i fedeli a guardare alla sua testimonianza, la Chiesa ricorda come la santità non richieda grandi palcoscenici, ma la capacità di servire il Sacro Cuore di Gesù attraverso la cura del fratello più fragile. La sua memoria, iscritta nel martirologio, continua a interpellare la coscienza di chiunque riconosca nel malato l'immagine viva del Signore, spingendo a un impegno sempre più attento e premuroso verso le povertà del nostro tempo.
Domande frequenti
Quando si festeggia la beata Giovanna Francesca della Visitazione?
La memoria liturgica della beata Giovanna Francesca della Visitazione si celebra il primo febbraio.
Di cosa è patrona e quale istituto ha fondato?
La beata ha fondato l'Istituto delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù, votato all'assistenza domiciliare gratuita agli ammalati poveri.
A Torino, beata Giovanna Francesca della Visitazione (Anna) Michelotti, vergine, che fondò l’Istituto delle Piccole Suore del Sacro Cuore di Gesù per servire gratuitamente nel Signore gli ammalati poveri. — Martirologio Romano