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martedì 15 settembre 2026 · Il santo di oggi

Beata Vergine Maria Addolorata

Beata Vergine Maria Addolorata

La Beata Vergine Maria Addolorata, vissuta nel primo secolo, rappresenta il cuore materno che accoglie e custodisce il mistero del dolore umano alla luce della fede. Venerata come vergine, la sua figura è indissolubilmente legata alla passione di suo Figlio, Gesù, e al cammino di salvezza che ha attraversato la storia, toccando luoghi santi e di esilio come Gerusalemme e l'Egitto.

La Chiesa la ricorda e la venera per la sua silenziosa e incrollabile fedeltà sotto la croce. Nel suo cuore trafitto, Maria accoglie la sofferenza del mondo, divenendo per tutti i credenti un modello luminoso di speranza e di fortezza spirituale di fronte alle prove più dolorose dell'esistenza.

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Gli altri santi di oggi

Santa Caterina Fieschi Adorno da Genova

Vedova

Santa Caterina Fieschi Adorno, nata a Genova nel millequattrocentoquarantasette, rappresenta una figura luminosa della santità laicale vissuta tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo. La sua esistenza è stata segnata da una profonda esperienza mistica di conversione personale che ha trasformato radicalmente il suo sguardo sul mondo, orientandolo interamente verso il servizio dei fratelli più fragili. In una stagione di rinnovamento spirituale e sociale, ella non si è chiusa in una devozione solitaria, ma ha scelto di abitare le corsie degli ospedali genovesi con dedizione assoluta, offrendo conforto e cura ai malati di sifilide.

La memoria di Santa Caterina rimane viva per il suo impegno concreto nella riforma dell'organizzazione ospedaliera, che ha saputo coniugare efficienza gestionale e carità cristiana. La sua testimonianza è stata inoltre fonte di ispirazione per la nascita della fraternità del Divino Amore, un movimento che ha saputo portare nuova linfa alla vita ecclesiale del suo tempo. Canonizzata da Papa Clemente Dodicesimo nel millesettecentotrentasette, ella continua a essere invocata come modello di carità operosa e di abbandono fiducioso alla volontà di Dio, ricordandoci che la santità fiorisce laddove l'amore per il Signore si traduce in attenzione premurosa per la sofferenza del prossimo.

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Sant' Acardo (Aicardo) di Jumieges

Abate

Sant'Acardo, noto anche come Aicardo, visse nel corso del settimo secolo, nascendo a Poitiers intorno al 624 da Anscario ed Ermena. Ricevette la sua prima educazione dal monaco Ansfrido e intraprese il cammino monastico nel convento di Saint Jouin. Durante questa permanenza udì una voce miracolosa che lo guidò a edificare l'abbazia di Quincay, oggi nota come San Benedetto, su un terreno di sua proprietà familiare. Nell'opera fu affiancato dal vescovo Ansoaldo e pose il nuovo monastero sotto la giurisdizione dell'abate della vicina Jumièges, san Filiberto. Dopo aver retto Quincay per circa trent'anni con grande saggezza, nel 684 Acardo fu chiamato a succedere a san Filiberto alla guida dell'abbazia di Jumièges. La sua esistenza terrena si concluse il quindici settembre, probabilmente nell'anno 687, e il suo corpo fu sepolto nella stessa abbazia. Il Martirologio Romano lo ricorda come abate nel monastero di Jumièges in Neustria, in Francia, e discepolo di san Filiberto che lo pose a capo del cenobio.

Il culto di sant'Acardo si diffuse particolarmente nelle regioni del Poitou e della Normandia. La chiesa di Jumièges celebrava il suo nome già prima del novcentododici, sebbene il suo profilo non compaia nei martirologi più antichi. La memoria liturgica ricorre comunemente il quindici settembre, nonostante alcuni menologi la collochino il diciassette giugno. Le fonti agiografiche su di lui comprendono tre Vite menzionate negli Acta Sanctorum, compilate a partire da un accenno presente nella vita di san Filiberto. La prima Vita fu scritta da Fulberto presumibilmente attorno all'undicesimo secolo; la seconda è contenuta in un manoscritto precedente al decimo secolo ed edito da Mabillon; la terza consiste in una seconda redazione di quella scritta da Fulberto. Tali documenti sono tuttavia considerati recenti e scarsamente affidabili dagli studiosi.

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Beato Giordano di Pulsano

Abate

Il Beato Giordano di Pulsano visse nel corso del dodicesimo secolo e legò la sua esistenza alla grande stagione del monachesimo riformato del Mezzogiorno. Nato a Monteverde da una famiglia ragguardevole, in un tempo in cui la sua città natale era una sede episcopale in provincia di Avellino, fu affidato ancora fanciullo a uno zio a Benevento per ricevere un'adeguata educazione letteraria. In seguito a una malattia giovanile e alle incomprensioni familiari che ne seguirono, trovò la sua vera vocazione accanto a san Giovanni da Matera, del quale divenne il discepolo più diletto e il prezioso collaboratore nel cenobio di Pulsano. Chiamato a succedergli per unanime consenso alla morte del maestro avvenuta nel 1139, Giordano resse la Congregazione con saggezza e santità, imprimendole un vigoroso impulso di propagazione e consolidandone l'assetto istituzionale grazie al principio dell'unità e della dipendenza di tutti i monasteri dalla sede di Pulsano.

Egli è ricordato non soltanto per aver guidato con fermezza e prudenza la comunità monastica attraverso delicati passaggi storici e politici, ma anche per la profondità della sua vita spirituale. La tradizione liturgica e le antiche fonti ne tramandano la memoria accostandolo alla figura del giusto che porta frutti incessantemente, paragonandolo allo Sposo in cui Dio riversa il proprio amore. I suoi resti mortali riposano ancora oggi a Pulsano, custoditi in un altare a lui dedicato e impreziosito da una pregevole tela di scuola napoletana del diciottesimo secolo, mentre la Chiesa ne celebra la memoria il quindici settembre, giorno della sua nascita al cielo.

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Beato Carlo da Montegranelli

Fondatore, eremita

Il Beato Carlo da Montegranelli nacque verso il 1330 nella contea di Montegranelli, nella Romagna Fiorentina, da Bandino dei conti Guidi di Romena. Gli avi di Carlo erano feudatari fedeli all'imperatore ed egli stesso intraprese dapprima la carriera delle armi. Nel pieno della gioventù avvertì tuttavia la chiamata di Dio allo stato ecclesiastico e si trasferì a Firenze, dove fu ordinato sacerdote e dedicandosi interamente all'apostolato. Volendo estraniarsi dal frastuono di un mondo segnato dalle lotte tra il papato e l'impero e tra le Signorie, nel 1360 scelse la vita di eremita ritirandosi tra i ruderi delle mura della rocca di Fiesole. Probabilmente Cosimo de' Medici il Vecchio gli donò il terreno per il rifugio, dove Carlo costruì una cella e un oratorio dedicato a San Gerolamo. Il suo austero esempio attirò diversi giovani desiderosi di consacrarsi al Signore, rendendo necessario l'ampliamento del romitorio con la costruzione di altre cellette. Consigliato da eminenti domenicani del tempo, Carlo decise di istituire una nuova Congregazione religiosa, che nacque a Fiesole nel 1405 e fu approvata nello stesso anno da papa Innocenzo VII.

La nuova famiglia religiosa adottò la Regola di Sant'Agostino e i suoi membri vestivano una rozza tonaca con cappuccio, scapolare e mantello di colore grigio, calzando zoccoli ai piedi. La Congregazione si diffuse rapidamente in tutta Italia, portando alla fondazione di conventi in varie città, specialmente nell'Italia Centro-Settentrionale. Animato da profondo zelo, Carlo fondò anche la Compagnia di San Gerolamo per accogliere la devozione dei pellegrini fiorentini in cammino verso Fiesole il sabato, e istituì presso l'Ospedale di Santa Maria della Scala una Congregazione per ragazzi intitolata a San Michele Arcangelo, approvata nel 1427. Desideroso di recarsi in Terra Santa, il Beato si portò a Venezia per l'imbarco, ma durante l'attesa fu colto dalla malattia e morì il 15 settembre 1417. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Venezia, mentre la reliquia del suo cranio fu custodita nella chiesa di San Gerolamo a Fiesole. In vita egli aveva sempre rifiutato le generose offerte di Cosimo de' Medici che desiderava abbellire il romitaggio, poiché amava custodire la povertà. Dopo la sua morte, nel 1540, Cosimo fece comunque erigere un nuovo convento e una nuova chiesa su progetto di Michelozzo. La Congregazione degli Eremiti di San Gerolamo fu in seguito soppressa da papa Clemente IX il 6 settembre 1668, sebbene al momento della soppressione contasse ancora quaranta conventi fiorentini e italiani. L'antico eremo passò di proprietà tra varie istituzioni nel corso dei secoli e attualmente è custodito e utilizzato da una Comunità di suore.

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Beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles

Martiri indios

Nel cuore del diciottesimo secolo, la terra messicana di Oaxaca fu testimone di una luminosa testimonianza di fede cristiana vissuta fino al sacrificio supremo. I beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles erano due semplici laici sposati, appartenenti al popolo zapoteco della Sierra di Oaxaca. Nati intorno agli anni compresi tra il 1660 e il 1663 a San Francisco Cajonos, essi vissero come cristiani maturi, di indubbia moralità e profonda dedizione al Vangelo. Svolgevano il ruolo di catechisti responsabili di una cappellania rurale, dirigendo il culto e aiutando il parroco nella cura della comunità. Ricoprivano inoltre l'incarico di fiscales, avendo il delicato dovere di denunciare ai sacerdoti e alle autorità civili i casi di spergiuro, immoralità e apostasia della popolazione. La loro esistenza quotidiana fu interamente consacrata al servizio della Chiesa, offrendo un esempio mirabile di fedeltà al battesimo ricevuto e di fermo rifiuto dell'idolatria a costo della propria vita.

Essi sono ricordati per aver difeso la fede cristiana in un momento di grave tensione culturale e spirituale, culminato nel loro martirio avvenuto il sedici settembre del 1700. Per aver denunciato alcuni casi di idolatria verificatisi tra gli indios convertiti, e a seguito della requisizione delle offerte rituali operata dai militari, la popolazione locale si infuriò profondamente. Di fronte alla minaccia dei rivoltosi di incendiare la chiesa e il convento con i padri domenicani all'interno, i due catechisti scelsero liberamente di consegnarsi per proteggere i religiosi, dopo essersi nutriti dei santi sacramenti. Sottoposti a oltraggi, frustate e pressioni affinché abiurassero il cristianesimo per tornare ad adorare gli idoli ancestrali, essi opposero una resistenza incrollabile. Condotti nella località montuosa di San Domingo Xagacía, oggi nota come il monte Fiscal-Santo, furono uccisi a colpi di bastone e di machete. Papa Giovanni Paolo II ha solennemente affermato che questi martiri sono un luminoso esempio di come si possa giungere a Dio senza rinunciare alla propria cultura, ma lasciandosi pienamente illuminare da Cristo.

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Beato Anton Maria Schwartz

Fondatore

Il Beato Anton Maria Schwartz, vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, fu un insigne sacerdote e un grande apostolo al servizio degli operai e degli apprendisti in Austria. Nato a Baden il 28 febbraio 1852 in una famiglia numerosa e semplice, visse la giovinezza tra prove dolorose e studi intensi, maturando una vocazione profonda che lo condusse al sacerdozio e alla fondazione della Congregazione degli Operai cristiani di san Giuseppe Calasanzio. La sua opera si sviluppò in un'epoca di profonde trasformazioni sociali, anticipando e traducendo in azioni concrete i principi dell'Enciclica sociale Rerum Novarum di papa Leone XIII.

Egli spese ogni minuto della sua esistenza per sottrarre i lavoratori e i giovani alle ingiustizie del tempo, garantendo loro non soltanto una solida formazione cristiana, ma anche tutele umane, culturali e lavorative. Compreso da pochi e circondato dall'incomprensione per la sua coraggiosa visione ecclesiale, non si fermò mai, restando fedele al proprio mandato fino alla morte avvenuta a Vienna il 15 settembre 1929. Proclamato beato da papa Giovanni Paolo II il 21 giugno 1998, è ricordato come instancabile difensore dei diritti e della dignità del lavoro.

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Beato Camillo Costanzo

Sacerdote gesuita, martire

Il Beato Camillo Costanzo, sacerdote della Compagnia di Gesù, ha offerto la propria vita per la diffusione del Vangelo nel lontano Oriente. Nato a Bovalino nel 1572, egli ha incarnato con dedizione la missione apostolica, lasciando la propria terra per servire Cristo in contesti di grande complessità e sofferenza. La sua figura rimane un esempio luminoso di fedeltà al mandato missionario, segnata da un profondo impegno intellettuale e da un coraggio incrollabile dinanzi alla persecuzione.

Egli è ricordato oggi come un instancabile annunciatore della fede, capace di coniugare l’azione pastorale con la sapienza teologica. Il suo martirio, avvenuto a Tabira nel 1622, suggella un’esistenza spesa interamente per amore di Dio e del prossimo. La Chiesa lo venera come un testimone autentico che, pur di non abbandonare il popolo affidato alle sue cure spirituali, scelse di ritornare clandestinamente in Giappone, affrontando con serenità il dono supremo della vita sull’altare del rogo.

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San Baldo

Penitente a Sens

San Baldo è una figura profondamente legata alla terra di Francia e al VII secolo, ricordato come penitente e pellegrino le cui vicende terrene assumono i tratti intensi e drammatici delle antiche leggende medievali. La sua storia giunge sino a noi attraverso un manoscritto del quattordicesimo secolo conservato nel priorato di San Eligio a Parigi, che narra un cammino di redenzione consumato tra dolorosi errori e una severa penitenza. Nato in Spagna o in Portogallo, Baldo portò fin dall'adolescenza il peso di un terribile presagio legato all'uccisione dei genitori, un destino che cercò di fuggire abbandonando la propria terra per rifugiarsi in un villaggio lontano, dove si sposò. La tradizione riferisce che, a causa di una tragica fatalità e di un equivoco generato dal ritorno inatteso dei genitori giunti in cerca di lui, Baldo colpì a morte nel sonno i due sconosciuti che riposavano nel suo letto, credendoli estranei a causa della penombra e della gelosia. Scoperta la verità al rientro della moglie, il penitente scelse la via dell'espatrio e del nomadismo spirituale, peregrinando verso il Santo Sepolcro in Palestina, le tombe degli Apostoli a Roma e altri celebri santuari. Giunto a Sens, in Gallia, ricevette dal vescovo Artemio una dura prova espiatoria, che portò a termine con faticosa dedizione prima della sua morte, avvenuta attorno all'anno 620.

La memoria di san Baldo è rimasta viva nei secoli attraverso il culto fiorito a Parigi, a Soissons e in diverse regioni della Francia, ed egli è riconosciuto come patrono della parrocchia di Pavant. La sua tomba, sorta sulla cima del monte dove visse da eremita, divenne nei secoli il fulcro di un complesso monastico e spirituale che ha attraversato profonde trasformazioni storiche. Dalla donazione del terreno nel tardo undicesimo secolo all'insediamento dei Padri Lazzaristi nel seicentovetantaquattro, fino alla trasformazione in parrocchia avvenuta nel diciannovesimo secolo, i luoghi legati al santo hanno continuato ad accogliere i fedeli. Le sue reliquie riposano oggi in questa parrocchia, dopo alterne vicende storiche, e la sua festa liturgica si celebra il quindici settembre a Pavant e il ventinove ottobre a Sens.

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Beato Ladislao (Wladyslaw) Miegon

Sacerdote e martire

Il Beato Ladislao Miegon, sacerdote polacco vissuto nel ventesimo secolo, rappresenta una luminosa testimonianza di fedeltà al Vangelo dinanzi alle tenebre della persecuzione. Nato a Samborzec nel 1892, egli dedicò la sua vita al ministero sacerdotale, servendo con dedizione instancabile come primo cappellano della Marina polacca. La sua esistenza fu segnata da una profonda coerenza spirituale, che lo condusse a offrire la propria vita in sacrificio supremo durante gli anni drammatici della seconda guerra mondiale, testimoniando la speranza cristiana in contesti di estrema sofferenza.

La memoria del Beato Ladislao rimane viva nella Chiesa come esempio di martire della fede. Arrestato nel 1939 e deportato nei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau, egli mantenne intatta la dignità del suo ufficio sacerdotale fino al compimento del suo martirio, avvenuto il quindici settembre 1942. Beatificato da Papa Giovanni Paolo II il tredici giugno 1999, egli è oggi invocato come intercessore per quanti cercano la forza di restare saldi nella carità, anche quando il dolore sembra prevalere. La sua testimonianza ci ricorda che la luce di Cristo non viene oscurata da alcuna violenza umana.

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San Valeriano di Tournus

Martire

A Tournus lungo la Saône nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Valeriano, martire.

Santi Stratone, Valerio, Macrobio e Gordiano

Martiri

A Costanza in Scizia, nell’odierna Romania, santi Stratone, Valerio, Macrobio e Gordiano, martiri che si tramanda abbiano subito la passione sotto l’imperatore Licinio.

Sant' Albino di Lione

Vescovo

A Lione in Francia, sant’Albino, vescovo, che succedette a san Giusto.

Beato Rolando (Orlando) de' Medici

Eremita

A Busseto vicino a Fidenza in Emilia, beato Rolando de’ Medici, anacoreta, che visse in sommo spirito di penitenza tra luoghi impervi e deserti delle Alpi, conversando soltanto con Dio.

Sant' Apro di Toul

Vescovo

A Toul vicino a Nancy nella Gallia lugdunense, sempre in Francia, sant’Apro, vescovo.

Santi Emila e Geremia

Martiri di Cordova

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Emíla, diacono, e Geremia, che, durante la persecuzione dei Mori, dopo essere stati a lungo lasciati a marcire in carcere, conclusero con la decapitazione il loro martirio per Cristo.

San Niceta il Goto

Martire

Sulle rive del Danubio, san Niceta il Goto, martire, che fu messo al rogo per la sua fede cattolica per ordine del re ariano Atanarico.

Beato Cristiano da Perugia

Beato Tommasuccio di Foligno (da Nocera)

San Nicomede di Roma

Martire

A Roma, san Nicomede, martire, il cui corpo, sepolto nel cimitero sulla via Nomentana, fu onorato dal papa Bonifacio V con una basilica sepolcrale.

Beato Pasquale Penades Jornet

Sacerdote e martire

Nel villaggio di Llosa de Ranes nel territorio di Valencia in Spagna, beato Pasquale Penadés Jornet, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione, con il suo combattimento terreno giunse alla pienezza della salvezza eterna.

Santi Francesco, Giacomo, Sancio, Ildefonso, Giovanni e Dionisio

Martiri mercedari

Dal Martirologio Romano

Memoria della beata Maria Vergine Addolorata, che, ai piedi della croce di Gesù, fu associata intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio e si presentò come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita. — Martirologio Romano