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mercoledì 16 settembre 2026 · Santo del giorno

San Cipriano

Vescovo e martire

San Cipriano

San Cipriano, nato pagano a Cartagine intorno al 210 e battezzato verso il 245, è stato eletto vescovo della sua città nel 249. La sua esistenza si è mossa nel cuore del terzo secolo, un tempo segnato da aspre persecuzioni imperiali, divisioni interne e gravi prove per la comunità cristiana. Guidando la Chiesa africana con fermezza e profondo equilibrio, egli ha affrontato le minacce del potere politico e le lacerazioni dello scisma, difendendo sempre la comunione fraterna.

Il vescovo cartaginese è ricordato soprattutto per la sua strenua difesa dell'unità della Chiesa universale, fondata sulla concordia tra i fedeli e i propri pastori e radicata nella Sede di Roma. La sua voce si è levata autorevole accanto a quella di papa Cornelio e dei suoi successori, affrontando con coraggio la tempesta delle persecuzioni scatenate dagli imperatori Decio e Valeriano. La sua testimonianza si è compiuta con il martirio per decapitazione il 14 settembre 258 a Cartagine, suggellando una vita interamente donata a Cristo.

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Gli altri santi di oggi

San Cornelio

Papa e martire

San Cornelio visse nel terzo secolo e guidò la Chiesa in un tempo segnato da aspre prove e persecuzioni. Eletto vescovo di Roma dopo un lungo periodo di sede vacante seguito al martirio di papa Fabiano, egli seppe difendere con fermezza l'unità ecclesiale e la misericordia verso i fratelli smarriti, trovando un prezioso sostegno nel vescovo Cipriano di Cartagine.

La sua testimonianza si concluse nell'esilio e nel sangue a Centumcellae, l'antico nome di Civitavecchia, nel maggio del 253. La Chiesa ne custodisce la memoria insieme a quella di san Cipriano, unendo nel culto due pastori che hanno offerto la vita per amore della verità e della comunione cristiana.

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Santa Eufemia di Calcedonia

Martire

Santa Eufemia è una celebre martire originaria di Calcedonia in Bitinia, nell'odierna Turchia, vissuta nel corso del quarto secolo. Questa vergine e martire subì il martirio sotto l'imperatore Diocleziano e il proconsole Prisco, superando molti supplizi per Cristo e giungendo con un combattimento strenuo alla corona di gloria. La data esatta del suo sacrificio è testimoniata dai Fasti Vindobonenses priores, che collocano l'evento durante il settimo consolato di Diocleziano e il quinto di Massimiano, periodo in cui le chiese furono demolite, i libri sacri bruciati e la santa affrontò la morte il sedici settembre del trecentotré.

La figura di Santa Eufemia è ricordata soprattutto per il legame profondo con la storia della Chiesa e per la straordinaria fioritura del suo culto in Oriente e in Occidente. Nella basilica di Santa Eufemia a Calcedonia ebbe luogo tra il quattrocentocinquantuno e il quattrocentocinquantadue il Grande Concilio, un evento decisivo che influenzò enormemente la diffusione delle notizie sulla santa. Le sue reliquie sono oggi conservate nel Duomo di Rovigno d'Istria in Croazia e nella Basilica di Sant'Eufemia a Piacenza, mentre la sua memoria liturgica continua a ispirare i fedeli nella difesa della retta fede.

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Santi Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni

Martiri

La Chiesa commemora nel corso del quarto secolo la testimonianza luminosa dei Santi Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni, legati da una comune e salda fedeltà a Cristo nel tempo della persecuzione promossa dall'imperatore Diocleziano. La tradizione agiografica tramandata dalla passio intreccia le vicende del sacerdote Abbondio e del diacono Abbondanzio, catturati in Roma e condotti incontro al martirio lungo la via Flaminia, con quelle del senatore Marciano e di suo figlio, convertiti e battezzati dopo un grande prodigio. Alle falde del monte Soratte, nel territorio di Rignano Flaminio, si compì il sacrificio estremo di questi uomini di fede, i cui corpi furono accolti dalla pietà della matrona Teodora. Nonostante gli interrogativi sollevati dagli studiosi sui particolari del racconto antico, le indagini archeologiche nelle catacombe locali hanno restituito un'antica epigrafe dedicata ad Abbondio, confermando la radice storica di questo culto millenario nel Lazio.

Nel corso dei secoli, le venerate reliquie dei martiri intrapresero un lungo cammino di traslazione, trovando custodia in importanti basiliche romane come la chiesa di San Bartolomeo all'Isola, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano e la Chiesa del Gesù, mentre i resti di Marciano e Giovanni vennero custoditi nella cattedrale di Civita Castellana. Il Martirologio Romano fissa la celebrazione liturgica di questi santi al sedicesimo giorno di settembre, invitando i fedeli a meditare sulla perseveranza di chi ha testimoniato il Vangelo fino al dono della vita. La memoria di Abbondio e dei suoi compagni rimane un punto di riferimento per la comunità cristiana, che riconosce nei loro passi lungo la via Flaminia il cammino di una fede incrollabile.

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Santa Ludmilla

Duchessa di Boemia, martire

Santa Ludmilla, duchessa di Boemia e martire vissuta tra il nono e il decimo secolo, occupa un posto luminoso nella storia della fede e nella memoria del suo popolo. Nata in Lusazia verso l'anno ottocentocinquantanove, o secondo un'altra tradizione a Mielnik nell'anno ottocentosessanta, visse un'esistenza interamente plasmata dalla grazia cristiana, che ella seppe trasmettere con sapienza e dedizione. Ella è ricordata soprattutto come la venerata nonna e prima educatrice di san Venceslao, al quale trasmise la luce del Vangelo in un tempo di grandi tensioni spirituali e politiche. La sua esistenza fu segnata dalla carità verso i bisognosi, tanto da meritare l'appellativo di madre dei poveri, e si concluse con il martirio nel castello di Tetin, dove fu strangolata per congiura della nuora Drahomira e di alcuni nobili pagani.

Oggi la Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il sedicesimo giorno di settembre, invocandola quale celeste patrona degli educatori cristiani e delle madri di famiglia. La sua testimonianza si inserisce nel solco di quella grande opera educativa che costituisce il fondamento di ogni civiltà, tesa a trarre l'essere umano dallo stato primitivo per elevarlo nella dignità di figlio di Dio. Attorno alla sua figura, legata indissolubilmente ai luoghi storici di Praga come la grande piazza Venceslao e i monumenti che la circondano insieme agli altri santi protettori boemi, continua a risplendere la fecondità di una vita donata per amore di Cristo e dei fratelli, la cui memoria rimane benedetta e dispensatrice di frutti di grazia.

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San Giovanni Massias (Macias)

Domenicano

San Giovanni Massias, illustre religioso dell'Ordine dei Predicatori vissuto nel diciassettesimo secolo, ha incarnato in modo mirabile il carisma della carità cristiana, unendo la condizione di umile emigrato alla straordinaria dedizione verso i poveri e gli emarginati. Nato in Spagna e vissuto tra le fatiche della pastorizia e del lavoro quotidiano, scelse di partire per le Americhe spinto non da bramosie di conquista terrena, bensì da una profonda vocazione missionaria e dal desiderio di servire i fratelli più lontani nel nome di Cristo.

Giunto a Lima nel vasto impero spagnolo, impiegò la sua esistenza dietro la portineria del convento domenicano della Maddalena, trasformandola in un porto sicuro per migliaia di indigenti. Celebrato per la sua intensa orazione, per i consigli sapienti e per una straordinaria rete di soccorsi assistenziali estesa persino oltre i confini del Perù, è ricordato dalla Chiesa per aver saputo sublimare l'uso dei beni terreni trasformandoli in amore fraterno, ricevendo la beatificazione nel diciottesimo secolo e la canonizzazione da parte di papa Paolo VI.

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Beato Vittore III

Papa

Il Beato Vittore III, nato con il nome di Dauferio intorno all'anno 1027 nell'undicesimo secolo a Benevento, visse in un periodo di grande tensione segnato dal conflitto per la riforma della Chiesa e per la sua autonomia dal potere civile. Discendente da una nobile famiglia di origine longobarda, scelse la via del silenzio e della preghiera facendosi eremita alla morte del padre, per poi diventare monaco a Montecassino assumendo il nome di Desiderio. In questo celebre monastero, che resse sapientemente per trent'anni arricchendolo magnificamente, fu abate intorno all'età di trent'anni e cardinale all'età di trentadue anni. Figura di straordinario rilievo nel suo secolo, prima di lui gli abati si erano preoccupati unicamente di rafforzare le difese dopo le devastazioni saracene, mentre egli volle arricchire l'abbazia di bellezza e di operosità culturale, divenendo progettista e direttore dei lavori, chiamando artefici dalla Lombardia, da Amalfi, da Costantinopoli e dal mondo arabo, e dando vita a una scuola d'arte cassinese.

Eletto papa nel maggio del 1086 dopo un anno di sede vacante seguito alla morte di Gregorio VII, il pontefice ha esitato dieci mesi prima di accettare la sua elezione, avvenuta nel marzo 1087, poiché gli mancavano la volontà e successivamente il tempo. Assunse il nome pontificio di Vittore III e si ritrovò a governare in una Roma semidistrutta, dove una buona metà della città era nelle mani dell'antipapa Clemente III e dei suoi sostenitori. Si sforzò di governare la Chiesa per quanto possibile, occupandosi delle urgenze più drammatiche, scomunicando l'antipapa e annullando tutte le cariche ecclesiastiche conferite a pagamento. Morto a Montecassino il 16 settembre 1087, appena cinque mesi dopo l'accettazione del pontificato, il suo culto come beato fu confermato nel 1887 da papa Leone XIII.

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San Romolo

Diacono venerato a Atripalda

San Romolo visse tra il quinto e il sesto secolo, in un'epoca complessa in cui gli Ostrogoti imperversavano su tutta l'Italia. Egli operò come diacono e amministratore del vescovo san Sabino ad Abellinum, la città antica che sorgeva alle porte dell'odierna Atripalda. La figura di questo giovane diacono, caratterizzato da una delicata bellezza, si staglia per la sua profonda pietà coltivata fin da fanciullo, per la sua dedizione come sincero cultore dei martiri e per la cura amorevole prestata al proprio vescovo. Dopo la scomparsa di san Sabino, san Romolo si spense sopraffatto dal dolore per la grave perdita. L'iscrizione sepolcrale sulla sua tomba, unanimemente giudicata risalente al sesto secolo, attesta che egli morì dopo Sabino e fu associato a lui nella stessa terra benedetta. La sua memoria e la sua intercessione continuano a essere profondamente vive e venerate sia ad Atripalda sia nella vicina Avellino.

Questo luminoso esempio di santità e di servizio ecclesiale è giunto sino a noi grazie a una chiara testimonianza di culto e di storia. Il tramite principale di questa memoria è il sacerdote e professore di archeologia cristiana Gennaro Aspreno Galante, vissuto tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Valente studioso e cittadino onorario di Atripalda, il Galante immortalò la figura del santo in componimenti poetici in lingua latina ispirati a san Paolino di Nola. Nelle sue elegie, il professore descrisse con cura lo Specus Martyrum, l'antico ipogeo cristiano dove san Romolo custodiva la tomba di san Sabino e raccoglieva la miracolosa manna. Ancora oggi, la comunità cristiana celebra con fede la memoria di san Romolo durante le festività liturgiche e attraverso la suggestiva processione della statua che reca in mano l'ampolla della manna.

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Santa Innocenza

Vergine e martire

Santa Innocenza è una figura venerata nella tradizione cristiana, il cui ricordo si radica profondamente nella storia della Chiesa riminese fin dai secoli passati. La maggior parte delle notizie sul suo conto proviene dal volume Della storia civile e sacra riminese di L. Tonini, pubblicato a Rimini nel 1856, il quale raccoglie le memorie di una testimonianza antica. Il culto della martire Innocenza risulta documentato in un periodo antecedente alla successiva letteratura agiografica leggendaria e certamente anteriore all'anno 1000. La sua figura si muove tra il resoconto storico dei documenti ecclesiastici e la narrazione tramandata dagli storici locali, che la ricordano come una giovane fanciulla dedita alla fede.

Nel corso dei secoli, la devozione per santa Innocenza si è espressa attraverso la costruzione di luoghi di culto significativi sia nel centro di Rimini sia sul vicino Monte Tauro. A Rimini sono sempre state venerate le reliquie di una santa martire con questo nome, sebbene l'esistenza di culti omonimi anche nelle città di Ravenna e Vicenza abbia generato nel tempo alcune confusioni e interrogativi sulla possibile presenza di più figure. Alcuni studi avanzano inoltre l'ipotesi che la santa possa non essere stata una martire, bensì una vergine riminese fondatrice o donatrice di un complesso monumentale per la vita monastica femminile, dato che la chiesetta a lei dedicata viene chiamata monasterium nei testi più antichi.

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San Prisco di Nocera

Vescovo

San Prisco apre la venerabile serie dei vescovi nocerini, collocando la propria missione pastorale tra il terzo e il quarto secolo dell'Era Volgare. L'etimologia del suo nome, che significa antico, richiama le radici profonde di una figura che alcuni autori considerano cittadina di Nocera stessa, mentre la tradizione leggendaria ne anticipa l'epoca sino ai tempi dell'imperatore Nerone. Tra storia e memoria ecclesiale, la sua figura si staglia all'alba della fede cristiana in Campania, meritando la lode scritta di San Paolino di Nola nell'anno 409.

Il culto tributato a questo venerato vescovo si è mantenuto vivo e costante nel tempo, accompagnato da ricognizioni scientifiche delle sue spoglie che ne hanno confermato l'antichità e la robusta costituzione fisica. La Chiesa Cattolica ne fissa la memoria liturgica al sedicesimo giorno di settembre secondo il Martyrologium Romanum, mentre la comunità di Nocera continua a stringersi attorno al suo patrono principale anche nei festeggiamenti particolari del nono giorno di maggio.

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Beato Luigi Ludovico Allemandi (Louis d'Aleman)

Il Beato Luigi Ludovico Allemandi nacque nel quindicesimo secolo, nel corso dell'anno 1382, molto probabilmente a San Michele di Prazzo, sebbene un'altra ipotesi indichi la vicina regione francese del Bugey. Le precise date biografiche indicate tramandano la sua origine e la sua conclusione terrena da San Michele di Prazzo, in provincia di Cuneo, nel 1382 fino a Salon, nel 1450. La nobile famiglia germanica degli Allemandi si era trasferita in Piemonte, presso San Michele di Prazzo in Val Maira, al tempo degli imperatori Ottoni. Tale famiglia possedeva chiare origini saluzzesi, come dimostrano i futuri buoni rapporti di Ludovico con il cardinale Amedeo dei marchesi di Saluzzo. Egli intraprese la carriera ecclesiastica in giovanissima età, entrando a far parte dei canonici di Lione e venendo successivamente elevato alla dignità di priore di Piellonez e Contamines-sur-Arles. La sua esistenza fu spesa interamente al servizio della Chiesa cattolica, affrontando con dedizione e spirito di sacrificio le complesse vicende storiche e i difficili incarichi istituzionali del suo tempo, tra studi giuridici, impegni conciliari, governi temporali e delicate missioni pastorali nelle diocesi francesi.

Viene ricordato per il suo alto profilo spirituale e per il generoso impegno volto alla ricomposizione delle fratture ecclesiali, culminato nella sua totale dedizione alla cura pastorale del gregge ad esso affidato nella città provenzale di Arles. Lo storico Saxius riassunse mirabilmente la sua esistenza con la frase 'Angelicam vitam duxit', a testimonianza di una condotta terrena improntata a una spiccata devozione mariana e al fermo sostegno al dogma dell'Immacolata Concezione. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1450 presso il convento francescano di Salon, la sua tomba nella cattedrale divenne ben presto meta di fervidi pellegrinaggi e luogo di numerosi prodigi. Nel 1527 papa Clemente VII confermò ufficialmente il suo culto dichiarandolo beato, inserendone la memoria nel cammino di fede della Chiesa universale. Nel Martirologio il suo transito è ricordato a Salon nella Provenza in Francia come vescovo di Arles che visse in assoluta pietà e penitenza.

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San Ninian (Niniano)

Vescovo, apostolo della Scozia

San Ninian nacque in Scozia intorno all'anno 360, da origini britanniche, e la tradizione riporta senza certezza storica che fosse figlio di un re britannico. Egli fu il fondatore della vita cristiana e monastica nella Scozia meridionale tra il quarto e quinto secolo dopo Cristo, operando come vescovo itinerante e dedicando la sua esistenza alla predicazione e alla conversione dei popoli locali. La sua opera apostolica si svolse molto tempo prima dell'arrivo di san Columba dall'Irlanda nel 565, ponendo le fondamenta della fede in quelle terre aspre e lontane. La sua figura di pastore e guida spirituale ha segnato in modo indelebile la storia religiosa della Scozia, lasciando un'eredità di fede e di cultura che ha continuato a fiorire nei secoli successivi.

Le fonti storiche che attestano la vita e l'opera di san Ninian includono la Historia ecclesiastica gentis anglorum scritta dallo storico san Beda il Venerabile, vissuto tra il 672 e il 735 come monaco anglosassone e Dottore della Chiesa. Un'altra fonte fondamentale è rappresentata dalla Vita Niniani composta da san Aelredo di Rievaulx, morto nell'anno 1167, mentre ulteriori prove della sua opera di conversione provengono dai Miracula Nynie episcopi. La festa liturgica di san Ninian si celebra il sedici settembre in Scozia, nelle diocesi inglesi di Hexham e Lancaster e nel Martirologio Romano, dove viene commemorato come vescovo di origine britannica che condusse i Pitti alla fede e costituì la sede episcopale a Whithorn.

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Sant' Andrea Kim Taegon

Sacerdote e martire

Sant' Andrea Kim Taegon, nato a Solmoi nel milleottocentoventuno, occupa un posto luminoso nella storia della Chiesa coreana del diciannovesimo secolo. Egli fu il primo sacerdote cattolico nativo della Corea, un uomo che dedicò la propria esistenza alla diffusione del Vangelo in un contesto di profonda ostilità. La sua figura rappresenta la fedeltà incrollabile di un pastore che ha saputo guidare il gregge con umiltà e coraggio in tempi di aspra persecuzione, offrendo la propria vita come testimonianza suprema della fede cristiana.

Sant' Andrea Kim Taegon è ricordato per il suo coraggio esemplare e per il suo martirio avvenuto a Seul nel milleottocentoquarantasei. Dopo aver completato la sua formazione sacerdotale tra Macao e Shanghai, egli scelse di rientrare clandestinamente nella sua terra natale per sostenere la comunità dei fedeli. Arrestato mentre cercava di adempiere al suo ministero, egli affrontò la morte per decapitazione con ferma risolutezza, rifiutando ogni proposta di apostasia. Canonizzato da Giovanni Paolo II nel millecentottantaquattro, egli rimane un faro di speranza e un modello di dedizione pastorale per tutti i credenti.

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Santi Vittore, Felice, Alessandro e Papia

Martiri

A Roma sulla via Nomentana ad Capream nel cimitero Maggiore, santi Vittore, Felice, Alessandro e Pápia, martiri.

Santi Rogelio e Serviodeo di Cordova

Martiri

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Rogello, monaco anziano, e Servidio (‘Abdallah), giovane, che, giunti dall’Oriente, condannati a morte per aver coraggiosamente predicato Cristo di fronte ai Saraceni, furono, senza alcun loro cedimento, amputati di mani e piedi e morirono, infine, decapitati.

Santa Edith di Wilton

Badessa

A Wilton in Inghilterra, santa Edith, vergine, che, figlia del re degli Angli, consacratasi a Dio in un monastero fin dalla tenera età, questo mondo, più che lasciarlo, non lo conobbe affatto.

Santa Eufemia di Orense

Martire

San Vitale di Savigny

Abate

A Savigny nella Normandia in Francia, san Vitale, abate, che, lasciati gli incarichi terreni, apprese a coltivare in luoghi deserti una più stretta osservanza e aggregò molti seguaci nel cenobio da lui stesso fondato.

San Martino

Nel monastero di Huerta nella Castiglia in Spagna, transito di san Martino, detto Sacerdote, che, da abate cistercense ordinato vescovo di Sigüenza, rivolse ogni cura al rinnovamento morale del clero, prima di ritirarsi nuovamente nel suo monastero.

Beati Domenico Shobioye, Michele Timonoya e Paolo Timonoya

Martiri

A Nagasaki in Giappone, beati martiri Domenico Shobioye, Michele Timonoya e suo figlio Paolo, che furono decapitati per la fede.

Beato Ignazio Casanovas Perramon

Sacerdote scolopio, martire

Presso la cittadina di Odena nei pressi di Barcellona in Spagna, beato Ignazio Casanovas, sacerdote dell’Ordine dei Chierici regolari delle Scuole Pie e martire, ucciso per Cristo durante la persecuzione.

Santa Eugenia di Hohenburg

Badessa

Sante Einbetta, Vorbetta e Vilbetta

Vergini

Santa Dolcissima

Vergine e martire

Beati Laureano (Salvatore) Ferrer Cardet, sacerdote, Benedetto (Emanuele) Ferrer Jordá e Bernardino (Paolo

Martiri

Nella cittadina di Turís nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beati martiri Laureano (Salvatore) Ferrer Cardet, sacerdote, Benedetto (Emanuele) Ferrer Jordá e Bernardino (Paolo) Martínez Robles, religiosi, del Terz’Ordine di San Francesco degli Incappucciati della beata Vergine Addolorata, che, nella medesima persecuzione, uccisi dalla mano dell’uomo, Dio innalzò al regno dei cieli.

Beata Teresa Cejudo Redondo

Cooperatrice salesiana, martire

Beato Antonio Martínez García

Sacerdote e martire

Santi Cornelio e Cipriano

Papa e Vescovo, martiri

Memoria dei santi martiri Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni di amore per quella verità che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di Dio e al mondo.

Beato Bruno di Scheyern

Abate

Dal Martirologio Romano

Memoria dei santi martiri Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni di amore per quella verità che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di Dio e al mondo. — Martirologio Romano