16 settembre
San Romolo
Diacono venerato a Atripalda
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e la vita nello Specus
San Romolo e san Sabino vissero fra il quinto e il sesto secolo, un tempo segnato dalle incursioni degli Ostrogoti che imperversavano su tutta l'Italia. Il giovane san Romolo rivestiva il ruolo di diacono e di attento custode dello Specus Martyrum, il luogo sacro dove fu sepolto san Sabino dopo la sua morte. Tale spazio sotterraneo si trova nell'antica città romana di Abellinum, i cui resti sorgono alle porte dell'odierna Atripalda, e costituisce ora un ipogeo nella chiesa di Sant'Ippolito, annoverato tra i più insigni monumenti di archeologia cristiana dell'Irpinia. San Romolo conservava in un'ampolla un liquido detto manna che stillava dalla tomba del vescovo. La tradizione riferisce che la manna operava prodigi e guarigioni, rendendo fertile la campagna irpina. Il giovane diacono, la cui inclinazione alla pietà risaliva sin alla fanciullezza, era un sincero cultore dei martiri e un devoto collaboratore del vescovo. La sua esistenza terzomondiale si concluse prematuramente a causa del dolore profondo per la scomparsa di Sabino. San Romolo fu sepolto proprio presso la tomba del vescovo nello Specus Martyrum. Se fosse vissuto più a lungo, egli sarebbe probabilmente successo a san Sabino nella cattedra episcopale di Abellinum. L'iscrizione sepolcrale sulla tomba di san Romolo è unanimemente giudicata del sesto secolo e attesta che il diacono e amministratore del suo vescovo era morto dopo Sabino, venendo associato a lui in quella terra benedetta.
La riscoperta del culto e le indagini archeologiche
Esiste una chiara testimonianza del culto tributato ad Atripalda, in provincia di Avellino, al santo diacono Romolo, chiamato anche Romolino. Tale testimonianza proviene dal sacerdote e professore di archeologia cristiana di Napoli Gennaro Aspreno Galante, vissuto tra il 1843 e il 1923. Il Galante compose sedici elegie in lingua latina in onore di san Paolino di Nola, vissuto tra il 353 e il 431. Il professore scrisse un'elegia ogni anno nel giorno della festa di san Paolino, il 22 giugno, ricorrenza chiamata Natale del santo. Le sedici elegie scritte in sedici anni si chiamano Natales in ricordo dei Carmina Natalicia composti dallo stesso san Paolino. Nell'ottavo e nel nono Natale, scritti rispettivamente nel 1890 e nel 1891, il Galante ipotizzò una conversazione con il santo patrono di Nola. Nelle sue opere, il Galante descrisse il culto della città di Atripalda, di cui era cittadino onorario, dedicato a san Romolo, diacono del vescovo san Sabino, patrono principale. Il testo sottolinea la delicata bellezza del giovane san Romolo e, in qualità di valente archeologo, l'autore conosceva molto bene lo Specus. L'elegia prosegue con il racconto dell'esplorazione del sepolcro effettuata dal Galante insieme al barone Francesco de Donato nel 1888. Il barone Francesco de Donato fu munifico benefattore del restauro del monumento. Durante la cerimonia solenne, descritta con una folla esultante e la presenza del vescovo di Avellino che offriva le reliquie del santo diacono alla venerazione dei fedeli, avvenne il prodigio di un'acqua sgorgante dalle fondamenta sotto l'altare. Si procedette quindi alla deposizione delle reliquie in un'urna bronzea e alla costruzione di una cappella apposita per accoglierle.
Le celebrazioni e la devozione odierna
Il professor Gennaro Aspreno Galante, dialogando ipoteticamente con san Paolino, lo invitò a partecipare ai festeggiamenti popolari e alla celebrazione liturgica per la ricorrenza della traslazione delle reliquie avvenuta nel 1612. La ricorrenza liturgica della traslazione delle reliquie si tiene stabilmente il 16 settembre. Viene tradizionalmente descritta la festa con la statua di san Romolo portata in processione per le strade, mentre il simulacro tiene in mano l'ampolla della manna. La processione si svolge tra lo sparo festoso dei fuochi, il suono solenne delle campane e il lancio di fiori sparsi dai balconi e lungo le vie del paese. Tuttora è grande la venerazione per i due santi sia ad Atripalda sia ad Avellino. I santi vengono onorati con due ricorrenze annuali: il 9 febbraio, giorno della morte di san Sabino, e il 16 settembre, a ricordo della storica traslazione delle reliquie compiuta nel 1612.
La vita di servizio
La vicenda terrena di San Romolo si colloca nel sesto secolo, in un contesto storico e spirituale profondamente segnato dalla presenza dei martiri ad Abellinum. In qualità di diacono, egli scelse di consacrare ogni propria energia al servizio del vescovo Sabino, assumendo l'incarico di custode dello Specus Martyrum. In questo luogo carico di grazia, Romolo non si limitò a una funzione puramente amministrativa o liturgica, ma nutrì una cura quasi filiale verso le spoglie dei testimoni della fede. Un segno tangibile di questa sua vocazione fu la custodia di una preziosa ampolla, contenente una manna prodigiosa che, secondo la narrazione tramandata, scaturiva miracolosamente dalla tomba di Sabino. Tale prodigio divenne per la comunità locale un segno tangibile della benevolenza divina e della santità di coloro che riposavano in quel luogo.
Il legame tra il diacono e il suo vescovo fu di tale intensità da superare i confini dell'ordinario. Quando il vescovo Sabino giunse al termine del suo cammino terreno, San Romolo fu sopraffatto da un dolore così profondo e inconsolabile da condurlo, a sua volta, alla morte. In obbedienza a questo vincolo di carità che li aveva uniti in vita, egli fu sepolto proprio accanto alla tomba di Sabino, all'interno dello stesso Specus Martyrum. La sepoltura comune sancì, nel silenzio della pietra, la continuità di un servizio che non si era interrotto con la fine dell'esistenza temporale, lasciando ai posteri una memoria di fedeltà assoluta che ancora oggi interroga la coscienza dei credenti e richiama al valore della dedizione totale verso il prossimo e verso il sacro.
Il culto e la memoria
Il culto di San Romolo ha attraversato i secoli trovando un punto di riferimento fondamentale nella comunità di Atripalda, che lo venera come un proprio protettore. Sebbene le sue spoglie abbiano riposato per lungo tempo nel luogo originario della sepoltura accanto al vescovo Sabino, la storia della sua devozione ha avuto un momento di rinnovato vigore nel diciassettesimo secolo. Nel milleseicentododici, infatti, avvenne la traslazione delle sue reliquie, un evento solenne che permise di preservare e onorare degnamente i resti del santo diacono, rendendoli oggetto di nuova attenzione da parte dei fedeli.
Proprio in memoria di questo importante evento di traslazione, la Chiesa ha fissato la celebrazione liturgica di San Romolo al sedici settembre. Questa data non è soltanto un richiamo al passato, ma un invito costante alla preghiera e alla meditazione. Il popolo di Atripalda, nel commemorare il suo diacono, rinnova ogni anno il legame con le proprie radici cristiane, riconoscendo in San Romolo un intercessore che ha saputo fare della cura per il sacro la cifra distintiva di tutta la sua vita. La sua memoria liturgica, sobria e raccolta, continua a essere un momento propizio per invocare la grazia della fedeltà e della perseveranza nel cammino della fede.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Romolo?
La festa di san Romolo si celebra il 9 febbraio e il 16 settembre.
Di cosa è patrono San Romolo?
San Romolo è il santo venerato ad Atripalda.