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giovedì 17 settembre 2026 · Santo del giorno

San Roberto Bellarmino

Vescovo e dottore della Chiesa

San Roberto Bellarmino

San Roberto Bellarmino, vissuto tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, risplende nella storia della Chiesa come una delle figure più autorevoli della Compagnia di Gesù. Vescovo, cardinale e dottore della Chiesa, egli seppe unire una profonda dottrina a un'instancabile dedizione pastorale, lasciando un'impronta indelebile nella teologia e nell'insegnamento della fede cattolica in un'epoca di grandi tensioni religiose.

La sua memoria è legata non solo alla sua vasta produzione scritta, ma anche al servizio umile e fedele reso alla Sede Apostolica e alle anime che gli furono affidate. Ricordato ancora oggi per la sua saggezza e la sua integrità, san Roberto rimane un punto di riferimento per coloro che cercano di coniugare lo studio rigoroso con una fede viva e operosa.

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Gli altri santi di oggi

San Francesco Maria da Camporosso (Giovanni Croese)

Laico cappuccino

San Francesco Maria da Camporosso, al secolo Giovanni Croese, è una figura luminosa della santità laica del diciannovesimo secolo. Nato a Camporosso nel 1804, scelse di consacrare la propria esistenza a Dio entrando nell'ordine dei Minori Cappuccini nel 1825. La sua vita fu un cammino silenzioso e costante di umiltà, speso interamente al servizio del prossimo nelle strade di Genova. Per circa quarant'anni, egli percorse la città in qualità di questuante, divenendo un punto di riferimento spirituale e materiale per l'intera popolazione genovese, che in lui riconosceva un padre premuroso e un uomo di profonda preghiera.

La memoria di San Francesco Maria è indissolubilmente legata al suo gesto estremo di carità, compiuto durante la terribile epidemia di colera che colpì Genova nel 1866. In quel tempo di prova e di dolore, il santo offrì la propria vita per la salvezza dei suoi concittadini, morendo poco dopo a causa del contagio. Canonizzato da Papa Pio Undicesimo il trenta giugno 1929, egli rimane un esempio fulgido di dedizione cristiana, ricordato ancora oggi con devozione per aver saputo incarnare, nelle vicende quotidiane della vita cittadina, l'amore misericordioso di Dio verso i più fragili e verso coloro che affrontano le dure fatiche del mare.

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Santa Colomba di Cordova

Martire

Nel cuore del nono secolo, sotto il governo di Maometto primo nella città di Cordova in Spagna, visse la vergine e martire Santa Colomba. La sua testimonianza di fede cristiana e il suo generoso sacrificio sono giunti sino a noi grazie alle preziose cronache del contemporaneo sant'Eulogio, che ne custodì la memoria e il luminoso esempio. Fin dalla tenera età, la giovane sentì una profonda chiamata alla dedizione totale al Signore, un cammino che la condusse attraverso il silenzio del monastero sino alla suprema prova del martirio per amore di Cristo.

Santa Colomba è ricordata per la sua straordinaria fermezza spirituale e per la dedizione con cui visse la fede cattolica in un tempo di dura persecuzione. Il suo corpo, gettato nel fiume Guadalquivir dopo la decapitazione e ritrovato miracolosamente integro, ricevette degna sepoltura nella basilica di Sant'Eulalia a Fragellas. La sua festa liturgica si celebra il diciassette settembre, data in cui la Chiesa ne lancia il ricordo e ne loda la purezza verginale e il coraggio.

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Sant' Ildegarda di Bingen

Vergine, Dottore della Chiesa

Sant' Ildegarda di Bingen, figura luminosa del dodicesimo secolo, è ricordata come una badessa dal profondo spirito profetico e dottrinale. Nata a Böckenheim nel 1098, ha dedicato l'intera sua esistenza alla ricerca di Dio attraverso la vita monastica, la scrittura e l'impegno pastorale, lasciando un'impronta indelebile nella storia della Chiesa universale. La sua vita, trascorsa tra il monastero di Disibodenberg e le fondazioni di Rupertsberg ed Eibingen, si è distinta per una straordinaria capacità di leggere i segni del tempo, guidando con sapienza le comunità a lei affidate.

Proclamata Dottore della Chiesa da papa Benedetto sedicesimo nel 2012, Sant' Ildegarda rimane un punto di riferimento per la sua capacità di coniugare il rigore della vita claustrale con un'apertura intellettuale rara. La sua autorizzazione a predicare in pubblico, concessa da papa Eugenio terzo, testimonia l'autorevolezza della sua missione spirituale. Ancora oggi, la sua figura ispira quanti cercano una sintesi armoniosa tra la cura del creato, la precisione della parola e la dedizione al servizio del Vangelo, rendendola una santa di straordinaria attualità per ogni credente.

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Beato Cherubino Testa da Avigliana

Sacerdote agostiniano

Nel corso del quindicesimo secolo, la terra piemontese di Avigliana fu la culla e la dimora terrena del beato Cherubino Testa. Nato nel 1451 in seno alla nobile famiglia Testa, egli scelse assai presto di abbandonare le lusinghe del mondo per abbracciare la vita religiosa. Vestito l'abito degli Eremiti di sant'Agostino nel convento locale, fondato in precedenza dal beato Adriano Berzetti da Buronzo, Cherubino visse gli anni della sua giovinezza nella preghiera e nel raccoglimento. La sua esistenza fu interamente plasmata da un austero spirito di mortificazione, da una totale obbedienza e da una straordinaria purezza interiore che colpì quanti condivisero con lui la quotidianità claustrale. Particolarmente nota fu la sua tenera e profonda devozione alla Passione di Cristo, al punto che il giovane sacerdote trascorreva gran parte della giornata piangendo in estatica contemplazione di Gesù crocifisso. Questa spiritualità così intensa segnò profondamente il suo ministero sacerdotale fino al compimento dei suoi giorni terreni, avvenuto nel medesimo convento di Avigliana il 17 settembre 1479, all'età di soli ventotto anni.

La memoria del beato Cherubino Testa si è conservata viva e feconda nel corso dei secoli, sostenuta da segni prodigiosi che ne hanno accompagnato il transito e la posterrità. Nel momento stesso in cui il suo spirito rese l'ultimo respiro, le campane del luogo si misero a suonare da sole, quasi a preannunciare l'ingresso della sua anima in paradiso. Ulteriori prodigi si manifestarono presso la sua tomba, dove i confratelli percepivano un soave olezzo durante il passaggio per recarsi in coro, circostanza che spinse all'esumazione del corpo per una degna sepoltura e alla miracolosa scoperta di un giglio spuntato direttamente dal suo cuore. Questa stessa iconografia del giglio geminato sul cuore e del crocifisso nella mano destra fu immortalata in un antico dipinto del convento agostiniano di Tolentino nelle Marche, corredato dall'iscrizione che ne celebrava la grandezza spirituale. Antichi scrittori dell'Ordine, tra cui il Torelli e l'Elsen, ne hanno tramandato le virtù e il significato dei simboli. La fama di santità, consolidata dai prodigi post mortem e dalla costante devozione dei fedeli, ottenne la solenne conferma del culto da parte del pontefice Pio IX il 21 settembre 1865. Oggi la Chiesa ne celebra la memoria liturgica il 17 settembre, mentre l'Ordine degli Agostiniani ne custodisce il ricordo speciale nel giorno sedici del mese di dicembre.

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San Satiro

Fratello dei Ss. Ambrogio e Marcellina

San Satiro, illustre figura di laico vissuto nel quarto secolo, è ricordato dalla tradizione cristiana soprattutto attraverso le preziose testimonianze del fratello sant'Ambrogio. Nato nell'aristocrazia senatoria romana, in un luogo incerto tra Treviri e Roma attorno al 330 o 332, Satiro visse un'esistenza votata al servizio pubblico come governatore provinciale prima di dedicarsi interamente alla Chiesa milanese. La sua memoria rimane indissolubilmente legata alla profonda comunione spirituale e familiare con i santi Ambrogio e Marcellina.

Nel corso della sua vita terrena, conclusasi a Milano nel 378, San Satiro seppe distinguersi per integrità morale, profonda sobrietà e straordinario amore per l'Eucaristia, manifestato in modo mirabile durante un celebre naufragio. La sua figura continua a essere un punto di riferimento spirituale, tanto da meritare una specifica memoria liturgica il diciassette settembre e un sentito patrocinio che abbraccia quanti cooperano con dedizione al ministero sacerdotale.

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San Sigismondo Felice Felinski

Vescovo di Varsavia

San Sigismondo Felice Felinski nacque il 1 novembre 1822 a Wojutyn, nella diocesi di Łuck, nella provincia di Wołyń, in un territorio che all'epoca era polacco e che oggi appartiene all'Ucraina. Venne al mondo da una famiglia nobile e profondamente religiosa, essendo il settimo degli undici figli nati da Gerard ed Ewa Wendorff. A undici anni rimase orfano del padre, e cinque anni dopo la dolorosa perdita la madre fu deportata in Siberia a causa della sua intensa attività patriottica. Dopo aver completato gli studi ginnasiali, intraprese lo studio della matematica all'Università di Mosca e in seguito frequentò i corsi alla Sorbona e al Collège de France a Parigi, maturando infine la ferma decisione di diventare sacerdote. Nel 1851 ritornò in patria per entrare nel Seminario di Żytomierz e proseguì la propria formazione presso l'Accademia Ecclesiastica di Pietroburgo, ricevendo l'ordinazione sacerdotale l'8 settembre 1855. Dopo l'ordinazione si dedicò con zelo all'azione pastorale e all'insegnamento, distinguendosi per il suo spirito di servizio e la dedizione alla Chiesa.

Il 6 gennaio 1862 il Beato Papa Pio IX lo nominò Arcivescovo metropolita di Varsavia, ed egli fece il suo ingresso nella diocesi nel febbraio successivo. Trovò subito una situazione politico-religiosa molto difficile e colma di diffidenza, ma rispose avviando una decisa opera di rinascita spirituale e morale della nazione, incrementando la preparazione del clero, la catechesi al popolo e l'assistenza ai poveri e ai bambini. Dopo il fallimento dell'Insurrezione del gennaio 1863, a causa della sua fedeltà a Roma e dei contatti con la Sede Apostolica senza la mediazione del governo zarista, fu deportato in Russia il 14 giugno 1863 e condannato all'esilio a Jaroslavl sul Volga, dove rimase per venti anni. Liberato nel 1883 per intervento della Santa Sede, senza poter tornare a Varsavia fu fatto Arcivescovo titolare di Tarso e trascorse gli ultimi dodici anni della sua vita in semi-esilio a Dźwiniaczka, in Galizia, lavorando instancabilmente per i contadini. Morì a Cracovia il 17 settembre 1895 in concetto di santità, e le sue spoglie riposano nella cattedrale di Varsavia dall'aprile 1921.

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San Francesco d'Assisi, Impressione delle Stimmate

Nel tredicesimo secolo, precisamente nell'anno 1224, la vita del Poverello d'Assisi fu segnata da un evento straordinario che non si era mai verificato prima nella storia della Chiesa. San Francesco d'Assisi, fondatore dell'Ordine dei Minori nato ad Assisi e ivi defunto nel 1226, ricevette sul monte della Verna le sacre stimmate nelle mani, nei piedi e nel costato. Questo prodigio, compiuto alla fine di un'estate della prima metà del Duecento, impresse nella carne del santo i segni visibili della Passione di Cristo, rendendolo conforme al Redentore non soltanto nella vita ma anche nella morte.

La memoria di questo avvenimento è profondamente radicata nella tradizione cristiana e liturgica. Il Martirologio Romano commemora l'Impressione delle sacre Stimmate il diciassette settembre, data in cui la Chiesa celebra annualmente la ricorrenza concessa dapprima all'Ordine Francescano e in seguito estesa all'intero Orbe cattolico da papa Benedetto XI Boccasini da Treviso. San Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia, continua a essere ricordato come il santo che, attraverso l'ardore dello spirito e la conformazione al Crocifisso, impresse nella propria umanità il sigillo indelebile dell'amore divino.

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San Pietro di Arbues (Pedro Arbuès)

Martire

San Pietro di Arbues visse durante il quindicesimo secolo e offrì la sua esistenza al servizio della Chiesa cattolica come sacerdote, canonico regolare e martire. Nato in Spagna in una data compresa tra il 1441 e il 1442 da nobile famiglia, ricevette un'accurata formazione accademica prima di consacrarsi a Dio nella vita religiosa. Chiamato a compiti di grande responsabilità in un periodo storico complesso e segnato da forti tensioni sociali e religiose, operò con rettitudine e profonda dedizione spirituale. La sua testimonianza culminò nel sacrificio supremo della vita, offerto per la fede mentre si trovava in preghiera all'interno del tempio sacro.

La figura di San Pietro di Arbues è ricordata con particolare devozione per il rigore morale e la fedeltà dimostrata nell'esercizio del suo ministero. Pur operando in un contesto difficile e subendo l'odio di quanti si opponevano alla giustizia ecclesiale, egli seppe distinguersi per clemenza e spirito di misericordia. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il diciassette settembre, celebrando il sacerdote che sigillò il proprio cammino terreno con il martirio. La sua intercessione continua a ispirare i fedeli che guardano alla sua testimonianza di fede incrollabile e di dedizione alla verità.

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San Lamberto di Maastricht

Vescovo e martire

San Lamberto visse nel corso del settimo secolo, nascendo tra il seicentotrentatré ed il seicentotrentotto a Maastricht, nel cuore di una regione in cui il paganesimo imperava ancora. Proveniente da una nobile e ricca famiglia cristiana, ricevette la sua prima istruzione a corte dal vescovo San Teodardo, intraprendendo poi la carriera ecclesiastica fino a diventare sacerdote. Un antico biografo lo descrisse come un giovane prudente, di bell'aspetto, cortese e forte, dotato di una mente chiara, di purezza d'animo e di una grande passione per la lettura. Dopo l'assassinio di San Teodardo, avvenuto verso il seicentosettanta, Lamberto gli succedette sulla cattedra episcopale di Tongres-Maastricht, guidando con dedizione la comunità cristiana affidata alle sue cure pastorali.

Il suo ministero fu segnato da dolorosi esili, da un intenso periodo di vita monastica vissuta nell'umiltà e da una infaticabile opera di conversione dei pagani nel Campine e nel Brabante. Rientrato nella sua sede dopo anni di lontananza, continuò il suo servizio episcopale fino a subire una morte violenta, che lo consegnò alla storia come martire della fede e della giustizia. Oggi San Lamberto è ricordato con profonda devozione liturgica, ed è venerato come patrono di Liegi e dei gallinacei, oltre che invocato tradizionalmente contro diverse infermità umane e animali.

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San Stanislao di Gesù Maria (Jan Papczynski)

Sacerdote, fondatore

San Stanislao di Gesù Maria, al secolo Jan Papczyński, nacque nel diciassettesimo secolo in Polonia e visse tra il 1631 e il 1701. Fondatore dei Chierici Mariani dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, spese la sua esistenza terrena tra fervore spirituale, zelo apostolico e profonde riforme ecclesiali, distinguendosi come maestro di retorica, predicatore illustre e guida saggia per moltissime anime.

Egli è ricordato soprattutto per aver dato inizio alla prima congregazione religiosa maschile di origine polacca, promuovendo il suffragio per le anime del Purgatorio e l'amore per l'Immacolata. La sua fama di santità, consolidata durante la vita, ha trovato pieno compimento nella canonizzazione celebrata da papa Francesco nel 2016, inserendo la sua luminosa testimonianza nella storia universale della Chiesa.

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Beata Leonella (Rosa) Sgorbati

Vergine e martire

La Beata Leonella Sgorbati, nata Rosa, è una figura luminosa della missione contemporanea, testimone di una carità che non conosce confini né barriere. Entrata tra le Missionarie della Consolata nel 1963, ha dedicato l'intera esistenza al servizio dei poveri e dei sofferenti, incarnando la dedizione cristiana attraverso la sua professione di infermiera e ostetrica. La sua vita, trascorsa tra l'Europa e l'Africa, trova il suo compimento nel dono totale di sé avvenuto in terra somala, dove ha speso le ultime energie per formare nuove generazioni di operatori sanitari, convinta che la cura del corpo fosse la via maestra per raggiungere il cuore di ogni uomo.

La memoria della Beata Leonella è legata indissolubilmente al suo martirio, avvenuto a Mogadiscio nel 2006. Ella è ricordata non soltanto per il coraggio dimostrato nel portare sollievo in contesti di grande precarietà, ma soprattutto per l'atto supremo di misericordia compiuto nel momento della prova estrema. Le parole di perdono pronunciate mentre veniva colpita in un attentato costituiscono il sigillo di una vita spesa nell'amore di Dio. Beatificata da Papa Francesco il 26 maggio 2018, la sua testimonianza continua a interpellare la coscienza di ogni credente, invitando a vivere la missione come un gesto di perdono e di accoglienza verso il fratello.

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Beato Santos Alvaro Cejudo

Padre di famiglia, martire

Il Beato Santos Alvaro Cejudo nacque a Daimiel, nei pressi di Ciudad Real in Spagna, il 19 febbraio 1880. Sviluppò fin da giovane un profondo legame con la vita consacrata, entrando all'età di tredici anni nel noviziato minore dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Bujedo, nella provincia di Burgos. Trascorse otto anni nel noviziato lasalliano e per tre anni diede lezioni ai bambini nel quartiere di Sales, presso il Collegio di Santa Susanna a Madrid. Gravi problemi familiari lo costrinsero tuttavia a lasciare la congregazione e a tornare alla vita civile, stabilendo in seguito la sua residenza ad Alcazar de San Juan. Qui sposò Maria Rubio, da cui ebbe sette figli. Rimasto vedovo nel 1931, continuò a vivere insieme alle figlie, le quali in seguito gli comunicarono il desiderio di intraprendere la vita religiosa come trinitarie.

Santos lavorava come ferroviere e visse la sua esistenza quotidiana nella ferma testimonianza della fede, distinguendosi per la preghiera costante e per la coraggiosa difesa della Chiesa in un ambiente lavorativo divenuto ostile. Membro fedele dell'Adorazione Notturna, affrontò con spirito di sacrificio i suoi impegni religiosi fino all'arresto avvenuto il 2 agosto 1936. Condotto a Santa Cruz de Mudela, vi rimase imprigionato fino al martirio, che suggellò la sua testimonianza cristiana il 17 settembre 1936. La Chiesa riconosce la sua fedeltà eroica mediante la beatificazione, celebrata il 28 ottobre 2007 da papa Benedetto XVI.

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Beata Chiara Bugni

Badessa

La Beata Chiara Bugni, nata a Venezia nel 1471, è una figura luminosa della spiritualità del trapasso tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo. La sua esistenza, spesa interamente nella città lagunare, si è intrecciata profondamente con la vita religiosa francescana, testimoniando un cammino di ascesi e di umile dedizione al Signore. Entrata a diciotto anni nel Terz'ordine Regolare Francescano, ella ha saputo coniugare la vita comunitaria con una crescente ricerca di solitudine interiore e contemplazione, culminata nella scelta di una vita di estrema preghiera.

La sua memoria è custodita dal martirologio francescano, che la ricorda come una guida spirituale capace di abbracciare la croce con fermezza. Il suo percorso, segnato dal servizio presso l'Ospedale del Santo Sepolcro e dal governo del monastero, culminò in un atto di radicale distacco dal mondo. La Beata Chiara Bugni rimane per noi un esempio di fedeltà evangelica, capace di interpretare la propria vocazione non come un traguardo, ma come un costante atto di offerta a Dio, vissuto nel silenzio di Venezia fino al giorno della sua nascita al cielo.

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San Rodingo di Beaulieu

Abate

Nei boschi delle Argonne lungo la Mosa in Austrasia nel territorio dell’odierna Francia, san Rodingo, abate, che fondò il monastero di Beaulieu e lo resse piamente.

Sant' Emanuele Nguyen Van Trieu

Martire

A Huê in Annamia, ora Viet Nam, sant’Emanuele Nguyễn Văn Triệu, sacerdote e martire sotto il regime di Cảnh Thịnh.

San Reginaldo

Eremita

A Mélinais nel territorio di Angers in Francia, san Reginaldo, eremita, che si ritirò nella selva di Craon per adempiere più pienamente ai precetti del Signore.

Beato Sigismondo (Zygmunt) Sajna

Sacerdote e martire

Nella foresta di Palmiry vicino a Varsavia in Polonia, beato Sigismondo Sajna, sacerdote e martire, che, durante la guerra, morì fucilato per non avere accettato di rinnegare la fede davanti a un regime straniero e ostile a Dio.

Beato Giovanni Ventura Solsona

Sacerdote e martire

Nel villaggio di Castillo de Villamalefa vicno a Castellón de la Plana in Spagna, beato Giovanni Ventura Solsona, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione, passò alla gloria del cielo invitto per la sua fermezza nella fede.

Beato Antonio Morell

Mercedario

Beato Filippo Oderisi di Nocera Umbra

Vescovo

Santa Feme

Vergine

San Sevoldo

Confessore

Dal Martirologio Romano

San Roberto Bellarmino, vescovo e dottore della Chiesa, della Compagnia di Gesù, che seppe brillantemente disputare nelle controversie teologiche del suo tempo con perizia e acume. Nominato cardinale, si dedicò con premura al ministero pastorale nella Chiesa di Capua e, infine, a Roma si adoperò molto in difesa della Sede Apostolica e della dottrina della fede. — Martirologio Romano