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17 settembre

San Francesco d'Assisi, Impressione delle Stimmate

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il monte della Verna e la preghiera

San Francesco d'Assisi era solito ritirarsi in luoghi solitari e romitori per la meditazione e l'unione intima con Dio nella preghiera, imitando Gesù. Il santo sapeva bene che ogni apostolato era sterile se non sostenuto dalla crescita spirituale della vita interiore. Molti luoghi dell'Umbria, della Toscana e del Lazio vantano di aver ospitato il Poverello d'Assisi nei suoi ritiri, ma la Verna era uno di questi luoghi e rappresentava quello prediletto dal Santo. All'epoca di Francesco la Verna era un monte selvaggio definito un crudo sasso da Dante Alighieri. Il monte s'innalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommità del monte è tagliata per buona parte da una roccia a strappobando che la fa assomigliare a una fortezza inaccessibile. Una leggenda attribuisce la profonda fenditura con blocchi sospesi sul monte al terremoto successivo alla morte di Gesù sul Golgota. Il monte era proprietà del conte Orlando da Chiusi di Casentino. Il conte Orlando nutriva una grande venerazione per Francesco e volle donargli il monte. I frati del Poverello costruirono una piccola capanna sul luogo. In questo contesto, l'episodio si svolse nell'anno 1224. San Francesco d'Assisi voleva trascorrere quaranta giorni di digiuno nel silenzio e nella solitudine in onore dell'arcangelo San Michele. Il digiuno fu compiuto due anni prima della morte del santo.

La visione del Serafino e il prodigio

Francesco era intento a meditare sulla Passione di Gesù per divina ispirazione quando avvenne l'evento prodigioso. Francesco pregò Cristo chiedendo di sentire nell'anima e nel corpo il dolore della sua acerbissima passione. Francesco chiese inoltre di sentire nel cuore l'eccessivo amore con cui il Figlio di Dio sostenne la passione per i peccatori. La preghiera di Francesco fu esaudita con la ricezione dei segni visibili della Passione di Cristo. San Bonaventura scrisse che la visione avvenne un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce. Mentre pregava sul fianco del monte, Francesco vide la figura di un serafino con sei ali luminose e infocate discendere dai cieli. Il serafino discese con rapidissimo volo librandosi nell'aria vicino all'uomo di Dio. Tra le ali del serafino apparve l'effige di un uomo crocifisso con mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali del serafino si alzavano sul capo, due volavano e due velavano tutto il corpo. Alla vista della visione Francesco provò forte stupore misto a gioia e tristezza. Francesco provava letizia per lo sguardo gentile di Cristo sotto figura di serafino. Il vedere Cristo confitto in croce trapassava l'anima di Francesco con la spada dolorosa della compassione. Francesco fissava la visione conscio che l'infermità della passione non poteva coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Francesco comprese per divina rivelazione che la visione serviva a fargli conoscere la sua futura trasformazione nel ritratto di Cristo crocifisso. La trasformazione non doveva avvenire mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito. Gesù stesso, nell'apparizione, chiarì a Francesco il senso del prodigio. Cristo donò a san Francesco le Stimmate come segnali della sua passione affinché egli fosse il suo gonfaloniere. Pastori e abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto il monte della Verna incendiato di vivo fulgore per circa un'ora. La popolazione temette un incendio o che il sole si fosse levato prima del solito a causa del fulgore.

I segni nella carne e le testimonianze

San Bonaventura continuava narrando che la visione della stimmatizzazione lasciò nel cuore del Santo un ardore mirabile e segni meravigliosi impressi nella carne. Immediatamente nelle mani e nei piedi di san Francesco cominciarono ad apparire segni di chiodi simili a quelli osservati nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi del Santo erano confitte ai chiodi proprio al centro. Le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi. Le punte dei chiodi sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie dei chiodi nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere. Le punte dei chiodi erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, uscendo dalla carne stessa e sporgendo sul resto di essa. Il fianco destro di san Francesco era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa. La cicatrice del costato emanava spesso sacro sangue che imbeveva la tonaca e le mutande. Il primo biografo del Santo fu l'abruzzese Tommaso da Celano. Tommaso da Celano scrisse la Vita Prima di San Francesco d'Assisi. Il biografo sosteneva che al centro delle mani e dei piedi del Poverello d'Assisi non vi fossero fori, ma i chiodi stessi formati di carne dal color del ferro. Il costato di san Francesco appariva imporporato dal sangue. Le stimmate di martirio non incutevano timore ma conferivano decoro e ornamenti simili a pietruzze nere in un pavimento candido. Maggiori dettagli sul prodigio sono forniti dai primi biografi del Santo. San Bonaventura da Bagnoregio riferisce dell'evento con dovizia di particolari nella sua Legenda Major. Il testo di riferimento per questo episodio è tratto dalle Sacre Sante Istimate di Santo Francesco e delle loro considerazioni, nella terza considerazione. Schiere innumerevoli di santi, uomini e donne di Dio, hanno ripetuto l'esperienza nella loro vita. Numerosi artisti si sono ispirati all'episodio immortalandolo in tele e affreschi. Giotto ha dipinto affreschi sull'episodio nella Basilica superiore del Poverello in Assisi.

I dubbi dei contemporanei e il riconoscimento della Chiesa

Nonostante le ampie descrizioni e i numerosi testimoni oculari, la bolla di canonizzazione di san Francesco non fa alcun cenno alle stigmate. La bolla di canonizzazione si intitola Mira circa nos ed è datata diciannove luglio 1228, appena due anni dopo la morte del Santo. Alcuni contemporanei mossero contestazioni e opposizioni ritenendo i segni impressi nelle carni del Patrono d'Italia frutto di una frode. Lo stesso Gregorio IX nutriva dei dubbi sul fatto prodigioso prima di procedere alla canonizzazione. San Francesco aveva profetizzato l'elezione di papa Gregorio IX alla cattedra di Pietro. Papa Gregorio IX nutriva dubbi sulla ferita del costato prima di canonizzare l'alfiere della croce. Una notte il beato Francesco apparve in sogno a Gregorio IX, come il pontefice raccontò tra le lacrime. Il Santo apparve con volto piuttosto severo rimproverando il papa per le sue esitazioni. Alzando il braccio destro, san Francesco scoprì la ferita e chiese una fiala per raccogliere il sangue zampillante dal costato. Il Sommo Pontefice porse la fiala richiesta e la vide riempirsi fino all'orlo di sangue vivo. Dopo questa visione Gregorio IX si infiammò di grandissima devozione e ferventissimo zelo per il miracolo. Gregorio IX non tollerava che qualcuno osasse misconoscere la realtà dei segni fulgentissimi senza rimproverarlo duramente. L'episodio dell'apparizione fu rievocato da Giotto negli affreschi della Basilica superiore del Santo in Assisi. La Chiesa difese la realtà delle stigmate di Francesco dopo maturo giudizio. La difesa avvenne tramite nove bolle pontificie emesse tra il 1237 e il 1291. I papi che emisero tali bolle furono Gregorio IX, Alessandro IV e Niccolò III. La Chiesa non espresse un'interpretazione definitiva del fenomeno delle stigmate. La genesi delle stigmate è soprannaturale e deriva dall'Amore. San Francesco di Sales, dottore della Chiesa, scrisse il Trattato dell'amor di Dio nel 1616. San Francesco di Sales mise in relazione le stigmate con l'amore di compassione verso il Cristo crocifisso. Secondo Francesco di Sales, l'amore di compassione trasformò l'anima del Poverello in un secondo crocifisso. San Giovanni della Croce affermava che le stigmate sono la manifestazione e la conseguenza della ferita d'amore. San Giovanni della Croce aggiungeva che per rendere visibili le stigmate occorreva un intervento soprannaturale. La Chiesa riconobbe la straordinarietà di un fenomeno verificatosi nel 1224. Il fenomeno del 1224 fu inteso come un segno privilegiato concesso da Cristo al suo umile servo di Assisi. Il riconoscimento della Chiesa avvenne anche da un punto di vista liturgico attraverso l'inserimento della ricorrenza nel calendario stabilito da papa Benedetto XI Boccasini da Treviso.

Il privilegio della grazia e la dottrina

Nel giorno della sua morte Cristo discese al limbo traendo tutte le anime in virtù delle sue Stimmate. Cristo concesse a san Francesco di recarsi ogni anno nel purgatorio nel giorno della sua morte. San Francesco può trarre dal purgatorio tutte le anime dei suoi tre Ordini, ovvero Minori, Suore e Continenti, oltre a quelle di altre persone molto devote. Le anime tratte dal purgatorio da san Francesco vengono condotte alla gloria del paradiso. Il privilegio concesso a san Francesco serve a renderlo conforme a Cristo nella morte così come lo è nella vita. San Bonaventura tratta della potenza miracolosa delle Stimmate nel secondo capitolo della Legenda Major. La ricorrenza fu fissata annualmente per il diciassette settembre, data in cui il Martirologio Romano commemora l'evento. L'opera di Dio nella vita e nel corpo del santo di Assisi rimane un punto di riferimento fondamentale per la riflessione spirituale della Chiesa, che continua a onorare la memoria di questo singolare prodigio in comunione con la fede dei secoli passati.

Domande frequenti

Quando si festeggia l'Impressione delle Stimmate di San Francesco d'Assisi?

La ricorrenza si celebra annualmente il diciassette settembre, data stabilita dalla Chiesa per commemorare questo straordinario evento.

Di cosa è patrono San Francesco d'Assisi?

San Francesco d'Assisi è il patrono d'Italia.