16 agosto
Beata Pietra di San Giuseppe Pérez Florido (Ana Josefa)
Fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e le origini
Verso la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento si manifestò nella Chiesa Cattolica un mirabile fiorire di santi Fondatori e Fondatrici di opere sociali. Tali istituzioni operavano con dedizione nell'istruzione, nella cura e nell'accoglienza di poveri, vecchi, abbandonati e orfani. Altre attività complementari comprendevano l'assistenza dei malati a domicilio, negli ospedali e nelle case di cura, accanto a un costante impegno nella formazione professionale di operai, artigiani e agricoltori. Non mancava la guida spirituale e formativa rivolta specificamente ai ragazzi e ai giovani. In Italia, in particolare in Piemonte, sorsero figure di grande spessore sociale con le loro Opere, portando una vera innovazione nell'assistenza ai giovani e ai bisognosi. A supporto delle istituzioni sorsero fondatori di Congregazioni religiose maschili e femminili, determinando una vigorosa ripresa delle vocazioni religiose con nuove finalità caritative. Anche in altri Stati europei vi furono anime consacrate a Dio e al bene del prossimo indifeso e bisognoso, e molte di queste figure negli ultimi anni hanno raggiunto il riconoscimento ufficiale della Chiesa con la proclamazione a Beati. Tra di loro vi è la beata spagnola Petra di San Giuseppe, il cui martirologio la ricorda appunto come vergine che offrì assistenza agli anziani soli e fondò la Congregazione delle Suore Madri degli Abbandonati a Barcellona. Ella nacque nella vallata di Abdalajís, a Malaga, in Spagna, il 7 dicembre 1845. Era l'ultima dei diciannove figli di José Pérez e Maria Florido, e al santo battesimo ricevette il nome di Ana Josefa. La madre morì quando la bambina aveva soltanto tre anni, ma la nonna paterna Teresa Reina, donna molto pia, si interessò premurosamente dell'educazione della numerosa famiglia. Fin da fanciulla, Ana Josefa rivelò una particolare inclinazione alla carità, alimentata costantemente dalla devozione all'Eucaristia, alla Vergine Addolorata e a san Giuseppe.
La chiamata e i primi passi nella carità
Giunta alla giovinezza, Ana Josefa si trovò di fronte alla scelta della propria vita futura. Fu chiesta due volte in matrimonio da due giovani di buona famiglia, ma le richieste non furono accolte dal padre per ragioni politiche. La giovane provò grande sollievo per il rifiuto del padre, poiché affermava con sincerità di non avere alcuna vocazione per il matrimonio. Rifiutò infatti anche altre occasioni di nozze che le furono successivamente proposte. Per via di questi rifiuti fu trattata con durezza in famiglia, ma un giorno sentì nel cuore una voce misteriosa che le diceva chiaramente Tu sarai mia. Da quel momento fu intimamente convinta che la sua esistenza dovesse essere dedicata esclusivamente ai poveri. Tentò dapprima di entrare nella Congregazione delle Piccole Suore dei Poveri, ma il tentativo fallì per la ferma opposizione dei familiari. Cercò poi inutilmente di coinvolgere i propri parenti nella fondazione di un ospizio per vecchi abbandonati proprio nel paese di Abdalajís. Nel 1872, tuttavia, il padre acconsentì finalmente a lasciarla vivere come desiderava. Le disse infatti di aver capito che non era pazza e che la sua decisione non rappresentava un semplice capriccio, riconoscendo che era Dio a volerla per quella strada e invitandola ad andare con i poveri lasciandosi vedere tutti i giorni. Ana Josefa Pérez Florido prese così a curare gli anziani abbandonati con tenera dedizione. Serviva i poveri anziani provvedendo alla loro igiene personale e li sfamava elemosinando il necessario per il loro sostentamento. La voce si sparse rapidamente sulle sue buone azioni, e tre donne decisero di unirsi a lei in questo cammino di servizio: Frasquita Bravo Muñoz, la sorella Elisabetta e Raffaella Conjo Jiménez. L'undici gennaio 1875 si compì il disegno della Provvidenza con la morte del padre. Dopo la scomparsa del genitore, Anna fu finalmente libera di andare più lontano per compiere la sua missione. Due mesi dopo, il diciannovesimo giorno di marzo del 1875, su specifica richiesta del sindaco di Álora, a Malaga, aprì un'altra piccola Casa per anziani. Questa attività fu avviata senza essere legata ad alcun Ordine religioso e con il generoso aiuto delle giovani unite a lei. La piccola casa in cui andarono ad abitare fu affettuosamente denominata Il portichetto di Betlemme. In quel periodo di grande povertà e fiducia, ricevettero un fattivo aiuto da parte di un uomo misterioso ed anonimo.
La fondazione della Congregazione
Cresceva intanto in lei e nelle compagne il desiderio profondo di donarsi completamente a Dio, non solo attraverso il servizio visibile nei poveri. Dietro saggio consiglio del suo confessore, il due novembre 1877 Anna e le compagne indossarono l'abito delle Novizie della nuova Congregazione Mercedarie della Carità. Tale congregazione era stata fondata dal canonico di Malaga, don Juan Nepomuceno Zegrí, il quale le lasciò nella Casa di Álora. Un'inquietudine profonda tuttavia la prese, poiché non comprendeva il motivo per cui l'essere diventata suora la rattristasse. La situazione peggiorò ulteriormente quando fu trasferita come superiora all'ospedale di Vélez-Malaga. Alla fine la futura fondatrice rinunciò e il ventitré settembre 1879 lasciò l'abito mercedario. Si mise allora a disposizione del vescovo di Malaga, monsignor Manuel Gómez-Salazar. Il vescovo, per metterla alla prova, volle che Anna e le compagne rimanessero a lavorare nel suddetto ospedale. Riconosciuta la sincerità e la bontà del loro operato, il venticinque dicembre 1880 il vescovo diede loro l'approvazione canonica per fondare una nuova Congregazione. La nuova famiglia religiosa prese il nome di Madres de Desamparados, ovvero Madri degli Abbandonati, titolo scelto in onore della Madonna patrona di Valenza. Il secondo giorno del mese di febbraio del 1891, nella chiesa di San Giovanni Battista a Vélez-Malaga, quattro giovani indossarono il nuovo abito e fecero la professione temporanea, entrando ufficialmente nella Congregazione delle Madri degli Abbandonati. Anna Josefa fu la fondatrice della Congregazione su iniziativa del vescovo di Malaga, e in quel momento cambiò il proprio nome in Petra di San Giuseppe. Anche le compagne di Anna presero un nome religioso, e le suore promisero solennemente di seguire Gesù Cristo e di vivere povere, ubbidienti e disposte ad amare liberamente molta gente. Il vescovo concesse la conferma canonica della Congregazione l'otto gennaio 1883. Successivamente papa Leone XIII concesse l'approvazione della Santa Sede alla Congregazione il ventuno luglio 1891. Petra di San Giuseppe fece la sua professione perpetua il quindici ottobre 1891, suggellando per sempre la sua totale donazione al Signore.
Le opere, il santuario e il transito al cielo
La fondatrice era devotissima a san Giuseppe e a lui volle dedicare tutte le Case fondate nel corso della sua vita. Il diciannovesimo giorno di marzo del 1901, giorno della festa di san Giuseppe, inaugurò a Barcellona un grandioso santuario denominato San José de la Montaña. Nel 1903 fondò la rivista religiosa La Montaña de San José per diffondere la devozione al santo patriarca. Nel 1905 fu aggiunto al titolo della Congregazione anche il riferimento a San Giuseppe della Montagna, a suggellare questo legame spirituale. Nello stesso anno 1905 Petra si recò a Roma da papa san Pio X per illustrare personalmente la venerazione al padre putativo di Gesù. Le opere fondate da Petra di San Giuseppe per i bisognosi compresero nel frattempo collegi, orfanotrofi, case di riposo, ricoveri e missioni sparse per il territorio. La fondatrice si sentì infine esausta a causa del continuo spostarsi tra le Case e per gli sforzi sovrumani compiuti per sostenerne le attività caritative. Il quattordici agosto 1906 disse alle suore di voler ricevere gli ultimi sacramenti il giorno dell'Assunzione per essere portata via dalla Santa Vergine. Spirò serenamente il sedici agosto 1906 all'età di sessantuno anni. Il decesso avvenne nella Casa del Santuario di San José de la Montaña a Barcellona. La salma rimase esposta nel Santuario per due giorni e migliaia di persone sfilarono devotamente davanti ad essa. Il diciotto agosto la salma fu tumulata nel cimitero di Barcellona, ma il cinque novembre 1920 le spoglie furono traslate dal cimitero al Santuario di San Giuseppe. Le spoglie restarono nel Santuario fino al 1936, anno in cui scoppiò la drammatica Guerra Civile in Spagna, e poi scomparvero. I resti mortali furono ritrovati il quindici luglio 1983 in un terreno di Puzol. Dopo accurate ricognizioni e solenni autenticazioni, le spoglie furono inumate il dieci giugno 1984 nella Cappella di San Giuseppe della Casa Generalizia a Valenza. Il processo per la beatificazione fu introdotto il tre dicembre 1944, e infine papa Giovanni Paolo II proclamò Beata Petra di San Giuseppe a Roma il sedici ottobre 1994.
La vita e l'opera
Il cammino di Ana Josefa Pérez Florido ebbe inizio nella sua terra natale di Valle de Abdalajís. Sin dai primi anni, il suo cuore fu mosso da una profonda compassione verso le fragilità umane, spingendola a prendersi cura degli anziani che vivevano in condizioni di totale abbandono. Sostenuta dal consenso paterno, la sua vocazione si trasformò gradualmente in una missione strutturata e feconda. Nel 1880, la sua dedizione si concretizzò nella fondazione della Congregazione delle Madri degli Abbandonati, un'istituzione nata per rispondere con amore concreto alle povertà del tempo. L'espansione della sua opera toccò diverse località spagnole, tra cui Alora, Vélez-Malaga, Valenza e Barcellona, tessendo una rete di carità che non conosceva confini geografici.
Il riconoscimento della Chiesa universale giunse nel 1891, quando Papa Leone Tredicesimo concesse l'approvazione pontificia alla sua Congregazione, confermando la bontà del suo apostolato. Un momento culminante della sua vita si realizzò nel 1901, con l'inaugurazione del santuario di San Giuseppe della Montagna a Barcellona, un luogo destinato a diventare un centro di preghiera e di accoglienza. In questa città, la Beata concluse il suo pellegrinaggio terreno nel 1906, lasciando in eredità alle sue figlie spirituali il compito di proseguire il servizio verso gli indigenti. La sua esistenza, spesa interamente nell'obbedienza e nell'amore, è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa con la beatificazione presieduta da Papa Giovanni Paolo Secondo nel 1994.
Il culto
La memoria della Beata Pietra di San Giuseppe è viva e radicata nel cuore di quanti continuano a operare per il bene degli anziani e degli abbandonati. La sua figura non è soltanto un esempio storico di dedizione, ma una presenza spirituale che intercede per coloro che vivono la sofferenza dell'isolamento. Il santuario di San Giuseppe della Montagna a Barcellona rappresenta il fulcro del suo culto, un luogo dove la preghiera si unisce all'azione caritatevole in modo inscindibile. La Chiesa ne celebra la memoria il giorno sedici di agosto, data del suo transito verso la vita eterna, invitando i fedeli a meditare sulla bellezza di una vita donata senza riserve. La sua testimonianza continua a ispirare la Chiesa nel prendersi cura dei membri più fragili della comunità, ricordandoci che ogni persona, indipendentemente dalla sua condizione, merita accoglienza e dignità.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Petra di San Giuseppe?
La celebrazione liturgica della beata è fissata al sedici agosto.
Quali opere ha fondato la Beata Petra di San Giuseppe?
Ha fondato la Congregazione delle Suore Madri degli Abbandonati, oltre a numerose case di riposo, collegi, orfanotrofi e ricoveri per i bisognosi.
A Barcellona in Spagna, beata Pietra di San Giuseppe (Anna Giuseppa) Pérez Florido, vergine, che offrì con sollecitudine assistenza agli anziani soli e fondò la Congregazione delle Suore Madri degli Abbandonati. — Martirologio Romano