Beati Paolo Yun Ji-chung e Giacomo Kwon Sang-yeon
Martiri
Aggiornato il 21 luglio 2026
Il cammino della testimonianza
La vicenda di Paolo Yun Ji-chung e Giacomo Kwon Sang-yeon si intreccia con il fervore della prima comunità cattolica coreana. Dopo aver ricevuto il battesimo, Paolo cercò di conformare ogni aspetto della propria vita agli insegnamenti ricevuti. Un momento decisivo di questo cammino fu la decisione di osservare il decreto di monsignor Gouvea, giungendo a bruciare le tavole ancestrali e a celebrare il funerale della propria madre secondo il rito cattolico. Tale scelta, che rompeva con le tradizioni locali, attirò l'attenzione delle autorità e pose i due fedeli in una condizione di crescente pericolo. Consapevole del rischio che i propri familiari correvano a causa della sua professione di fede, Paolo scelse di consegnarsi volontariamente ai magistrati per proteggere lo zio e i propri cari dalle ritorsioni del governo.
Condotti a Jeonju, Paolo e Giacomo affrontarono un lungo e drammatico periodo di interrogatori. Nonostante le pressioni subite e la minaccia della pena capitale, entrambi rifiutarono con fermezza di abiurare la fede cattolica, dichiarando la propria incondizionata fedeltà a Dio. La loro fermezza non fu dettata da fanatismo, ma da una profonda convinzione interiore che non permetteva loro di rinnegare il Salvatore. Il tribunale, dinanzi all'impossibilità di piegare la loro coscienza, emise la sentenza di morte. L'otto dicembre mille settecentonovantuno, a Jeonju, i due martiri furono giustiziati mediante decapitazione, sigillando con il dono della vita il loro impegno verso la Chiesa. Il coraggio dimostrato nei luoghi di Jinsan, Gwangchoen e Jeonju rimane scolpito nella memoria della Chiesa universale come un atto di amore supremo che ha anticipato la vasta fioritura del cattolicesimo in terra coreana.
Il ricordo liturgico
La memoria dei beati Paolo Yun Ji-chung e Giacomo Kwon Sang-yeon viene celebrata con solennità dalla Chiesa, che riconosce nel loro martirio un seme fecondo di grazia. Pur essendo legati alla data del loro glorioso transito, avvenuto l'otto dicembre, essi vengono commemorati anche il ventinove maggio all'interno del gruppo dei martiri coreani, uniti nella lode a Dio insieme a tutti coloro che hanno testimoniato il Vangelo nel medesimo contesto storico.
La canonizzazione avvenuta per mano di Papa Francesco nel duemila quattordici ha confermato il valore universale della loro testimonianza. Il culto che circonda questi martiri invita i fedeli a una riflessione sulla fedeltà quotidiana e sulla capacità di porre il regno di Dio al di sopra di ogni legame terreno. La loro intercessione è invocata da quanti desiderano vivere la fede con autenticità, cercando la forza necessaria per testimoniare la verità anche in contesti difficili. Il ricordo di Paolo e Giacomo non è dunque una semplice narrazione del passato, ma una luce viva che illumina il cammino di chiunque voglia seguire Cristo con cuore indiviso, trovando nel sacrificio dei martiri un costante incoraggiamento alla perseveranza.
Domande frequenti
Quando si festeggia il ricordo dei beati Paolo e Giacomo?
Si festeggiano l'otto dicembre, giorno del loro martirio, e sono commemorati il ventinove maggio insieme al gruppo dei martiri coreani.