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8 aprile

Beato Agostino Jeong Yak-jong

Padre di famiglia, catechista e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la conversione

Agostino Jeong Yak-jong nacque nel 1760 a Majae, presso Gwangju, nel distretto del Gyeonggi, e il luogo della sua nascita corrisponde attualmente a Neungnae-ri, Joan-myeon, Namyangju-si, Gyeonggi-do. La sua nascita avvenne all'interno di una famiglia di studiosi molto noti nel panorama locale. Nel 1786, esattamente due anni dopo l'introduzione del cattolicesimo in Corea, Agostino venne a conoscenza della religione cattolica grazie all'incontro provvidenziale con la dottrina cristiana. Apprese il catechismo direttamente da suo fratello maggiore, accogliendone i contenuti con animo aperto e assetato di verità. Dopo aver assimilato profondamente il catechismo, Agostino ricevette il Battesimo, compiendo il primo passo di una vita interamente consacrata al Signore. Subito dopo, iniziò a insegnare il catechismo ai membri della sua famiglia, trasmettendo il dono della fede alla sua seconda moglie, Cecilia Yu So-sa, e ai figli Carlo Jeong Cheol-sang, nato dalle prime nozze, Paolo Jeong Ha-sang ed Elisabetta Jeong Jeong-hye.

L'impegno nella comunità e gli scritti

Per praticare più tranquillamente la sua religione in un contesto non favorevole, Agostino si trasferì a Bunwon, attualmente Bunwon-ri, Namjong-myeon, Gwangju-si, Gyeonggi-do. Mentre i suoi fratelli si distaccavano gradualmente dalla Chiesa, Agostino si impegnava ancora di più nella vita cristiana e nella diffusione del Vangelo. Aveva frequenti contatti con i fedeli dei villaggi vicini e li invitava a casa sua per apprendere il catechismo, prendendo attivamente parte a tutte le attività ecclesiali. Sul finire del 1794 arrivò clandestinamente in Corea padre Giacomo Zhou Wen-mo, missionario cinese inviato a sostenere la giovane Chiesa perseguitata. Agostino andò spesso a Seul per incontrare padre Giacomo e ricevere i Sacramenti, dedicandosi generosamente ad aiutare il sacerdote e gli altri fedeli della comunità. Grazie alla sua straordinaria padronanza della dottrina, scrisse lo Jugyo-yoji, un catechismo in lingua coreana in due volumi facilmente comprensibile a tutti. Con l'approvazione di padre Giacomo, il testo ricevette larghissima diffusione tra i fedeli. Padre Giacomo fondò il Myeongdohoe, una comunità di credenti, e nominò Agostino primo presidente dell'associazione. Insieme a Giovanni Choe Chang-hyeon, aiutò molti fedeli nello studio del catechismo, tra cui Paolo Yi Guk-seung. Nel 1800, all'inizio di una persecuzione nei dintorni della regione vicina, Agostino e i suoi familiari si trasferirono a Seul nella speranza di trovare una relativa sicurezza.

L'arresto e il martirio

Nel 1801, con l'esplodere della persecuzione Shinyu, l'intera Chiesa cattolica di Corea fu messa a grave rischio di sopravvivenza. Il nome di Agostino finì subito sulla lista dei ricercati e i suoi libri furono consegnati all'ufficio del governo per ordine delle autorità. La corte reale ordinò di arrestarlo immediatamente e Agostino fu catturato l'undici febbraio 1801 del calendario lunare. L'indomani dell'arresto fu pesantemente interrogato e sottoposto a crudeli torture dai persecutori. Egli era tuttavia fermamente determinato a morire in nome di Dio e non cedette a nessuna tentazione di rinnegamento. Non disse nulla che potesse risultare dannoso per la Chiesa o per i fratelli nella fede, custodendo i loro nomi. Cercò invece di spiegare ai giudici che la dottrina cattolica era esatta e veritiera, affermando che venerare il Signore è cosa buona e giusta e che Dio è il Grande Re e Grande Padre del cielo e della terra. Sostenne con forza che non comprendere il motivo per cui bisogna venerare Dio rende le persone peccatrici e morte pur essendo vive. I persecutori adoperarono tutti i mezzi possibili per farlo cedere, ma risultarono stranamente confusi dalla dottrina profonda che egli predicava con tanta autorevolezza. La corte approvò infine la condanna a morte promulgata dal Ministero della Giustizia.

La testimonianza suprema e la gloria dei martiri

Quindici giorni dopo il suo arresto, Agostino fu condotto presso la Piccola Porta Occidentale a Seul per essere giustiziato. Appena pronto il carro per il terreno di esecuzione, vi salì sopra con passo deciso e sereno. Gridò a voce alta alla gente radunata esortandola a non deriderli e affermando con coraggio che morire per Dio è cosa naturale. Predisse che nel giorno del giudizio finale le lacrime si sarebbero mutate in pura beatitudine e le liete risate in acerbi dolori. Agostino morì dicendo che è meglio morire guardando in alto verso il cielo che vivere guardando in basso sulla terra. Morì l'otto aprile 1801, corrispondente al ventisei febbraio del calendario lunare, all'età di quarantuno anni. I suoi familiari furono privati dei loro beni e subirono la sua medesima sorte tragica e gloriosa. Il figlio Carlo Jeong Cheol-sang fu giustiziato il quattordici maggio 1801. La moglie Cecilia Yu So-sa fu giustiziata il ventitré novembre 1839. Il figlio Paolo Jeong Ha-sang fu giustiziato il ventidue settembre 1839. La figlia Elisabetta Jeong Jeong-hye fu giustiziata il ventinove dicembre 1839. Paolo Jeong Ha-sang, Elisabetta Jeong Jeong-hye e Cecilia Yu So-sa furono canonizzati il sei maggio 1984 da san Giovanni Paolo II nel primo grande gruppo dei martiri coreani. Agostino Jeong Yak-jong e Carlo Jeong Cheol-sang sono stati inseriti nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung. Del gruppo di Paolo Yun Ji-chung fanno parte anche padre Giacomo Zhou Wen-mo, Giovanni Choe Chang-hyeon e Paolo Yi Guk-seung. Infine, Agostino Jeong Yak-jong e Carlo Jeong Cheol-sang sono stati beatificati da papa Francesco il sedici agosto 2014 durante il viaggio apostolico in Corea del Sud.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Agostino Jeong Yak-jong?

La memoria liturgica del Beato Agostino Jeong Yak-jong si celebra l'otto aprile.