Beato Bartolo Buonpedoni da San Gimignano
Sacerdote, terziario francescano
Aggiornato il 21 luglio 2026
Il cammino di una vocazione
La vicenda umana e spirituale del Beato Bartolo Buonpedoni trova le sue radici nella terra di San Gimignano, dove il giovane sentì presto il richiamo a una vita consacrata al Signore. Il distacco dagli affetti familiari segnò il primo passo di una ricerca interiore che lo condusse tra le mura dei Benedettini di Pisa. In questo ambiente di preghiera e disciplina, Bartolo maturò il desiderio di una sequela di Cristo più stringente, che trovò poi piena espressione nell'adesione al Terz'Ordine francescano nella città di Volterra. Questa scelta non fu una semplice devozione, ma un orientamento radicale del cuore verso la povertà e la fraternità evangelica.
Dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale, il suo ministero si concentrò nella parrocchia di Picchena, dove esercitò il suo ufficio di pastore con dedizione e cura verso le anime a lui affidate. Tuttavia, la Provvidenza aveva in serbo per lui una prova che avrebbe segnato indelebilmente la sua santità. Il contrarre la lebbra, malattia che al tempo relegava ai margini della società, non divenne per Bartolo motivo di sconforto o di chiusura in se stesso. Al contrario, egli interpretò la propria condizione come un'opportunità per farsi prossimo di chi condivideva il medesimo destino. Trasferitosi nel lebbrosario di Cellole, egli non si limitò a subire la malattia, ma si prodigò per vent'anni nell'assistenza spirituale e materiale dei malati. In quel luogo di dolore, il sacerdote divenne un vero padre per gli emarginati, vivendo la sua sofferenza come una preghiera continua e una offerta gradita a Dio. La sua testimonianza di carità, consumata nel nascondimento di Cellole, rimane un pilastro di fede per la Chiesa, che ha riconosciuto la validità del suo culto nell'anno millenovecentodieci.
Il culto e la memoria
Il ricordo del Beato Bartolo Buonpedoni è giunto sino a noi come un invito costante a guardare con occhi diversi le fragilità umane. La sua memoria liturgica, che la Chiesa celebra il dodici dicembre, richiama i fedeli a riflettere sulla dignità infinita di ogni persona, anche quando segnata dalla malattia o dalla sofferenza più estrema. Il riconoscimento ufficiale del suo culto, avvenuto nel millenovecentodieci, ha sancito la venerazione di un uomo che, pur privato della salute, non ha mai smarrito la luce della carità cristiana.
Egli è invocato con particolare devozione come patrono dei malati di lebbra, a testimonianza di come il suo esempio di dedizione continui a intercedere per coloro che attraversano prove fisiche e spirituali. La sua vita, trascorsa tra San Gimignano, Volterra, Picchena e infine Cellole, ci insegna che il luogo in cui siamo chiamati a servire non è mai casuale, ma è il terreno in cui Dio desidera far germogliare i frutti della santità. Celebrare Bartolo significa accogliere il suo invito a restare fedeli al Vangelo, specialmente quando la croce si fa più pesante e la solitudine sembra prevalere. Attraverso la sua intercessione, i fedeli chiedono la grazia di una perseveranza coraggiosa e di uno sguardo capace di scorgere il volto di Cristo in ogni fratello sofferente.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Bartolo Buonpedoni?
La sua memoria liturgica si celebra il dodici dicembre.
Di cosa è patrono il Beato Bartolo Buonpedoni?
Egli è patrono dei malati di lebbra.
Presso la cittadina di Celloli in Toscana, beato Bartolo Buonpedoni, sacerdote, che, colpito a sessant’anni dalla lebbra, lasciò la cura della parrocchia e, vestito l’abito del Terz’Ordine di San Francesco, diede pazientemente assistenza a tutti nell’ospedale in cui visse rinchiuso. — Martirologio Romano