Beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont
Sacerdote sulpiziano, martire
Aggiornato il 22 luglio 2026
La giovinezza e la formazione sulpiziana
Claude-Joseph Jouffret de Bonnefont nacque il ventitré dicembre 1752 a Gannat, nel dipartimento dell'Allier, nella regione dell'Alvernia-Rodano Alpi. Era figlio di Jean-Baptiste, la cui condizione sociale di borghese risulta chiaramente attestata sui registri parrocchiali dell'epoca. Cresciuto in questo contesto familiare e civile, avvertì la chiamata al servizio dell'altare e decise di intraprendere il cammino ecclesiastico. Il trentuno ottobre 1773 entrò nel Seminario Maggiore di Clermont per ricevere la preparazione dottrinale e spirituale necessaria al ministero. In seguito, aderì presto alla Società dei Sacerdoti di San Sulpizio, una congregazione fondata nel 1641 da Jean-Jacques Olier proprio allo scopo di garantire una migliore e più solida formazione al clero. Concluso il percorso formativo, nel 1790 divenne superiore del Seminario Minore di Autun, una carica di grande responsabilità che mantenne tuttavia per breve tempo a causa dei mutamenti politici che stavano sconvolgendo il Paese.
La tempesta della Rivoluzione e l'esilio
Il tredici febbraio 1791 emerse chiaramente che nessuno dei sacerdoti presenti nella città di Autun, incluso don Jouffret, aveva prestato il giuramento sulla Costituzione Civile del Clero che era stato imposto dal governo francese. La situazione ecclesiale precipitò ulteriormente con l'arrivo del nuovo vescovo Jean-Louis Gouttes, il quale era stato eletto senza il consenso del Papa e perciò fu accolto negativamente sia al Seminario Maggiore sia al Seminario Minore. Di fronte a questa imposizione, alunni e professori dei seminari scelsero unanimemente di andarsene. Don Jouffret decise allora di rifugiarsi a Moulins, dove fu accolto come ospite dal fratello maggiore. Paradossalmente, il fratello maggiore di don Jouffret sosteneva la Rivoluzione e rivestiva il ruolo di fondatore della Società degli Amici della Costituzione, un gruppo politico affine ai Giacobini di Parigi. Nonostante questa vicinanza familiare, la corrispondenza del sacerdote fu costantemente sorvegliata dalle autorità rivoluzionarie. Il sedici settembre 1792 scrisse al ministro della Giustizia Claude Antoine de Valdec de Lessart, chiedendogli di intervenire presso il Direttorio del suo dipartimento per farlo cancellare dalla lista dei sacerdoti destinati alla deportazione, nella quale sosteneva di essere stato iscritto in modo del tutto ingiusto. A quella missiva rispose il successore Georges Jacques Danton, il quale suggerì al Direttorio di adottare una maggiore moderazione nell'applicare la legge. Ciononostante, la rete dei controlli non si allentò. Don Jouffret ricevette una lettera inviata da Perugia da un mittente identificato con la sigla F.S.P.D.S.S., corrispondente a François Saulnier, prete di Saint-Sulpice e confratello di Autun. Poiché quella comunicazione da Perugia non conteneva nulla che fosse contrario alle leggi della Repubblica, le autorità decisero inizialmente di lasciar correre. Il sette maggio successivo, tuttavia, il sacerdote ricevette un'altra missiva, spedita questa volta da Gilbert Saulnier, fratello di François, il quale era già parroco di Villeneuve e si trovava allora rifugiato a Rimini. La semplice ricezione di questa lettera fu sufficiente per scatenare l'arresto di don Jouffret e la sua condanna alla deportazione. Per cercare di sottrarsi all'esilio, il sacerdote tentò di far valere le proprie gravi condizioni di salute, ottenendo soltanto di essere trasferito in un altro luogo di detenzione il diciassette giugno.
La prigionia sui pontoni e il martirio
Il venticinque novembre don Jouffret fu obbligato a partire per Rochefort e fu imbarcato su una nave deposito impropriamente chiamata pontone, il cui nome era 'Les Deux-Associés'. Quell'imbarcazione non partì mai a causa della sua totale fatiscenza e del blocco navale severamente imposto dall'esercito francese. A bordo della nave, insieme a centinaia di sacerdoti e religiosi imprigionati per la loro fede, don Jouffret subì le continue ingiurie dell'equipaggio, la gravissima carenza di assistenza sanitaria e le malattie che imperversavano senza sosta tra i detenuti. Molti dei religiosi che si trovavano imprigionati insieme a lui provenivano dal suo stesso dipartimento dell'Allier. All'interno di quel tragico ambiente, il sacerdote diede prova di straordinaria virtù cristiana. Il sacerdote sopravvissuto Pierre-Grégoire Labiche de Reignefort lasciò in seguito un ritratto particolarmente elogiativo di don Jouffret, descrivendolo come un giovane sulpiziano prudente, stimato e profondamente amato per la sua virtù e per la sua dolcezza da tutti i preti deportati dell'Allier. I suoi discorsi venivano descritti come colmi di devozione, di pace e di totale sottomissione alla volontà divina. Egli si era sempre aspettato di perire nella tempesta, preparandosi a quel passaggio definitivo senza mai perdere la sua consueta allegria. Le sofferenze e le malattie finirono per spezzare le sue forze, ed egli morì il dieci agosto 1794 all'interno della nave. Dopo il decesso, la sua salma fu sepolta sull'isola di Aix, il luogo desolato in cui venivano sbarcati i moribondi. La sua memoria fu in seguito solennemente riconosciuta quando papa san Giovanni Paolo II lo beatificò il primo ottobre 1995, all'interno di un gruppo di sessantaquattro sacerdoti e religiosi deceduti nei pontoni di Rochefort per i quali esisteva una sufficiente e inequivocabile documentazione storica.
Il cammino sacerdotale
Il percorso del Beato Claudio Giuseppe ebbe inizio nella sua terra natale di Gannat, per poi aprirsi a orizzonti di studio e di preghiera più ampi. Nel 1773, egli fece il suo ingresso nel Seminario Maggiore di Clermont, dove maturò la sua vocazione sacerdotale sotto la guida della tradizione sulpiziana. Negli anni successivi, il suo ministero lo condusse in diverse località francesi, tra cui Autun e Moulins, dove esercitò il suo ufficio con spirito di umiltà e dedizione pastorale. Questa fase della sua vita fu caratterizzata da una costante ricerca di santità e da un profondo radicamento nella dottrina della Chiesa, elementi che avrebbero costituito il fondamento della sua prova suprema.
Quando la Rivoluzione Francese scosse le basi della convivenza civile e religiosa, il sacerdote si trovò dinanzi a un bivio decisivo. Nel 1791, la richiesta di prestare giuramento sulla Costituzione Civile del Clero rappresentò per lui una violazione della propria coscienza sacerdotale e dell'obbedienza dovuta al magistero. Con grande fermezza, egli scelse di non aderire a tale imposizione, consapevole delle conseguenze che tale rifiuto avrebbe comportato. La sua decisione fu dettata dal desiderio di non separarsi dalla comunione universale, preferendo l'esilio e la sofferenza alla rottura dell'unità ecclesiale. Questo atto di fedeltà segnò l'inizio di un calvario personale che lo avrebbe condotto verso l'estremo sacrificio, trasformando la sua vita in una testimonianza silenziosa ma potente della verità del Vangelo, vissuta in un tempo in cui la fede veniva messa severamente alla prova dalle contingenze umane.
La testimonianza del martirio
Nel 1793, a seguito del suo rifiuto, il Beato Claudio Giuseppe fu arrestato e condannato alla deportazione. Egli venne trasferito verso le coste atlantiche, giungendo infine a Rochefort, luogo tristemente noto per le condizioni brutali inflitte ai prigionieri. Fu imbarcato sul pontone denominato Les Deux-Associés, una nave-deposito ancorata presso l'Isola di Aix, dove centinaia di sacerdoti vivevano in condizioni di miseria assoluta, esposti alle intemperie, alle malattie e alla fame. In questo scenario di desolazione, il Beato Claudio Giuseppe mantenne viva la propria dignità, sostenendo i compagni di sventura e offrendo la propria esistenza come suprema oblazione.
Il martirio di Claudio Giuseppe non fu segnato da un atto clamoroso, ma dal lento e inesorabile logorio degli stenti a cui fu sottoposto. Egli spirò nel 1794, consumato dalle malattie contratte a bordo, offrendo la propria vita per la fedeltà al suo stato sacerdotale. La memoria di questo martirio è oggi onorata il dieci agosto, data in cui la Chiesa celebra il sacrificio dei sacerdoti che, come lui, subirono la medesima sorte sulle navi di Rochefort. La sua beatificazione, avvenuta nel 1995 per opera di Giovanni Paolo II, ha solennemente iscritto il suo nome nel martirologio, ricordando alle generazioni future che la fedeltà a Dio è un bene prezioso che trascende ogni condizione terrena, anche quella della prigionia e della morte.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont?
La memoria liturgica del Beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont si celebra il dieci agosto, giorno della sua nascita al cielo.
Qual è il ruolo ecclesiale del Beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont?
Egli fu un sacerdote della Società dei Sacerdoti di San Sulpizio, superiore di seminario e martire della fede durante la Rivoluzione francese.
Nel braccio di mare antistante Rochefort sulla costa francese, beati Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont, della Compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio, Francesco François, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e Lazzaro Tiersot, dell’Ordine Certosino, sacerdoti e martiri, che, relegati durante la rivoluzione francese in una sordida galera, subirono il martirio per il loro sacerdozio. — Martirologio Romano