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10 giugno

Beato Enrico da Bolzano

Laico

Beato Enrico da Bolzano

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e vita familiare a Bolzano

Enrico nacque a Bolzano intorno al 1250 nel corso del quattordicesimo secolo, inserendosi nel tessuto sociale del suo tempo con la semplicità propria della sua gente. Nella sua città natale si sposò, mise su casa e creò il proprio nucleo familiare, accogliendo la nascita di un figlio. Era un uomo povero e analfabeta, esattamente come la stragrande maggioranza dei suoi contemporanei, e per vivere doveva necessariamente faticare ogni giorno, sottoponendosi a fatiche gravose e vivendo rigorosamente col sudore della propria fronte per mantenere la famiglia. In un tempo non precisato della sua esistenza, forse al ritorno da un pellegrinaggio compiuto a Roma, maturò la decisione di lasciare la sua terra d'origine per trasferirsi nel territorio trevigiano insieme ai suoi cari. Giunto a destinazione, si fermò nel podere di un signorotto locale, trovando qui una nuova dimensione per la sua laboriosità quotidiana. Iniziò o continuò a svolgere il duro mestiere del boscaiolo nel trevigiano, portando avanti questa attività faticosa per vent'anni o più, fino al momento in cui le forze fisiche glielo permisero. A tempo perso, inoltre, svolgeva mansioni umili da uomo di fatica, dedicandosi generosamente a traslochi e ad altri lavori pesanti che nessuno voleva compiere. Questa prima fase della sua vita fu segnata da una svolta drammatica quando, nel giro di breve tempo, subì la dolorosa perdita della moglie e subito dopo anche dell'unico figlio, circostanze che lo lasciarono completamente solo e lo spinsero a cercare un nuovo inizio altrove.

Il cammino di penitenza e carità a Treviso

Dopo la morte dei suoi familiari, Enrico decise di lasciare il podere per trasferirsi stabilmente nella città di Treviso. Qui trovò accoglienza grazie a un notaio trevigiano che gli mise a disposizione una catapecchia, descritta anche come un oscuro bugigattolo dove poter abitare. In questo rifugio poverissimo, Enrico diede inizio a una vita intensa e rigorosa di preghiera e di profonda penitenza. Vestiva abitualmente con un saio ruvido, portava sul proprio corpo diversi strumenti di penitenza e riposava la notte su un duro giaciglio, praticando lunghe veglie notturne in preghiera e prodigandosi per aiutare tutti coloro che si trovavano nel bisogno. Alimentava costantemente la sua vita spirituale e il suo slancio di carità attraverso la partecipazione quotidiana alla Messa e l'accesso frequente alla Comunione. Si faceva umile pellegrino visitando ogni singolo giorno tutte le chiese di Treviso e prendendo parte a tutte le celebrazioni liturgiche che vi si svolgevano. Era diventato il vero banchiere di Dio, poiché mendicava incessantemente alle porte della città per poter raccogliere quanto necessario ad aiutare i miserabili e i derelitti. La sua generosità era tale che riuscì a coinvolgere nella sua rete di carità persino il vescovo e il signore di Treviso, i quali rispondevano ai suoi appelli. Godeva della stima e del rispetto generale da parte di tutti per la sua condotta irreprensibile e trasparente. Non teneva mai nulla per sé di quanto gli veniva generosamente donato, e accettava l'elemosina nonostante fosse ormai fisicamente indebolito, spartendola prontamente con gli altri mendicanti che incontrava sulla sua strada.

La morte, i miracoli e la diffusione del culto

Enrico morì in una condizione di povertà estrema, completamente solo nella sua catapecchia o cella, il giorno 10 giugno 1315. Nel momento esatto del suo spegnimento, un suono misterioso e inspiegabile delle campane di tutte le chiese di Treviso annunciò il suo decesso alla cittadinanza attonita. La popolazione si strinse immediatamente attorno alla sua bara per un funerale che assunse ben presto le forme di un trionfo, registrando un concorso immenso di popolo. I trevisani dicevano apertamente che era morto un santo nel momento stesso in cui egli aveva reso l'anima a Dio. I prodigi cominciarono a verificarsi in modo sorprendente proprio durante le solenni esequie. In seguito, vennero registrati e meticolosamente documentati ben trecentoquarantasei miracoli, costituiti per la gran parte da guarigioni prodigiose attribuite alla sua potente intercessione, attestate formalmente sulle deposizioni di testimoni oculari. Una apposita commissione vescovile raccolse tutti questi miracoli in pochissimo tempo. Tra i testimoni oculari e i primi biografi di Enrico figurava Pier Domenico di Baone, che sarebbe poi diventato vescovo di Treviso. La fama di santità di Enrico si estese rapidamente da Treviso a tutta l'alta Italia e agli stati confinanti. Frotte di pellegrini, composte da migliaia di persone provenienti dalle città vicine, affluirono incessantemente alla sua tomba, collocata nel duomo di Treviso sopra un altare, dove rimase meta di devozione per oltre un anno. Un primo tentativo compiuto per elevarlo agli onori degli altari non ottenne il successo sperato, sembra a causa della mancanza dei fondi economici necessari. Ciononostante, di Enrico si continuò a parlare e a scrivere ampiamente, tanto da essere citato persino nel Decamerone del Boccaccio. La sua immagine si diffuse ovunque, come testimoniato dalla ricca iconografia presente nella cattedrale di Vienna, nel duomo di Innsbruck e in varie chiese dell'Istria e del Tirolo. Si ebbero inoltre importanti ricognizioni delle sue reliquie negli anni 1381 e 1712, e una reliquia insigne fu solennemente portata a Bolzano nel 1759, dove tuttora è venerata nel duomo. Nelle diocesi di Bolzano e di Treviso sorsero nel tempo alcune chiese a lui dedicate. Il culto del beato Enrico da Bolzano è stato ufficialmente approvato da Benedetto XIV nel 1750 per la diocesi di Treviso e come protettore dei boscaioli, e fu successivamente approvato anche da Pio VII per la diocesi di Trento.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Enrico da Bolzano?

Il Beato Enrico da Bolzano si festeggia il 10 giugno, giorno della sua morte avvenuta nel 1315.

Di cosa è patrono il Beato Enrico da Bolzano?

Il Beato Enrico da Bolzano è riconosciuto come protettore dei boscaioli.

A Treviso, beato Enrico da Bolzano, che, boscaiolo e analfabeta, distribuiva tutto ai poveri e, per quanto indebolito nel fisico, mendicava tuttavia saltuarie elemosine che spartiva con gli altri mendicanti. — Martirologio Romano