10 agosto
Beato Francesco Francois (Sebastiano da Nancy)
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini a Nancy e la giovinezza
Le date biografiche note del Beato Francesco François vanno dal 1749 al 1794. Francesco nacque il diciassette gennaio del 1749 nella città di Nancy. I suoi genitori si chiamavano Domenico e Margherita Verneson, e appartenevano a uno stato sociale di borghesi benestanti. Suo padre esercitava con onore il mestiere di bravo falegname. Il neonato venne battezzato il giorno successivo alla nascita nella chiesa di San Nicola, e la sua nascita inaugurò solennemente il registro dei battesimi della parrocchia per l'anno 1749. A tenere a battesimo il fanciullo furono persone distinte e nobili, chiamate a suggellare l'inizio di una vita cristiana retta e operosa. Crescendo nella sua città natale, per il giovane Francesco fu particolarmente facile conoscere i frati cappuccini. I religiosi di quell'ordine si erano insediati a Nancy fin dal 1593 nella periferia della città, per poi passare nel 1613 in un convento più accogliente. Quel convento dei cappuccini fu interamente rifatto nel 1746 grazie alla generosità del duca Leopoldo di Lorena e del re Stanislao. La parrocchia di San Nicola, fondata nel 1731, utilizzò la chiesa dei medesimi cappuccini per le proprie funzioni di culto fino al 1770. Nel convento i frati si raccoglievano nel retro coro e animavano con fervore il Terz'Ordine francescano. Quella casa religiosa rappresentava un'importante sede del capitolo provinciale e ospitava al suo interno il lanificio della provincia, destinato alla confezione delle tuniche e dei mantelli per tutti i cappuccini di Lorena. I cappuccini di Lorena erano allora distribuiti in ventotto conventi dislocati sul territorio della regione. La vitalità apostolica e il dinamismo caritativo dei cappuccini, spesi generosamente a favore dei poveri, degli appestati e dei sofferenti, li avevano resi assai popolari e molto richiesti dalla popolazione.
La vocazione e la formazione nell'Ordine
Nel 1768, all'età diciannovesima, Francesco François decise di rispondere alla chiamata del Signore ed entrò nel convento di Saint-Mihiel. Quel convento era destinato fin dal 1602 alla delicata opera di formazione dei novizi. All'epoca dell'ingresso del giovane si registrava una certa crisi di vocazioni, alla quale non era estraneo il contesto normativo del tempo. La Commissione dei Regolari era stata infatti istituita dal re di Francia nel 1766 con l'intento di correggere abusi e riformare i monasteri e i conventi. Tale Commissione era poi intervenuta con un editto del re nel 1768, fissando rigidamente a ventuno anni l'età di ammissione ai voti solenni. Questo provvedimento aveva inevitabilmente contribuito ad accelerare la crisi delle vocazioni religiose. Ciononostante, il percorso di Francesco proseguì secondo la regola. Il maestro dei novizi, Padre Michele di Saint-Dié, il ventiquattro gennaio del 1768 rivestì il giovane dell'abito cappuccino, imponendogli il nuovo nome di Frate Sebastiano. Esattamente un anno dopo il suo ingresso nel noviziato, Frate Sebastiano emise la sua solenne professione religiosa. L'atto della sua professione, custodito e segnato nel registro ufficiale, riveste una particolare importanza storica in quanto costituisce il primo atto registrato per l'anno 1769. Conclusa questa prima fase formativa, Sebastiano fu trasferito nello studentato cappuccino di Pont-à-Mousson. Quel convento era stato fondato nel 1607 e successivamente rinnovato nel 1764. Al tempo della presenza del Beato, la comunità di Pont-à-Mousson era composta da nove padri, sei chierici e un fratello laico. La cittadina era particolarmente indicata come luogo di studi per la presenza di un efficiente collegio gestito dai gesuiti. Qui Sebastiano completò i suoi studi ecclesiastici e ricevette la sacra ordinazione presbiterale, sebbene la data esatta di questo momento non sia giunta fino a noi nei documenti conosciuti.
Il ministero sacerdotale e l'apostolato
Il cinque giugno del 1777 Padre Sebastiano venne ufficialmente approvato come confessore nel convento di Sarreguemines. In quella zona di confine era richiesto ai sacerdoti anche l'ascolto e la conoscenza della lingua tedesca. L'anno successivo, nel 1778, i documenti attestano la sua presenza nel convento di Sarrebourg, situato nella diocesi di Metz, sempre con l'incarico prezioso di confessore. La comunità religiosa di Sarrebourg era particolarmente esemplare per l'austerità della vita, la pratica della povertà e la puntuale osservanza della regola francescana. Negli anni compresi tra il 1782 e il 1784, le testimonianze conservate nei registri della parrocchia di Saint-Quirin divennero particolarmente eloquenti. In quel periodo il Beato svolse a Saint-Quirin un fittissimo ministero pastorale, celebrando battesimi e matrimoni e supplendo generosamente alla persistente mancanza di clero locale. Successivamente, il ventisei agosto del 1784, il capitolo provinciale triennale destinò Padre Sebastiano al convento di Commercy. In questa comunità egli rimase fino al 1787, e molto probabilmente fino al 1789. La sua attività pastorale conobbe anche una pausa di permanenza nel convento di Dieuze. Sia a Commercy sia a Dieuze, il religioso profuse ogni energia in un apostolato sempre attivo e svolto in pieno spirito di ausilio al clero diocesano. A partire dal 1789, Padre Sebastiano si trovava stabilmente nel convento d'Epinal, situato sulla riva sinistra del braccio occidentale della Moselle. Proprio in quel fatidico anno 1789 scoppiò la rivoluzione francese, portando con sé drammatiche conseguenze antireligiose e antiecclesiastiche che avrebbero presto stravolto la vita della Chiesa e dei suoi ministri.
La bufera della rivoluzione e l'arresto
La furia rivoluzionaria giunse ben presto a toccare la vita quotidiana dei religiosi. I commissari municipali fecero il loro ingresso nel convento d'Epinal il trenta aprile del 1790 per redigere l'inventario dei beni. Esattamente un anno dopo quell'atto d'inventariazione, i mobili e gli effetti preziosi del convento furono messi in vendita. Di fronte alle pressioni del nuovo regime, Padre Sebastiano scelse con ferma coerenza di rifiutare il giuramento alla Costituzione civile del clero. A seguito dell'inevitabile espulsione dei frati dal convento, gli fu inizialmente assegnata una pensione di settecentosettanta lire. Costretto a lasciare la sua dimora, Sebastiano si incamminò dapprima verso il convento di Châtel-sur-Moselle, indicato dal Consiglio municipale come casa comune per i cappuccini dispersi. Tuttavia, anche da Châtel-sur-Moselle i frati furono successivamente espulsi per essersi rifiutati di partecipare a una processione guidata da un parroco che aveva giurato la Costituzione civile del clero. Messi letteralmente sul lastrico dalla persecuzione, i religiosi furono generosamente accolti e aiutati dalla popolazione locale. Il cammino di confessione alla fede di Padre Sebastiano proseguì quando, il nove novembre del 1793, fu inviato nella casa delle terziarie a Nancy. Quella struttura religiosa a Nancy era stata adibita a prigione per i preti refrattari. Tale invio costituì la risposta del Comitato di sorveglianza alla richiesta spontanea avanzata dal padre di conformarsi alla legge che imponeva la detenzione per i sacerdoti fedeli a Roma. Il ventisei gennaio del 1794, l'amministratore del distretto di Nancy verificò meticolosamente la situazione di tutti i detenuti, annotando la causa dell'arresto, l'età e le eventuali infermità. In quell'occasione l'amministratore verbalizzò che Padre Sebastiano era un sacerdote refrattario e privo di qualsiasi infermità corporale. Per questa ragione, egli fu giudicato pienamente idoneo a entrare nella lista dei preti ribelli da deportare verso la costa atlantica.
La deportazione e le navi prigioni di Rochefort
Un gruppo composto da quarantotto preti e religiosi partì dal carcere il primo aprile successivo. Il tragitto verso la costa si rivelò lungo quattro settimane e segnato da profonde sofferenze, durante le quali i religiosi furono spogliati di ogni cosa che ancora possedevano. Giunti a Rochefort il ventotto aprile, dopo pochi giorni i prigionieri furono imbarcati sul naviglio negriero dei Deux-Associés. Quel veliero era già drammaticamente carico di trecentosettantatré preti e religiosi prigionieri, stipati in condizioni disumane. Il naviglio fu fatto attraccare tra le isole d'Aix e d'Oleron. A Padre Sebastiano si presentò agli occhi una visione desolante: i prigionieri apparivano pallidi, con le barbe lunghe e incolte e gli abiti sudici, in condizioni che annunciavano una prigionia da moribondi. Una vecchia goletta fungeva da infermeria per raccogliere i malati e gli infettati terminali, trasformandosi in un ospedale privo di medici e di medicine, dove si attendeva soltanto che la morte facesse il suo inesorabile corso. Con un piccolo canotto si provvedeva quotidianamente a prelevare e trasportare dai dieci ai dodici cadaveri, che venivano sepolti nella sabbia della costa marina. Un sopravvissuto descrisse quel naviglio ingolfato di sacerdoti come un vero altare per l'olocausto, innalzato dalla misteriosa Provvidenza. I corpi delle vittime venivano spogliati e trasferiti sulle rive sabbiose, dove alcuni prigionieri in discreta salute erano costretti a seppellirli nella sabbia, impossibilitati a recitare apertamente preghiere o a innalzare canti liturgici della Chiesa. Nonostante lo strazio indicibile, i prigionieri consideravano un grande onore essere perseguitati e sacrificati per corroborare l'insegnamento dell'autorità spirituale della Sede Apostolica e dell'episcopato, vedendo in quelle sofferenze la via privilegiata per partecipare alla passione di Cristo.
Il transito al cielo e la memoria dei martiri
Padre Sebastiano, cappuccino della casa di Nancy, era giunto su quella galeotta per compiere sino in fondo il suo sacrificio. Il santo religioso era circondato da una singolare venerazione da parte dei compagni per la sua eminente pietà, le sue virtù e la sua toccante devozione. Egli pregava incessantemente, soprattutto durante il progressivo aggravarsi della sua ultima malattia. Un mattino, Padre Sebastiano fu visto in ginocchio, con le braccia aperte in forma di croce, gli occhi elevati al cielo e la bocca aperta in preghiera. Il mare era piuttosto mosso e l'imbarcazione beccheggiava e oscillava fortemente, mentre il religioso si trovava probabilmente immerso in una profonda estasi. Dopo circa mezz'ora di quella immobilità, i compagni si avvicinarono per osservarlo da vicino. Toccandone la figura e le mani, compresero con commozione che Padre Sebastiano aveva già reso da molte ore la sua anima a Dio. Il suo corpo conservò a lungo quella fiera e composta posizione orante, nonostante il continuo e violento rullio della piccola imbarcazione. I marinai chiamati sul posto non riuscirono a trattenere un grido di ammirazione e le lacrime, e la fede si risvegliò nei loro cuori alla vista di quella morte santa. Alcuni di essi arrivarono a denudare le braccia mostrando l'effigie della croce tatuata con pietra rovente, decidendo così di ritornare alla religione precedentemente abbandonata. L'episodio della santa morte di Padre Sebastiano avvenne il dieci agosto del 1794. Nel braccio di mare antistante Rochefort vissero la loro ora suprema i beati Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont, appartenente alla Compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio, Francesco François, dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e Lazzaro Tiersot, dell'Ordine Certosino. Relegati in quella sordida galera, essi subirono il martirio unicamente a causa del loro sacerdozio fedele a Cristo e alla Chiesa.
Il cammino di fede
La vocazione del Beato Sebastiano da Nancy ebbe inizio nel millesettecentosessantotto, quando decise di abbracciare la regola dei Cappuccini. In quel momento, lasciando dietro di sé il nome di battesimo, Francesco Francois, iniziò il suo cammino di spoliazione e di servizio sotto l'egida di San Francesco. La sua opera si radicò profondamente nel territorio della Lorena, toccando luoghi come Saint-Mihiel, Pont-à-Mousson, Sarreguemines, Sarrebourg, Commercy ed Epinal. In ciascuna di queste comunità, egli esercitò il ministero del perdono, accogliendo i fedeli nel sacramento della confessione con la pazienza propria di chi riconosce in ogni anima un tesoro prezioso da custodire per il Signore.
L'avvento della Rivoluzione francese pose il Beato Sebastiano davanti a una scelta definitiva. Quando le autorità richiesero al clero di sottomettersi alla Costituzione civile, egli comprese che tale atto avrebbe infranto la comunione con la Chiesa universale. Con profonda fermezza interiore, egli rifiutò il giuramento, preferendo la fedeltà al Vangelo alla sicurezza personale. Questa coraggiosa resistenza lo portò all'arresto nel millesettecentonovantatré, avvenuto nella sua città natale di Nancy. La prigionia fu l'inizio di un calvario che si concluse con la deportazione verso le coste atlantiche. Condotto a Rochefort, fu rinchiuso nel naviglio Deux-Associés, dove le condizioni disumane della detenzione non scalfirono la sua pace interiore. Egli concluse il suo pellegrinaggio terreno il dieci agosto del millesettecentonovantaquattro, offrendo la vita come supremo atto di testimonianza e di amore per la Chiesa di Cristo.
Memoria del martire
La figura del Beato Sebastiano da Nancy continua a ispirare i credenti, ricordandoci che la fedeltà alla verità non è mai un atto isolato, ma il frutto di una vita intera spesa nell'ascolto della Parola. Beatificato come martire della Rivoluzione francese, egli è annoverato tra coloro che hanno preferito il martirio al compromesso, lasciando una traccia indelebile nella storia della Chiesa in Lorena. La sua esistenza, pur chiusasi nel drammatico isolamento di un naviglio prigione, si è trasformata in un faro per le generazioni successive.
La commemorazione del dieci agosto, anniversario della sua morte, invita i fedeli a riflettere sul valore della testimonianza in tempi di prova. Il Beato Sebastiano, pur non avendo lasciato grandi scritti o opere monumentali, ha inciso il suo messaggio nel libro della vita attraverso la costanza. Egli ci insegna che, anche nel buio della persecuzione, la luce della fede non si spegne, ma si rifugia nella preghiera e nell'offerta di sé. Onorare la sua memoria significa rinnovare l'impegno a vivere con onestà di cuore, cercando sempre il bene comune e il primato di Dio sopra ogni umana autorità.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Francesco François?
La memoria liturgica del Beato Francesco François, noto come Padre Sebastiano da Nancy, si celebra il 10 agosto, giorno della sua nascita al cielo.
Chi era Padre Sebastiano da Nancy?
Era un sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato a Nancy nel 1749 e morto martire nel 1794 sulle navi prigioni di Rochefort durante la rivoluzione francese.
Nel braccio di mare antistante Rochefort sulla costa francese, beati Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont, della Compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio, Francesco François, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e Lazzaro Tiersot, dell’Ordine Certosino, sacerdoti e martiri, che, relegati durante la rivoluzione francese in una sordida galera, subirono il martirio per il loro sacerdozio. — Martirologio Romano