8 aprile
Beato Giuliano di Sant’Agostino
Religioso dei Frati Minori
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
Giuliano nacque verso il 1550, venendo alla luce specificamente a Medinaceli, nella Vecchia Castiglia in Spagna. Nacque a Medinaceli, in Spagna, intorno al 1550, primogenito di Andrea Martinet. Il padre esercitava il mestiere di conciatore di pelli ed era un esule francese, fuggito dalla propria patria in seguito alle scatenate guerre di religione causate dai calvinisti. Sotto la saggia e pia guida dei genitori, Giuliano crebbe modesto, riservato ed ubbidiente. Invece di dedicarsi ai giochi con i coetanei, il fanciullo trovava immensa gioia nel fare il chierichetto in chiesa. In seguito fu mandato a compiere un apprendistato da un sarto, ma egli approfittava di ogni momento libero per partecipare alla santa Messa e ricevere la Comunione. Egli compiva questo gesto senza curarsi minimamente dei sarcasmi dei colleghi di lavoro. Con il passare del tempo, sentì crescere nel proprio animo una forte attrattiva per la vita religiosa.
Il cammino verso la vita francescana
Consigliato dal suo confessore, Giuliano decise di diventare francescano scalzo nel convento di Nostra Signora di Salceda. Quel santo luogo seguiva rigorosamente le regole dell'antica osservanza francescana. Appena entrato, Giuliano si cimentò subito in forti penitenze. I superiori dell'epoca considerarono tuttavia quelle asprezze come il frutto di una mente esaltata. Giuliano rimase profondamente desolato quando fu invitato a tornare nel mondo. Non si perdette d'animo e si ritirò a Santorcaz, presso Toledo, dove intraprese nuovamente l'attività di sarto senza mai abbandonare la sua intensa religiosità. In quel periodo giunse nel paese Padre Francesco de Torres, che era un celebre predicatore. Padre Francesco de Torres notò la presenza di Giuliano per la sua straordinaria attenzione ai sermoni, la grande devozione nel servire la Messa e il fervore singolare nella comunione. Il sacerdote propose così a Giuliano di accompagnarlo nelle sue peregrinazioni apostoliche per le terre di Spagna. Giuliano indossò allora un povero abito da pellegrino e si incamminò con lui. La prima preoccupazione di Giuliano nelle città era quella di invitare i fedeli alla predica del missionario suonando un piccolo campanello. Quando transitarono per Medinaceli, i suoi stessi compaesani nel vederlo lo diedero del pazzo. Giuliano rispose con umiltà ai compaesani dicendo di essere pazzo, ma di esserlo unicamente per amore di Dio. Padre de Torres ebbe modo di conoscere profondamente la pietà, il candore e il desiderio sincero di servire Dio nel ritiro e nella penitenza di Giuliano. Ritenne quindi opportuno farlo ammettere nuovamente al noviziato del convento di Nostra Signora di Salceda. Tuttavia, i francescani lo ritennero ancora una volta un esaltato dopo che egli riprese a digiunare e a praticare penitenze non comuni. Giuliano replicò senza mai lamentarsi, affermando di ritenere che la sua vera vocazione fosse quella di essere un religioso, con o senza l'abito addosso. Sentendosi ispirato a non interrompere le proprie pratiche ascetiche, si ritirò su un vicino monte. Da lì scendeva regolarmente per catechizzare i poveri e ricevere con loro un po' di pane e minestra alla porta del convento. In un'occasione si spogliò persino del proprio abito per rivestire un uomo ignudo. Commossi da tale gesto, i francescani gli regalarono un abito simile a quello dei fratelli oblati. Giuliano andò allora per le campagne a fare la questua per ricambiare i frati del dono ricevuto. I religiosi videro finalmente in lui un uomo che viveva autenticamente secondo lo spirito di Dio e gli riaprirono definitivamente le porte del noviziato. Dopo un anno di prova fu ammesso alla solenne professione dei voti religiosi come fratello laico, assumendo il nome di Fra' Giuliano di Sant'Agostino. Appartenne all'Ordine dei Frati Minori Scalzi come religioso e fu predicatore di Cristo più con l'esempio della sua virtù che con le parole.
La vita di preghiera e le penitenze
Fra' Giuliano profuse maggiori energie nella propria santificazione, proponendosi di ubbidire a tutti, escogitando continue mortificazioni e intensificando la preghiera. I superiori gli confermarono il ruolo di fido accompagnatore di Padre Francesco de Torres, e la vita esemplare del fraticello fu sovente molto più eloquente ed efficace delle prediche stesse del missionario. Successivamente fu mandato come questuante al convento di Nostra Signora della Speranza di Ocana e fece poi ritorno al convento di Alcalà. Ad Alcalà trascorse il resto della sua vita interamente dedito alle necessità dei malati e dei poveri. Fra' Giuliano si distinse per la rigorosa osservanza della regola e la pratica eroica di ogni virtù, distinguendosi innanzitutto per il suo profondo spirito di orazione. Era solito pregare ovunque si trovasse, rivolgendosi a Dio con tale ardore interiore da doversi talvolta spogliare dell'abito in pieno inverno per refrigerarsi. I confratelli lo videro ripetutamente in estasi e sollevato da terra durante i suoi colloqui con il cielo. Amava trascorrere intere notti in chiesa prostrato in adorazione. Fra' Giuliano coniugò la vita da umile fraticello alla pratica di dure penitenze. Sull'esempio di San Francesco d'Assisi, osservò la più rigida povertà evangelica e praticò nel corso dell'anno le sette quaresime. Era solito flagellarsi con catenelle di ferro armate di punte aguzze. Per ben ventiquattro anni, e sempre con il permesso del proprio confessore, si cinse i fianchi con una catena di ferro assai pesante. Fu ritenuto folle per il suo mirabile spirito di penitenza ed era molto avveduto nel non ostentare le proprie austerità, così da evitare la stima vana degli uomini. Se durante la questua qualche monello gli tirava sassi o lo canzonava, egli in cuor suo ne era immensamente felice. Si considerava infatti l'uomo più vile e miserabile della terra, ritenendosi degno addirittura dell'inferno. Riuscì a respingere più volte le insidiose avances del demonio grazie alla sua ferma fede.
I doni soprannaturali e i prodigi
Dio ricompensò il suo servo fedele con doni straordinari e soprannaturali, tra cui spiccavano la profezia e la scienza infusa. I dotti della famosa università di Alcalà lo consultarono spesso su difficili questioni teologiche e spirituali, e i dottori dell'università rimasero sempre meravigliati delle sue sapienti risposte. La regina Margherita, consorte di Filippo II di Spagna, desiderò ardentemente raccomandarsi alle sue preghiere. Vi era una grande fama dei miracoli che Dio operava continuamente per sua intercessione. Dio concesse a Fra' Giuliano particolari poteri sugli animali e sugli elementi naturali. La tradizione riferisce che un giorno incontrò per strada alcune giovani coppie che si davano a pazzi balli. Invitò i giovani a seguirlo in chiesa per spiegare loro come impiegare al meglio il tempo libero, ma non fu ascoltato. Si rivolse allora agli uccelli, che ad un suo semplice cenno si raccolsero in cerchio attorno a lui. A Torrejón, ospite nella casa di un benefattore, il frate ridiede miracolosamente la vita ad alcuni uccellini uccisi e messi allo spiedo contro la sua espressa volontà. A Retortilla incontrò un pastore con un agnellino di due mesi che era stato ucciso con una sassata. Mosso da profonda compassione, esclamò invocando l'aiuto divino per l'animale, e l'agnellino tornò all'istante in vita correndo subito in cerca della madre. Mentre era ospite di un benefattore ad Argenda, propose alla moglie di mettere la sua tonaca nel forno prima di infornare il pane, allo scopo di pulirla dalle macchie. La donna obiettò che il forte calore avrebbe certamente ridotto in cenere la tonaca. Fra' Giuliano la tranquillizzò con fede e la tonaca uscì miracolosamente dal forno splendente e intatta.
Il transito e la glorificazione
Durante la sua ultima questua, Fra' Giuliano fu assalito da una febbre molto violenta. Nonostante la malattia, volle fare ritorno a piedi sino al convento di San Diego. Due giovani lo accompagnarono tenendo un lungo bastone a cui il malato poté appoggiarsi lungo la faticosa strada. Fra' Giuliano morì l'8 aprile 1606. Morì ad Alcalà, in Spagna, l'8 aprile 1606. Il suo corpo rimase miracolosamente esposto per diciotto giorni alla venerazione dei fedeli. La salma, anziché corrompersi, si conservò flessibile emanando un soave e persistente profumo. Fu sepolto in una cappella che la pietà popolare denominò subito di San Giuliano. Più tardi, nel 1835, ci fu la soppressione degli ordini religiosi in Spagna. Per tale motivo, le reliquie del beato furono traslate nella chiesa dei Padri Gesuiti detta la magistrale di Alcalà. Tali sacre reliquie sono ancora oggi oggetto di fervente venerazione da parte dei fedeli spagnoli che ne ricordano l'illustre memoria.
Il cammino di santità
Il percorso terreno del Beato Giuliano ebbe inizio in Spagna, a Medinaceli, nel 1550. La sua vocazione non fu un evento immediato, ma il frutto di una paziente e perseverante ricerca che lo portò, dopo diversi tentativi, a fare il suo ingresso nell'Ordine dei Frati Minori Scalzi. Durante la sua vita religiosa, Giuliano dimorò in diverse località, tra cui Salceda, Santorcaz e Ocana, prima di stabilirsi definitivamente ad Alcalà. In ogni luogo egli portò la testimonianza di una condotta austera, praticando una rigorosa ascesi che trovava il suo culmine nelle sette quaresime annuali da lui rigorosamente osservate.
Fu un instancabile apostolo, accompagnando Padre Francesco de Torres nella sua missione di predicazione, portando la parola del Vangelo con l'esempio del silenzio e del servizio. Nonostante la sua condizione umile, Giuliano divenne un punto di riferimento spirituale di eccezionale rilievo. Il Signore concesse al suo servo il dono della scienza infusa, una grazia che suscitò lo stupore e il rispetto dei dotti teologi dell'Università di Alcalà, i quali non esitavano a consultarlo su questioni profonde della fede. La sua vita fu un susseguirsi di atti di carità, tra il quotidiano esercizio della questua per sostenere i confratelli e l'assistenza premurosa rivolta a quanti si trovavano nel bisogno. Fino al suo ultimo respiro, avvenuto l'otto aprile 1606 ad Alcalà, Giuliano mantenne intatta la sua dedizione, lasciando dietro di sé il profumo di una vita spesa interamente nell'amore per Dio e per il prossimo, sigillata poi dal riconoscimento ufficiale del suo culto da parte di Papa Leone XII nel 1825.
Il culto e la memoria
La memoria del Beato Giuliano di Sant’Agostino è indissolubilmente legata al giorno della sua nascita al cielo, l'otto aprile. La Chiesa, attraverso il solenne atto di Leone XII nel 1825, ha riconosciuto la santità di questo umile religioso dei Frati Minori, elevandolo agli onori degli altari. Il suo culto non è soltanto un atto di devozione verso un uomo che ha saputo incarnare la regola francescana nella sua forma più austera e pura, ma rappresenta un richiamo costante per il popolo cristiano a riscoprire il valore del sacrificio e della sapienza che proviene dall'alto.
Ancora oggi, la figura di Giuliano continua a interpellare il cuore dei fedeli. Egli ci insegna che non sono i titoli o le ambizioni umane a rendere grande una persona dinanzi a Dio, ma la docilità dello spirito e la capacità di farsi poveri in mezzo ai poveri. Celebrando la sua memoria liturgica, la comunità ecclesiale rinnova la gratitudine per il dono di questo testimone del Vangelo, che ha saputo unire la penitenza del corpo alla profondità contemplativa della mente, offrendo la sua esistenza come un'offerta pura e gradita al Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giuliano di Sant'Agostino?
La sua ricorrenza liturgica si celebra l'8 aprile, giorno della sua nascita al cielo.
Dove visse e operò prevalentemente?
Visse in Spagna, trascorrendo gran parte della sua vita religiosa nel convento di Alcalà.
Ad Alcalá de Henares in Spagna, beato Giuliano di Sant’Agostino, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Scalzi, che, ritenuto folle per il suo mirabile spirito di penitenza e più volte allontanato dalla vita religiosa, predicò Cristo più con l’esempio della sua virtù che con le parole. — Martirologio Romano