8 aprile
Beato Martino da Pegli (o da Genova)
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalle armi alla fuga
Il personaggio è noto come Beato Martino Ansa o Beato Martino da Pegli, dal luogo della sua penitenza santificatrice, vissuto nel corso del quattordicesimo secolo. L'anno della sua nascita rimane incerto, così come la sua esatta origine geografica: nacque a Rimini, sebbene alcuni storici indichino la nascita nella Marca di Ancona. In gioventù fu un uomo brillante d'armi, inserito nelle dinamiche del suo tempo e dedito alla vita militare. La sua esistenza subì una svolta tragica e definitiva in un momento d'ira, quando uccise con la spada un cavaliere suo amico sulle rive del mare Adriatico. Dopo l'omicidio, sopraffatto dal rimorso e dalla disperazione, fuggì allontanandosi dai luoghi d'origine e vagò a lungo per le campagne, cercando un riparo e una via di redenzione, fino a giungere nella città di Genova.
La conversione e la vita eremitica
Giunto a Genova, fu accolto nel Convento benedettino di Capo Faro, dove trovò una prima forma di accoglienza e di ascolto spirituale. Nel convento si distinse fin da subito per la sua grande umiltà e per una carità operosa. Per espiare maggiormente la sua colpa e trovare una riconciliazione profonda con Dio, decise di abbracciare la vita da eremita. Alloggiò in una grotta formata da massi di roccia nella Baia di Castelluccio in Pegli, trovando una piccola conca tra due rocce marine che divenne la sua dimora di preghiera e di silenzio. Considerava sé stesso e la propria vita annullati dal peccato commesso, vivendo in costante penitenza. Nella grotta sostava a pregare in ginocchio, in continuazione ritmica con il flusso del mare, fermo come gli scogli. La sua umile grotta era piena di erbe e di frutti da donare agli affranti, e non teneva nulla per sé tranne il cilicio e gli avanzi degli altri. Per divina permissione, sul luogo del suo martirio sorsero un ospedale e una chiesa, a testimonianza di come il dolore umano possa generare luoghi di cura e di salvezza.
La carità verso i pellegrini e i poveri
Durante gli anni trascorsi nella grotta, fu celebre per la carità usata soprattutto verso i viandanti, i pellegrini e i naufraghi di mare. Accoglieva pellegrini che andavano a piedi dalla Spagna o dalla Francia lungo la via Aurelia verso Roma o Loreto. Il torrente Laviosa gli era amico per il soccorso cristiano che riusciva a prestare a quanti si trovavano nel bisogno. Accoglieva i fratelli medicando ferite dell'anima e del corpo, offrendo ascolto e conforto a chiunque transitasse per quei luoghi. Rattoppava, ricuciva e lavava vestiti laceri, dimostrando una particolare abilità nell'aggiustare gli abiti dei pellegrini che avevano logorato il proprio vestiario lungo i lunghi cammini. Per via della carità e dell'abilità dimostrata nell'aggiustare gli abiti dei pellegrini, fu successivamente nominato patrono dei sarti liguri.
Il transito e le reliquie
Ricevette un avvertimento da Gesù, in luce d'amore, circa l'imminente trapasso che avrebbe concluso le sue fatiche terrene. Raccolse gli strumenti di sua espiazione e preghiera e, sorridendo e guardando le cose con occhi nuovi, andò a piedi a Genova. Andò a Genova per ricevere dal suo superiore la licenza e l'estrema assoluzione prima di compiere il passaggio definitivo. Si spense sereno nel Convento benedettino che lo aveva accolto penitente. Morì il giovedì dopo Pasqua dell'anno 1344. Alla sua morte, una bianca tortora gli si posò sul cuore, segno di purezza e di pace ritrovata. L'otto aprile 1344 è ritenuta la data della prima traslazione delle spoglie nella chiesa di San Benigno. Nel Calendario genovese del cardinale Durazzo del 1640 la sua memoria liturgica ricorre l'otto aprile. Le sue reliquie sono attualmente venerate nella Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonio Abate in Pegli. La chiesa di Sant'Antonio Abate sorge proprio sopra la grotta che egli aveva abitato durante la sua vita eremitica. Il ricordo del peccatore penitente divenuto santo si affievolì alquanto nel corso dei secoli, ma la tradizione gli attribuisce concessioni di grazie innumerevoli e guarigioni di ogni sorta ai suoi devoti, sia in vita che dopo il transito.
Il cammino di conversione
La vicenda umana del Beato Martino appare come un lungo pellegrinaggio dello spirito che trova il suo punto di svolta nel dolore per una colpa grave. L'episodio del cavaliere ucciso in un momento di ira rappresenta la ferita profonda da cui scaturì, per necessità di espiazione, la sua nuova vocazione. Egli abbandonò il mondo del conflitto per cercare il silenzio e la preghiera, entrando nel convento benedettino di Capo Faro. Questo passaggio segnò l'inizio di un distacco dalle vanità terrene, orientando ogni suo respiro verso la sequela di Cristo.
La ricerca di una solitudine più austera lo condusse a stabilirsi in una grotta presso Pegli, dove visse come eremita in costante preghiera. In questo nascondimento, la sua austerità non si chiuse mai in se stessa, ma si aprì con tenerezza verso quanti bussavano alla sua porta. Egli non si limitò alla contemplazione, ma scelse di servire i pellegrini e i viandanti attraverso il piccolo e quotidiano gesto di rammendare i loro abiti logorati dal cammino. In questa cura per il vestito del prossimo si legge la cura per l'anima, un modo per restituire dignità a chi, come lui, percorreva le strade della vita in cerca di una meta. La sua esistenza terrena si concluse nell'anno millequattrocentoquarantaquattro, all'interno del convento benedettino di Genova, luogo dove il suo spirito trovò finalmente il riposo promesso ai miti e ai penitenti.
Il culto e la memoria
La figura del Beato Martino da Pegli è circondata da una devozione popolare che ha saputo tramandare nel tempo il ricordo della sua umiltà. La memoria liturgica viene celebrata ogni anno il giorno otto aprile, a ricordo del suo transito verso la vita eterna. Oltre a questa ricorrenza fissata dal calendario, la tradizione locale custodisce un legame affettivo profondo con il Beato, celebrandolo con una festa popolare nel giovedì successivo alla Domenica di Pasqua, momento in cui il mistero della Risurrezione illumina la speranza di perdono che la vita di Martino ha saputo incarnare in modo così limpido.
Per la sua abitudine di riparare gli abiti dei viandanti, egli è stato riconosciuto come patrono dei sarti liguri, che vedono nel suo esempio non solo un protettore della propria arte, ma un modello di dedizione al lavoro inteso come servizio umile verso i fratelli. La sua figura continua a parlare ai cuori di quanti cercano, nel silenzio della preghiera e nella concretezza del bene compiuto, un sentiero certo per la pace interiore e la riconciliazione con Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Martino da Pegli?
La memoria liturgica ricorre l'otto aprile, come stabilito nel Calendario genovese del cardinale Durazzo del 1640, mentre una festa popolare si celebra il giovedì dopo Pasqua.
Di cosa è patrono il Beato Martino da Pegli?
Il Beato Martino da Pegli è il patrono dei sarti liguri, in virtù della carità e della grande abilità dimostrata nell'aggiustare e rammendare gli abiti logori dei pellegrini di passaggio.