9 novembre
Beato Monaldo da Capodistria
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e vocazione francescana
Il Beato Monaldo nacque probabilmente nel tredicesimo secolo in una famiglia di origine toscano-marchigiana, forse appartenente alla nobile casata dei Monaldi o dei Bonaccorsi, e vide la luce forse a Pirano. La sua formazione giovanile fu quella di un fine giurista, e prima di lasciare il mondo egli esercitò con competenza la propria attività professionale. La sua chiamata alla vita religiosa giunse tuttavia con una vocazione tardiva, che lo condusse a compiere una scelta radicale di distacco dai beni terreni. Monaldo decise di vestire il cinereo saio di Francesco d’Assisi, abbracciando con fervore l’austero ideale del Serafico Poverello. Tale ideale raccoglieva in comunità uomini di ogni estrazione, unendo dotti e analfabeti affinché potessero servire insieme Cristo Gesù in spirito di umiltà e fraternità.
Il magistero e la Summa Monaldina
Nel corso della sua vita religiosa, il Beato Monaldo ebbe vari incarichi in seno al suo ordine, servendo la comunità con dedizione e saggezza. Egli fu Padre Provinciale della Dalmazia dal 1240 al 1260, guidando i fratelli con autorevolezza spirituale. Monaldo fu inoltre un dotto maestro e un grande studioso di teologia, al quale sono attribuiti alcuni commenti delle Sacre Scritture e diversi Sermoni. Tuttavia, l’opera certa di Monaldo che gli tributò fama perenne è la Summa Juris Canonici, universalmente nota come Summa Monaldina, Aurea o Dorata. Egli può a pieno titolo essere considerato il più importante giurista francescano del tredicesimo secolo, distinguendosi in modo mirabile per la scienza, il sapere e la santa condotta di vita.
Per comprendere la portata di tale lavoro, occorre ricordare che una Summa compendiava tutte le nozioni di una determinata scienza o disciplina, e la Summa Monaldina fu di fondamentale importanza per la storia del Diritto. All’interno di questo testo fondamentale sono trattate in ordine alfabetico questioni giuridiche e di morale. Per la sua straordinaria praticità, la Summa Monaldina ebbe per secoli una vasta diffusione tra gli uomini di legge e nelle Università di tutta Europa. Il grande valore dell’opera fu riconosciuto da Nicola Boccasini, ovvero papa Benedetto XI, che lodò pubblicamente la Summa. Nel quindicesimo secolo anche il domenicano Sant’Antonino Pierozzi, Arcivescovo di Firenze, volle definire Monaldo magnus canonista et theologus. Preziosissime copie manoscritte della Summa, spesso recanti l’effige del Beato nei capilettera, sono gelosamente conservate nelle più importanti Biblioteche europee. La prima edizione a stampa della Summa fu impressa a Lione nel 1516.
Il transito e il culto
Il Beato Monaldo morì a Capodistria nel 1280, lasciando un rimpianto profondo in quanti lo avevano conosciuto. Subito dopo la morte, vista la viva fama di santità che lo circondava, Monaldo ebbe una sepoltura distinta che divenne ben presto fonte di grazia e di prodigi per i fedeli. Nel 1617 le spoglie del Beato furono riposte in una nuova arca, essendo la precedente in pietra ormai logorata dal tempo. In quello stesso anno del 1617, le spoglie furono collocate nella cappella di Santa Maria Maddalena della chiesa dei Minori Conventuali. Occorre ricordare che i Minori Conventuali nel sedicesimo secolo avevano ereditato le memorie dell’antico cenobio, poiché ai tempi del Beato il movimento francescano era unico e indiviso. Le venerate reliquie di Monaldo si esponevano alla pubblica venerazione i primi due giorni d’agosto, durante la ricorrenza solenne dell’Indulgenza della Porziuncola.
Le traversie e la ricognizione delle reliquie
Nel 1806 la bufera napoleonica si abbatté anche su Capodistria, portando con sé la soppressione del convento e la conseguente dispersione dei beni religiosi. L’urna che custodiva il Beato subì varie traversie nel corso degli anni, venendo dapprima affidata alle Clarisse e poi trasferita presso le Agostiniane del monastero di San Biagio. Nel 1816, in seguito alla soppressione del monastero di San Biagio, l’urna fu collocata nella cappella privata del marchese De Gravisi. Il nobile marchese De Gravisi aveva ottenuto l’urna poiché due sue figlie erano state le ultime monache di quel venerabile monastero. Nel 1876 la residenza cambiò proprietario e il sacro deposito corse il serio rischio di essere profanato.
Tuttavia, una mano provvidenziale intervenne per consegnare le reliquie alla Cattedrale. Qui le reliquie furono relegate nella sacrestia della Cattedrale per trent’anni, cadendo progressivamente in un colpevole oblio. Esse furono in seguito felicemente consegnate ai Frati Minori del convento di Sant’Anna. Con questa consegna ai Frati Minori si poté finalmente iniziare l’iter ufficiale per il riconoscimento del culto ab immemorabili. Nel 1904 vi fu una prima ricognizione delle reliquie, che furono solennemente dichiarate autentiche. Nel 1913 ci fu un’ulteriore ricognizione con la preziosa autorizzazione della Santa Sede. Una perizia medica condotta nel 1913 constatò la presenza di quasi tutto lo scheletro. La medesima perizia medica stabilì con certezza che il Beato era di alta statura ed era morto in età avanzata. Nel 1941 le reliquie furono definitivamente collocate nell’urna attuale.
L'approdo a Trieste e la memoria odierna
Dopo la Seconda Guerra Mondiale le reliquie seguirono la sfortunata e dolorosa sorte del popolo istriano e dei frati, i quali furono costretti a lasciare la propria terra d’origine. L’arca sacra fu portata prima a Venezia e infine a Trieste il 22 dicembre 1954. A Trieste l’arca fu amorevolmente collocata nella chiesa francescana di Santa Maria Maggiore, dove tuttora riposa. Ogni diciannove giugno si celebra la festa del Beato, che costituisce un momento fondamentale di incontro e aggregazione per i numerosi istriani residenti a Trieste. Nel Martirologio Francescano il Beato Monaldo è ricordato al nove novembre.
Il cammino di fede e di studio
Il percorso terreno del Beato Monaldo si snoda tra le città di Pirano, luogo della sua nascita, e Capodistria, dove concluse il suo pellegrinaggio nel dodici e ottanta. Prima di abbracciare la Regola di San Francesco, Monaldo esercitò con dedizione la professione di giurista, un'esperienza che non abbandonò ma che trasformò radicalmente alla luce del Vangelo. Questa solida preparazione tecnica gli permise di redigere la Summa Juris Canonici, un testo che ancora oggi porta il suo nome e che riflette la profondità del suo pensiero canonistico, capace di armonizzare la complessità delle norme con lo spirito di carità proprio del francescanesimo delle origini.
La sua caratura intellettuale fu messa interamente al servizio della Chiesa, in particolare quando fu chiamato a ricoprire l'incarico di Padre Provinciale della Dalmazia. Dal mille duecento quaranta al mille duecento sessanta, egli guidò la sua provincia religiosa con fermezza e saggezza, operando intensamente tra le comunità di Venezia, Trieste e le terre dalmate. In quegli anni di intenso servizio, Monaldo non fu soltanto un amministratore, ma un autentico padre spirituale per i frati a lui affidati, impegnato a radicare il carisma francescano in un contesto sociale e culturale in costante mutamento. La sua vita rimane un esempio di come lo studio e il diritto possano diventare strumenti di evangelizzazione quando sono animati da un cuore sincero e da una obbedienza umile alla volontà di Dio.
La memoria e il culto
Il culto del Beato Monaldo da Capodistria, riconosciuto ab immemorabili, ha attraversato i secoli senza mai affievolirsi. La devozione dei fedeli ha preservato il ricordo del giurista divenuto frate, onorando la sua tomba e la sua memoria in diverse località legate al suo operato. Un momento di particolare significato per la storia delle sue reliquie è avvenuto nel mille novecento cinquantaquattro, anno in cui esse furono traslate solennemente a Trieste, città che ancora oggi ne custodisce il ricordo con una festa locale dedicata il diciannove giugno.
La Chiesa universale e in particolare la famiglia francescana lo ricordano con affetto nel Martirologio Francescano il nove novembre, data che invita a riflettere sulla sua eredità di sapienza e santità. La presenza delle sue reliquie in terra triestina continua a essere un richiamo alla preghiera e alla meditazione per molti fedeli, che vedono nel Beato Monaldo un intercessore pronto a illuminare la mente di chi cerca la verità e a sostenere la fede di chi si affida alla protezione dei santi. La sua figura, pur lontana nel tempo, rimane un punto di riferimento per quanti desiderano vivere la propria vocazione con coerenza, unendo la competenza professionale alla testimonianza limpida del Vangelo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Monaldo?
Si festeggia il diciannove giugno a Trieste e il nove novembre nel Martirologio Francescano.
Qual è l'opera principale del Beato Monaldo?
La sua opera principale è la Summa Juris Canonici, nota come Summa Monaldina, Aurea o Dorata, fondamentale per la storia del Diritto.