Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

20 maggio

San Bernardino da Siena

Sacerdote

San Bernardino da Siena

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la formazione

San Bernardino nacque l'8 settembre 1380 a Massa Marittima, in provincia di Grosseto. Era figlio di Albertollo degli Albizzeschi e di Raniera degli Avveduti. Il padre era un nobile senese e svolgeva la funzione di governatore della città fortificata sulle colline della Maremma. A sei anni rimase orfano di entrambi i genitori e fu allevato da parenti dopo la loro morte. Visse dapprima con una zia materna che lo tenne con sé fino all'età di undici anni. In seguito visse a Siena a casa di uno zio paterno. Fino all'età adulta fu educato soprattutto dalle donne della famiglia. La cugina Tobia, terziaria francescana, e la zia Bartolomea, terziaria domenicana, parteciparono alla sua educazione. Ricevette un'ottima educazione cristiana senza bigottismo. Crebbe sano, con un carattere schietto e deciso, amante della libertà e conscio delle proprie responsabilità. Studiò grammatica, retorica e la lettura di Dante. Dal 1396 al 1399 studiò Giurisprudenza all'Università di Siena. Conseguì il dottorato in filosofia e diritto presso l'Università di Siena. Non era inizialmente propenso alla vita religiosa e preferiva la poesia profana alle letture bibliche. Verso i diciotto anni entrò nella Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Scala, pur continuando a vivere come i coetanei. La confraternita era una compagnia di giovani flagellanti che teneva riunioni a mezzanotte nei sotterranei dell'ospedale di fronte al Duomo di Siena.

La peste e la scelta religiosa

Nel 1400, all'età di venti anni, Siena fu colpita dalla peste. Molti medici e infermieri dell'Ospedale di Santa Maria della Scala morirono contagiati dalla peste. Il priore dell'ospedale chiese pubblicamente aiuto per l'emergenza. Bernardino si offrì volontario insieme ai compagni della Confraternita per assistere gli appestati. La sua opera di assistenza agli appestati durò quattro mesi, fino all'inizio dell'inverno e alla fine della pestilenza. Trascorsero altri quattro mesi in bilico tra la vita e la morte perché si contagiò a sua volta. Dopo essere guarito, assistette per un anno la zia Bartolomea, la quale era diventata cieca e sorda. In quel periodo cominciò a pensare seriamente di scegliere un Ordine religioso per la sua vita. Fu colpito dall'ispirata parola del domenicano san Vincenzo Ferrer, incontrato ad Alessandria. Scelse di entrare nell'Ordine Francescano. Si liberò di tutti i suoi possessi terreni. L'8 settembre 1402 entrò come novizio nel Convento di San Francesco a Siena. Fu mandato a completare il noviziato sulle pendici meridionali del Monte Amiata. Il convento del noviziato si trovava sopra Seggiano, un villaggio di poche capanne intorno a una chiesetta chiamato il Colombaio. Il convento del Colombaio apparteneva alla Regola dell'Osservanza. La Regola dell'Osservanza era sorta nel francescanesimo trentatré anni prima e osservava assoluta povertà e austerità. Gli Osservanti si opponevano al rilassamento dei Conventuali con moderazione, discrezione e senza eccessi, distinguendosi dagli Spirituali più combattivi. Frate Bernardino visse al Colombaio per tre anni. Fece la professione religiosa nel 1403. Diventò sacerdote nel 1404. Celebrò la prima Messa e tenne la prima predica nella vicina Seggiano. Prese a girare scalzo per la questua nei dintorni insieme agli altri frati del piccolo convento.

Il ritiro alla Capriola e lo studio

Nel 1405 fu nominato predicatore dal Vicario dell'Ordine e tornò a Siena. Da Siena si trasferì con alcuni compagni nel piccolo romitorio di Sant'Onofrio sul colle della Capriola, di fronte alla città. Il conventino della Capriola era abitato da tempo da frati dell'Osservanza. Fra Bernardino volle costruire un nuovo convento più grande alla Capriola. Il terreno apparteneva all'Ospedale della Scala ed egli riuscì a ottenerlo in dono. I Frati Minori non potevano accettare donazioni, quindi Bernardino si impegnò a versare una libbra di cera all'anno in cambio. Aveva circa venticinque anni quando si stabilì alla Capriola. Restò alla Capriola per dodici anni. Si dedicò allo studio dei grandi dottori e teologi, specialmente francescani. Raccolse e studiò materiale ascetico, mistico e teologico. Entrò in contatto con il mondo contadino e artigiano delle cittadine dei dintorni. Imparò a predicare facendosi comprendere dalla gente semplice con espressioni, immagini vivaci e aneddoti. Affibbiava soprannomi legati ad attività e stile di vita popolare per far divertire la gente. Definiva la massaia disordinata madama Arrufola. Definiva monna Finestraiola la giovane che lanciava occhiate languide ai giovani dalla finestra. Fu colpito da una malattia alle corde vocali che rese la sua voce molto fioca per qualche anno. Stava per chiedere di essere esonerato dalla predicazione a causa dei problemi alla voce. La voce ritornò inaspettatamente un giorno, diventando limpida, musicale, penetrante e ricca di modulazioni. Bernardino tornava spesso sul colle della Capriola dopo i suoi lunghi viaggi di predicatore. Sul colle della Capriola ritrovava lo spirito di meditazione e scriveva i Sermoni latini. Formò molti discepoli tra cui san Giacomo della Marca, san Giovanni da Capestrano, i beati Matteo da Agrigento, Michele Cercano, Bernardino da Feltre e Bernardino da l'Aquila.

La predicazione e le piazze d'Italia

Nel 1417 padre Bernardino da Siena fu nominato Vicario della provincia di Toscana. Nel 1417 si trasferì a Fiesole dando un forte impulso alla riforma in atto nell'Ordine Francescano. Contemporaneamente iniziò la sua straordinaria predicazione per le città italiane con un grande affluismo di fedeli che riempiva le piazze. Tutta la cittadinanza partecipava alla predicazione con le autorità in testa e fedeli dai paesi vicini. Dal 1417 iniziò a Genova la sua prodigiosa predicazione apostolica, allargandola a tutta l'Italia del Nord e del Centro. A Milano espose per la prima volta alla venerazione dei fedeli la tavoletta con il trigramma. Predicò incessantemente da Venezia a Belluno, a Ferrara, girando sempre a piedi, e per tutta la sua Toscana dove ritornava spesso. Per ascoltare le sue prediche si radunavano folle di fedeli nelle piazze perché le chiese non potevano contenerli. Venivano issati palchi speciali per permettere al frate di parlare alle folle senza mezzi tecnici di amplificazione. Si studiava la direzione del vento con delle banderuole per posizionare i palchi in modo favorevole all'ascolto. Le folle che assistevano alle sue prediche erano attente e silenziose. Nel 1427 tenne nella sua Siena un ciclo di sermoni pervenuti grazie alla trascrizione di un ascoltatore che li annotava velocemente senza perdere una parola. Le trascrizioni dei sermoni svelano il motivo del suo successo: sceglieva argomenti di interesse per i cittadini ed evitava formulazioni astruse o elaborate dei predicatori scolastici. Per lui il dire chiaro e bello andava unito, usando racconti, parabole e aneddoti e canzonando superstizioni, mode e vizi. Comprendeva le debolezze umane ma era intransigente con gli usurai, considerati le creature più abbiette della terra. Le conversioni e le riconciliazioni ai Sacramenti di peccatori incalliti erano così numerose che i sacerdoti risultavano spesso insufficienti per le confessioni e l'Eucaristia. Quando le leggi di un Comune, Signoria o Repubblica erano ingiuste, Bernardino dichiarava sciolti dal giuramento i pubblici ufficiali e invitava a darsi nuove leggi ispirate al vangelo. Le città facevano a gara per ascoltarlo e accettavano le sue direttive.

Il trigramma del nome di Gesù

Per evitare che la sua predicazione fosse dimenticata, la riassunse nella devozione al Nome di Gesù. Inventò un simbolo dai colori vivaci posto in tutti i locali pubblici e privati, sostituendo blasoni e stemmi di famiglie e corporazioni in lotta. Il trigramma del nome di Gesù divenne un emblema celebre e diffuso ovunque. Sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena campeggia enorme e solenne il trigramma, opera dell'orafo Tuccio di San e di suo figlio Pietro. Il trigramma si ritrova in ogni posto dove Bernardino e i suoi discepoli hanno predicato o soggiornato. Il trigramma figurava sugli stendardi che precedevano Bernardino all'arrivo in una nuova città. Il trigramma era dipinto sulle tavolette di legno che il santo francescano poggiava sull'altare durante la Messa prima dell'omelia. Con la tavoletta del trigramma Bernardino benediceva i fedeli al termine. Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso, motivo per cui è considerato patrono dei pubblicitari. Il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro con le lettere IHS, prime tre del nome di Gesù in greco. Sono state date altre spiegazioni del trigramma come l'abbreviazione di In Hoc Signo vinces o Iesus Hominum Salvator. Il sole centrale allude a Cristo che dà la vita e suggerisce l'irradiarsi della Carità. I dodici raggi serpeggianti del sole rappresentano i dodici Apostoli. Gli otto raggi diretti del sole rappresentano le beatitudini. La fascia che circonda il sole rappresenta la felicità dei beati senza termine. Il celeste dello sfondo è simbolo della fede e l'oro dell'amore. Bernardino allungò l'asta sinistra dell'H tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi poggiata sulla linea mediana. Il significato mistico dei dodici raggi serpeggianti era espresso in una litania specifica. Il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di San Paolo che dicono Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi sia degli esseri celesti che dei terrestri e degli inferi. Il trigramma bernardiniano ebbe un gran successo e si diffuse in tutta Europa. Santa Giovanna d'Arco volle ricamare il trigramma sul suo stendardo. Il trigramma fu più tardi adottato anche dai Gesuiti. San Bernardino dichiarò che la sua intenzione era di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù come fu nella primitiva Chiesa. San Bernardino spiegava che la croce evocava la Passione di Cristo. San Bernardino spiegava che il nome di Gesù rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell'Ascensione. La devozione al nome di Gesù era già presente in san Paolo, in alcuni Dottori della Chiesa durante il Medioevo e in san Francesco d'Assisi. La devozione era praticata in tutto il Senese pochi decenni prima dai Gesuati. I Gesuati erano una congregazione religiosa fondata nel 1360 dal senese beato Giovanni Colombini. I Gesuati erano dediti all'assistenza degli infermi e chiamati così per il loro ripetere frequente del nome di Gesù. La novità di san Bernardino fu di offrire come oggetto di devozione le iniziali del nome di Gesù attorniato da efficaci simbolismi, secondo il gusto dell'epoca amante di stemmi, armi e simboli.

I processi e la riforma dell'Ordine

L'uso del trigramma procurò a Bernardino accuse di eresie e idolatria, specialmente da parte degli Agostiniani e dei Domenicani. Bernardino da Siena subì tre processi nel 1426, 1431 e 1438. Durante i processi il francescano poté dimostrare la sua limpida ortodossia. Bernardino fu ogni volta assolto con il favore speciale di papa Eugenio IV. Papa Eugenio IV definì Bernardino il più illustre predicatore e il più irreprensibile maestro fra tutti quelli che al presente evangelizzano i popoli in Italia e fuori. Bernardino fu riformatore dell'Ordine Francescano. Dal 1421 Bernardino fu Vicario dei Frati Osservanti di Toscana e Umbria. Nel 1438 il Ministro Generale dell'Ordine Francescano nominò Bernardino Vicario Generale di tutti i conventi dell'Osservanza in Italia. Nella sua opera di riforma Bernardino portò il numero dei conventi da 20 a 200. Bernardino proibì ai frati analfabeti o poco istruiti di confessare e assolvere i penitenti. Bernardino istituì nel convento di Monteripido presso Perugia corsi di teologia scolastica e di diritto canonico. Bernardino s'impegnò a fare rinascere la Regola di s. Francesco adattandola alle esigenze dei nuovi tempi. Bernardino rifiutò per tre volte di essere vescovo di diocesi che gli furono offerte.

Gli ultimi viaggi e il transito

Nel 1442 Bernardino si sentiva oltremodo stanco e soffriva di renella, infiammazione ai reni, emorroidi e dissenteria. Nel 1442 rassegnò le sue dimissioni dalla carica che aveva accettato per spirito di servizio verso l'Ordine. Nel fisico sembrava più vecchio dei suoi sessantadue anni, aveva perso tutti i denti tranne uno e aveva le gote incavate. Quel fisico emaciato Bernardino lo aveva già a quarantasei anni quando posò per un quadro dal vivo oggi conservato alla Pinacoteca di Siena. Libero da responsabilità, Bernardino riprese a predicare nonostante il cattivo stato di salute. I senesi chiesero a Bernardino di recarsi a Milano per rinsaldare l'alleanza con il duca Filippo Maria Visconti contro i fiorentini. Da Milano Bernardino proseguì per il Veneto predicando a Vicenza, Verona, Padova e Venezia. Bernardino discese poi a Bologna e a Firenze. Nella nativa Massa Marittima Bernardino predicò nel 1444 per quaranta giorni. Ritornato a Siena vi si trattenne per poco tempo perché voleva compiere una missione di predicazione nel Regno di Napoli, dove non si era mai recato. Aveva l'intenzione di predicare anche lungo il percorso verso il Regno di Napoli. Accompagnato da alcuni frati senesi, toccò il Trasimeno, Perugia, Assisi, Foligno, Spoleto e Rieti. In prossimità de L'Aquila il fisico di Bernardino cedette allo sforzo. Il 20 maggio 1444 Bernardino fu portato in lettiga al convento di San Francesco dentro la città de L'Aquila. Bernardino morì il 20 maggio 1444 a sessantaquattro anni. Dietro sua richiesta, Bernardino fu posto sulla nuda terra come san Francesco al momento della morte. La sua morte è avvenuta all'Aquila in Abruzzo. La sua nascita è associata alla data dell'8 settembre a Massa Marittima, Grosseto, e la sua morte è avvenuta il 20 maggio 1444 all'Aquila. Dopo la morte il corpo di Bernardino, esposto alla venerazione degli aquilani, grondò di sangue prodigiosamente. A quel fenomeno prodigioso, i rissosi abitanti in lotta fra loro ritrovarono la via della pace. I frati che l'accompagnavano volevano riportare la salma a Siena. Gli aquilani accorsi in massa impedirono il trasferimento della salma. Gli aquilani concessero solo gli indumenti indossati dal frate. Nelle città dov'era vissuto furono costruiti celebri oratori, chiese e mausolei. Il corpo di Bernardino riposa nel mausoleo a lui dedicato nella omonima chiesa dell'Aquila. Sei anni dopo la morte, il 24 maggio 1450, festa di Pentecoste, papa Niccolò V lo proclamò santo nella Basilica di S. Pietro a Roma. San Bernardino è compatrono di Siena, della nativa Massa Marittima, di Perugia e dell'Aquila. Una città in California porta il suo nome. San Bernardino è invocato contro le emorragie, la raucedine e le malattie polmonari.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Bernardino da Siena?

La festa di San Bernardino si celebra il 20 maggio, giorno in cui si ricorda la sua nascita al cielo.

Di cosa è patrono San Bernardino da Siena?

San Bernardino è patrono dei pubblicitari ed è compatrono di Siena, della sua nativa Massa Marittima, di Perugia e dell'Aquila.

San Bernardino da Siena, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che per i paesi e le città d’Italia evangelizzò le folle con la parola e con l’esempio e diffuse la devozione al santissimo nome di Gesù, esercitando instancabilmente il ministero della predicazione con grande frutto per le anime fino alla morte avvenuta all’Aquila in Abruzzo. — Martirologio Romano