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30 ottobre

San Germano di Capua

Vescovo

San Germano di Capua

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e rinuncia

Esiste una vasta bibliografia che parla di san Germano e soprattutto della sua opera di vescovo. Una Vita di san Germano anteriore all'ottocentosettantatre ottantaquattro, scritta più di tre secoli dopo la sua esistenza, fornisce poche notizie generali sul santo. Germano nacque a Capua nel V secolo. Era figlio di Amanzio e Giuliana, illustri cittadini della storica città di Capua. Alla morte del padre, Germano ereditò l'ingente patrimonio. Con il consenso della madre, vendette tutto il patrimonio ereditato e ne diede il ricavato ai poveri. Poté così dedicarsi liberamente alla vita spirituale a cui si sentiva chiamato, tramite sante letture, preghiere e mortificazioni. Nel cinquecentodiciannove circa, essendo morto il vescovo di Capua Alessandro, Germano fu designato a succedergli secondo le modalità dell'epoca, ovvero eletto dal clero e dal popolo. Dopo aver resistito per umiltà, alla fine accettò la carica vescovile.

La missione d'oriente e lo scisma

Il Liber Pontificalis aggiunge altre notizie sicure su di lui. Il papa san Ormisda, regnante tra il cinquecentoquattordici e il cinquecentoventitré, pensò di riuscire a portare a termine lo scisma acaciano in Oriente dopo che erano falliti i tentativi dei suoi predecessori e l'infelice risultato di due sue legazioni. L'occasione si presentò quando Giustino I divenne imperatore nel cinquecentodiciotto. Lo scisma ebbe origine dal nome del patriarca di Costantinopoli Acacio, morto nel quattrocentottantanove. Acacio, per porre termine alle controversie tra cattolici e monofisiti, si accordò con quest'ultimi e suggerì all'imperatore Zenone di Bisanzio di promulgare nel quattrocentottantadue l'Enòtico, formula di unione dei due pensieri religiosi. La formula dell'Enòtico, diretta a tutto l'impero, non risolse alcuni punti teologici delicati e alla fine non soddisfecenza nessuno. Il papa Felice III depose e scomunicò Acacio nel quattrocentottantaquattro, dando inizio allo scisma cosiddetto acaciano, durato trentacinque anni. Lo scisma del quattrocentottantaquattro aveva separato da Roma la Chiesa d'Oriente e provocato il concetto di indipendenza dal Sommo Pontefice, il quale rivendicava il diritto pontificio a definire in materia di fede e di disciplina. L'imperatore Giustino I, fin dai primi giorni della sua elezione, insieme ad altri personaggi influenti della corte bizantina come il nipote Giustiniano e il patriarca Giovanni, chiesero al papa di inviare una legazione per ristabilire la pace fra le due Chiese. Nel gennaio del cinquecentodiciannove papa Ormisda, d'accordo con Teodorico che regnava in Italia con sede in Ravenna, inviò la sua terza legazione. La legazione era guidata dal vescovo di Capua Germano. La legazione era composta inoltre da un altro vescovo di nome Giovanni, dal diacono romano Felice, dal celebre Dioscoro, diacono alessandrino residente a Roma, dal prete romano Blando e dal notaio ecclesiastico Pietro. La guida di questa importante missione rivela la stima riposta nella dottrina, saggezza e virtù di Germano. I legati furono accolti trionfalmente a Costantinopoli e ricevuti in solenne udienza dall'imperatore. Dopo la lettura del celebre libellus di papa san Ormisda e un breve contraddittorio condotto sapientemente dai delegati, i vescovi presenti convennero con le tesi pontificie. Il giovedì santo del cinquecentodiciannove anche il patriarca Giovanni accettò la formula del papa. La pace nella Chiesa fu raggiunta e lo scisma rientrato fra l'esultanza generale, recandosi tutti in chiesa per il canto del ringraziamento a Dio. I legati pontifici rimasero a Bisanzio più di un anno per consolidare il risultato della conciliazione anche nelle altre Chiese Orientali e per superare ulteriori contrasti dovuti ad irrequieti monaci sciti. Verso il dieci luglio del cinquecentoventi i legati ripresero la via del ritorno.

I prodigi e le amicizie spirituali

San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi racconta due episodi che riguardano san Germano. Nel primo episodio, l'anima del diacono romano Pascasio sarebbe apparasa a Germano nelle Terme di Agnano a Napoli e, per le preghiere di Germano, sarebbe stata liberata dalle pene del Purgatorio. Nel secondo episodio, san Benedetto mentre era in contemplazione a Montecassino ebbe la visione dell'anima di san Germano che saliva al cielo trasportata dagli angeli e in un globo di fuoco. Il santo patriarca Benedetto, allietato da tanta gloria del vicino vescovo di Capua, mandò persone fidate a chiedere di lui. Ricevette la notizia che nel momento stesso della visione Germano stava morendo. La morte di Germano avvenne il trenta ottobre del cinquecentonarantuno. Germano fu sicuramente amico di san Benedetto. Germano fu amico di san Sabino, vescovo di Canosa. Germano fu amico del papa san Giovanni I. Papa san Gregorio Magno scrisse di san Germano. San Germano nacque a Capua nel V secolo. San Germano morì il trenta ottobre cinquecentonarantuno. San Germano fu vescovo di Capua.

Le reliquie e il culto

Inizialmente Germano fu sepolto in Capua Vetere, nella chiesa di San Stefano. In quella chiesa Germano stesso aveva fatto collocare le reliquie del santo protomartire. Nella chiesa edificata dall'imperatore Costantino, san Germano fu a lungo venerato. Successivamente, una volta costruita la nuova città, il suo corpo vi fu trasferito. Nell'ottocentosessantasei l'imperatore Ludovico II venne in Italia e dimorò per circa un anno a Capua. Alla sua partenza, Ludovico II portò con sé il corpo di san Germano. Passando per la città fondata dall'abate Bertario ai piedi di Montecassino, chiamata Eulogimenopoli, l'imperatore vi lasciò parte delle reliquie di san Germano. Per la presenza di queste reliquie e per la venerazione che si era instaurata, la città fu in seguito chiamata San Germano. Il nome Germano è rimasto fino al mille ottocentosessantatré. Nel mille ottocentosessantatré il nome fu mutato in quello più antico di Cassino. Ludovico II, durante il suo viaggio di ritorno in Germania, lasciò alcune reliquie del santo vescovo a Piacenza. Le reliquie lasciate da Ludovico II sono venerate da secoli nella cripta della chiesa di San Sisto a Piacenza. Nel mille ottocentoquarantasei l'abate di Montecassino Frisari ottenne per la città di Cassino alcune reliquie di san Germano da Piacenza. L'unica reliquia superstite nel tempo a Cassino, ovvero il dito del santo, andò persa durante i saccheggi dei francesi alla fine del XVIII secolo. Il santo in questione è san Germano, vescovo di Capua. Esistono circa una trentina di santi o martiri con il nome di Germano, oltre a personaggi moderni. Il culto di san Germano è presente in alcune zone fuori d'Italia. Il culto del santo è attestato soprattutto nelle zone di Capua e Cassino. San Germano è il santo titolare di qualche parrocchia. La festa di san Germano è celebrata con particolare onore nell'Abbazia di Montecassino. La festa del santo è celebrata soprattutto a Cassino, dove è speciale patrono. Molte opere d'arte che raffiguravano san Germano nella chiesa di Cassino sono state distrutte durante il bombardamento del millenovecentoquarantaquattro. Le reliquie custodite nella chiesa di Cassino andarono distrutte durante il bombardamento del millenovecentoquarantaquattro. Il bombardamento del millenovecentoquarantaquattro sulla chiesa di Cassino fu un evento disastroso. Il Martirologio ricorda san Germano a Capua, in Campania.

Domande frequenti

Quando si festeggia san Germano di Capua?

La festa di san Germano è celebrata il trenta ottobre, con particolare onore nell'Abbazia di Montecassino e a Cassino.

Di cosa è patrono san Germano di Capua?

San Germano è celebrato soprattutto a Cassino, dove è speciale patrono.

A Capua sempre in Campania, san Germano, vescovo, di cui scrisse il papa san Gregorio Magno. — Martirologio Romano