2 gennaio
San Giovanni il Buono
Vescovo di Milano
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il rientro a Milano e il ministero episcopale
San Giovanni il Buono fu il primo vescovo a sedere di nuovo nella ripristinata sede episcopale della città lombarda, dopo il lungo e faticoso periodo trascorso in terra ligure. L'umiltà e la generosità di Giovanni divennero ben presto proverbiali tra i fedeli affidati alle sue cure pastorali, al punto che la comunità iniziò a soprannominarlo affettuosamente e semplicemente Giovanni il Buono. Il poema biografico riporta che il vescovo era solito confortare e consolare i miseri, sfamare gli affamati, vestire i nudi, dissetare gli assetati, visitare gli ammalati e i prigionieri e offrire generosa ospitalità a tutti i viandanti. Lo stesso testo poetico afferma che Giovanni rifulse nelle sue azioni, essendo pieno di grazia, fede e buoni costumi, dimostrandosi sempre gradito a Dio e agli uomini. Secondo le medesime fonti tradizionali, il vescovo si mostrò così umile di fronte a tutti che spesso era difficile distinguere se fosse realmente il pastore della diocesi. L'unico evento storicamente accertato della vita di Giovanni è un importante viaggio compiuto a Roma verso la fine del 649, per partecipare a un sinodo convocato da papa Martino I nella basilica lateranense. San Giovanni il Buono morì infine a Milano, dopo aver guidato la diocesi con saggezza e carità per almeno dieci anni.
Il culto e la custodia delle reliquie
I resti mortali di san Giovanni il Buono furono originariamente sepolti nella chiesa di San Michele in Duomo, un edificio oggi scomparso situato accanto alla Domus sancti Ambrosii, antico nome del vescovado milanese. Quattro secoli dopo la morte, il vescovo Ariberto riattivò con devozione il culto di Giovanni in tutta la diocesi, dopo il felice ritrovamento del suo corpo, che si temeva fosse andato perduto per sempre. Nel corso del tempo, la memoria del santo si radicò profondamente anche nella sua terra d'origine. Già nel 1288, nella borgata di Recco, fu effettuato un lascito testamentario per costruire un altare nella chiesa parrocchiale, destinato a custodirvi un braccio e una costola del santo. Si presuppone che tali insigni reliquie fossero un dono dello stesso vescovo Ariberto, desideroso di sancire l'amicizia e il gemellaggio nella fede tra la Chiesa ligure e quella ambrosiana. Secoli più tardi, il ventiquattro maggio 1582, san Carlo Borromeo fece solennemente trasferire le reliquie di Giovanni all'interno del duomo di Milano. All'interno della cattedrale fu eretto in onore di Giovanni uno degli altari più ricchi e sfarzosi dell'intero edificio monumentale. Successivamente, nel 1951, il beato cardinale Ildefonso Schuster ordinò una nuova ricognizione dei resti del santo. Da quella ricognizione del 1951 emerse un dettaglio sorprendente e cioè che l'impalcatura ossea del santo misurava ben centonovanta centimetri di altezza. Lo stesso cardinale Schuster fece infine ricomporre i resti di Giovanni all'interno di una nuova urna metallica, dove tuttora riposano alla venerazione dei fedeli. Il Martirologio celebra la memoria di san Giovanni Bono a Milano, ricordandolo fedelmente come il vescovo che riportò la sede episcopale in città da Genova e che visse pienamente gradito a Dio e agli uomini per la sua fede e i suoi eccellenti costumi.
La vita e il ministero
San Giovanni il Buono ha intrapreso il suo percorso di fede attraverso gli studi ecclesiastici compiuti nella città di Milano, luogo che sarebbe poi diventato il fulcro del suo apostolato. La sua elezione a vescovo, avvenuta nell'anno 641, ha segnato l'inizio di un ministero caratterizzato da una profonda sollecitudine verso il popolo di Dio. In un’epoca in cui la Chiesa necessitava di pastori saldi e lungimiranti, Giovanni ha risposto con la dedizione di chi riconosce nel servizio episcopale una chiamata alla santità quotidiana.
Il suo impegno non si è limitato ai confini della diocesi, ma si è esteso al respiro universale della Chiesa. È storica la sua presenza al sinodo lateranense del 649, evento che lo ha visto protagonista nel dibattito teologico e disciplinare del tempo, a conferma della sua statura morale e della sua profonda comunione con la sede romana. La sua esistenza si è conclusa a Milano nell'anno 659, lasciando in eredità una testimonianza di bontà che ha attraversato i secoli. La cura profusa nel suo ministero ha fatto sì che la sua figura rimanesse impressa nella memoria della Chiesa ambrosiana, come un pastore capace di unire la fermezza del governo alla dolcezza della carità evangelica.
Il ricordo liturgico
La venerazione verso San Giovanni il Buono si esprime nel tempo attraverso il ricordo liturgico che la Chiesa di Milano celebra con devozione. Il legame tra il santo e la sua cattedra è stato solennemente rinnovato nel 1582, anno in cui avvenne la traslazione delle sue reliquie all'interno del Duomo di Milano. Questo atto ha reso tangibile la presenza del pastore tra il suo popolo, permettendo ai fedeli di sostare in preghiera dinanzi alle spoglie di colui che ha guidato con sapienza la comunità cristiana nel VII secolo.
Ogni 2 gennaio, il rito ambrosiano invita i fedeli a fare memoria del suo transito, onorando un uomo che ha saputo tradurre il Vangelo in vita vissuta. La continuità di questo culto, che giunge fino ai nostri giorni, è segno di un legame spirituale che il tempo non ha scalfito, confermando come la santità di un vescovo sia un dono perenne per la Chiesa intera.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Giovanni il Buono?
La sua memoria liturgica si celebra il 2 gennaio secondo il Martirologio Romano.
Quali sono le origini e i luoghi legati a san Giovanni il Buono?
Il santo nacque a Camogli o a Recco, in Liguria, visse nel settimo secolo e morì a Milano attorno al 659 dopo aver guidato la diocesi.
A Milano, memoria di san Giovanni Bono, vescovo, che riportò nella sua città la sede episcopale, precedentemente trasferita a Genova a causa dei Longobardi; per la sua fede e i suoi buoni costumi gradito a Dio e agli uomini. — Martirologio Romano