10 dicembre
San Gregorio III
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e l'elezione al soglio pontificio
Gregorio era originario della Siria ed era figlio di Giovanni. Nella sua giovinezza venne a Roma, dove servì la Chiesa cattolica con dedizione fino a diventare prete e successivamente cardinale del titolo di San Crisogono. Dopo la morte di Gregorio II, Gregorio fu eletto papa all'unanimità. La sua consacrazione e l'intronizzazione avvennero il diciotto marzo del 731. La successione di due papi con lo stesso nome creò non poca incertezza nell'indicazione dei pontefici, poiché all'epoca non vi era l'uso di distinguere i papi omonimi con un numero ordinale. Alcuni chiamarono Gregorio III con il nome di Gregorius iunior perché più giovane rispetto a Gregorio II. Tenendo conto anche di Gregorio I, i cui scritti erano famosi, alcuni riservarono la denominazione di Gregorius iunior a Gregorio II, mentre il successore Gregorio III fu chiamato da alcuni Gregorius secundus iunior. Altri iniziarono a introdurre l'uso del numero ordinale, chiamando Gregorio III Gregorius tertius per evitare confusione. L'uso del numero ordinale si applicò talvolta ai papi successivi, ma divenne pratica generale solo nei secoli decimo e undecimo.
La difesa delle sacre immagini contro l'iconoclastia
L'attività di Gregorio III si concentrò sui grandi problemi già affrontati dal suo predecessore, tra cui la lotta all'iconoclastia, la conversione della Germania e la difesa del patrimonio di San Pietro. Subito dopo l'elezione, Gregorio III inviò il prete Giorgio come legato a Costantinopoli. Il legato portava lettere per l'imperatore Leone III l'Isaurico per sollecitarlo a revocare l'editto contro le sacre immagini. L'imperatore respinse l'intervento del papa e fece arrestare il legato Giorgio appena giunto in Sicilia, mandandolo in esilio. Per rispondere a tale affronto, Gregorio convocò un sinodo nel novembre del 731. Il sinodo confermò solennemente il culto delle sacre immagini e decretò la scomunica per chiunque levasse, distruggesse o maltrattasse le immagini di Cristo, della Madre di Dio, degli Apostoli e dei santi. Per sottolineare la decisione del sinodo, Gregorio III fece restaurare la basilica di San Pietro. L'esarca Eutichio regalò sei nuove colonne d'onice per ornare la Confessione del santo in San Pietro, mentre il papa fece aggiungere un baldacchino di argento massiccio nella basilica e dispose l'inserimento delle statue del Salvatore, degli Apostoli, della Madre di Dio e delle vergini. Fece costruire appositamente una cappella in San Pietro, dedicata nel 732, per riunire le reliquie degli apostoli, martiri e confessori onorati in tutto il mondo.
L'imperatore, sdegnato da queste disposizioni, spedì una flotta contro Roma, ma una tempesta disperse la flotta imperiale nell'Adriatico. Leone l'Isaurico ordinò allora la confisca dei patrimoni della Chiesa romana in Calabria e in Sicilia, sottomettendo inoltre Calabria, Sicilia e l'Illirico con il vicariato di Tessalonica al patriarca di Costantinopoli. I reclami e le rimostranze del papa non ebbero successo. Questo atto di prepotenza imperiale spinse i romani a distaccarsi definitivamente dall'Oriente e a cercare la protezione delle potenze occidentali. La città di Roma godette comunque di sei anni di relativa calma dopo il naufragio della flotta imperiale.
Le relazioni politiche e la difesa di Roma
In un contesto politico complesso, i duchi di Spoleto e di Benevento si ribellarono al loro signore Liutprando, re dei Longobardi. I duchi ribelli trovarono rifugio e protezione presso il papa, e Liutprando si vendicò con rappresaglie, occupando territori sempre più vicini a Roma. Il popolo di Roma sollecitò Gregorio III in questo momento critico. Gregorio III si rivolse allora a Carlo Martello, il più potente uomo dell'Occidente, che era protettore delle missioni cattoliche in Germania e liberatore dei Franchi dagli Arabi, avendo ottenuto una storica vittoria presso Poitiers nel 732. Gregorio imploró il soccorso di Carlo Martello per la difesa della Chiesa degli apostoli Pietro e Paolo. Carlo Martello non poté lasciare la guerra contro gli Arabi alla prima richiesta di aiuto, tuttavia la tradizione riferisce che Carlo Martello abbia indotto i Longobardi a ritirarsi da Roma tramite una mossa diplomatica. Gregorio III agì in questa occasione come defensor civitatis. La funzione legale di defensor civitatis era stata abbandonata dall'imperatore bizantino e affidata dai romani al papa. Le monete romane recanti il nome di Gregorio III indicano la fiducia riposta dai cittadini romani nel pontefice, il quale agiva di fatto come il principe del ducato romano. Secondo lo studioso Bertolini, la sua azione dimostrò i benefici della potenza spirituale e materiale della Chiesa cattolica romana a fronte di un ordinamento statale imperiale inerte, incapace, fiscale e ostile nelle dottrine.
L'evangelizzazione della Germania
L'evangelizzazione della Germania ricevette una forma più organizzata al tempo di Gregorio III. Nel 732 Gregorio inviò il pallio a Bonifacio, il quale divenne arcivescovo regionale particolarmente unito alla Santa Sede grazie a questo segno di comunione. Il nuovo arcivescovo aveva il compito di creare nuove diocesi e di scegliere e consacrare nuovi pastori. Furono riorganizzate innanzitutto le diocesi bavaresi di Passau, Ratisbona, Salisburgo, Frisinga e Eichstatt. Successivamente Bonifacio eresse la diocesi di Buraburg in Assia nel 741, la diocesi di Erfurt in Turingia nel 741 e la diocesi di Würzburg in Franconia nello stesso anno. Il papa scrisse lettere ai popoli di Assia e Turingia esortandoli ad abbandonare le pratiche pagane. Scrisse inoltre ai vescovi di Baviera raccomandando il suo legato e prescrivendo l'obbligo di tenere un sinodo due volte all'anno. Secondo il Martirologio, si adoperò instancabilmente per la predicazione del Vangelo ai Germani, consolidando la presenza della fede cristiana in quelle terre d'Europa.
Le virtù personali, le opere a Roma e la morte
Gregorio III era stimato da tutti per le sue virtù e per la grande scienza. Conosceva bene il greco e il latino, recitava tutti i salmi a memoria e parlava con grande eloquenza unita all'arte di persuadere. Il Liber Pontificalis attesta che amava la povertà, riscatta gli schiavi, nutriva le vedove e gli orfani, ed era molto favorevole alla vita religiosa. Accoglieva con grande ospitalità molti artisti orientali in fuga dalle persecuzioni iconoclaste. Ricostruì e restaurò molti monasteri e molte chiese a Roma. Tra le chiese restaurate figura la basilica di San Crisogono in Trastevere e la chiesa diaconale di Santa Maria in Aquiro in Campo Marzio. Rivestì inoltre di fogli di piombo il tetto del Pantheon. Affidò il servizio religioso nelle chiese e cappelle da lui fondate o restaurate ai monaci dei monasteri adiacenti, prescrivendo loro la recitazione del Breviario ad ore fisse di giorno e di notte. Si occupò anche del servizio religioso nelle chiese esistenti nei cimiteri romani. Sotto il suo pontificato furono quasi completati i restauri delle mura di Roma e delle mura di Centumcellue, eseguiti per timore dei Saraceni arrivati in Sardegna e per paura di probabili sbarchi bizantini. Si oppose agli iconoclasti ornando le chiese dell'Urbe di sacre immagini.
Il suo pontificato durò quasi undici anni ed fu pieno di attività e ricco di avvenimenti. Morì il ventisette novembre del 741 secondo alcune fonti, oppure il ventotto novembre del 741 secondo altre fonti. Fu sepolto nella Basilica Vaticana, nell'oratorio da lui stesso eretto per la custodia e il culto delle reliquie. All'oratorio furono aggiunte lapidi marmoree con il decreto sinodale sulla disciplina del servizio religioso e una quarta lapide con le preghiere della Messa in suffragio. Il nome di Gregorio III comparve per la prima volta nel Martirologio di Adone nel nono secolo ed era iscritto nel Martirologio Romano al ventotto novembre. Oggi il suo nome nel Martirologio Romano figura al dieci dicembre. La sua festa si celebrava a Roma il ventisette o ventotto novembre, mentre la festa è scomparsa nella recente revisione del Proprium romano del 1963.
Il ministero petrino
L elevazione di San Gregorio Terzo al soglio di Pietro avvenne il diciotto marzo dell anno settecentotrentuno, in un periodo segnato da profonde tensioni dottrinali e politiche. Il suo pontificato fu segnato da un atto di coraggio spirituale nel mese di novembre dello stesso anno, quando presiedette un sinodo romano volto a condannare formalmente l iconoclastia, che infuriava a Costantinopoli. Questa ferma opposizione non fu soltanto una questione di disciplina interna, ma una difesa solenne della prassi liturgica e della venerazione delle immagini sacre, pilastri fondamentali della pietà cristiana.
La sollecitudine del pontefice si rivolse anche verso le terre lontane del nord. Comprendendo che il futuro della Chiesa risiedeva nell annuncio del Vangelo alle genti della Germania, egli volle confermare la missione di Bonifacio, inviandogli il pallio come segno di comunione e di autorità apostolica. Tale gesto permise di strutturare l organizzazione ecclesiastica in quelle terre, gettando semi preziosi per la diffusione del cristianesimo. Sul fronte interno, San Gregorio Terzo dovette affrontare le complesse dinamiche con i Longobardi. In un tempo di grande incertezza, egli non esitò a ricercare l aiuto di Carlo Martello, cercando di preservare l autonomia e la sicurezza della città di Roma attraverso la diplomazia. Il suo impegno si tradusse in opere concrete per la difesa delle genti, provvedendo al restauro delle mura di Roma e della città di Centumcellae, garantendo così una protezione tangibile alla cittadinanza in un epoca di frequenti pericoli. Il suo cammino terreno si concluse a Roma nell anno settecentoquarantuno, lasciando in eredità una Chiesa più consapevole della propria missione universale e delle proprie necessità di difesa.
La memoria liturgica
La figura di San Gregorio Terzo è stata oggetto di una diversa considerazione nel corso dei secoli all interno del calendario liturgico. La memoria del suo passaggio alla vita eterna è stata fissata nel tempo attraverso date differenti, passando dal ventotto novembre al dieci dicembre, giorno in cui la tradizione ha scelto di onorare il suo ricordo. Tale flessibilità riflette la complessità della storia della Chiesa e il riordino delle celebrazioni dei santi.
Sebbene il suo nome sia stato rimosso dal Proprium romano nel mille novecentosessantatré, la testimonianza di questo pontefice siriano rimane un punto di riferimento per chi desidera approfondire la storia del papato nell ottavo secolo. La sua dedizione nel preservare l unità della Chiesa, il suo sostegno all evangelizzazione in Germania e la cura profusa per le mura di Roma e di Centumcellae rimangono segni indelebili di un uomo che ha saputo coniugare la fermezza della dottrina con la sollecitudine pastorale per le necessità dei fedeli. Ricordare San Gregorio Terzo significa oggi riscoprire il valore della fedeltà alla tradizione apostolica, in un mondo che, proprio come allora, richiede pastori pronti a difendere la fede e a prendersi cura del bene comune con spirito di dedizione e vigilanza instancabile.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Gregorio III?
San Gregorio III si festeggia il 10 dicembre, data in cui figura attualmente nel Martirologio Romano, mentre in passato la sua festa si celebrava il 28 novembre.
Quali furono le principali sfide affrontate da San Gregorio III?
Il suo pontificato si concentrò sulla lotta all'iconoclastia promossa dall'imperatore bizantino, sull'organizzazione dell'evangelizzazione della Germania attraverso San Bonifacio e sulla difesa del patrimonio di Roma.
A Roma presso san Pietro, san Gregorio III, papa, che si adoperò per la predicazione del Vangelo ai Germani e contro gli iconoclasti ornò le chiese dell’Urbe di sacre immagini. — Martirologio Romano