6 ottobre
San Magno
Vescovo di Oderzo ed Eraclea
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione eremitica
La vicenda di san Magno si colloca agli inizi della storia della laguna, in un periodo segnato da profondi sconvolgimenti geopolitici nella penisola italiana. Nel cinquecentosettantotto i Longobardi guidati da re Alboino invasero la pianura padana, facendo di Pavia la loro capitale e lasciando ai Bizantini il controllo delle sole enclavi costiere e delle insegne imperiali dell'Occidente, ereditate a partire dalla deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augusto nel quattrocentosettant六 sotto Zenone primo. Di fronte all'arroganza e alle razzie dei barbari longobardi, contro cui i Bizantini poterono fare ben poco, molti contadini e pescatori padani avevano cercato rifugio nella laguna brumosa, abitando miseri villaggi di legno che sarebbero stati gradualmente sostituiti dalla pietra, dando così forma a Venezia. In questo contesto nacque ad Altino, nell'ultimo quarto del sesto secolo, san Magno da una nobile famiglia. Il giovane acquisì un'ottima educazione umanistica ma, avvertendo il richiamo dello spirito, scelse dapprima la vita eremitica in un'isola della vicina laguna. Durante questo periodo di silenzio e raccoglimento, san Magno si preparò a ricevere l'ordinazione sacerdotale, compiendo quel cammino interiore che avrebbe definito la sua futura missione di guida e di pastore.
Il ministero episcopale a Oderzo
Dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale, san Magno esercitò il suo ministero nella città di Opitergium, l'odierna Oderzo, impegnandosi con dedizione ad estirpare il paganesimo e l'eresia ariana. Il suo zelo pastorale combatté le ultime propaggini del paganesimo e le infiltrazioni ariane che giungevano dalla diocesi di Ceneda, occupata dai Longobardi. Intorno al seicentotrenta, il santo succedette a san Tiziano nella sede episcopale di Oderzo. La città e parte della sua diocesi erano soggette ai Bizantini, costituendo l'ultimo contrafforte sulla terraferma circondato dal regno longobardo. Tuttavia, nel seicentotrentotto e seicentotrentanove, il re longobardo Rotari assalì e occupò Oderzo, approfittando dell'impegno delle forze bizantine distratte in Oriente. Secondo la tradizione, san Magno decise allora di allontanarsi dalla città con gran parte del suo gregge a causa dell'invasione longobarda, organizzando il trasferimento della popolazione. Col consenso di papa Severino, in carica tra il ventotto maggio e il due agosto del seicentotrentaquattro, e del patriarca di Grado Primigenio, la maggior parte degli abitanti si rifugiò nelle isole vicine della laguna veneta sotto la guida dei capi politici e del vescovo. La nuova località prese il nome di Civitas nova que dicitur Eracliana, pur conservando anche il nome di Oderzo, e in questa grande impresa di migrazione san Magno apparve ai cittadini come un novello Mosè che guida il suo popolo alla terra promessa.
La fondazione di Eraclea e delle chiese lagunari
Insediatosi nella nuova terra, san Magno si adoperò immediatamente per organizzare la vita civile e religiosa della comunità. Ad Eraclea fece costruire la cattedrale dedicata all'apostolo Pietro, offrendo un punto di riferimento spirituale stabile ai profughi opitergini. La tradizione riferisce che, per divina ispirazione, il vescovo fondò altre chiese e in particolare altre otto chiese nei luoghi dove più tardi sarebbe sorta Venezia. Tra queste fondazioni merita menzione l'episodio in cui, secondo il racconto tradizionale, san Raffaele apparve in visione a san Magno chiedendo un santuario nella laguna; il vescovo obbedì prontamente e innalzò una chiesa in onore di san Raffaele nella zona di Dorsoduro. La tradizione narra inoltre che, illuminato da una luce soprannaturale, san Magno avrebbe visto gli eventi futuri della storia di Venezia. Nel seicentosessantacinque, o nel biennio compreso tra il seicentosessantacinque e il seicentosessantasette, Oderzo subì un nuovo e grave attacco da parte dei Longobardi ariani, che la rasero completamente al suolo dalle fondamenta. A seguito di questa distruzione definitiva, si registrò un ulteriore afflusso di opitergini ad Eraclea e nelle isole vicine. San Magno morì ultranovantenne a Oderzo verso il seicentoettanta circa, pochi anni dopo la distruzione della città, e i suoi resti furono originariamente inumati nella sua cattedrale a Oderzo.
Le traslazioni delle reliquie e il culto liturgico
Il culto e la memoria di san Magno hanno attraversato i secoli attraverso complessi spostamenti delle sue spoglie mortali e solenni decreti della Repubblica di Venezia. Eraclea, la città da lui fondata, fu in seguito abbandonata dai suoi abitanti a causa dell'interramento della laguna circostante. Nel mille e sei, e precisamente il sei ottobre di quell'anno, il doge Pietro Ziani, che governò dal mille e duecentocinque al mille e duecentoventinove, fece trasportare i resti di san Magno a Venezia nella chiesa di San Geremia. Il Martyrologium Romanum definisce la sua Legenda come un tessuto di luoghi comuni, e le prime testimonianze storiche sul suo conto risalgono a secoli posteriori, ma la tradizione veneta fu comunque accettata dal bollandista J. Ghesquière. Il senato veneto decretò il ventuno dicembre del millenovecentocinquantanove che tale giorno fosse festivo per tutta la città, stabilendo che in occasione della festa del ventuno dicembre i dogi si recassero in pellegrinaggio con la loro corte nella chiesa di San Geremia. Un successivo decreto del senato veneto, emesso il ventotto settembre del millenovecentosessantatré, permise che un braccio del santo fosse portato nella basilica di San Marco; questo prezioso reliquie veniva esposto ogni anno il sei ottobre alla venerazione del doge e dei fedeli entro un ricco reliquiario d'argento. Attualmente i resti di san Magno riposano ad Eraclea nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata, dove erano tornati il ventidue aprile del millenovecentocinquantasei. San Magno continua ad essere venerato nella diocesi di Venezia come patrono secondario, e il suo emblema tradizionale è il bastone pastorale episcopale. Nel Martirologio in Veneto vi è la commemorazione di san Magno vescovo, ricordato anche come il protettore dei muratori e dell'arte dei muratori. La raffigurazione più celebre e suggestiva del santo si trova nell'opera Incredulità di San Tommaso custodita all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove Cima da Conegliano rappresentò san Magno in piedi, con folta barba bianca, ravvolto in un ricco piviale e con il pastorale stretto nella mano sinistra assieme a san Tommaso.
Il ministero
Il cammino di San Magno ebbe inizio ad Altino, ma fu a Oderzo che egli abbracciò pienamente la sua vocazione, venendo ordinato sacerdote dopo aver cercato il silenzio e la preghiera nella vita eremitica. Questa preparazione interiore divenne il fondamento solido del suo episcopato. Intorno all'anno seicentotrenta, egli fu chiamato a succedere a san Tiziano nella cattedra di Oderzo, assumendo la responsabilità di una diocesi che attraversava epoche di profondo mutamento. Con spirito di discernimento, San Magno comprese che il bene supremo del popolo richiedeva scelte coraggiose e lungimiranti.
Di fronte alle necessità e ai pericoli del tempo, il vescovo organizzò con fermezza e carità il trasferimento della popolazione da Oderzo verso Eraclea, guidando i fedeli verso una nuova dimora. In questo contesto di ricostruzione, la sua azione non si limitò all'assistenza materiale, ma si concentrò sull'edificazione spirituale della comunità. San Magno fondò la cattedrale di San Pietro e promosse la costruzione di diverse chiese nella laguna, intuendo che la stabilità del popolo doveva poggiare sulla roccia della fede e della preghiera comune. Il suo ministero fu dunque un'opera di fondazione, dove ogni pietra posata per un tempio cristiano diveniva simbolo della cura che egli riservava alle anime. Egli visse il suo mandato come un autentico servitore, capace di leggere i segni dei tempi e di offrire una prospettiva di futuro a chi viveva nell'incertezza. La sua vita si concluse nell'anno seicentosettanta, lasciando un'eredità di dedizione pastorale che ha continuato a illuminare il cammino delle comunità da lui servite.
Il culto
La venerazione verso San Magno ha attraversato i secoli, testimoniando la gratitudine di un popolo che ha riconosciuto in lui un protettore e un intercessore presso il Signore. Sebbene le sue spoglie abbiano compiuto un lungo cammino, venendo traslate nel dodicesimo secolo a Venezia e successivamente a Eraclea, il legame tra il santo e il territorio non si è mai spezzato. La memoria liturgica, che la Chiesa celebra il giorno sei ottobre, invita i fedeli a fare tesoro dell'esempio di questo vescovo che seppe essere pastore tra la gente.
La devozione verso di lui si è espressa in modo particolare tra i muratori, che lo invocano come loro patrono, vedendo in lui colui che, oltre a edificare la Chiesa di Cristo con la parola, ha promosso concretamente la costruzione di luoghi sacri necessari al culto. Questa particolare protezione sottolinea il carattere operoso della santità di Magno, che unisce la contemplazione del mistero divino alla concretezza del lavoro umano. Oggi, ricordarlo significa rinnovare la fiducia in Dio, chiedendo al santo vescovo di continuare a vegliare su quanti, con fatica e speranza, lavorano per edificare la comunità cristiana in ogni tempo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Magno?
Il calendario liturgico commemora san Magno il sei ottobre. Le ricorrenze storiche e tradizionali legate al suo culto comprendono anche il ventuno dicembre e il sei ottobre.
Di cosa è patrono San Magno?
San Magno è considerato il protettore dei muratori, dell'arte dei muratori ed è patrono secondario della diocesi di Venezia.
In Veneto, commemorazione di san Magno, vescovo, che si dice sia andato via dalla città di Oderzo con gran parte del suo gregge a causa dell’invasione longobarda, fondando la nuova città di Eraclea, e abbia costruito otto chiese a Venezia. — Martirologio Romano