10 novembre
San Narsete e Giuseppe
Martiri in Persia
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti storiche e la passio siriaca
La memoria di San Narsete e del discepolo Giuseppe ci è giunta attraverso documenti di grande antichità, tra cui spicca una passio siriana pubblicata in precedenza e in seguito edita nuovamente con traduzione latina da Padre Peeters. Questa nuova edizione si è basata sui versi scritti da Stefano Evodio Assemani e Paul Bedjan, tenendo conto anche di due pubblicazioni precedenti. La passio in questione è caratterizzata da una notevole brevità ed è quasi esclusivamente costituita dal dialogo intercorso tra il re Sapore e il vescovo Narsete. Il testo presenta un'assenza di dettagli precisi e non fu redatto da un testimone oculare né da un autore contemporaneo. Ciononostante, i manoscritti che hanno conservato questa passio sono estremamente antichi e uno di essi può risalire addirittura al quinto secolo. Le rare precisazioni geografiche e storiche contenute nel documento non contraddicono affatto la storia e la geografia dell'epoca, rendendo impossibile negare l'autenticità di questo doppio martirio. Il Martirologio Siriaco del quarto secolo menziona Narsete come vescovo di Sahrqart nell'elenco dei presuli martirizzati in Persia, pur senza assegnare loro un giorno determinato alla ricorrenza, mentre il giovane Giuseppe non figura in quel primo elenco.
Il martirio sotto il re Sapore secondo
Nel quarto anno della persecuzione promossa dal re Sapore secondo, precisamente nel millenariamente distante anno trecentoquarantatré, il sovrano si trovava a Saptà nel Beth Garmay. I mazdei profittarono della presenza regale per muovere pesanti accuse contro il vescovo Narsete. Al momento dell'accusa, Narsete aveva raggiunto la veneranda età di ottant'anni ed era vescovo della città di Sahrqart, posta in prossimità di Karka de-Beth Selók, località corrispondente all'odierna Kerkùk nell'Iraq. Il venerabile vescovo e il suo giovane discepolo Giuseppe furono condotti con la forza davanti al re Sapore secondo. Il monarca tentò dapprima con le lusinghe di indurre Narsete e Giuseppe ad apostatare dalla fede cristiana, ma di fronte al netto rifiuto pronunciò contro di loro la condanna alla pena capitale. Narsete rispose al re con parole di ferma risoluzione, affermando che anche se li avesse uccisi e riuccisi sette volte, non avrebbero mai abbandonato il loro Dio per ubbidire ai suoi comandi. I due martiri furono così giustiziati in loco in mezzo a una numerosa folla, e il discepolo Giuseppe fu giustiziato per primo. Furono decapitati con la spada per essersi rifiutati di obbedire all'ordine del re di adorare il sole, e la loro morte avvenne tra il dieci e il dodici novembre del trecentoquarantatré.
Il culto nei sinassari e nel Martirologio
Il martirio ebbe luogo il decimo giorno della luna di tisrin secondo, cioè nel mese di novembre, durante il quarto anno della persecuzione. Padre Peeters propose di ridurre il calendario lunare a quello solare basandosi su altre passiones, accettando come data certa del martirio il dieci novembre del trecentoquarantatré oppure il dodici dello stesso mese. I sinassari bizantini iscrissero successivamente San Narsete e Giuseppe al venti novembre, prendendo forse per errore l'anno trecentoquarantacinque come quarto anno della persecuzione di Sapore o commettendo un altro errore di interpretazione. La notizia dei sinassari bizantini assegna a Narsete l'età di ottant'anni, mentre presenta Giuseppe come discepolo di Narsete ma giunge persino a definirlo ottantacinquenne o vescovo, senza precisare la sua città episcopale e definendoli genericamente martiri persiani. Alcuni manoscritti dei sinassari aggiungono che furono martirizzati con altri compagni tra cui vescovi, preti, donne, vergini e monache, derivando certamente da una traduzione e riassunto della passio siriaca. Questi martiri rimasero inizialmente sconosciuti ai martirologi medievali dell'Occidente, finché Cesare Baronio decise di introdurre i santi al venti novembre nel Martirologio Romano. L'annunzio nel Martirologio Romano recita in Perside passio sanctorum Nersae episcopi et sociorum, e proviene direttamente da un sinassario bizantino, verosimilmente il Menologio del cardinale Sirleto, nel quale Giuseppe viene nominato esplicitamente e Narsete descritto come vescovo di veneranda età.
La testimonianza del martirio
La vita di San Narsete si intreccia profondamente con la storia della Chiesa nel quarto secolo in Persia, in un contesto geografico che comprende le regioni di Karka de-Beth Selók e del Beth Garmay. In qualità di vescovo di Sahrqart, Narsete esercitò il suo ministero con rettitudine, attirando su di sé l'attenzione dei mazdei, i quali lo denunciarono presso la corte del re Sapore Secondo. Tale accusa non fu che l'inizio di un calvario che vide coinvolto anche il suo fedele discepolo, Giuseppe, legato al vescovo da un profondo vincolo di comunione spirituale e di obbedienza al mandato di Cristo.
Condotti al cospetto del sovrano, i due subirono il confronto con il potere terreno, che cercò di piegare la loro volontà attraverso lusinghe e minacce. Sapore Secondo, nel tentativo di imporre l'abiura, trovò in Narsete e Giuseppe una resistenza pacifica ma irremovibile. Essi compresero che il rifiuto di apostatare non era soltanto un atto di coraggio individuale, ma una testimonianza resa all'intera comunità dei fedeli. Nonostante le pressioni subite, i due rimasero saldi nella convinzione che la fedeltà a Dio fosse il bene supremo, superiore a qualsiasi lusinga o promessa di salvezza terrena. La sentenza fu dunque implacabile: la condanna a morte venne eseguita mediante la decapitazione nel luogo di Saptà, all'interno della regione del Beth Garmay, nell'anno trecentoquarantatré. Con questo atto, Narsete e Giuseppe sigillarono il loro percorso terreno, offrendo la propria esistenza come un sacrificio gradito, testimoniando fino all'ultimo respiro la Verità in cui avevano riposto ogni loro speranza.
Il culto dei martiri
Il culto tributato a San Narsete e a San Giuseppe si è consolidato nel tempo grazie all'opera di conservazione della memoria ecclesiale. La loro testimonianza è stata iscritta nel Martirologio Romano per mano di Cesare Baronio, il quale volle restituire alla Chiesa universale il ricordo di questi martiri persiani, affinché non andasse perduto il seme della loro testimonianza. Anche la tradizione dei sinassari bizantini ha accolto con solennità la memoria di questi due servi di Dio, inserendoli nel calendario liturgico come figure di riferimento per la vita cristiana.
La loro memoria, celebrata il venti novembre, costituisce un momento di riflessione profonda sulla fedeltà che supera ogni confine geografico e culturale. Sebbene il tempo abbia celato molti dettagli sulla loro origine e sui primi anni della loro vita, la sostanza del loro martirio parla direttamente al cuore del credente contemporaneo. La Chiesa, nel commemorarli, non celebra soltanto un evento del passato, ma ripropone la necessità di una fede che sappia resistere alle tentazioni del mondo, trovando nella preghiera e nella comunione dei santi il sostegno necessario per affrontare le prove della vita quotidiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Narsete e Giuseppe?
La ricorrenza liturgica è fissata al venti novembre secondo il Martirologio Romano e i sinassari bizantini, mentre alcuni studi sulla passio siriaca indicano il dieci o il dodici novembre.
Di cosa è patrono San Narsete e Giuseppe?
Le fonti storiche e agiografiche disponibili non menzionano alcun patronato specifico per questi santi martiri.
In Persia, santi martiri Narsete, vescovo, di veneranda età, e Giuseppe, suo discepolo, giovane, che furono decapitati con la spada per essersi rifiutati di obbedire all’ordine del re Sabor II di adorare il sole. — Martirologio Romano