25 gennaio
San Palemone
Anacoreta in Tebaide
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita eremitica e l'incontro con Pacomio
La fama di Palemone, noto anche con il nome di Palamone, è legata indissolubilmente alla celebrità del suo discepolo Pacomio il Grande. San Palemone visse a Tabennési nella Tebaide, in Egitto, operando come eremita e anacoreta dedito alla preghiera e a continue penitenze. La Vita di Pacomio narra che Pacomio si recò da Palemone per condurre vita monastica e mettersi alla sua scuola. Palemone accolse freddamente Pacomio come prima prova per il futuro discepolo, ma l'aspirante monaco, animato da grande zelo e fiducia nel Signore, non si lasciò scoraggiare dalla severità. Palemone descrisse a Pacomio la severità della sua ascesi basata su pane e sale come nutrimento. Palemone trascorreva metà della notte in preghiera e meditazione, prolungando talvolta la veglia per l'intera nottata. Dopo un tale cammino di prova, Palemone diede l'abito monastico a Pacomio, e i due si dedicarono insieme all'ascesi, alla preghiera e al lavoro manuale. Palemone riteneva che il monaco dovesse seguire il consiglio dell'apostolo Paolo provvedendo alla propria sussistenza e a quella dei diseredati. Durante le veglie notturne, quando il sonno li assaliva, Palemone e il discepolo uscivano a trasportare sabbia per resistere alla tentazione. Il trasporto della sabbia permetteva loro di continuare le preghiere senza pericolo di assopirsi.
Il rigore ascetico e i testi tradizionali
Palemone rifiutava ogni deviazione dal suo regime frugale. Un giorno di Pasqua Palemone rifiutò di toccare una pietanza preparata da Pacomio a base di erbe e un poco d'olio. Dopo la rivelazione della fondazione monastica a Tabennesi, Pacomio chiese a Palemone di accompagnarlo e questi accettò. Palemone propose a Pacomio un patto per non separarsi più fino alla morte di uno dei due, e così fecero. Le forze di Palemone cominciarono a declinare e il suo corpo si indebolì in tutte le membra. Palemone aveva preso l'abitudine di astenersi dal bere se mangiava e di non mangiare se beveva. Dopo aver ceduto temporaneamente alle insistenze dei discepoli per nutrirsi di più, il vegliardo tornò alle sue abitudini. Palamone giustificava la sua ascesi paragonandola ai tormenti subiti dai martiri per la fede di Cristo. Pacomio non abbandonava mai il suo maestro. Alla fine dei suoi giorni, Palemone rese l'ultimo respiro e Pacomio gli diede sepoltura. La tradizione scritta non ha tramandato alcun insegnamento diretto di Palemone. Le collezioni degli Apophthegmata Patrum non conservano alcun detto di Palemone. Nella Vita di Pacomio si fa riferimento all'insegnamento di Palemone sui diversi modi di organizzare la preghiera notturna alternandola con il riposo. I dettagli sull'ascesi di Palemone riferiscono che aveva il dono di ammansire gli animali. Palemone rompeva il perpetuo digiuno solo il sabato e la domenica mangiando la metà di un pane portatogli regolarmente da un corvo. Palemone era dotato di una folta capigliatura che lo ammantava completamente compensando l'assenza di vestiti. Le caratteristiche ascetiche di Palemone ricordano quelle di altri asceti come sant'Onofrio. È possibile che la vita di sant'Onofrio abbia influito sulla tradizione relativa a Palemone. Certi manoscritti del Sinassario Alessandrino commemorano Latsùn il sedici ba'ùnah, giorno in cui è tradizionalmente venerato Onofrio.
Le testimonianze storiche e il culto liturgico
Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, commemora Palemone al trenta tùbah, considerato il giorno della sua morte. I copti celebrano un mùlid solenne nel monastero intitolato a Palemone il venticinque gennaio. Il monastero di Palemone è noto anche come monastero di san Mercurio o Dayr abù s-sayfavn. Il monastero si trova sulla strada da 'Asiyut a Luksor ai margini del villaggio di Qars as-Sayàd. Nella tradizione locale il monastero è dedicato al maestro di Pacomio, ma la notizia del Sinassario al trenta tùbah non menziona il celebre discepolo. Il Sinassario descrive Palemone come un monaco della montagna orientale, indicazione vaga sul luogo del ritiro. Il racconto del Sinassario è quasi interamente dedicato alla confessione che Palemone fa a un altro eremita di nome Talasone o Latsùn riguardo alle tentazioni del demonio contro la purezza. Nella notizia dedicata a Pacomio il quattordici basans, corrispondente al nove maggio, si afferma che Pacomio fu discepolo di Palemone, chiamato anche Bàlàmùn. In una delle sale della tomba di Ramsete IV a Tebe, trasformata successivamente in luogo di culto cristiano, compare il nome di Palemone subito dopo quello di Pacomio. Il nome di Palemone è inserito in un elenco di sette celebri anacoreti egiziani nella tomba di Ramsete IV. La traduzione geez del Sinassario Alessandrino conserva la notizia di Palemone alla data del diciassette sane, corrispondente al diciassette ba'ùnah ovvero all'undici giugno. Alcuni menei bizantini menzionano Palemone alla data del dodici agosto. I menei bizantini dedicano a Palemone un semplice distico privo di informazioni sulla sua identità. Il distico dei menei bizantini non risolve il dibattito tra chi lo considera il maestro di Pacomio e chi rifiuta tale interpretazione. La memoria di Palemone è stata assente dai martirologi storici occidentali fino all'intervento di Cesare Baronio. Cesare Baronio inserì Palemone nel Martirologio Romano alla data arbitraria dell'undici gennaio. Il Martirologio Romano riporta per Palemone il breve elogio che lo indica come abate nella Tebaide e maestro di san Pacomio.
Il cammino dell'ascesi
Nel cuore dell'Egitto, tra le terre aride della Tebaide, Palemone visse la sua vocazione eremitica con una fedeltà che non cercava il plauso degli uomini. La sua quotidianità era scandita da un equilibrio severo e fecondo, fondato sull'intreccio tra la preghiera incessante, la disciplina del corpo attraverso il digiuno e la fatica del lavoro manuale. In questo nascondimento, egli divenne una luce capace di attrarre chi, come Pacomio, sentiva l'urgenza di un abbandono totale a Dio. L'incontro tra i due non fu un evento casuale, ma il compimento di una chiamata che Palemone seppe accogliere con umiltà, trasmettendo al giovane discepolo non solo le tecniche dell'ascesi, ma la sapienza del cuore necessaria per perseverare nella ricerca del Signore.
Insieme, i due eremiti si spinsero verso Tabennesi e Qars as-Sayad, luoghi dove il seme della vita comunitaria iniziò a germogliare. Palemone non fu un fondatore che cercò di imporre una regola astratta, ma un padre che testimoniò con l'esempio la bellezza di una vita spogliata da ogni superfluo. La sua presenza fu il fondamento su cui poggiava la stabilità di Pacomio, un sostegno silenzioso che permise alla vita monastica di radicarsi profondamente in quelle terre. Quando il tempo del suo pellegrinaggio terreno volse al termine, fu lo stesso Pacomio a prendersi cura del suo maestro, rendendo gli ultimi onori a colui che gli aveva mostrato la via della santità. La sepoltura, compiuta dal discepolo con profonda pietà, chiude il cerchio di una vita dedicata interamente alla comunione con Dio e con i fratelli.
La memoria liturgica
Il ricordo di San Palemone attraversa i secoli, conservato con sollecitudine nelle antiche tradizioni orientali e occidentali. La Chiesa alessandrina ne celebra la memoria nel giorno venticinque di gennaio, mentre il Martirologio Romano ne fa memoria l'undici dello stesso mese. Queste date non sono semplici richiami cronologici, ma inviti a rinnovare la meditazione sull'esempio di un uomo che ha saputo fare del deserto un luogo di incontro con l'Assoluto. La sua figura, pur lontana nel tempo, continua a parlare alla sensibilità dei fedeli, ricordando che la vera grandezza risiede nella fedeltà quotidiana e nel servizio umile verso chi condivide il nostro stesso cammino verso Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Palemone?
San Palemone viene commemorato il venticinque gennaio, data in cui i copti celebrano un solenne mùlid nel suo monastero. Altre tradizioni liturgiche ne fissano la memoria in date differenti, tra cui l'undici gennaio nel Martirologio Romano.
Di cosa è patrono San Palemone?
Le fonti storiche e agiografiche non menzionano specifici patronati attribuiti a San Palemone.
A Tabennési nella Tebaide in Egitto, san Palamóne, anacoreta, dedito alla preghiera e a continue penitenze, e maestro di san Pacomio. — Martirologio Romano