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17 aprile

San Roberto di La Chaise-Dieu

Abate

San Roberto di La Chaise-Dieu

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la giovinezza a Brioude

San Roberto fu un insigne abate benedettino di La-Chaise-Dieu, nome che in antico indicava la Casa Dei. In passato si riteneva erroneamente che Roberto discendesse dai conti di Aurillac nel Cantal, in Francia, ma la ricerca storica ha chiarito che egli apparteneva in realtà alla nobile famiglia dei Turlande. L'anno e il luogo esatti della nascita di Roberto non sono noti con precisione, sebbene gli storici concordino nel collocarla presumibilmente all'inizio dell'undicesimo secolo nella regione francese dell'Alvernia. La tradizione riferisce che la madre di Roberto fu sorpresa dalle doglie del parto mentre si recava a un castello vicino alla propria abitazione, dando alla luce il figlio in mezzo a un bosco. A causa di queste singolari e disagiate circostanze della nascita, qualcuno arrivò a profetizzare che Roberto sarebbe diventato un celebre eremita. Poiché la madre rimase senza latte dopo il parto, fu costretta ad affidare il neonato a balia a due diverse donne. Tuttavia, il piccolo Roberto si rifiutò costantemente di allattarsi dalle due balie a causa della cattiva vita che esse conducevano. Ancora in tenera età, Roberto fu affidato dai genitori agli ecclesiastici di Saint-Julien-de-Brioude, nell'Alta Loira, dove ricevette una solida formazione sia scientifica sia religiosa. Roberto trascorse una giovinezza del tutto innocente e virtuosa grazie alla guida di eccellenti maestri che seppero coltivare le sue grandi doti spirituali. Per via delle sue ottime qualità umane e cristiane, Roberto fu ammesso alla tonsura e nominato canonico della chiesa di San Giuliano.

La carità e il ministero sacerdotale

Negli anni della sua giovinezza e del servizio canonicale, Roberto trascorreva sovente la notte in preghiera, alimentando un intenso colloquio con Dio. Egli si prendeva cura quotidianamente dei poveri e dei malati, giungendo con mirabile umiltà a lavare loro le piaghe. Molte persone furono miracolosamente guarite a contatto con Roberto, mentre la sua tenerezza verso gli sventurati cresceva visibilmente con il passare degli anni. Per dare una risposta stabile a tanta miseria, Roberto fece edificare un ospedale a Brioude, desiderando dedicarsi maggiormente ai bisognosi e ai sofferenti. Successivamente Roberto ricevette l'ordinazione presbiterale, coronando il suo cammino di consacrazione al Signore. Roberto celebrava ogni giorno la santa Messa manifestando una grande e commossa devozione. Con una continua e ardente predicazione della Parola di Dio, Roberto convertiva i peccatori, richiamandoli alla via della salvezza. Nonostante le sue grandi opere e la santità della vita, Roberto riteneva costantemente se stesso un servo inutile a causa della sua immensa umiltà. Il desiderio di abbandonare il mondo per donarsi interamente a Dio nella solitudine fu ispirato a Roberto dall'amore profondo per la contemplazione. All'epoca, i monaci di Cluny godevano di grande reputazione in tutta Europa perché vivevano secondo il rigore della primitiva regola benedettina sotto la guida dell'abate Sant'Ugo. Roberto tentò pertanto di raggiungere i monaci di Cluny segretamente, in compagnia di un amico fidato. La notizia della fuga si diffuse però rapidamente tra il popolo, e Roberto fu rincorso e costretto a ritornare a Brioude. Il santo fu colpito da un dolore così grande per essere stato scoperto che si ammalò gravemente. Dopo essersi ristabilito in salute, Roberto cercò di praticare la vita monastica direttamente nel mondo, sebbene l'attuazione di tale proposito incontrasse innumerevoli e insormontabili difficoltà.

Il cammino eremitico e la fondazione

Desideroso di conoscere la volontà divina, Roberto si recò in pellegrinaggio a Roma sulle tombe degli apostoli per pregare con fervore. Al ritorno da Roma, un soldato di nome Stefano chiese consiglio a Roberto su come ottenere la remissione dei propri peccati. Roberto consigliò a Stefano di rinunciare al mondo e di arruolarsi nella milizia dei servitori di Gesù Cristo. Stefano replicò che avrebbe fatto tale sacrificio solo a condizione di poterlo compiere in compagnia dello stesso Roberto. Il santo fu profondamente colpito da quella risposta e rivelò a Stefano il proprio desiderio di servire Dio nella solitudine, considerandolo quasi come un angelo inviato dal cielo. Stefano si recò allora in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora du Puy-en-Velay nell'Alta Loira, implorando dalla Madre di Dio una benedizione sull'ardua intrapresa. Nel viaggio di ritorno, Stefano scoprì le rovine di una chiesa abbandonata fra le montagne a venti chilometri da Brioude, parlandone subito a Roberto e ritenendo quel luogo molto adatto all'eremitaggio. Stefano guadagnò a Dio un altro soldato di nome Dalmazio, che Roberto associò con gioia alla loro vita comunitaria. Dopo aver messo alla prova Stefano e Dalmazio per qualche mese, Roberto prese la strada dell'eremo insieme a loro, lasciando da parte ogni bene terreno. Gli abitanti del luogo si dimostrarono inizialmente ostili ai nuovi vicini a causa della loro rozzezza, insultandoli e minacciandoli anziché assisterli, ritenendoli forse dei fannulloni. Nonostante l'opposizione iniziale, i tre eremiti realizzarono un oratorio in mezzo alle rovine per la preghiera comune e, attorno ad esso, costruirono piccole celle. Stefano e Dalmazio si dedicavano ai lavori manuali e alla coltivazione della terra per assicurare la sussistenza della comunità, mentre Roberto si dedicava allo studio e all'istruzione dei novizi che volevano abbracciare quello stile di vita. La comunità consumava insieme il cibo frugale alternandolo alla preghiera comune. Gli eremiti distribuivano ai poveri e ai viandanti buona parte dei raccolti e dei viveri, senza preoccuparsi troppo del futuro. In un'occasione, Roberto donò a un bisognoso tutto il pane avanzato dal giorno precedente. Dalmazio manifestò il proprio disappunto a uno dei due canonici del Puy che avevano venduto la terra agli eremiti, e il canonico del Puy mandò provvidenzialmente agli eremiti tre cavalli carichi di viveri entro la sera stessa. La fama di santità di quel gruppo di solitari si diffuse rapidamente nella regione, e l'avversione degli abitanti del luogo cessò gradualmente. Diversi giovani ed ecclesiastici chiesero di unirsi al gruppo per consacrare la loro vita a Dio, attirati dal fascino dell'esempio di Roberto, dalle sue esortazioni e dai prodigi da lui operati. Roberto attribuiva per modestia i prodigi compiuti all'intercessione dei santi Agricola e Vitale, titolari dell'oratorio. Il numero degli eremiti divenne così considerevole che si rese necessaria la costruzione di un monastero per favorire la vita comunitaria e la formazione dei numerosi aspiranti. Generosi benefattori contribuirono alla realizzazione dell'opera del monastero, e Roberto fondò ufficialmente l'abbazia de la Chaise-Dieu nel 1150. Rencone, vescovo di Clermont, chiese al pontefice San Leone IX l'autorizzazione per l'erezione canonica della nuova abbazia, mentre Roberto si recò alla corte del re Enrico I di Francia per ottenere la ratifica delle donazioni ricevute. Ritornati dalle rispettive missioni, il vescovo Rencone officiò la dedicazione del monastero e la vestizione dei primi monaci. Roberto fu regolarmente eletto abate della comunità secondo le disposizioni di papa Leone IX e impose la regola benedettina a circa trecento monaci. San Roberto radunò inoltre alcuni confratelli nel luogo in cui viveva in solitudine a Chaise-Dieu, vicino a Clermont-Ferrand, guadagnando molte anime con la predicazione e l'esempio. Il santo si adoperò anche per la riapertura al culto di oltre cinquanta chiese della regione che erano state danneggiate dalle guerre.

Il transito al cielo e il culto

Giunto al termine della sua esistenza terrena, Dio preannunciò a Roberto il giorno esatto della sua morte. Prima di mettersi a letto per l'ultima volta, Roberto volle celebrare la sua ultima Messa facendosi sostenere davanti all'altare dai suoi confratelli. Successivamente Roberto convocò tutti i suoi discepoli, li abbracciò uno ad uno e li esortò con amore paterno a impegnarsi costantemente per la propria santificazione. San Roberto morì il 17 aprile 1067 a La-Chaise-Dieu, in Francia. Durante il trapasso di Roberto, un monaco vide la sua anima salire al cielo sotto forma di un luminoso globo di fuoco. Numerosi miracoli si verificarono sulla tomba di Roberto, attestando la sua potente intercessione presso Dio. Nel 1351 il pontefice avignonese Clemente VI, il quale era stato in precedenza abate di La-Chaise-Dieu, decise di canonizzare solennemente Roberto. San Roberto compare nel Martyrologium Romanum nel giorno della sua nascita al cielo, perpetuando nella Chiesa universale la memoria della sua luminosa testimonianza evangelica.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Roberto di La Chaise-Dieu?

San Roberto di La Chaise-Dieu si festeggia il diciassette aprile, giorno della sua nascita al cielo.

Nel monastero di Chaise-Dieu presso Clermont-Ferrand in Francia, san Roberto, abate, che radunò alcuni confratelli nello luogo stesso in cui viveva in solitudine, guadagnando molte anime al Signore con la parola della predicazione e con il suo esempio di vita. — Martirologio Romano