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3 luglio

San Tommaso

Apostolo

San Tommaso

Aggiornato il 15 settembre 2026

La chiamata e il cammino con il Maestro

Nel corso della vita terrena di Gesù, la figura di San Tommaso emerge con tratti di grande determinazione e vicinanza al Signore. Nei Vangeli sinottici il nome di Tommaso appare associato a quello di Matteo, mentre nel libro degli Atti degli Apostoli, Tommaso è affiancato alla figura di Filippo. Il Vangelo di Giovanni cita Tommaso con maggiore frequenza rispetto agli altri testi evangelici, menzionandolo spesso con il soprannome di Didimo, termine che significa gemello. La figura di San Tommaso si inserisce nei momenti cruciali della missione di Gesù, come quando le sorelle di Lazzaro inviano un messaggio per informarlo della malattia dell'amico amato. Gesù considera l'infermità di Lazzaro un'occasione per manifestare la gloria del Figlio di Dio e, dopo aver atteso due giorni dalla notizia, propone ai discepoli di ritornare nella regione della Giudea. I discepoli manifestano timore per il rientro in Giudea, ricordando i recenti tentativi di lapidazione da parte dei Giudei. Gesù risponde ai timori degli apostoli parlando della luce, delle tenebre, del sonno di Lazzaro e della necessità di svegliarlo. Di fronte all'incomprensione dei discepoli, Gesù dichiara esplicitamente la morte avvenuta di Lazzaro. In tale contesto, Tommaso detto Didimo esorta gli altri discepoli ad andare a morire insieme a Gesù. L'episodio del Vangelo di Giovanni evidenzia la determinazione di Tommaso e la sua prontezza a seguire Gesù fino al sacrificio della vita.

Durante l'Ultima Cena, nell'imminenza della passione, Gesù annuncia ai discepoli che andrà a preparare un luogo per loro e afferma che gli apostoli conoscono la via per raggiungere il luogo verso cui egli è diretto. Tommaso interviene ponendo una questione pratica e chiedendo come sia possibile conoscere la via se non si conosce la destinazione. Gesù risponde a Tommaso proclamandosi la via, la verità e la vita. La risposta ricevuta da Tommaso costituisce un insegnamento universale per il cammino di fede di ogni persona. I racconti della Passione di Gesù non menzionano direttamente Tommaso, ma la sofferenza provata dall'apostolo durante la Passione si evince dal suo comportamento successivo alla Resurrezione. La sera della Resurrezione, i discepoli si trovano riuniti a porte chiuse per paura dei Giudei. Gesù appare al centro del gruppo di discepoli augurando loro la pace e mostrando le piaghe delle mani e del fianco. La visione del Signore risorto suscita la gioia dei discepoli. Gesù rinnova l'augurio di pace e conferisce agli apostoli il mandato missionario parallelo a quello ricevuto dal Padre, soffiando sui discepoli e trasmettendo lo Spirito Santo e concedendo il potere di perdonare o trattenere i peccati.

Dal dubbio alla professione di fede

Quando i compagni gli riferiscono dell'apparizione del Risorto, Tommaso si trova in un momento di particolare resistenza spirituale. Inizialmente san Tommaso rifiutò di credere alla resurrezione di Gesù che gli era stata annunciata dagli altri discepoli. La tradizione lo considera il prototipo dello scettico che necessita della prova visiva e tattile per credere. Tommaso dichiara infatti che crederà solo se potrà vedere e toccare personalmente le piaghe di Gesù. Papa Francesco descrive San Tommaso come una persona non appagata che cerca e vuole verificare direttamente la propria esperienza personale. Secondo il Pontefice, dopo un'iniziale resistenza e inquietudine, Tommaso giunge alla fede procedendo con sforzo. La figura dell'Apostolo Tommaso è capillarmente nota e frequentemente citata nelle prediche e nei modi di dire popolari, e l'espressione comune Se non vedo non credo viene associata al suo atteggiamento. Otto giorni dopo la Pasqua, i discepoli si trovano nuovamente all'interno della casa e questa volta Tommaso è presente. Gesù si ripresenta a porte chiuse, saluta i discepoli con l'augurio di pace e si rivolge direttamente a Tommaso. Gesù invita Tommaso a mettere il dito nelle sue mani, a stendere la mano nel suo fianco e a passare dall'incredulità alla fede. San Tommaso credette solo dopo che Gesù gli mostrò personalmente la ferita del proprio costato. Dinnanzi all'evidenza empirica e alla vista del costato trafitto di Gesù, l'apostolo risponde all'invito esclamando la celebre formula Mio Signore e mio Dio. Gesù rileva che Tommaso ha creduto dopo aver visto, proclamando beati coloro che credono senza aver visto. Il percorso di Tommaso si sviluppa dall'incertezza e dal dubbio iniziale fino a una piena professione di fede. L'esperienza di Tommaso dimostra come il dubbio possa evolversi in un cammino di ricerca spirituale e nell'incontro con Gesù Eucaristia.

Un'antica tradizione, presente nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine, lega Tommaso all'Assunzione di Maria. Dopo la morte di Maria, Gesù depose il suo corpo in un sepolcro e dopo tre giorni lo ricongiunse all'anima accogliendolo in cielo. La cintura di Maria cadde ancora allacciata nelle mani di Tommaso. Secondo alcune interpretazioni la consegna della cintura fu un segno di predilezione, mentre secondo altre servì a vincere la sua incredulità. In analogia con il racconto evangelico della Resurrezione, Tommaso sarebbe arrivato in ritardo e avrebbe espresso incredulità, venendo poi rassicurato dal segno della cintura. La figura di san Tommaso è storicamente collocata in Palestina e probabilmente nell'India meridionale durante il primo secolo dell'era cristiana.

L'opera missionaria in Oriente e in India

L'attività missionaria di Tommaso successiva all'Ascensione si colloca tra devozione e leggenda, estendendosi in terre lontane. Secondo una tradizione risalente almeno a Origene, vissuto tra il 185 e il 255 circa, Tommaso evangelizzò la regione dei Parti, comprendente Siria e Persia. Una tradizione più tarda, risalente a Gregorio Nazianzeno, vissuto tra il 329 e il 390 circa, attribuisce a Tommaso l'evangelizzazione dell'India. Secondo Giovanni Crisostomo, il viaggio di Tommaso in Oriente lo avrebbe condotto fino alla terra dei Re Magi. Giovanni Crisostomo afferma che Tommaso rimase nella terra dei Re Magi fino alla morte, svolgendo il lavoro di architetto. A testimonianza di questa tradizione, Tommaso viene spesso raffigurato con uno squadro in mano come simbolo della sua professione di architetto. Si ritiene che, mosso dalla medesima fede e obbedendo al mandato divino, san Tommaso si sia spinto fino in India per evangelizzarne le popolazioni. L'India, assegnata a Tommaso per l'annuncio della Resurrezione, era abitata da popolazioni ritenute barbare e prive di vera fede e pietà. Tommaso battezzò persone di ogni estrazione sociale e politica, ricchi, poveri, potenti e governanti, agendo con amore e pazienza. L'apostolo rinunciò a castighi e predicazioni rigide, mostrandosi umile, disponibile e vicino ai bisogni umani, accompagnando la predicazione con i miracoli del Maestro. Gli apocrifi Atti di Tommaso accolgono la tradizione della sua missione in India, attestando che l'apostolo raggiunse l'alto corso del fiume Indo nell'India occidentale. In seguito, Tommaso si trasferì nell'India meridionale, dove compì diversi miracoli in varie città indiane nel nome del suo Signore e Dio. I miracoli favorirono la diffusione della fede per la salvezza delle anime, la fondazione delle prime comunità cristiane e l'ordinazione di diaconi, presbiteri e vescovi. I miracoli dell'apostolo donavano la salute agli infermi, molti dei quali si battezzavano entrando nella Chiesa. La fama di santità di Tommaso si estese oltre i confini locali, e l'apostolo compì grandi opere per la comprensione e la tutela della sua comunità.

Il palazzo celeste e i prodigi in terra straniera

Durante il suo soggiorno in terra indiana, Tommaso fu protagonista di vicende straordinarie narrate negli scritti tradizionali. Alcuni cittadini della città in cui viveva Tommaso si recarono in visita dal re locale. Durante l'incontro, il re interrogò i visitatori per avere notizie sulla grandezza e bellezza del nuovo palazzo reale. Tommaso aveva ricevuto dell'oro dal sovrano per costruire il palazzo reale, ma lo aveva distribuito ai poveri e ai bisognosi senza occuparsi dell'edificazione materiale. I visitatori riferirono al re che Tommaso non aveva costruito il palazzo, che aveva donato l'oro ai poveri, che annunciava un Dio sconosciuto e che compiva miracoli. Il re si adirò per la notizia e ordinò che san Tommaso venisse condotto alla sua presenza. L'apostolo Tommaso fu dunque condotto al cospetto del re, il quale gli domandò se avesse edificato il nuovo palazzo. Tommaso rispose di aver costruito un unico e meraviglioso palazzo, appreso dall'architetto Cristo. Il re espresse la volontà di andare immediatamente a visitare la struttura, ma l'apostolo affermò che la visita non era opportuna al momento, spiegando che il palazzo sarebbe servito al re al momento della sua morte. Il sovrano si adirò ritenendosi deriso e ordinò di rinchiudere Tommaso in una fossa buia.

Mentre Tommaso era incarcerato insieme al mercante Amvani, il fratello del re si ammalò gravemente per il grande dolore causato dal danno subito. Il fratello del re dichiarò al sovrano che la sua malattia e la sua imminente morte erano dovute al dolore per l'imbroglio patito, per poi morire poco dopo. Un Angelo del Signore condusse l'anima del defunto tra le tende dei giusti e gli chiese dove desiderasse risiedere. L'anima, colpita dalla bellezza di una tenda, chiese di poter stare lì, ma l'Angelo spiegò che apparteneva a suo fratello ed era stata costruita da Tommaso. L'anima pregò l'Angelo di lasciarla tornare dal fratello per acquistare la dimora spirituale. L'Angelo reinserì l'anima nel corpo del defunto, che ritornò in vita e si recò dal fratello. Il resuscitato chiese al re in grazia il palazzo celestiale in cambio di qualsiasi ricchezza terrena desiderasse. Il re si mostrò sorpreso, ignorando di possedere una dimora nei cieli. Il fratello spiegò al sovrano che il palazzo in cielo esisteva, ed era stato edificato dallo straniero rinchiuso in prigione, come rivelatogli dall'Angelo. Il re prese atto della situazione ma evitò di cedere la dimora celeste, suggerendo al fratello di far uscire Tommaso affinché ne costruisse una ancora migliore per lui. Dopo questi eventi, il re rimise in libertà Tommaso e il mercante Amvani, domandando perdono per il proprio errore. Tommaso rese grazie a Dio e battezzò tutte le autorità locali. La popolazione venne a conoscenza di questi fatti e di altri prodigi, aderendo alla nuova fede con venerazione.

Il martirio e la testimonianza suprema

L'epilogo della missione terrena di San Tommaso si compì nel segno del martirio per la fede in Cristo. Secondo la tradizione delle chiese orientali, il re di Misdia fece visita a Tommaso in prigione per chiedergli se fosse uno schiavo o un uomo libero. Tommaso rispose di essere un servo di Gesù Cristo, vero Dio celestiale, inviato in quel luogo per salvare le anime. Il re di Misdia, stanco delle predicazioni e delle correzioni dell'apostolo, lo condannò a morte per liberare se stesso e il popolo dalle sue presunte magie, inganni e malvagità. Il sovrano temeva tuttavia la reazione del popolo, che venerava e ammirava Tommaso poiché molti si erano convertiti ed erano entrati nella Chiesa grazie al suo aiuto spirituale. Per evitare sommosse e proteste, il re fece condurre l'apostolo fuori dalla città scortato da pochi soldati, affinché venisse giustiziato su un monte. La folla accorse per tentare di sottrarre Tommaso ai soldati, mentre il santo pregava Dio chiedendo di accoglierlo, di proteggere la sua anima dai demoni e di concedergli la libertà dopo aver compiuto la sua opera come servo. Terminata la preghiera e impartita la benedizione ai fedeli, Tommaso disse ai soldati di eseguire l'ordine del re. I soldati colpirono e trafissero l'apostolo con i dardi, ponendo fine alla sua vita terrena nella città di Maliapour, nel Malabar, detta di San Tommaso, nella parte occidentale dell'India. La tradizione dell'evangelizzazione dell'India sostiene che Tommaso vi abbia subito il martirio, avvenuto tramite uccisione con colpi di spada o di lancia. Nel luogo del presunto martirio a Mylapore si trova una croce con un'iscrizione in antico persiano risalente al settimo secolo. La comunità cristiana locale è rimasta a lungo separata dall'Occidente, fino all'arrivo dei portoghesi in India nel 1517. La comunità cristiana locale ha conservato nei secoli la tradizione di essere stata fondata dalla predicazione di Tommaso. Marco Polo visitò nel 1292 il sepolcro attribuito dalla popolazione locale a Tommaso, e recenti analisi archeologiche confermerebbero l'antichità di quel luogo di sepoltura.

La traslazione delle reliquie e il culto a Ortona

Le vicende terrene delle reliquie di San Tommaso hanno attraversato i secoli e i mari, giungendo fino all'Italia. Attorno al 636, Isidoro di Siviglia colloca nel giorno del 3 luglio la sepoltura di Tommaso a Calamina. Calamina non è una città altrimenti nota, ma è probabilmente identificabile con Mylapore, attuale sobborgo di Chennai-Madras. All'arrivo dei portoghesi in India nel 1517, il sepolcro era custodito da secoli da una famiglia musulmana. I portoghesi edificarono una chiesa sopra il sepolcro di Tommaso, che nel diciannovesimo secolo è stata sostituita da una cattedrale intitolata all'apostolo. Gli Atti di Tommaso e sant'Efrem il Siriano, vissuto verso la fine del quarto secolo, attestano che le reliquie furono trafugate dal sepolcro e trasferite a Edessa. La traslazione delle reliquie a Edessa avvenne probabilmente già dal 230, con la data tradizionale fissata al 3 luglio. Il 13 dicembre 1144 Edessa cadde sotto la definitiva conquista musulmana. Prima della conquista musulmana di Edessa del 1144, le reliquie di Tommaso furono probabilmente spostate nell'isola di Chios. L'isola di Chios era un teatro bellico dove la flotta di Ortona, formata da tre galee, era giunta per combattere al seguito di Filippo Chinardo, ammiraglio di Manfredi. Il navarca ortonese Leone, assieme ai suoi compagni d'arme, trasportò sulla propria galea il corpo di Tommaso e la pietra tombale prelevandoli dall'isola greca di Chios. Da Chios le reliquie e la pietra tombale giunsero nella cittadina di Ortona, in Abruzzo. Un solenne atto pubblico su pergamena datato 22 settembre 1259 raccoglie le testimonianze giurate degli ortonesi che asportarono le reliquie da Chios. La basilica di San Tommaso Apostolo ad Ortona, concattedrale dell'arcidiocesi di Lanciano-Ortona, conserva le ossa dell'apostolo dal 6 settembre 1258. Dal 1259 le reliquie di Tommaso sono conservate nella Concattedrale di Ortona a lui intitolata. A partire dal 1258, la basilica di Ortona è diventata un centro di preghiera e di pellegrinaggio, subendo nel tempo anche varie distruzioni ma mantenendo viva la devozione per l'apostolo.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Tommaso Apostolo?

La festa di San Tommaso si celebra il 3 luglio, data legata dalla tradizione al trasferimento delle reliquie a Edessa e alla sepoltura a Calamina.

Di cosa è patrono San Tommaso Apostolo?

San Tommaso è tradizionalmente patrono degli architetti, in virtù del lavoro svolto durante la sua missione.

Festa di san Tommaso, Apostolo, il quale non credette agli altri discepoli che gli annunciavano la resurrezione di Gesù, ma, quando lui stesso gli mostrò il costato trafitto, esclamò: «Mio Signore e mio Dio». E con questa stessa fede si ritiene abbia portato la parola del Vangelo tra i popoli dell’India. — Martirologio Romano