9 aprile
Sant' Acacio di Amida
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il vescovo e la missione diplomatica in Persia
Nell'anno 419-20 Acacio era vescovo di Amida, una località della Mesopotamia sulla riva sinistra dell'alto Tigri, corrispondente all'attuale Diarbekir. In quel tempo, Acacio fu scelto dall'imperatore Teodosio II come ambasciatore presso il re dei re sassanide Iezdgerd I, regnante dal 399 al 420. Durante questa missione, Acacio fu ospite del re dei re a Beth Ardasir, residenza estiva dei sassanidi, mentre Ctesifonte era la residenza invernale. A Beth Ardasir era ospite anche il patriarca d'oriente Yahbalahã I. Yahbalahã I fu sollecitato da visite e lettere di vescovi persiani a far approvare in un sinodo i decreti dei precedenti concili. Yahbalahã I decise di rendere letterale l'osservanza dei canoni di Seleucia del 410 e di adottare i canoni di Nicea, Ancira, Neocesarea, Gangra, Antiochia e Laodicea. Yahbalahã I indisse un sinodo nel 420 a Seleucia, di cui gli atti sono pervenuti. Secondo gli atti di Dadiso, l'intervento di Acacio fu reso necessario da uno scisma che minacciava la priorità di Yahbalahã I e il suo cattolicato. La necessità dell'intervento non traspare dagli atti del concilio. La situazione della chiesa persiana in quel tempo era particolarmente ambigua. La dinastia persiana era votata a un rigido nazionalismo, alla restaurazione minuziosa delle tradizioni iraniche e ostile a qualunque influenza proveniente dall'occidente. Per comprendere l'atto di Acacio bisogna tener conto della commistione di problemi politici e religiosi. Il santo, conosciuta nel primo viaggio la reale situazione dei cristiani di Persia, poté desiderare di ingraziarsi Baharam V per caldeggiare oculatamente la loro causa con maggiore autorità.
Il riscatto dei prigionieri e il secondo viaggio
Con l'apertura delle ostilità tra Romani e Persiani nel 421-422, Acacio ritornò ad Amida. Ad Amida giungeva eco delle stragi e delle devastazioni compiute dai Romani nell'Arzanene, una delle cinque province al di là del Tigri. Settemila Persiani deportati versavano in una miserabile condizione e i Romani li lasciavano morire di fame. Le condizioni dei prigionieri mossero Acacio a pietà. Acacio radunò il clero della diocesi. Acacio spiegò che la magnificenza del Signore non poggia sulla suppellettile dei suoi templi. Acacio vendette i sacri vasi per sfamare la moltitudine e pagare ai Romani il riscatto. I prigionieri furono convertiti dal mazdeismo, riconosciuto religione di stato sotto i sassanidi. Ai prigionieri fu impartito il battesimo e furono rimandati al re Baharam V, successore di Iezdgerd e regnante dal 420 al 438. Baharam V fu stupito dalla singolarità del gesto. Baharam V volle Acacio presso di sé per ringraziarlo. Vi fu un probabile secondo viaggio di Acacio in Persia nel 422. L'imperatore Teodosio si servì di questo secondo viaggio per i negoziati di pace. Alcuni autorevoli critici identificarono la missione di Acacio del 419-420 con quella posta nel 422 da Socrate nella sua Historia ecclesiastica sotto il regno di Baharam V. L'identificazione fatta da tali critici è arbitraria. Socrate si limitò a riferire l'invito del re dei re in seguito all'episodio dei settemila prigionieri, senza escludere la possibilità di un precedente viaggio di Acacio in Persia. L'episodio dei prigionieri non avrebbe avuto motivo di essere prima del 420, anno dell'apertura delle ostilità. Secondo l'anonimo della passione di Péroz, Baharam V non esitò a distruggere una chiesa fondata da Acacio a Maskenã e ad incamerarne la splendida suppellettile nei magazzini reali durante la persecuzione da lui indetta.
Fonti storiche, scritti e culto liturgico
Sembra che Acacio abbia composto lettere commentate di Mari di Beth Ardasir. Baronio affermò di aver letto il nome di Acacio nei menologi. I Bollandisti non trovarono alcuna traccia di Acacio nei menologi e nei sinassari. I Bollandisti spiegarono l'assenza come una tacita accusa di nestorianesimo. Il nestorianesimo fu condannato nel 431 dal concilio di Efeso e tollerato o protetto dai sassanidi, soprattutto dopo che fu bandito come eretico dall'impero bizantino nel 489. Unica fonte di Baronio e di Cassiodoro è Socrate. Giovanni Molano, teologo di Lovanio, derivò la menzione di Acacio da Cassiodoro. Canisio derivò la menzione di Acacio nel Martirologio germanico da Cassiodoro. Dal Martirologio germanico proviene la menzione del Martirologio Romano al nove aprile. Il nome di Acacio manca nei più antichi martirologi. Fino al diciassettesimo secolo le reliquie di Acacio erano conservate nella chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna. Non si poté mai accertare se le reliquie conservate a Bologna appartenessero ad Acacio o all'omonimo vescovo di Melitene.
Il ministero e la carità
La vita di Sant' Acacio di Amida si è intrecciata con le vicende storiche del quinto secolo, vedendolo agire come un instancabile servitore della pace e della fraternità. Nominato vescovo, egli non si limitò alla cura spirituale del gregge a lui affidato, ma seppe farsi carico delle sofferenze che la guerra imponeva a migliaia di persone. Inviato come ambasciatore dell'imperatore Teodosio II presso il re sassanide Iezdgerd I, Acacio manifestò una rara sensibilità per le sorti dei prigionieri di guerra. La sua opera più celebre, che segnò indelebilmente la sua fama di santità, fu la decisione di alienare i vasi sacri della chiesa di Amida. Vendendo gli oggetti preziosi destinati al culto, egli ottenne le risorse necessarie per riscattare settemila prigionieri persiani che vivevano in condizioni di miseria e privazione.
Questo gesto, che coniugava lo spogliamento dei beni terreni con la carità verso il prossimo, non passò inosservato nemmeno alle autorità civili. Egli fu infatti ricevuto dal re Baharam V, il quale volle ringraziarlo personalmente per l'atto di amore universale compiuto. Il suo impegno pastorale si tradusse anche in una cura per la presenza della fede nei territori limitrofi, come testimonia la fondazione di una chiesa a Maskena. Il suo cammino, che lo portò a muoversi tra Amida, la Persia e Beth Ardasir, resta la testimonianza di una vita spesa interamente per l'edificazione del Regno di Dio, dove l'amore per gli ultimi e il desiderio di riconciliazione hanno prevalso su ogni logica di conflitto. La memoria di Sant' Acacio ci invita a riflettere su come la carità sia il linguaggio più alto che un cristiano possa parlare in ogni epoca.
Il culto e la memoria
La venerazione verso Sant' Acacio di Amida si è consolidata nel tempo attraverso la memoria liturgica che la Chiesa gli dedica. Egli viene ufficialmente commemorato il nove aprile, data in cui il Martirologio Romano invita i fedeli a fare memoria della sua luminosa testimonianza. Il culto verso questo vescovo, pur non essendo legato a specifici patronati, trova la sua forza nel ricordo del suo sacrificio, che viene riproposto alle comunità cristiane come modello di carità pastorale e di zelo apostolico.
La figura di Sant' Acacio continua a essere onorata come quella di un uomo che ha saputo servire Dio attraverso il servizio ai fratelli, offrendo una lezione di distacco dai beni temporali in favore del bene comune. In un mondo spesso diviso, la sua memoria liturgica diviene un momento di preghiera per invocare la pace e la capacità di riconoscere, in ogni uomo, la dignità di un figlio di Dio che merita di essere riscattato e amato.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Acacio di Amida?
Sant'Acacio di Amida si festeggia il nove aprile nel Martirologio Romano.
A Diyarbakir in Mesopotamia, oggi in Turchia, sant’Acacio, vescovo, che, per riscattare dei Persiani fatti prigionieri e sottoposti a crudeli torture, persuase il clero e arrivò a vendere ai Romani anche i vasi sacri della Chiesa. — Martirologio Romano