Sant' Andrea Wang Tianqing
Fanciullo cinese, martire
Aggiornato il 22 luglio 2026
Il contesto e l'infanzia
Andrea Wang Tianqing nacque intorno all'anno millenario ottocentonovantuno nel villaggio di Majiazhuang, situato nella provincia cinese dello Hebei, nello Weixian. La sua fanciullezza fu custodita e nutrita dall'amore e dall'educazione della madre, la santa martire Lucia Wang Wangzhi, la quale seppe trasmettergli i valori e le verità della fede cattolica in tempi particolarmente avversi. Il fanciullo viveva in questo angolo della Cina insieme a una sorella minore di cui la storia non ha conservato il nome, condividendo la quotidianità semplice e laboriosa della sua gente. La sua storia di fanciullo martire richiama profondamente la memoria di san Quirico, figlio della martire santa Giulitta, vissuto nel quarto secolo, e richiama altresì la figura del piccolo lattante martirizzato insieme alla madre santa Perpetua nel terzo secolo della storia cristiana.
Nel corso del ventesimo secolo, la tranquillità del villaggio di Majiazhuang fu drammaticamente spezzata dall'arrivo di alcuni membri della rivolta dei Boxer. Gli insorti intendevano eliminare radicalmente il Cristianesimo, considerato dalle loro fazioni come un elemento profondamente destabilizzante per la società cinese del tempo. Il capo della squadriglia di ribelli giunse sul posto, incendiò la chiesa del villaggio e pose gli abitanti di fronte a una drammatica alternativa: apostatare la propria fede oppure affrontare la morte, dopo di che si allontanò momentaneamente dal luogo.
Il rifugio e l'arresto
In seguito a questi primi gravi avvenimenti, Lucia e i suoi bambini cercarono rifugio nella scuola del villaggio, un edificio che era custodito dall'anziano Giuseppe Wang Yumei. A quel gruppo di rifugiati si unì anche una ragazzina che aveva studiato in quella stessa scuola, la giovane Anna Wang. Nonostante l'assedio e i roghi dei Boxer che si facevano sempre più vicini intorno all'edificio, i fedeli potevano ancora godere della consolazione della Messa all'alba grazie alla presenza e al coraggio di un padre missionario.
Quando l'arrivo dei soldati nemici rese la situazione disperata, Giuseppe esortò tutti a cercare salvezza nel sotterraneo della scuola. Per guadagnare tempo e sviare gli aggressori, l'anziano custode cercò di accoglierli con calma sull'ingresso principale dell'edificio. Di fronte al rifiuto di Giuseppe di parlare con loro, il capo della spedizione ordinò sconsideratamente di sparare contro le finestre della struttura. Il fragore improvviso dei vetri infranti spaventò mortalmente i bambini presenti nel rifugio i quali, lasciandosi andare a grida di terrore, fecero involontariamente scoprire il loro nascondiglio agli aggressori.
Tutti i presenti furono immediatamente catturati, costretti a salire su un carro e condotti senza pietà al quartier generale dei Boxer. Verso la sera, illuminati dalla luce tremula delle fiaccole, i prigionieri furono sottoposti a un rigido interrogatorio. I bambini piangevano copiosamente, giustamente impauriti da tanta ferocia, mentre Lucia cercò con coraggio di far valere le proprie ragioni di madre e di credente, sebbene le sue parole non fossero tenute in alcuna considerazione dai persecutori, così come furono del tutto ignorate le parole pronunciate dall'anziano Giuseppe Wang Yumei. Per tutta risposta alla sua fermezza, Giuseppe fu brutalmente colpito alla gola da una lancia e successivamente decapitato davanti agli occhi degli altri prigionieri. Di fronte a tale efferatezza, i prigionieri inorridirono ma decisero fermamente di non smuoversi dalla loro fedeltà a Cristo.
La prova e la scelta della fede
I persecutori decisero allora di separare i figli dalle rispettive madri, conducendoli in una saletta adiacente a due stanze che presentavano significati contrapposti. La stanza a ovest era chiaramente indicata da un cartello con la scritta 'Liberazione' e conteneva giocattoli, ventagli e svariate mercanzie, a indicare che entrare in quel luogo significava scegliere la salvezza terrena. La stanza a est, invece, era contrassegnata in modo sinistro dalla scritta 'Morte'. Alcune donne furono fatte entrare per prime per metterle di fronte alla medesima terribile scelta.
Madre e figli, tuttavia, scelsero unanimemente di restare fedeli alla loro fede in Cristo. Insieme a quanti avevano deciso di non apostatare, essi subirono la pesante minaccia di dover tornare alla religione dei padri oppure essere sepolti vivi insieme ai propri figli. Ai prigionieri fu concessa un'intera notte di riflessione per piegare la loro volontà. Quella notte fu trascorsa interamente in preghiera dai fedeli, guidati con amore e fermezza dalla giovane Anna Wang, che fungeva da punto di riferimento spirituale per tutti.
Il giorno successivo, identificato nella data del ventidue luglio millenovecento, le donne e i bambini furono condotti in uno spiazzo all'aperto dove erano state preparate alcune fosse. Lì subirono un nuovo interrogatorio al quale scelsero di non rispondere, incoraggiati silenziosamente e profondamente dallo sguardo amorevole di Anna. I soldati dissero loro che, persistendo in quella che definivano ostinazione, sarebbero dovuti entrare nelle fosse insieme ai propri figli. Mentre le donne avanzavano con coraggio verso il luogo del sacrificio, Anna suggeriva loro a voce bassa d'inginocchiarsi e di rivolgere lo sguardo verso la chiesa del villaggio distrutta. Il capo ordinò allora di colpire tutte le donne con la spada, cominciando dalle più anziane, e di spingerle senza pietà nelle buche scavate nella terra.
Il martirio di Andrea e dei suoi cari
Giunto infine il tragico turno di Lucia Wang Wangzhi, il capo dei persecutori cercò un'ultima volta di convincerla a rinnegare la fede cristiana, facendo leva sull'amore e sulla sorte dei suoi figli. Lucia rispose con fierezza di essere cattolica insieme ai suoi figlioletti, e che uccidere lei per la fede significava inevitabilmente sopprimere anche loro. In quel momento di strazio, il piccolo Andrea scoppiò a piangere e a lamentarsi aspramente di aver sete. Allora un soldato pietoso tagliò a metà un cocomero giallo per rinfrescare le labbra riarse al bambino. Un uomo tra i presenti chiese persino al capo di poter tenere con sé il fanciullo per salvarlo, ma Lucia si oppose fermamente per evitare che il figlio corresse il gravissimo rischio di essere educato da pagano. La madre ribadì con forza di essere cristiana e che lo era pienamente anche suo figlio, chiedendo ai carnefici di ucciderli entrambi, ma pretendendo che fosse lei per ultima e suo figlio per primo.
A quel punto della drammatica sequenza, Andrea gettò via il frutto che aveva in mano e si preparò con coraggio a morire. Il fanciullo salutò la mamma Lucia per l'ultima volta con un sorriso di limpida innocenza e chinò spontaneamente il collo per ricevere la decapitazione. Subito dopo il martirio di Andrea, furono implacabilmente decapitati anche la mamma e la sorella. Tutti e tre i membri della famiglia furono amorevolmente seppelliti nella medesima fossa comune. Subito dopo di loro fu il turno di altre madri e dei rispettivi figli, tra i quali il più piccolo aveva appena dieci mesi di vita. La tradizione riferisce che il martirio avvenne in località Majiazhuang vicino a Daining, nella provincia dello Hebei in Cina.
La riesumazione e il riconoscimento della Chiesa
Il sei novembre millenovecentouno si procedette alla solenne riesumazione dei cadaveri al fine di garantire loro una degna sepoltura cristiana. Padre Albert Wetterwald presiedette la cerimonia di esumazione e di verifica dei corpi, redigendo una dettagliata relazione scritta sull'evento. Gli incaricati rimossero lo strato di terra che ricopriva i cadaveri lavorando con estrema precauzione e in un silenzio profondamente solenne. La tradizione riferisce che, alla rimozione della terra, i presenti videro apparire le membra e le teste delle vittime che, sebbene confuse, apparivano inspiegabilmente intatte. La vista inaspettata di quei corpi provocò tra i presenti un grido di ammirazione e di dolore uniti in un unico sentimento. I pagani presenti sul luogo gridarono apertamente al miracolo, mentre i cristiani piansero copiosamente per la gioia mista alla tristezza del ricordo.
La causa di canonizzazione del piccolo Andrea Wang Tianqing fu inserita all'interno di quella del gruppo capeggiato dal gesuita padre Leone Ignazio Mangin. Tale gruppo di martiri era composto in totale da cinquantasei persone, uccise per il nome di Cristo durante la sanguinosa persecuzione promossa dai Boxer. Il solenne riconoscimento del martirio dell'intero gruppo fu sancito ufficialmente il ventidue febbraio millenovecentocinquantacinque. La beatificazione del gruppo si svolse il diciassette aprile millenovecentocinquantacinque, nel giorno della domenica in albis, mentre la successiva canonizzazione avvenne il primo ottobre dell'anno duemila. L'intero gruppo fa parte del più ampio e venerato elenco dei centoventi martiri cinesi.
La vita e il martirio
La vita di Sant' Andrea Wang Tianqing ebbe inizio nel 1891 a Majiazhuang, nella provincia cinese di Hebei. Il ragazzo trascorse la sua infanzia in un contesto rurale, fino a quando il ventesimo secolo portò con sé la violenta rivolta dei Boxer, che mirava a estirpare la presenza cristiana dal suolo cinese. Durante quei giorni di angoscia, Andrea cercò rifugio insieme ad altri cristiani presso la scuola del villaggio, sperando in una protezione che si rivelò effimera. I persecutori, infatti, riuscirono a individuare il sotterraneo dove i fedeli si erano nascosti, procedendo alla loro cattura immediata.
Di fronte alla minaccia di una morte imminente, al fanciullo fu posta la drammatica alternativa tra la salvezza terrena e la fedeltà al Vangelo. Nonostante la giovanissima età, Andrea manifestò una fermezza d'animo che trascendeva la sua condizione, rifiutando con decisione di apostatare dalla fede cristiana. Tale rifiuto segnò irrevocabilmente il suo destino. Il ventidue luglio dell'anno 1900, egli fu condotto al martirio e subì l'esecuzione mediante decapitazione a Majiazhuang. La sua morte, accettata con la purezza del cuore, lo consacrò definitivamente alla gloria di Dio, rendendo la sua testimonianza un seme fecondo per la comunità cristiana della Cina.
Il culto e la memoria
Il culto di Sant' Andrea Wang Tianqing è indissolubilmente legato alla solenne canonizzazione dei martiri cinesi, presieduta da papa Giovanni Paolo II il primo ottobre dell'anno duemila. La Chiesa riconosce in questo fanciullo un modello di perseveranza, capace di resistere alle pressioni del male con la sola forza della preghiera e dell'amore per Dio.
La memoria liturgica di questo giovane martire viene celebrata il venti luglio, sebbene egli sia tradizionalmente commemorato il ventidue luglio insieme agli altri martiri che, come lui, offrirono la vita per il nome di Cristo. Il suo esempio continua a interpellare i fedeli, ricordando che la santità non è prerogativa di una particolare età, ma una chiamata che può fiorire anche nelle circostanze più avverse. La sua vita, seppur breve, rimane impressa nel libro della vita, segno di una fedeltà che supera le barriere del tempo e dello spazio.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Andrea Wang Tianqing?
La sua memoria liturgica si celebra il ventidue luglio, giorno in cui subì il martirio, ed è inserita all'interno della memoria collettiva del gruppo dei martiri cinesi.
Qual è il ruolo di Sant'Andrea Wang Tianqing nella storia della Chiesa?
Egli è ricordato come uno dei più giovani martiri cinesi del ventesimo secolo, canonizzato nel duemila come parte del gruppo dei centoventi martiri uccisi durante la persecuzione dei Boxer.
In località Majiazhuang vicino a Daining nella provincia dello Hebei in Cina, santi martiri Anna Wang, vergine, Lucia Wang Wangzhi e suo figlio Andrea Wang Tianqing, uccisi per il nome di Cristo nella persecuzione dei Boxer. — Martirologio Romano