23 luglio
Sant' Ezechiele
Profeta
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e la deportazione
Nel sesto secolo avanti Cristo, precisamente intorno al seicentoventidue avanti Cristo, nasce Sant'Ezechiele, figlio del sacerdote Buzì. Al tempo dell'esilio nella terra dei Caldei, il profeta fu onorato della visione della gloria del Signore. Nel cinquynovanta sette avanti Cristo, quando aveva circa venticinque anni, Ezechiele fu deportato da Nabucodonosor in Babilonia. Insieme a lui furono condotte in esilio diecimila persone, tra le quali vi erano il re Ioakin, la corte, i notabili, i sacerdoti e gli artigiani. Gli esuli furono sistemati lungo il gran canale fra Babilonia e Nippur, dove lavoravano la terra coltivando i campi. Ezechiele visse in mezzo a questi prigionieri, in particolare a Tell-Abib, ovvero il Colle delle spighe, descrivendo personalmente le vicissitudini di quel tempo doloroso.
La missione profetica
Costituito come sentinella sulla casa di Israele, Sant'Ezechiele rimproverò con fermezza l'infedeltà del popolo eletto. Egli predisse la deportazione e la distruzione ormai prossima della città santa di Gerusalemme e del Tempio. In mezzo ai prigionieri che ascoltavano i messaggi di Iahweh dalla sua bocca, il profeta tenne viva la speranza. Le sue parole e le sue visioni tradussero verità eterne raccordate alla storia concreta. La prima verità proclamata riguarda la maestà e l'onnipotenza di Dio infinita e universale, presente anche sui deportati. La seconda verità annuncia la potenza e la giustizia di Dio che portarono alla caduta di Gerusalemme nel cinquecento ottantasei avanti Cristo. La terza verità rivela la profonda misericordia di Dio, la quale impone il pentimento e la conversione.
Le visioni e la morte
Le molteplici visioni di Sant'Ezechiele sono state ripetutamente rappresentate in opere d'arte nel corso dei secoli. Tra queste, la visione del campo cosparso di ossa secche che al soffio di Dio riprendono vita rivestendosi di carne è singolarmente significativa. Per i Giudei, la visione delle ossa inaridite che risorgono a nuova vita è simbolo della restaurazione nazionale a gloria di Dio e a dimostrazione della sua potenza. Per i Cristiani, la stessa visione è assurta a simbolo della risurrezione della carne nell'ultimo giudizio. Un'antica tradizione vuole il profeta ucciso in Babilonia da un capo del popolo di Israele che era stato da lui ripreso per la sua idolatria.
Il culto e la memoria
Il culto di Sant'Ezechiele nella chiesa latina fu introdotto presto. Il martirologio di Beda ricorda il culto del profeta al dieci aprile. Anche il Martirologio Romano conferma la data del dieci aprile per la commemorazione di Ezechiele, ricordando inoltre dettagli sulla sua morte e sulla sua sepoltura. Il martirologio commemora sant'Ezechiele profeta, la cui testimonianza rimane un pilastro luminoso nella storia della salvezza.
La vita e il ministero
La vicenda umana di Sant'Ezechiele si colloca nel sesto secolo avanti Cristo, un'epoca di grandi mutamenti e di profondo dolore per il popolo eletto. Originario di Gerusalemme, il suo cammino fu bruscamente interrotto dalla deportazione in terra babilonese. Lungi dal soccombere allo scoraggiamento, egli ricevette il dono della profezia proprio nel cuore di questa terra straniera, stabilendosi presso Tell-Abib. Lì, in mezzo ai suoi fratelli esuli, il profeta divenne la voce di Dio, richiamando costantemente alla conversione e alla memoria della legge. La sua attività profetica si distinse per una lucidità severa e, al contempo, colma di una profonda tenerezza per la sorte di Sion.
Il profeta non esitò a preannunciare la distruzione imminente di Gerusalemme e del Tempio, eventi tragici che si compirono puntualmente nell'anno cinquecento ottantasei avanti Cristo. Nonostante la durezza di tali annunci, il cuore del suo messaggio non era la condanna, ma la promessa di una vita nuova. La celebre visione delle ossa secche, che riacquistano vigore e carne per ordine del Signore, rappresenta il vertice della sua missione: un invito a credere che Dio è capace di infondere il suo spirito anche dove sembra regnare solo la morte. Sant'Ezechiele visse il suo ministero tra Babilonia e i territori circostanti, mantenendo sempre lo sguardo rivolto verso la casa perduta, attendendo con fiducia che la promessa di salvezza si compisse pienamente per tutti i figli di Israele. La sua morte avvenne in Babilonia, dove il suo corpo riposa, testimone silenzioso di una vita spesa interamente al servizio della Parola divina.
Il culto e la memoria
Il culto di Sant'Ezechiele attraversa i secoli come un faro di speranza per chiunque sperimenti l'esilio, sia esso fisico o spirituale. La Chiesa celebra la sua memoria con devozione, riconoscendo in lui l'uomo che ha saputo vedere oltre le rovine del presente per scorgere l'orizzonte della vita eterna. La sua figura è un richiamo costante alla responsabilità di ciascuno nel custodire la fede, anche quando le circostanze esterne sembrano negarla.
Nel Martirologio Romano, il profeta è commemorato il giorno dieci aprile, mentre altre tradizioni liturgiche pongono la sua festa il ventitré luglio. In ogni celebrazione, il ricordo di Sant'Ezechiele invita i fedeli a non temere le prove della vita, ricordando che il soffio di Dio può trasformare ogni arida valle in un giardino fecondo. La venerazione verso questo grande profeta non è soltanto un atto di omaggio verso il passato, ma un impegno concreto a lasciarsi interrogare dalla Scrittura, affinché lo Spirito del Signore possa operare in noi la stessa risurrezione che Ezechiele vide in visione per il suo popolo.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Ezechiele?
La memoria liturgica e la commemorazione di Sant'Ezechiele sono fissate al dieci aprile, data confermata dal Martirologio Romano e dal martirologio di Beda.
Commemorazione di sant’Ezechiele, profeta, che, figlio del sacerdote Buzì, al tempo dell’esilio nella terra dei Caldei fu onorato della visione della gloria del Signore e, posto come sentinella sulla casa di Israele, rimproverò l’infedeltà del popolo eletto, predicendo la distruzione ormai prossima della città santa di Gerusalemme e la deportazione del popolo; presente egli stesso in mezzo ai prigionieri, tenne viva la loro speranza, profetizzando che le loro ossa inaridite sarebbero risorte a nuova vita. — Martirologio Romano