31 luglio
Sant' Ignazio di Loyola
Sacerdote
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalle armi alla corte
Ignazio nacque nell'estate del 1491 ad Azpeitia, un paese basco situato nella Guascogna in Spagna. Il suo nome di nascita era Iñigo Lopez de Loyola. Egli era il settimo ed ultimo figlio maschio dei suoi genitori, Beltran Ibañez de Oñaz e Marina Sanchez de Licona. I genitori di Ignazio appartenevano al casato dei Loyola, uno dei più potenti della provincia di Guipúzcoa. La famiglia Loyola possedeva una fortezza padronale con vasti campi, prati e ferriere. Iñigo perse la madre subito dopo la nascita. Secondo la mentalità dell'epoca, Iñigo era destinato alla carriera sacerdotale. Durante l'infanzia Ignazio ricevette la tonsura in vista della carriera ecclesiastica. Ignazio dimostrerà ben presto di preferire la vita del cavaliere, come già due suoi fratelli. Nel 1506, prima di morire, il padre mandò Iñigo ad Arévalo in Castiglia. Iñigo fu mandato da don Juan Velázquez de Cuellar, ministro dei Beni del re Ferdinando il Cattolico. Il padre mandò Iñigo ad Arévalo affinché ricevesse un'educazione adeguata. Iñigo accompagnò don Juan come paggio nelle cittadine dove si trasferiva la corte itinerante. Come paggio, Iñigo acquisì buone maniere che influiranno molto sulla sua futura opera. Nel 1515 Iñigo fu accusato di eccessi d'esuberanza e misfatti avvenuti durante il carnevale ad Azpeitia. Insieme al fratello don Piero, Iñigo subì un processo a causa dei fatti di carnevale. Il processo contro Iñigo e il fratello non sfociò in sentenza, forse per l'intervento di alti personaggi. Il temperamento di Iñigo era focoso e amait corteggiare le dame e divertirsi come i cavalieri dell'epoca. Nel 1517 morì don Velázquez. Dopo la morte di don Velázquez, il giovane Iñigo si trasferì presso don Antonio Manrique. Don Antonio Manrique era duca di Najera e viceré di Navarra. Al servizio di don Antonio Manrique, Iñigo si trovò a combattere varie volte. Ignazio visse alla corte del re e nell'esercito.
La ferita e la conversione
Iñigo partecipò all'assedio del castello di Pamplona ad opera dei francesi. Il 20 maggio 1521 una palla di cannone degli assedianti ferì Iñigo ad una gamba. Iñigo fu trasportato nella sua casa di Loyola dopo il ferimento. Nella casa di Loyola Iñigo subì due dolorose operazioni alla gamba. A causa delle operazioni, una gamba rimase più corta dell'altra, costringendolo a zoppicare per tutta la vita. Durante la lunga convalescenza il Signore operava per plasmare l'anima del giovane irrequieto. Non trovando libri cavallereschi e poemi graditi in casa, Iñigo prese a leggere libri forniti dalla cognata. La cognata fornì a Iñigo due libri ingialliti: la Vita di Cristo di Lodolfo Cartusiano e la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine. Jacopo da Varagine visse tra il 1230 e il 1298. Dalla meditazione delle letture, Iñigo si convinse che l'unico vero Signore a cui dedicare la fedeltà di cavaliere era Gesù. Ignazio fu gravemente ferito e in seguito a ciò si convertì a Dio. Appena ristabilito, Iñigo decise di iniziare la conversione andando pellegrino a Gerusalemme, certo di esservi illuminato sul futuro. Nel febbraio 1522 Iñigo partì da Loyola diretto a Barcellona. Lungo il viaggio si fermò all'abbazia benedettina di Monserrat. A Monserrat fece una confessione generale e si spogliò degli abiti cavallereschi vestendo quelli di un povero. A Monserrat fece il primo passo verso la vita religiosa emettendo il voto di castità perpetua. Un'epidemia di peste gli impedì di raggiungere Barcellona, colpita dal morbo. Iñigo si fermò nella cittadina di Manresa a causa della peste. A Manresa condusse per più di un anno una vita di preghiera e di penitenza. Vivendo poveramente presso il fiume Cardoner a Manresa, ricevette una grande illuminazione. L'illuminazione presso il fiume Cardoner riguardava la possibilità di fondare una Compagnia di consacrati e lo trasformò completamente. In una grotta nei dintorni di Manresa, in piena solitudine, prese a scrivere una serie di meditazioni e norme. Le meditazioni e norme scritte nella grotta formarono i celebri Esercizi Spirituali.
I viaggi e gli studi
Nel 1523 Iñigo arrivò a Barcellona. Invece di imbarcarsi per Gerusalemme da Barcellona, s'imbarcò per Gaeta. Da Gaeta arrivò a Roma la Domenica delle Palme. A Roma fu ricevuto e benedetto dall'olandese Adriano VI. Adriano VI fu l'ultimo papa non italiano prima di Giovanni Paolo II. Iñigo s'imbarcò a Venezia e arrivò in Terrasanta. In Terrasanta visitò tutti i luoghi santificati dalla presenza di Gesù. Avrebbe voluto rimanere in Terrasanta, ma il Superiore dei Francescani glielo proibì. Il Superiore dei Francescani era il responsabile apostolico dei Luoghi Santi. Nel 1524 ritornò in Spagna dalla Terrasanta. Intuì che per svolgere adeguatamente l'apostolato occorreva approfondire le sue scarse conoscenze teologiche partendo dalla base. All'età di 33 anni prese a studiare grammatica latina a Barcellona. Proseguì gli studi universitari ad Alcalà e a Salamanca. A causa di incomprensioni ed equivoci, non poté completare gli studi in Spagna. Nel 1528 si trasferì a Parigi. Rimase a Parigi fino al 1535. A Parigi ottenne il dottorato in filosofia. Ignazio compì gli studi teologici a Parigi. Nel 1534 i primi compagni di Ignazio fecero voto nella Cappella di Montmartre di vivere in povertà e castità. Il voto dei primi compagni fu fatto il 15 agosto del 1534. I primi compagni di Ignazio erano i giovani maestri Pietro Favre, Francesco Xavier, Lainez, Salmerón, Rodrigues e Bobadilla. I compagni promisero di recarsi a Gerusalemme oppure di mettersi a disposizione del papa per decidere il loro genere di vita apostolica e il luogo dove esercitarla. Iñigo latinizzò il suo nome in Ignazio, ricordando il santo vescovo martire sant'Ignazio d'Antiochia. Il viaggio in Terrasanta sfumò a causa della guerra fra Venezia e i Turchi. I compagni si presentarono al papa Paolo III, regnante dal 1534 al 1549. Papa Paolo III chiese loro perché desiderassero andare a Gerusalemme, affermando che per portare frutto nella Chiesa di Dio l'Italia fosse una buona Gerusalemme. Tre anni dopo l'incontro col papa si cominciò a inviare in Europa, Asia e altri continenti i membri inizialmente chiamati Preti Pellegrini o Preti Riformati e in seguito Gesuiti.
La fondazione della Compagnia
Ignazio di Loyola nel 1537 si trasferì in Italia, andando prima a Bologna e poi a Venezia. A Venezia Ignazio fu ordinato sacerdote. Insieme a due compagni, Ignazio si avvicinò a Roma e a 14 km a nord della città, in località La Storta, ebbe una visione. La visione a La Storta lo confermò nell'idea di fondare una Compagnia che portasse il nome di Gesù. Ignazio unì a sé i primi compagni e li costituì nella Compagnia di Gesù a Roma. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù con la bolla Regimini militantis Ecclesiae. L'8 aprile 1541 Ignazio fu eletto all'unanimità Preposito Generale. Il 22 aprile 1541 Ignazio fece la professione insieme ai suoi sei compagni nella Basilica di San Paolo. Nel 1544 padre Ignazio, divenuto l'apostolo di Roma, prese a redigere le Costituzioni del suo Ordine. Le Costituzioni dell'Ordine furono completate nel 1550. I figli spirituali di Ignazio si sparpagliavano per il mondo mentre egli redigeva le Costituzioni. Ignazio rimase a Roma per volere del papa a coordinare l'attività dell'Ordine. A Roma Ignazio svolse un fruttuoso ministero dedicandosi alla stesura di opere e alla formazione dei discepoli a maggior gloria di Dio. Ignazio soffriva di dolori lancinanti allo stomaco dovuti a calcolosi biliare e cirrosi epatica mal curate. Ignazio limitava a quattro ore il sonno per adempiere a tutti i suoi impegni, dedicarsi alla preghiera e celebrare la Messa. Il male di Ignazio fu progressivo e lo limitò man mano nelle attività. Il 31 luglio 1556 il soldato di Cristo morì. Ignazio morì in una modestissima camera della Casa situata vicina alla Cappella di Santa Maria della Strada a Roma. Ignazio morì il 31 luglio 1556 a Roma.
L'Autobiografia
Il primo scritto sulla vita, la vocazione e la missione di sant'Ignazio fu redatto da lui stesso. L'opera scritta da sant'Ignazio è conosciuta in Italia con il titolo di Autobiografia. Nell'Autobiografia Ignazio racconta la sua chiamata e la sua missione presentandosi in terza persona. Nell'Autobiografia Ignazio viene prevalentemente designato con il nome di pellegrino. L'Autobiografia appare apparentemente come la descrizione di lunghi viaggi o di esperienze aneddotiche. L'Autobiografia è in realtà la descrizione di un pellegrinaggio spirituale ed interiore.
La regola e lo spirito dell'Ordine
Le Costituzioni redatte da sant'Ignazio fissano lo spirito della Compagnia. La Compagnia è un Ordine di chierici regolari che accentua l'aspetto dell'azione militante al servizio della Chiesa. La Compagnia adattò lo spirito del monachesimo al dinamismo di un apostolato in un mondo in rapida trasformazione spirituale e sociale nel XVI secolo. La Compagnia sostituì la stabilità monastica con una grande mobilità dei suoi membri. I membri della Compagnia sono legati a particolari obblighi di obbedienza ai superiori e al papa. La Compagnia sostituì le preghiere del coro con l'orazione mentale. La Compagnia considerò essenziale la preparazione e l'aggiornamento culturale dei suoi membri. La Compagnia è governata da un Preposito generale. I gradi della formazione dei sacerdoti gesuiti comprendono due anni di noviziato. Gli aspiranti gesuiti durante la formazione sono detti scolastici. Gli studi approfonditi dei gesuiti sono inframezzati dall'ordinazione sacerdotale, solitamente dopo il terzo anno di filosofia. Il giovane gesuita verso i 30 anni diventa professo ed emette i tre voti solenni di povertà, castità e obbedienza, più un quarto voto di obbedienza speciale al papa. Accanto ai professi vi sono i coadiutori spirituali, che emettono soltanto i tre voti semplici. La Compagnia non ha un ramo femminile né un Terz'Ordine. La spiritualità della Compagnia si basa sugli Esercizi Spirituali di sant'Ignazio. Gli Esercizi Spirituali costituiscono ancora oggi la vera fonte di energia dei Gesuiti e dei loro allievi. La spiritualità gesuitica si contraddistingue per l'abbandono alla volontà di Dio espresso nell'assoluta obbedienza ai superiori. La spiritualità gesuitica comprende una profonda vita interiore alimentata da costanti pratiche spirituali e la mortificazione dell'egoismo e dell'orgoglio. La spiritualità gesuitica si caratterizza per zelo apostolico e totale fedeltà alla Santa Sede. I Gesuiti non possono possedere personalmente rendite fisse. Le rendite fisse sono consentite solo ai Collegi e alle Case di formazione. I professi fanno il voto speciale di non aspirare a cariche e dignità ecclesiastiche.
Le missioni nel mondo
In origine la Compagnia si presentava come un gruppo missionario a disposizione del pontefice. I gesuiti erano pronti a svolgere qualsiasi compito il pontefice volesse affidare loro per la maggior gloria di Dio. Le attività originarie dei gesuiti furono prevalentemente itineranti, affrontando predicazione, catechesi, cura delle anime, missioni speciali e riforma del clero. I gesuiti operarono nella Controriforma e nell'evangelizzazione dei nuovi Paesi in Oriente, Africa e America. Ignazio affidò alla sua Compagnia il ministero dell'insegnamento, inizialmente non previsto. L'insegnamento divenne una delle attività principali dell'Ordine e uno dei principali strumenti della sua diffusione e della sua forza. La diffusione dell'Ordine è testimoniata dai prestigiosi Collegi sparsi per il mondo. Alla morte di san Ignazio nel 1556, la Compagnia contava già mille membri. Nel 1615 la Compagnia contava 13.000 membri sotto la guida dei vari Generali succedutisi. La Compagnia si diffuse in tutta Europa. L'ordine subì i primi martiri in Inghilterra, tra cui Campion e Ogilvie. L'attività missionaria di rilievo ebbe inizio nel 1541 con san Francesco Xavier. San Francesco Xavier fu inviato in India e nel Giappone. I gesuiti in Giappone subirono sanguinose persecuzioni come gli altri missionari. Più duratura fu l'opera dei gesuiti in Cina con padre Matteo Ricci vissuto tra il 1552 e il 1610. L'opera dei gesuiti in America Meridionale, specie in Brasile, si distinse per le famose riduzioni. Più sfortunata fu l'opera dei gesuiti in America Settentrionale. Furono martiri in America Settentrionale i santi Giovanni de Brebeuf, Isacco Jogues, Carlo Garnier e altri cinque missionari.
Vicende storiche e il culto
Nei secoli XVII e XVIII i gesuiti furono al centro di dispute dottrinarie e di violenti conflitti politico-ecclesiastici a causa della loro accresciuta potenza. I conflitti alimentarono l'odio dei movimenti antireligiosi, dei Domenicani, dei sovrani dell'epoca, dei parlamentari e dei governi di vari Stati. Si arrivò allo scioglimento della Compagnia prima negli Stati di Portogallo, Spagna, Napoli, Parma e Piacenza. La Compagnia di Gesù fu sciolta totalmente nel 1773 da papa Clemente XIV sotto la pressione dei sovrani europei. I gesuiti sopravvissero in Russia sotto la protezione dell'imperatrice Caterina II. Nel 1814 papa Pio VII diede il via alla restaurazione della Compagnia. I membri della Compagnia sono stati sempre presenti nelle dispute morali, dottrinarie, filosofiche, teologiche e ideologiche della società non solo cattolica. Nel 1850 sorse la rivista La Civiltà Cattolica, voce autorevole del pensiero della Compagnia. Nel 1880 e nel 1901 si verificarono altre espulsioni dei gesuiti in molti Stati europei e sudamericani. Nell'annuario del 1966 i gesuiti erano 36.000, divisi in 79 province nel mondo e 77 territori di missione. In una statistica aggiornata al 2002, la Compagnia di Gesù annovera tra i suoi figli 49 Santi di cui 34 martiri. Nel 2002 la Compagnia annovera 147 Beati di cui 139 martiri. Centinaia di Servi di Dio e Venerabili gesuiti sono stati avviati sulla strada del riconoscimento ufficiale della loro santità o del loro martirio. L'alto numero di martiri testimonia la vocazione missionaria dei gesuiti votati all'affermazione della maggior gloria di Dio. I gesuiti sono andati incontro a pericoli e persecuzioni sin dalla loro fondazione. Ignazio fu proclamato beato il 27 luglio 1609 da papa Paolo V. Ignazio fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.
La conversione e il cammino
La giovinezza di Ignazio fu segnata dalle ambizioni terrene e dalle armi, fino al drammatico assedio di Pamplona nel 1521, dove venne ferito gravemente a una gamba. Costretto a una lunga e dolorosa convalescenza nella casa natia di Loyola, il giovane soldato ricevette in dono la grazia della conversione leggendo testi religiosi, gli unici libri disponibili che parlassero al suo cuore affaticato. Questo momento di sosta forzata si trasformò in un profondo risveglio interiore, spingendolo ad abbandonare la vita mondana per intraprendere un cammino di radicale sequela di Cristo.
Il suo pellegrinaggio lo condusse dapprima a Manresa, dove visse un periodo di intensa preghiera e penitenza in una grotta; qui, illuminato dallo Spirito, iniziò la stesura degli Esercizi Spirituali, uno strumento prezioso per l'anima desiderosa di purificazione. Successivamente, il suo desiderio di santità lo portò a toccare i luoghi santi di Gerusalemme, per poi spingerlo a Barcellona, Parigi e Venezia. Proprio a Parigi, nel 1534, Ignazio legò a sé i primi compagni sulla collina di Montmartre con i voti di povertà e castità. Ricevuta l'ordinazione sacerdotale a Venezia nel 1537, egli si stabilì infine a Roma, dove nel 1540 ottenne da papa Paolo III l'approvazione solenne della Compagnia di Gesù, dedicando gli ultimi anni della sua vita terrena alla guida dell'ordine.
Il culto e la memoria
La vita di sant'Ignazio, consumata nell'instancabile servizio a maggior gloria di Dio, si spense piamente a Roma nel 1556. Il profondo solco tracciato dalla sua opera e la fama della sua santità trovarono il solenne sigillo della Chiesa nel 1622, anno in cui papa Gregorio XV lo proclamò santo. La sua memoria, celebrata il 31 luglio, rimane per il popolo cristiano un richiamo costante alla vigilanza interiore e all'obbedienza generosa ai disegni divini.
Domande frequenti
Quando si festeggia sant'Ignazio di Loyola?
La festa di sant'Ignazio di Loyola si celebra il 31 luglio.
Di cosa è patrono sant'Ignazio di Loyola?
Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati.
Memoria di sant’Ignazio di Loyola, sacerdote, che, nato nella Guascogna in Spagna, visse alla corte del re e nell’esercito, finché, gravemente ferito, si convertì a Dio; compiuti gli studi teologici a Parigi, unì a sé i primi compagni, che poi costituì nella Compagnia di Gesù a Roma, dove svolse un fruttuoso ministero, dedicandosi alla stesura di opere e alla formazione dei discepoli, a maggior gloria di Dio. — Martirologio Romano