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20 febbraio

Santa Giacinta Marto

Fanciulla

Santa Giacinta Marto

Aggiornato il 15 settembre 2026

L'infanzia ad Aljustrel e le prime apparizioni

Tutti e tre i bambini nacquero ad Aljustrel in Portogallo, inseriti in un contesto rurale e semplice dove la vita scorreva tra le occupazioni quotidiane e i giochi tradizionali dell'epoca. Lucia dos Santos nacque il 22 marzo 1907 e morì a Coimbra il 13 febbraio 2005 sulla soglia dei novantotto anni. Francesco Marto nacque l'undici giugno 1908 e morì a Fatima il quattro aprile 1919. Giacinta Marto nacque l'undici marzo 1910 e morì a Lisbona il venti febbraio 1920. Prima degli eventi celesti che mutarono la loro esistenza, i tre pastorelli amavano gridare ad alta voce dall'alto dei monti seduti sulla roccia, e il nome che i bambini pronunciavano più spesso gridando era proprio quello della Madonna. Lucia ha testimoniato che fino al giorno delle apparizioni Giacinta era una bambina come tutte le altre, alla quale piaceva giocare, sebbene fosse un po' permalosa, facesse il broncio per un nonnulla e non si rassegnasse facilmente a perdere. Il temperamento di Giacinta era forte e volitivo, con una spiccata predisposizione per il ballo e la poesia, tanto da essere considerata la numero uno dell'entusiasmo e della spensieratezza, alla quale bastava il suono di un piffero rudimentale per ballare. Nella primavera del 1916 l'Angelo del Portogallo apparve ai tre bambini anticipando l'arrivo di Nostra Signora di Fatima. L'Angelo portò l'Eucaristia e comunicò i tre pastorelli, pregando tre volte e dicendo che Dio va adorato e supplicato per coloro che non credono, non adorano, non sperano e non amano. L'Angelo spiegò ai bambini di pregare in quel modo perché i Cuori di Gesù e di Maria erano attenti alle loro suppliche. La Madonna scelse Giacinta, suo fratello Francesco e la cugina Lucia per rivelare a Fatima nel 1917 i rimedi per combattere errori e guerre, tra i quali figuravano la recita del Santo Rosario, la lotta contro il peccato e la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria per arrestare il comunismo. All'epoca della prima apparizione, avvenuta il tredici maggio, Giacinta aveva appena sette anni e si trovava al pascolo con il fratello e la cugina. Lucia e Giacinta potevano vedere, sentire e colloquiare con l'Angelo e la Madonna, mentre Francesco poteva solo vedere. Gli accadimenti del 1917 mutarono radicalmente gli interessi di Giacinta, che smise di ballare e assunse un aspetto serio, modesto e amabile, mentre Lucia descriveva la cuginetta come un ritratto dei puri di cuore i cui occhi parlavano di Dio.

Il cammino spirituale e la preghiera

La sensibilità d'animo di Francesco e Giacinta raggiunse un livello di straordinario misticismo con le apparizioni, e la grazia corrisposta diede vita ad altezze di virtù nei due fratelli. Suor Lucia scrisse che la Vergine Santissima comunicò a Giacinta maggior abbondanza di grazie e maggior conoscenza di Dio e della virtù. La fanciulla recitava l'Ave Maria pronunciando la parola successiva solo quando l'eco riproduceva interamente la precedente, un atto innocentissimo e quasi surreale in cui il soprannaturale si sovrapponeva al naturale. Giacinta era insaziabile nella pratica del sacrificio e delle mortificazioni, meditava a lungo sull'eternità dell'inferno dopo che la Madonna lo aveva mostrato ai pastorelli con grande loro sgomento, e prendeva sul serio i sacrifici per la conversione dei peccatori. Si privava persino della merenda per soccorrere i bambini di due famiglie bisognose e veniva spesso sorpresa in preghiera con uno slancio d'amore superiore alla sua età. Qualsiasi sofferenza offerta da Giacinta per la conversione dei peccatori era accompagnata da un amore riscontrabile solo nei più grandi mistici. Francesco possedeva un carattere mite, umile, paziente, sorridente, gentile e condiscendente. Nei giochi Francesco accettava la sconfitta benevolmente, tendeva a isolarsi e non si curava di essere emarginato, e se qualcuno gli negava i diritti di vincitore o gli toglieva qualcosa, si piegava senza resistere dicendo che non gli importava. Francesco non dava importanza ad altro se non alle realtà celesti, amava il silenzio e cercava occasioni per mortificarsi con atti di eroismo. La sera, dopo il pascolo, Francesco e Giacinta andavano nell'aia della famiglia di Lucia per giocare, e i tre fanciulli aspettavano insieme che la Madonna e gli Angeli accendessero le loro lucerne, chiamando così la luna e le stelle. Francesco si animava nel contare le stelle e nulla lo entusiasmava quanto l'osservare il sorgere e il tramontare del sole, identificando quest'ultimo come la lucerna del Signore, mentre Giacinta amava maggiormente la lucerna della Madonna. L'anima di Francesco fu caratterizzata da una profonda preghiera e, quando iniziò ad andare a scuola, a volte diceva a Lucia di andare mentre lui restava in chiesa vicino a Gesù nascosto, poiché riteneva che non valesse la pena per lui imparare a leggere dal momento che sarebbe andato in Cielo da lì a poco. Francesco si metteva vicino al Tabernacolo e, quando gli chiedevano cosa facesse, rispondeva di guardare Lui e di essere guardato da Lui. La breve vita di Giacinta trascorse in modo parallelo a quella del fratello, legata da un'identica serenità spirituale e da un clima di profonda fede familiare.

La malattia e la prova della sofferenza

La precaria situazione economica della famiglia dos Santos derivava anche dal fatto che il luogo delle apparizioni mariane, di proprietà della famiglia, non era più coltivabile poichè la gente vi si recava con asini e cavalli calpestando tutto. Lucia, essendo la più grande, fu la veggente più vessata e interrogata fino allo sfinimento dalle autorità religiose e civili, e le penitenze più aspre per lei furono dettate dalle ostilità familiari e in particolare dalla madre, che la considerava una bugiarda e un'impostora. Il ventitré dicembre 1918, quattordici mesi dopo l'ultima apparizione, Giacinta e Francesco furono colpiti dalla spagnola. Francesco si spegneva in pochi mesi, ricordando con immensa nostalgia la promessa della Vergine Maria di portarlo presto in Cielo insieme a Giacinta e gioendo nel pensare che lassù avrebbe potuto consolare meglio il Cuore di Gesù e di Nostra Signora. Francesco sapeva accettare e sopportare la sofferenza con esemplare rassegnazione, accogliendo la malattia come un dono immenso per consolare Cristo, riscattare i peccati delle anime e raggiungere il Paradiso. Il calvario di Giacinta fu ancora più tormentato a causa di una pleurite purulenta sopravvenuta, e agli inizi del luglio 1919 la fanciulla entrò in ospedale colpita dalla malattia. La madre di Giacinta le chiese cosa desiderasse e la bambina chiese la presenza dell'amata Lucia. La visita di Lucia a Giacinta fu un parlare delle sofferenze offerte per i peccatori per allontanarli dall'inferno e per il Sommo Pontefice. A Giacinta fu chiesto il sacrificio di staccarsi dai suoi familiari e soprattutto dalla cugina Lucia per un ricovero in ospedale prima a Vila Nova de Ourém e successivamente a Lisbona, dove si tentò di tutto per salvarla, compreso un intervento chirurgico senza anestesia. Giacinta ha sopportato e offerto la malattia per la conversione dei peccatori e per riparare gli oltraggi fatti al Cuore Immacolato di Maria, esprimendo il desiderio di mettere nel cuore di tutti il fuoco che le bruciava nel petto e le faceva amare il Cuore di Gesù e di Maria. La Madonna andò serenamente a prendere Giacinta il venti febbraio 1920, come aveva promesso, e alla perdita dei cugini il dolore di Lucia fu abissale, poiché dichiarò di non aver avuto in terra altra più amata compagnia che quella di Francesco e di Giacinta.

Le memorie di suor Lucia e la glorificazione della Chiesa

L'autrice del testo che ha tramandato questi dettagli è Cristina Siccardi. Il Vescovo di Leiria, Monsignor José Alves Correia da Silva, ordinò a suor Lucia di mettere per iscritto tutto ciò che sapeva sulla vita di Giacinta, e la monaca scrisse la Prima Memoria terminandola nel Natale del 1935. Nel frattempo, il dodici settembre 1935 le spoglie di Giacinta furono trasportate da Vila Nova de Ourém a Fatima, e durante l'apertura della bara si constatò che il volto della piccola veggente era incorrotto. Fu scattata una fotografia del volto incorrotto di Giacinta, e il Vescovo inviò una copia della fotografia a suor Lucia, la quale rispose con una lettera di ringraziamento accennando alle virtù della cugina. Due anni dopo la Prima Memoria, il Vescovo ordinò a suor Lucia di scrivere la verità sulla sua vita e sulle apparizioni mariane, e la monaca scrisse la Seconda Memoria dal sette al ventuno novembre 1937. Il trenta uno agosto 1941 suor Lucia scrisse una lettera a padre Giuseppe Bernardo Gonçalves spiegando la nascita della Terza Memoria, poiché il Vescovo le aveva ordinato di ricordare qualsiasi altra cosa riguardante Giacinta per una nuova edizione. L'ordine del Vescovo penetrò nell'anima di Lucia come un raggio di luce, e con la Terza Memoria le apparizioni di Fatima raggiunsero dimensioni internazionali. Monsignor Giuseppe Alves Correia da Silva e don Galamba dedussero che Lucia aveva nascosto degli elementi nelle relazioni precedenti, e il sette ottobre 1941 la monaca ricevette l'ordine di scrivere tutto ciò che poteva emergere dagli accadimenti di Fatima. L'otto dicembre 1941, giorno dell'Immacolata Concezione, suor Lucia consegnò il manoscritto della Terza Memoria, affermando di aver cercato di nascondere gli aspetti più intimi delle apparizioni della Madonna nella Cova d'Iria e paragonando se stessa a uno scheletro spogliato di tutto e messo in un museo per mostrare la grandezza delle misericordie divine. Suor Lucia narrò nella sua opera la bellezza della loro infanzia con schiettezza e semplicità. La Chiesa ha meditato a lungo prima di elevare Giacinta alla gloria degli altari, non per dubbi sulla sua vita cristallina, ma perché fior di teologi cercavano di mettersi d'accordo sulla questione se a dieci anni non ancora compiuti le virtù potessero essere vissute in grado eroico, esercizio richiesto ad ogni cristiano proposto alla venerazione come beato o santo. La santità di Giacinta è riconosciuta non per aver avuto sei apparizioni della Madonna, ma perché queste l'hanno aiutata a raggiungere la perfezione cristiana, e Dio ha confermato la sua santità attraverso dei miracoli. San Giovanni Paolo II ha beatificato Giacinta insieme al fratellino Francesco il tredici maggio 2000, e la sua canonizzazione è stata fissata al tredici maggio 2017, esattamente diciassette anni dopo la beatificazione e ottantatré anni dopo la prima apparizione mariana. Nel Martirologio, in località Aljustrel vicino a Fatima in Portogallo, la beata Giacinta Marto, fanciulla di tenera età, sopportò con pazienza il tormento della malattia e testimoniò con fervore la sua devozione alla beata Vergine Maria.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Giacinta Marto?

La memoria liturgica e la festa di Santa Giacinta Marto si celebrano il 20 febbraio.

In località Aljustrel vicino a Fatima in Portogallo, beata Giacinta Marto, che, sebbene ancora fanciulla di tenera età, sopportò con pazienza il tormento della malattia da cui era affetta e testimoniò con fervore la sua devozione alla beata Vergine Maria. — Martirologio Romano