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10 ottobre

Santi Daniele, Samuele, Angelo, Leone, Nicola e Ugolino e Domno

Frati Minori, martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

La partenza e l'arrivo in Marocco

All'inizio dell'anno mille duecentosettantasette, sette frati francescani fecero vela dalla Toscana per la Spagna con l'intenzione di recarsi nel Marocco per convertire gli infedeli. L'Ordine francescano era allora diretto da frate Elia in anni di grandi entusiasmi missionari. I frati furono mandati proprio da frate Elia a predicare il vangelo di Cristo ai Mori. A capo del gruppo vi era frate Daniele, originario di Belvedere in Calabria e già provinciale della medesima regione. Frate Daniele è descritto in una Passio come uomo religioso, sapiente e prudente, già Ministro di Calabria. Gli altri membri del gruppo si chiamavano Samuele, Angelo, Domno, chiamato anche Donulo, di Montalcino, Leone, Niccolò di Sassoferrato e Ugolino. Daniele, Samuele, Angelo, Leone, Nicola e Ugolino erano sacerdoti, mentre gli altri frati erano devoti e pieni di spirito, desiderosi della salvezza eterna dei saraceni.

Dopo una breve permanenza in Spagna, i missionari si trasferirono a Ceuta nel Marocco in due scaglioni a breve distanza l'uno dall'altro. La passione dei sette santi martiri dell'Ordine dei Minori è avvenuta proprio a Ceuta, nel territorio dell'odierno Marocco. Il trasferimento a Ceuta fu un atto coraggioso a causa del divieto locale di ogni forma di propaganda cristiana. I missionari svolsero per qualche tempo un'attività presso i numerosi mercanti di Pisa, Genova e Marsiglia residenti a Ceuta. Esistono due relazioni sulle ultime vicende di questi missionari che sembrano contemporanee agli avvenimenti. Molti critici non ritengono però coeva la lettera di un certo Mariano da Genova scritta a frate Elia sulla sorte gloriosa dei missionari. Il documento di Mariano da Genova non fu composto infatti pochi giorni dopo il martirio, bensì nel secolo decimozio e decimosettimo.

La predicazione e la cattura

Un venerdì i frati si intrattennero a parlare della salvezza delle proprie anime e di quelle degli altri. L'indomani frate Daniele ascoltò la confessione sacramentale dei compagni. Tutti i frati ricevettero devotamente la santa Eucaristia affidandosi completamente al Signore. La domenica di primo mattino i frati entrarono segretamente nella città con i capelli cosparsi di cenere. Ai primi dell'ottobre dell'anno mille duecentosettantasette i missionari decisero di iniziare la predicazione in mezzo ai musulmani. Nelle strade di Ceuta, parlando in latino e in italiano perché non conoscevano la lingua locale, annunciarono Cristo e criticarono la religione di Maometto. Senza alcun timore e corroborati dallo Spirito Santo, si aggiravano per la piazza annunciando il nome del Signore e affermando che non vi è salvezza se non in lui. Le loro parole ardevano come fuoco nel loro cuore ed essi si sentivano venire meno per la dolcezza dell'amore divino.

I saraceni li assalirono coprendoli di improperi e di percosse. Le autorità ordinarono immediatamente la cattura dei missionari. I frati furono presi e condotti dinanzi al re. Il re li ascoltò per mezzo di un interprete. Il re li prese per pazzi, li derise e ordinò che fossero messi in carcere legati con catene di ferro. I frati patirono insulti, carcere e torture durante la loro detenzione. Dal carcere i frati mandarono una lettera commovente. La lettera fu inviata al cappellano dei Genovesi di nome Ugo, ad altri due sacerdoti, uno dei Frati Minori e uno Domenicano, rientrati dalle regioni interne dei saraceni, e ad altri cristiani di Septa. Nella lettera citavano passaggi biblici e affermazioni sulla persecuzione e sulla predicazione del Vangelo. In quel testo ribadivano che il nome di Cristo è stato annunciato alla presenza del re, che è stato proclamato che non vi è altra salvezza se non in Cristo, e che tale proclamazione è stata dimostrata con convenienti ragioni di fronte ai sapienti del re.

Il martirio e la glorificazione

La mattina della domenica i sei frati furono prelevati dal carcere durante la recita dell'ufficio divino e condotti alla presenza del re. I frati furono interrogati sulla volontà di ritrattare quanto detto contro la legge e contro Maometto. I frati risposero negativamente alla richiesta di ritrattazione. I frati aggiunsero che non avrebbero potuto salvarsi se non mediante il battesimo e la fede in Cristo Signore, dichiarando di essere pronti a morire per Cristo. I soldati di Cristo furono spogliati dei loro abiti e le loro mani furono legate dietro le spalle. I frati andarono gioiosamente incontro alla morte paragonandola a un convito. I frati giunsero al luogo del supplizio e furono decapitati. La morte dei martiri a Ceuta, in Marocco, è avvenuta il dieci ottobre dell'anno mille duecentosettantasette. Le anime dei frati salirono al Signore imporporate di sangue, avendo essi conseguito la palma del martirio mediante la decapitazione.

I corpi dei missionari furono straziati dopo l'esecuzione. I mercanti cristiani occidentali recuperarono i resti e li seppellirono nei sobborghi di Ceuta. In seguito le ossa furono trasferite in Spagna. Oggi non si sa con precisione dove siano venerate le reliquie, sebbene città di Spagna, Portogallo e Italia ne vantino il possesso. Papa Leone X, con decreto del ventidue gennaio dell'anno mille cinquecentosedici, ne permise il culto. Dio ha dato a san Daniele e ai compagni la gloria di immolarsi per Cristo. L'autore dell'articolo che ricostruisce questa memoria è Gian Domenico Gordini e la fonte principale resta la Bibliotheca Sanctorum.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i Santi Daniele, Samuele, Angelo, Leone, Nicola, Ugolino e Domno?

La loro memoria liturgica ricorre il dieci ottobre di ogni anno.

A Ceuta nel territorio dell’odierno Marocco, passione di sette santi martiri dell’Ordine dei Minori, Daniele, Samuele, Angelo, Leone, Nicola e Ugolino, sacerdoti, e Domno, che, mandati da frate Elia a predicare il Vangelo di Cristo ai Mori e patiti insulti, carcere e torture, conseguirono, infine, con la decapitazione la palma del martirio. — Martirologio Romano