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2 luglio

Santi Liberato, Bonifacio, Servio, Rustico, Rogato, Settimo e Massimo

Martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le radici agostiniane

Il cammino che condusse al martirio dei religiosi africani affonda le sue radici nel fervore spirituale promosso da sant'Agostino nel quinto secolo. Dopo aver ricevuto il battesimo dalle mani di sant'Ambrogio a Milano nel 387, Agostino decise di rientrare in Africa per intraprendere la vita monastica. Il biografo san Possidio riferisce che, giunto nella propria terra, egli si spogliò dei suoi beni e visse per circa tre anni insieme a concittadini e amici che si erano posti al servizio di Dio. Questa comunità si dedicava giorno e notte a digiuni, preghiere, opere buone e meditazione della legge del Signore. Divenuto vescovo nel 395, Agostino mantenne uno stile di vita monastico per tutta la pastorale esistenza e promosse con ogni mezzo la vita religiosa nell'Africa cristiana. San Possidio narra che alla sua morte, nel 430, Agostino ha lasciato alla Chiesa monasteri maschili e femminili popolati da servi e serve di Dio con i loro superiori, unitamente a biblioteche ricche di libri. Le successive incursioni nell'Africa romana, compiute prima dai Vandali e in seguito dagli Arabi, determinarono la distruzione di molte fondazioni monastiche agostiniane. Tuttavia, il monastero di Gafsa, situato nell'attuale Tunisia, rimase un punto di riferimento di fondamentale ispirazione agostiniana, assumendo una rilevanza speciale a causa del martirio dei suoi membri.

La persecuzione e il martirio

I religiosi del monastero di Gafsa vivevano nella preghiera e nella dedizione quando la bufera della persecuzione vandalica, promossa dal re ariano Unnerico, si abbatté sulla Chiesa africana. L'abate Liberato guidava quella comunità di fratelli, che comprendeva il diacono Bonifacio, i suddiaconi Servio e Rustico, i monaci Rogato e Settimio e il fanciullo Massimo. Nel 484 il re Unnerico ha emanato un editto che imponeva la consegna dei monasteri e dei loro occupanti ai Mori. A seguito di quell'editto iniquo, i sette religiosi del monastero di Gafsa sono stati tratti in arresto per la loro intransigente professione di fede cattolica e per la strenua difesa dell'unicità del battesimo. Dopo aver subito severe tribolazioni e gravi torture, i confessori della fede affrontarono la prova suprema a Cartagine. La tradizione riferisce che, dopo che si era cercato vanamente di dar loro fuoco mentre erano inchiodati a strutture di legno, i martiri sono stati uccisi con percosse di remo alla testa. I santi martiri hanno così terminato la loro esistenza terrena, ottenendo dal Signore la corona del martirio e sigillando con il sangue la loro coesione fraterna.

Il culto e la memoria

La memoria dei martiri di Cartagine è rimasta viva nel corso dei secoli grazie al Martirologio, che commemora nell'odierna Tunisia i santi Liberato abate, Bonifacio diacono, Servio e Rustico suddiaconi, Rogato e Settimo monaci e il fanciullo Massimo. La devozione verso questi testimoni della fede ha trovato un riconoscimento ufficiale all'interno della famiglia religiosa di appartenenza. L'autorizzazione a celebrare la loro festa è stata data all'Ordine il 6 giugno 1671, sancendo una grazia spirituale che perdura nel tempo. La ricorrenza liturgica dei santi martiri è fissata al 2 luglio, giorno in cui la Chiesa rinnova il ringraziamento a Dio per la testimonianza luminosa di questi servi fedeli.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i santi Liberato e compagni?

La memoria liturgica dei santi martiri si celebra il 2 luglio.

Chi erano i componenti del gruppo di martiri di Cartagine?

Il gruppo era composto dall'abate Liberato, dal diacono Bonifacio, dai suddiaconi Servio e Rustico, dai monaci Rogato e Settimio e dal fanciullo Massimo.

Commemorazione dei santi martiri Liberato, abate, Bonifacio, diacono, Servio e Rustico, suddiaconi, Rogato e Settimo, monaci, e il fanciullo Massimo: a Cartagine, nell’odierna Tunisia, durante la persecuzione dei Vandali, sotto il re ariano Unnerico, furono sottoposti a crudeli torture per aver confessato la fede cattolica e difeso l’unicità del battesimo; uccisi a colpi di remi sul capo mentre erano inchiodati a legni su cui si era tentato di bruciarli, conclusero il corso del loro ammirevole combattimento, ricevendo dal Signore la corona del martirio. — Martirologio Romano