14 gennaio
Beata Alfonsa Clerici
Vergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini familiari e la fanciullezza a Lainate
Alfonsa Clerici nacque il quattordici febbraio millesottono sessanta a Lainate, in provincia di Milano, inserendosi in una famiglia profondamente radicata nella fede cristiana e nella laboriosità contadina. Ella era la prima dei dieci figli di Angelo Clerici e Maria Romanò, genitori descritti come umili, onestissimi e religiosi. Il giorno successivo alla nascita, il quindici febbraio millesottono sessanta, la piccola fu battezzata nella chiesa di San Vittore Martire a Lainate dal parroco don Francesco Spreafico. La grazia del battesimo trovò fecondo terreno in una fanciullezza semplice ma ricca di slanci spirituali profondi, tra i quali spicca un episodio singolare accaduto in una sera d'estate: Alfonsa compì una vera e propria fuga da casa diretta al Santuario di Rho, distante circa quattro chilometri. Intercettata lungo il cammino da una contadina che le domandò dove stesse andando, la bambina rispose con candore che si recava al Santuario per dire le preghiere. Successivamente, il sei ottobre millesottono sessantotto, all'età di otto anni, ricevette il sacramento della Cresima nella chiesa prepositurale di San Stefano a Nerviano, amministrata da monsignor Luigi Nazari di Calabiana, arcivescovo di Milano. La prima Comunione fu ricevuta presumibilmente tra il millesotto settanta e il millesotto settantadue, nutrendo ulteriormente la sua giovane anima. La prima istruzione le fu impartita a domicilio dal padre Angelo Clerici, il quale insegnava ai figli e ai contadini gli elementi fondamentali della lingua e dell'aritmetica, affiancando questa formazione alla frequenza della scuola elementare nel paese natale.
La formazione magistrale e la vocazione religiosa
A quindici anni, nel millesotto settantacinque, in virtù di una spiccata inclinazione allo studio e per il generoso interessamento della zia materna Giuseppina Romano, la giovane Alfonsa fu iscritta al Collegio delle Suore del Preziosissimo Sangue a Monza con l'obiettivo di conseguire il diploma di maestra. Rimase in questo istituto collegiale fino al millesotto settantotto, completando poi il suo iter di studi tra il millesotto settantotto e il millesotto settantanove, periodo in cui conseguì brillantemente il diploma di maestra di grado superiore. Durante gli anni trascorsi in collegio, maturò la sua vocazione alla vita religiosa, confidandosi inizialmente proprio con la zia Giuseppina. Prima di varcare definitivamente la soglia del convento, dal millesotto ottanta al millesotto ottantatré, esercitò l'insegnamento nella prima classe maschile della Scuola Comunale di Lainate, prodigandosi nel lavoro e aiutando concretamente e economicamente la propria famiglia. Il quindici agosto millesotto ottantatré lasciò definitivamente Lainate ed entrò tra le suore del Preziosissimo Sangue a Monza. Nell'agosto del millesotto ottantaquattro vestì l'abito religioso e intraprese il noviziato. La sua ammissione alla professione religiosa fu motivata dalla sua innata semplicità, dalla costante operosità e da un'obbedienza esemplare. Monsignor Gaetano Annoni, dopo averla sottoposta all'esame canonico, la trovò ferma e risoluta nella vocazione. Il sette settembre millesotto ottantasei, all'età di ventisei anni e mezzo, emise i voti temporanei. In quello stesso periodo, un legame fraterno e spirituale unì ancor più la sua famiglia al Signore: il fratello Prospero divenne barnabita e, a lui, la neoprofessata indirizzò una toccante lettera esortandolo a salire al Calvario e offrendosi di sacrificare la propria volontà e il proprio amor proprio. Poche settimane prima, anche la sorella Bonaventura era entrata nella medesima Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue, mentre un altro fratello, Ildefonso, avrebbe anch'egli scelto la vita religiosa tra i barnabiti.
Il servizio educativo e la prova della crisi a Monza
Compiuta la professione religiosa, suor Alfonsa si dedicò con slancio all'insegnamento nel Collegio di Monza dal millesotto ottantasette al millesotto ottantanove. Le sue spiccate doti umane e organizzative la portarono, il diciotto ottobre millesotto ottantotto, a ricoprire l'incarico di Vice-Direttrice del medesimo Collegio di Monza, per poi essere promossa, il ventidue novembre millesotto ottantto, al ruolo di Direttrice dell'istituto. I compiti connessi a questa alta responsabilità comprendevano il seguire attentamente le educande nello studio, l'accompagnarle durante le uscite, il curare la preparazione delle feste e il rappresentare degnamente l'Istituto nelle circostanze ufficiali. Tuttavia, la vita della comunità non fu esente da dure prove: nel mill06 l'Istituto affrontò una grave crisi economica causata da alcune gestioni imprudenti del passato. In questa delicata frangente, suor Alfonsa svolse un ruolo determinante e risolutivo per il superamento della crisi, facendo leva sulla sua straordinaria saggezza e prudenza amministrativa. La religiosa seppe considerare la crisi non già come una sciagura, bensì come una provvidenziale occasione per riordinare e riformare la comunità senza disperderne il patrimonio umano e spirituale, dando prova di questa visione in una lettera indirizzata al cardinale Ferrari.
Il trasferimento e la missione al Ritiro della Provvidenza a Vercelli
Dal venti novembre millesentonov undici, suor Alfonsa si trasferì a Vercelli, città in cui avrebbe vissuto per i restanti diciannove anni della sua esistenza terrena, conducendo a compimento la propria vicenda umana e spirituale. Nella città piemontese le fu affidata la direzione del Ritiro della Provvidenza, un'istituzione fondata intorno al millesotto quaranta dai sacerdoti vercellesi Salvatore e Paolo Montagnini, i quali univano alla solida spiritualità e cultura una spiccata e lodevole sensibilità per i problemi sociali del tempo. Lo scopo primario dell'Istituto di Vercelli era l'educazione delle giovani, riservando una particolare preferenza per quelle povere e provenienti da situazioni familiari precarie. Le Suore del Preziosissimo Sangue erano state chiamate a Vercelli dal Consiglio di Amministrazione e dall'arcivescovo monsignor Teodoro Valfrè di Bonzo con il preciso intento di ridare vitalità a una realtà scolastico-assistenziale che versava in gravi difficoltà. Tale chiamata era tuttavia subordinata alla condizione inderogabile di conservare e mantenere tutto il personale laico già operante nell'Istituto, ma ormai stanco e non più in grado di sostenerne la gestione da sola dopo avervi speso tutte le energie giovanili. La richiesta fu accolta prontamente dalla Congregazione, che ravvisò in quell'opera una piena sintonia con le proprie finalità educative, pur nella piena consapevolezza della difficile posizione e delle complessità di carattere amministrativo e di riordinamento interno che le suore avrebbero incontrato.
La pedagogia dell'amore e la dedizione alle allieve
Gli anni trascorsi a Vercelli furono dominati da una profonda pedagogia divina a cui la Serva di Dio si abbandonò con umile docilità, raccogliendo la sua vita spirituale attorno all'obbedienza al mistero di Cristo. La sera del suo primo giorno nella nuova sede, suor Alfonsa si rivolse in preghiera alla Santissima Trinità affinché la rendesse docile strumento di Dio nella guida dell'Istituto. Non perse mai di vista che la dimensione più importante risiedeva nell'educazione delle giovani ospiti, accettando con spirito di sacrificio umiliazioni, contrasti, critiche e accuse senza mai avanzare rivendicazioni personali, pur di centrare lo scopo della sua presenza a Vercelli. Nello svolgere il suo ministero educativo, la religiosa seppe conquistare il cuore delle allieve, le quali conservarono nel tempo un ricordo affettuoso e commosso della Madre e degli anni trascorsi al Ritiro. Per le fanciulle ella era come una vera mamma, capace di mostrare grande dolcezza nel riprenderle quando necessario; se qualcuna veniva castigata o privata della merenda, suor Alfonsa non esitava a intercedere presso le Maestre per ottenere il perdono. Mostrava comprensione scusando la vivacità del carattere e attribuendo a semplici malesseri la svogliatezza nel lavoro, cosicché ciascuna allieva serbava la certezza assoluta di essere la privilegiata della Madre, beneficiando di innumerevoli riguardi. Tale atteggiamento di immensa bontà si estendeva indistintamente a tutte, persino verso coloro che le procuravano maggiori dispiaceri. Il segreto di tanta dedizione risiedeva in una preghiera straordinariamente intensa e profonda, dalla quale la religiosa traeva la grazia quotidiana per dimenticarsi di sé e consumarsi in un servizio spesso difficile e poco gratificante.
Il transito terreno e l'avvio della causa di canonizzazione
Nella notte tra il dodici e il tredici gennaio millenovecentotrenta, suor Alfonsa fu colpita improvvisamente da un'emorragia cerebrale. Fu ritrovata nella sua stanza nel suo abituale e composto atteggiamento di preghiera, con la fronte rivolta verso la terra. La sua pia morte sopraggiunse il quattordici gennaio millenovecentotrenta, verso le ore tredici e trenta. Il sedici gennaio millenovecentotrenta furono celebrati i solenni funerali nel Duomo di Vercelli, seguiti, il sedici febbraio dello stesso anno, dalla celebrazione del trigesimo alla presenza delle autorità religiose e civili della città. La causa di canonizzazione fu avviata trentacinque anni dopo la sua scomparsa, un ritardo motivato sia dalla complessa situazione economica dell'Istituto sia dalla priorità accordata alla causa della Fondatrice Madre Maria Matilde Bucchi. Le pratiche preliminari presero avvio nel millenovecentosessantacinque: l'otto maggio millenovecentosessantacinque i resti mortali della Serva di Dio furono traslati dal cimitero di Vercelli alla cappella del Ritiro della Provvidenza. Il primo luglio millenovecentosessantacinque l'arcivescovo di Vercelli, monsignor Francesco Imberti, promulgò l'editto per la requisizione degli scritti, fissandone la consegna al trentuno dicembre successivo. Il tredici gennaio millenovecentosessantasei fu aperto ufficialmente il Processo Diocesano, che si concluse il trenta giugno millenovecentosessantanove per opera dell'arcivescovo monsignor Albino Mensa. Nel millenovecentosessantanove la Causa passò alla Congregazione per le Cause dei Santi, la quale concesse il nulla osta il quattro gennaio millenovecentoquarantaquattro e, il dodici novembre millenovecentottantotto, espresse voto favorevole sulla validità del Processo Informativo diocesano.
Il riconoscimento delle virtù, il miracolo e la beatificazione
Il cammino verso gli onori degli altari proseguì con la lettura pubblica del Decreto sulle virtù, avvenuta il ventidue giugno duemilaquattro davanti al Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Sala Clementina in Vaticano. Successivamente, la Consulta medica e il Congresso peculiare dei Teologi espressero parere favorevole riguardo alla guarigione miracolosa del signor Frosini, attribuita all'intercessione della Serva di Dio. Il tredici aprile duemiladieci la Congregazione dei Cardinali e dei Vescovi riconobbe formalmente il miracolo e, il primo luglio duemiladieci, il Santo Padre Benedetto XVI promulgò il relativo decreto. Il ventitré ottobre duemilaundici suor Alfonsa fu solennemente beatificata nel Duomo di Vercelli, con una cerimonia presieduta dal cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in rappresentanza del Pontefice. A seguito di una apposita ricognizione canonica, i resti mortali della Beata Alfonsa furono collocati il due ottobre duemilaundici sull'altare della Cappella del Crocifisso nel Duomo di Vercelli, affinché i fedeli potessero rivolgerle la loro venerazione pubblica. Colei che in vita aveva rivelato con ogni opera l'amore misericordioso di Dio per i giovani, per i poveri e per i tribolati continua a intercedere dal cielo per quanti la invocano, mentre la Postulazione Generale delle Suore del Preziosissimo Sangue mantiene viva la sua memoria con sede in Via Lecco numero sei a Monza.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di Alfonsa Clerici ha avuto inizio a Lainate, nel cuore dell'Ottocento. La sua vocazione si è concretizzata nel 1883, quando ha varcato la soglia delle Suore del Preziosissimo Sangue a Monza, consacrando il suo avvenire alla vita religiosa. In quegli anni di fervore, la sua presenza è divenuta un punto di riferimento per l'Istituto, culminando nel 1906 con un incarico di grande responsabilità: Alfonsa ha infatti svolto un ruolo determinante nella rifondazione della congregazione, contribuendo a rafforzarne le basi spirituali e organizzative in un momento di delicata transizione.
La tappa finale del suo pellegrinaggio terreno si è svolta a Vercelli, dove dal 1911 al 1930 ha diretto il Ritiro della Provvidenza. In questo luogo, la Beata ha esercitato il suo apostolato con umiltà e spirito di sacrificio, prendendosi cura delle persone affidate alla sua guida. La sua vita si è interrotta improvvisamente a causa di un'emorragia cerebrale il 14 gennaio 1930, giorno in cui ha concluso la sua testimonianza terrena. La memoria di Alfonsa Clerici rimane legata a una dedizione assoluta che ha saputo attraversare le difficoltà del tempo con la fermezza di chi confida pienamente nel disegno divino. La sua beatificazione, avvenuta per mano del Cardinale Angelo Amato a nome di Papa Benedetto XVI, conferma il valore del suo esempio per i fedeli di ogni epoca.
Il riconoscimento ecclesiale
Il culto della Beata Alfonsa Clerici è stato ufficialmente sancito dalla Chiesa il 23 ottobre 2011. Attraverso il rito della beatificazione, la comunità dei fedeli è stata invitata a guardare alla testimonianza di questa religiosa come a una luce che illumina il cammino della vita quotidiana. La sua figura, pur legata a luoghi specifici come Lainate, Monza e Vercelli, trascende i confini geografici per divenire patrimonio di tutta la Chiesa.
Ricordare la sua esistenza significa oggi ripercorrere le tappe di una dedizione che non ha cercato onori, ma soltanto il compimento del bene nelle opere di misericordia. La sua testimonianza, intrisa di silenzio e operosità, continua a incoraggiare chiunque cerchi nella preghiera e nel servizio il senso profondo del proprio stare nel mondo. La memoria di Alfonsa rimane un invito alla perseveranza nella fede, vissuta con la medesima cura e attenzione che lei ha riservato alle opere della Provvidenza durante tutto il corso della sua missione.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Alfonsa Clerici?
La memoria liturgica della Beata Alfonsa Clerici si celebra il quattordici gennaio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel millenovecentotrenta.
Di cosa è patrono la Beata Alfonsa Clerici?
I dati biografici forniti non menzionano specifici titoli di patronato ufficiali attribuiti alla Beata Alfonsa Clerici.