14 gennaio
San Felice da Nola
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e il ministero sacerdotale
San Felice nacque a Nola nel terzo secolo. Il padre di Felice era un siro molto ricco trasferitosi dall'Oriente in Italia. Felice aveva un fratello di nome Ermia che scelse la carriera militare, mentre egli decise di consacrarsi a Cristo come presbitero. Nel corso della sua missione, San Felice divenne fedele collaboratore del vescovo di Nola Massimo. Durante l'ultima persecuzione contro i cristiani, il vescovo Massimo lasciò Nola per rifugiarsi in un luogo deserto, lasciando in città il prete Felice che desiderava come suo successore. In quel frangente drammatico, San Paolino riferisce che Felice patì atroci torture in carcere, affrontando la prigionia con coraggio. La tradizione riferisce che Felice fu liberato miracolosamente da un angelo che lo condusse nel luogo deserto dove il vecchio vescovo Massimo era moribondo, consumato dagli stenti e dalle sofferenze. Giunto sul posto, Felice rifocillò il vescovo Massimo con il succo di un'uva miracolosa, lo caricò sulle spalle e lo riportò a Nola, affidandolo alle cure di un'anziana cristiana. Durante una temporanea sospensione della persecuzione, Felice poté riprendere il suo ministero sacerdotale. Quando la persecuzione riprese con nuova asprezza, Felice fu nuovamente ricercato dai persecutori. Per sfuggire alla cattura, si rifugiò in una cisterna disseccata. Per sei mesi Felice fu alimentato, senza essere conosciuto, da una pia donna nella cisterna. La persecuzione cessò definitivamente con la pace di Costantino nel 313. Una volta ristabilita la pace, Felice fece ritorno tra i suoi e riprese la guida della comunità. Alla morte del vecchio vescovo Massimo, Felice fu candidato a succedergli ma rifiutò con umiltà a favore del prete Quinto. Egli rinunciò anche ai beni che gli erano stati confiscati durante le persecuzioni. Felice si ritirò in povertà fino ad avanzata vecchiaia come invitto confessore della fede, trascorrendo il resto dei suoi giorni nel lavoro e nella preghiera.
La morte e la questione cronologica
Non si conosce con assoluta certezza l'anno esatto della morte di san Felice, poiché le fonti agiografiche e storiche presentano diverse indicazioni. Alcuni dati indicano la morte di san Felice sotto l'imperatore Valeriano nel 258. Tuttavia, è probabile che Felice e il vescovo Massimo siano morti dopo la pace di Costantino e quindi dopo il 313, poiché non furono uccisi durante le persecuzioni ed ebbero il tempo di ritornare ai loro incarichi pastorali. La morte di San Felice è collocata in modo più preciso intorno al 14 gennaio 313. San Felice è sempre stato venerato come martire pur non essendo stato ucciso direttamente dai carnefici, poiché Felice soffrì molto e la sua vita fu salvata miracolosamente attraverso prove durissime che ne fecero un testimone eroico della fede cristiana. A causa della grande diffusione del nome nell'agiografia cristiana antica, San Felice fu spesso confuso con altri santi omonimi. La presenza di un presunto protovescovo di Nola di nome Felice, festeggiato il quindici novembre, ha ulteriormente complicato l'identificazione storica. Ciononostante, gli studiosi e la tradizione liturgica concordano nel confermare che il santo prete e martire di Nola è certamente quello celebrato il quattordici gennaio.
Il complesso monumentale e il culto a Cimitile
A sei chilometri da Nola, nella località di Cimitile, si trova uno dei più importanti complessi paleocristiani del Mezzogiorno d'Italia. Fino al secondo secolo dopo Cristo a Cimitile esisteva una necropoli pagana. I primi cristiani della zona seppellirono i loro morti vicino alla necropoli pagana in un luogo denominato cimeterium. Il termine cimeterium è l'origine del toponimo di Cimitile. In seguito i nolani deposero in questo luogo le spoglie del prete san Felice. La fama dei miracoli verificatisi sulla tomba del santo rese la località una meta di pellegrinaggio continuo da parte dei fedeli. Già nel quarto secolo nel recinto sacro erano presenti diverse basiliche. Le basiliche sono divenute sei nei tempi successivi e, ai nostri giorni, appaiono adiacenti fra loro, mentre alcune risultano persino sovrapposte. Le basiliche del complesso sono San Felice in Pincis, Santo Stefano, San Giovanni, San Paolino, Santissimi Martiri e San Gaulonio. Al complesso si aggiunge la parrocchiale del 1789, posta in alto sul sito archeologico e dedicata anch'essa a san Felice in Pincis. L'origine di questi luoghi di culto e preghiera si collega a un monasterium fatto costruire dal vescovo di Nola san Paolino. San Paolino era originario di Bordeaux e si stabilì a Cimitile nel 394 determinandone la crescita spirituale e monumentale. Presso il monasterium si riunirono molti amici del santo vescovo. San Paolino divenne il santo patrono di Nola e a lui è dedicata la grande e celebre Festa dei Gigli di Nola nel giorno della sua festa il ventidue giugno. Gli uomini riuniti nel monasterium, conducendo una vita di lavoro e di preghiera, anticiparono di un secolo la Regola di san Benedetto. San Paolino divenne vescovo di Nola nel 409. San Paolino lasciò il monasterium, ingrandì il cimitero e fece costruire la Basilica Nuova tra il 400 e il 403. La Basilica Nuova fu inglobata nel sedicesimo secolo nella Basilica di San Giovanni e comunicava mediante un passaggio a triplice arcata con quella di San Felice in Pincis. La basilica di San Felice in Pincis è la più importante delle sette basiliche del complesso. La basilica di San Felice in Pincis fu edificata nel quarto secolo sui resti della necropoli dei gentili di Nola e custodisce il sepolcro del prete martire san Felice. Il sepolcro di san Felice è custodito in un'arca formata da una celletta in cui furono deposti anche i resti di altri due vescovi. Questa piccola costruzione divenne un martyrium con un'apertura che serviva di passaggio ai fedeli. I fedeli introducevano nella tomba degli unguenti ritenuti miracolosi e protettivi contro le malattie dopo il contatto con il corpo del santo. Il sepolcro è inserito in un'edicola monumentale sorretta da colonne e decorata da un mosaico del quinto secolo, il tutto incastonato nella più ampia basilica. Il sepolcro-altare, inizialmente piccolo e povero, divenne la sorgente di edifici spaziosi e rimane come una gemma incastonata in cinque basiliche. I tetti delle basiliche, visti da lontano, danno l'immagine di una grande città, e il loro aspetto originario è descritto da san Paolino nel carme diciotto. Il culto di San Felice si diffuse ben presto fuori dalla zona nolana, giungendo anche a Roma in Pincis. La tomba di Felice fu chiamata Ara Veritatis, poiché alla tomba di Felice si attribuiva particolare efficacia per il trionfo della verità e contro gli spergiuri.
La testimonianza di San Paolino e le celebrazioni
Tutto ciò che si conosce storicamente di san Felice è trasmesso dal santo vescovo Paolino. San Paolino era già devoto del santo quando arrivò a Nola e a Cimitile, e dedicò a san Felice ben quattordici dei suoi carmi. I carmi dedicati a san Felice sono detti natalizi o carmina natalizia. I carmina natalizi furono scritti dal 395 al 409 nella ricorrenza del dies natalis della festa del santo il quattordici gennaio. Il racconto poetico di Paolino è il primo documento storico della vita di san Felice e la prima elaborazione scritta della tradizione orale appresa in zona. San Paolino descrive nei carmina i numerosi miracoli operati da San Felice, il culto ricevuto dal santo e i luoghi delle primitive basiliche. Felice è il santo patrono di Cimitile e i fedeli gli dedicano ogni anno due feste con processioni solenni. Le celebrazioni iniziano il cinque gennaio e si completano il quattordici gennaio, giorno della festa liturgica di San Felice. La prima processione parte dall'antichissimo sepolcro nell'area delle basiliche paleocristiane e finisce nella chiesa parrocchiale di San Felice in Pincis. L'altra processione invece percorre le strade del paese di Cimitile, rinnovando la memoria di un santo che continua a proteggere la sua comunità.
Il ministero e la prova
Ordinato presbitero a Nola, Felice visse il suo ministero in stretta comunione con il suo vescovo, Massimo, in un'epoca segnata dalle dure ostilità contro i cristiani. Quando la tempesta della persecuzione si abbatté sulla comunità, Felice fu arrestato e sottoposto a gravi torture. La tradizione e la fede della Chiesa riconoscono la sua miracolosa liberazione dal carcere per opera di un angelo, inviato per sottrarlo alla morte e permettergli di compiere un'ulteriore opera di carità.
Una volta libero, Felice si mise alla ricerca del suo vescovo Massimo, che si era rifugiato in un luogo sicuro ma si trovava ormai allo stremo delle forze. Dopo averlo tratto in salvo, Felice stesso dovette fuggire per sfuggire alle ricerche dei persecutori, trovando rifugio all'interno di una cisterna asciutta. In questo luogo angusto e nascosto rimase per sei mesi, sostenuto dalla Provvidenza, fino a quando la tempesta della persecuzione non si placò, permettendogli di fare ritorno alla sua comunità.
Al termine di questo lungo periodo di prova, la comunità di Nola, riconoscente per la sua testimonianza e la sua guida spirituale, desiderò eleggerlo come proprio vescovo. Felice, tuttavia, scelse la via dell'umiltà: rifiutò la nomina episcopale e rinunciò persino alla restituzione dei beni che gli erano stati confiscati durante la persecuzione, preferendo vivere povero tra i poveri fino al termine dei suoi giorni terreni, avvenuto nella sua amata Nola.
La memoria e la venerazione
La venerazione per San Felice si è radicata profondamente nel territorio campano, avendo come fulcro i luoghi che videro la sua testimonianza, in particolare Nola e la vicina Cimitile. Proprio a Cimitile, antico complesso basilicale, il suo sepolcro divenne presto meta di pellegrinaggi e centro di una devozione sincera che attraversa i secoli.
Ancora oggi, la memoria di questo santo sacerdote unisce la comunità in una preghiera corale. La sua vita, spesa interamente per il Vangelo senza cercare il prestigio personale, continua a parlare ai fedeli come esempio di totale abbandono alla volontà di Dio e di amore fraterno nei momenti di sofferenza.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Felice da Nola?
La festa liturgica di San Felice si celebra il 14 gennaio, con celebrazioni che nel territorio di Cimitile iniziano il 5 gennaio e si completano il 14 gennaio.
Di cosa è patrono San Felice da Nola?
San Felice è il santo patrono di Cimitile ed è invocato tradizionalmente contro gli spergiuri, essendo la sua tomba storicamente venerata come l'Ara Veritatis.
A Nola in Campania, san Felice, sacerdote, che, come riferisce san Paolino, durante l’imperversare delle persecuzioni, patì in carcere atroci torture e, una volta ristabilita la pace, fece ritorno tra i suoi, ritirandosi in povertà fino ad avanzata vecchiaia, invitto confessore della fede. — Martirologio Romano