24 febbraio
Beata Berta di Valperga
Badessa di Busano
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e famiglia
La Beata Berta nacque all'interno di una stirpe di nobili origini, essendo figlia di Arduino secondo, conte di Valperga, detto il giovine, e di Emilia della Rovere. La sua illustre parentela è ampiamente documentata: ella era infatti sorella del beato Arduino, illustre vescovo di Torino, e di Matteo il Grande. Quest'ultimo fu a sua volta padre del beato Bonifacio, che ricoprì la carica di vescovo di Aosta. Queste preziose notizie sulla famiglia della Beata Berta si trovano custodite nel quarto tomo degli Atti dei Santi, che fiorirono nei domini della reale casa di Savoia. Tale opera fu tratta originariamente da un codice manoscritto appartenuto al canonico Piergiacinto Gallizia di Giaveno, e successivamente pubblicata dalla Regia stamperia di Torino nel 1756.
La vocazione e il monastero di Busano
Educata fin dalla fanciullezza in una famiglia profondamente religiosa, la Beata Berta crebbe costantemente nella virtù e nella pratica delle pietà cristiane. In questo cammino fu fondamentale l'esempio del futuro beato Arduino, grazie al cui sostegno spirituale ella ebbe la forza di rifiutare le nozze che le erano state precedentemente proposte. Sospinta da un autentico desiderio di perfezione, volle vestire l'abito benedettino entrando nel monastero di Busano nel Canavese, con il nobile intento di custodire illibato il giglio della sua verginità. La sua condotta esemplare e la stima unanime delle consorelle determinarono la sua elezione a badessa del monastero.
Il governo e le opere
Nel suo servizio di guida spirituale e materiale, la Beata Berta affrontò con coraggio le difficoltà del tempo, riuscendo a garantire la necessaria ristrutturazione di alcuni stabili del monastero che erano stati ridotti in rovina a causa delle guerre. Sotto la sua vigilante amministrazione accrebbero notevolmente anche le rendite destinate al mantenimento delle religiose. Un momento particolarmente significativo per la vita della comunità si ebbe quando la madre Emilia, su istanza e sollecitazione della figlia, riparò le fabbriche del monastero e assegnò beni sufficienti e stabili per poter alimentare degnamente quindici religiose. Questa generosa donazione di beni risulta formalmente attestata da un pubblico istromento recante la data delle Calende di Giugno dell'anno 1189.
Il transito e il culto
Alla dedizione per la comunità monastica e alla rettitudine morale, la Beata Berta unì la grazia di straordinari carismi, venendo ricordata in particolare per il luminoso dono della profezia. La cronaca di Valperga le assegna ufficialmente il titolo di Beata, tramandando ai posteri la memoria della sua santità. La medesima cronaca riporta con accenti di intensa commozione che nel giorno della sua morte la badessa fu chiamata a godere dei casti amplessi del suo celebre Sposo. Ella compì il suo pellegrinaggio terreno morendo a Busano nel Canavese nel 1195, lasciando un rimpianto profondo e una duratura fama di santità.
La vita
La vicenda terrena della Beata Berta di Valperga si inserisce nel contesto del dodicesimo secolo, un tempo in cui la fede cercava rifugio e vigore tra le mura del monastero di Busano. La sua vocazione trovò compimento nel solenne momento della consacrazione nell'Ordine Benedettino, atto che segnò l'inizio di una dedizione assoluta. Chiamata a reggere le sorti della comunità in qualità di badessa, Berta seppe coniugare la cura delle anime con le necessità materiali di un luogo duramente provato dai conflitti bellici che avevano danneggiato gli stabili monastici.
Con determinazione e spirito di servizio, la badessa intraprese una vasta opera di ristrutturazione, riportando decoro e funzionalità agli spazi destinati alla preghiera e alla vita comune. La sua saggezza amministrativa si manifestò in modo particolare nel corso dell'anno millecentottantanove, quando, attraverso il ricevimento di generose donazioni, ella riuscì ad assicurare il mantenimento delle religiose, proteggendo la continuità della vita monastica di fronte alle incertezze del periodo. La sua esistenza si concluse nel millecentonovantacinque proprio a Busano, lasciando dietro di sé una comunità rinvigorita e testimonianza di una gestione guidata dalla prudenza e dalla carità cristiana. La figura di Berta rimane dunque un modello di abnegazione, capace di restaurare non soltanto le pietre di un edificio, ma anche la speranza di coloro che a lei erano affidati, mantenendo vivo il fuoco della preghiera benedettina nonostante le tribolazioni del secolo.
Il culto
Il culto della Beata Berta di Valperga si è consolidato nel tempo come espressione di gratitudine verso una figura che ha saputo incarnare le virtù della badessa esemplare. La sua memoria liturgica, che la Chiesa celebra il ventiquattro febbraio, invita i fedeli a riflettere sull'importanza della custodia dei luoghi sacri e sull'impegno costante richiesto dalla vita comunitaria.
Sebbene il trascorrere dei secoli abbia reso essenziale la memoria dei fatti, la devozione verso la Beata Berta continua a richiamare l'attenzione sul valore della cura e della stabilità. I fedeli guardano a lei come a una guida che, nel silenzio del chiostro di Busano, ha saputo trasformare le ferite della guerra in un rinnovato slancio spirituale. Celebrarne la vita significa riconoscere la santità nascosta nel quotidiano, quella capacità di accogliere i doni della Provvidenza per metterli al servizio del prossimo e del bene della comunità ecclesiale.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Berta di Valperga?
La Beata Berta viene ricordata liturgicamente nel giorno ventiquattro febbraio.