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25 gennaio

Beata Emilia Fernández Rodríguez de Cortés

Giovane madre di famiglia, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e vita quotidiana

Emilia Fernández Rodríguez nacque il 13 aprile 1914 nella cittadina di Tíjola, situata nella diocesi di Almería, in Spagna. La sua famiglia apparteneva all'etnia gitana e si guadagnava da vivere onestamente costruendo canestri di vimini. I suoi genitori di etnia rom le insegnarono sin da piccola il mestiere di intrecciare canestri di vimini. Non avendo tempo per andare a scuola, si addestrò fin da bambina nell'arte dell'intreccio diventandone abilissima. Le sue condizioni economiche erano molto modeste e al limite della povertà. In paese divenne nota come Emilia la Canastera, e potrebbe entrare nel martirologio romano con il nome di Emilia la canestraia. Fu battezzata nello stesso giorno della nascita nella chiesa di Santa Maria a Tíjola. Condusse una vita tranquilla secondo le usanze del suo popolo, compresa la partecipazione alle funzioni in chiesa. Frequentava regolarmente la chiesa prima della chiusura della parrocchiale. La chiesa parrocchiale era infatti chiusa per evitare profanazioni nel delicato clima della Spagna nel periodo dal 1936 al 1939, caratterizzato da persecuzioni contro la Chiesa e numerosi martiri.

Il matrimonio e la guerra

A causa della guerra civile spagnola e della persecuzione antireligiosa, la chiesa era stata chiusa per evitare profanazioni da parecchi mesi. Si sposò quindi secondo il costume gitano a causa della chiusura della chiesa parrocchiale. Tra febbraio e marzo del 1938 Emilia, all'età di ventiquattro anni, si sposò. Il marito di Emilia si chiamava Juan Cortés Cortés ed era del suo stesso ceppo. I festeggiamenti del matrimonio durarono una settimana intera tra balli e canti secondo il costume della sua gente. Le nozze si svolsero secondo il costume gitano con balli e canti per una settimana intera. La luna di miele fu interrotta da una cartolina precetto con cui il marito Juan Cortés Cortés fu arruolato nella guardia repubblicana. A Juan venne intimato l'arruolamento forzato nell'esercito repubblicano. Emilia si recò in municipio per chiedere ingenuamente al sindaco la dispensa dall'arruolamento per il marito. Emilia si diresse al Municipio ed espresse vivamente il suo diniego al sindaco parlando a nome della coppia. Il popolo gitano si sentiva completamente estraneo alla guerra civile spagnola. Il sindaco le diede risposta negativa ricordandole che la diserzione era punita con l'arresto a partire dal 21 giugno in caso di mancata presentazione all'ufficio reclutamento. Il sindaco rispose ingiungendo a Juan Cortés Cortés di presentarsi il 21 giugno 1938 agli uffici di reclutamento per aggregarsi al Fronte di Guerra. In caso di mancata comparizione, l'ordinanza minacciava la dichiarazione di diserzione, la cattura e l'incarceramento.

L'arresto e la prigionia

Nel giorno fissato Juan non si presentò. Emilia mise negli occhi del marito alcune gocce di verderame per renderlo temporaneamente cieco ed evitarne il servizio militare. La Guardia Civile scoprì l'inganno. Juan non si presentò nel giorno stabilito e fu rinchiuso nel carcere El Ingenio. Juan fu catturato per diserzione. Juan fu rinchiuso nella prigione detta El Ingenio. Emilia fu arrestata per istigazione alla diserzione e favoreggiamento della latitanza. Emilia, che si trovava in stato di avanzata gravidanza, fu arrestata per aver appoggiato il marito. Fu portata nel carcere femminile di Gachas Colorás per scontare una condanna di sei anni, nonostante fosse in evidente stato di gravidanza. Emilia fu rinchiusa nel carcere femminile di Gachas-Colorás. Emilia entrò in carcere la sera del 21 giugno 1938. Emilia fu inizialmente rinchiusa insieme a un gruppo di quaranta donne cattoliche, numero poi salito a trecento. Nel processo dell'8 luglio Emilia fu condannata a sei anni di detenzione. In cella fece vita comune con un gruppo di donne di Azione Cattolica. Ricevette conforto e sostegno da quelle donne per sopportare la carcerazione e la lontananza del marito. Una donna di nome Dolores del Olmo si prese maternamente cura di lei. Emilia rimase affascinata dalla delicatezza e premura delle donne di Azione Cattolica.

La scoperta della fede e il martirio

Fu attratta dal loro modo di pregare e incuriosita dalla recita comunitaria del rosario, a lei finora sconosciuto. Un gruppo di prigionierie, tra cui religiose e donne di Azione Cattolica, recitava quotidianamente il Rosario. Emilia, incuriosita, chiese di imparare a pregare e fu catechizzata da Dolores del Olmo. Benché analfabeta, Emilia aveva un'intelligenza sveglia e imparò presto le nozioni della fede. Grazie alla sua pazienza e alla sua innata intelligenza, imparò rapidamente le parole latine del rosario. Il rosario diventò il suo inseparable compagno di cella. Lo recitava con così tanto fervore e devozione da insospettire i carcerieri. La semplicità con cui Emilia praticava le preghiere destò la preoccupazione della direttrice del carcere. La direttrice interrogò Emilia credendola la più debole del gruppo per farle riferire presunte azioni sovversive. Fu sottoposta a torture e interrogatori senza fine per scoprire da chi avesse imparato il rosario. Emilia non parlò e non rivelò mai il nome della sua catechista pur sapendo di rischiare ulteriori punizioni. Non rivelò il nome delle sue catechiste nonostante le torture e l'isolamento. Fu messa in cella di isolamento, un bugigattolo in cui a malapena una persona poteva stare sdraiata. Emilia fu chiusa in cella d'isolamento come castigo.

La nascita di Ángeles e la morte

Partorì una bambina il 13 gennaio 1939 in completa solitudine sulla semplice stuoia che le faceva da materasso. Alle due del mattino del 13 gennaio 1939, sdraiata su un pagliericcio in isolamento, Emilia diede alla luce una bambina senza l'assistenza necessaria. Dolores riuscì a battezzare la piccola di nascosto dandole il nome di Ángeles. La bambina fu battezzata col nome di Ángeles alle cinque del pomeriggio dalla catechista della madre. A causa delle sue condizioni, Emilia fu condotta nottetempo in ospedale e riportata in cella dopo quattro giorni. Emilia fu colpita da una copiosa emorragia post-parto. Un tardivo e breve ricovero in ospedale non servì a salvarla. Il 25 gennaio alle nove del mattino Emilia morì senza aver mai denunciato le persone che l'avevano portata a dare la vita per la fede. Morì dodici giorni dopo il parto. Se fosse vissuta altri tre mesi, Emilia avrebbe visto la fine della guerra. Il suo cadavere fu sepolto in una fossa comune. I resti mortali di Emilia furono sepolti in una fossa comune. La sua bambina Ángeles non fu affidata ai parenti ma portata in istituto come proprietà dello Stato e data in adozione. La piccola Ángeles fu portata in orfanotrofio e di lei non si seppe più nulla. A tutt'oggi non si sa che fine abbia fatto la figlia Ángeles.

Il culto e la beatificazione

Emilia Fernández Rodríguez fu inclusa nel gruppo di potenziali martiri della diocesi di Almería. L'inchiesta diocesana per lei e gli altri martiri fu celebrata dal 26 febbraio al 9 aprile 1999. Nel 2009 la Giornata dei Martiri spagnoli della diocesi di Almería fu solennizzata nella sua parrocchia nel settantesimo anniversario della morte. Il 14 giugno 2017 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sull'uccisione in odio alla fede di Emilia e di altri 114 martiri. Emilia e gli altri compagni furono beatificati sabato 25 marzo 2017 al Palazzo delle Esposizioni e dei Congressi di Aguadulce, presso Almería. Il rito di beatificazione fu presieduto dal cardinale Amato come delegato del Santo Padre. Il popolo zingaro ha in lei la sua seconda beata e la prima donna beata dopo Ceferino Gimenez Malla. Ceferino Gimenez Malla fu elevato agli onori degli altari nel 1997. La protagonista è una figlia del popolo gitano. La protagonista ha affrontato e superato la prova del martirio per intercessione di Maria. La protagonista si rivolgeva alla Vergine con la preghiera del Rosario. La nascita è avvenuta a Tíjola, in Spagna, il 13 aprile 1914. La morte e il martirio sono avvenuti ad Almería, in Spagna, il 25 gennaio 1939.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Emilia Fernández Rodríguez de Cortés?

La sua memoria si celebra il 25 gennaio, giorno anniversario della sua nascita al cielo.

Di cosa è patrona la Beata Emilia Fernández Rodríguez de Cortés?

Le fonti biografiche non menzionano titoli di patronato specifici.