24 febbraio
Beata Giuseppa Naval Girbès
Laica
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la famiglia
Durante l'infanzia di Josefa la scuola pubblica esisteva solo parzialmente, ed ella poté frequentare l'istituto di una vicina di casa. In quel luogo imparò a leggere, a scrivere e ad apprendere i lavori femminili, con particolare dedizione al ricamo in seta ed oro. La sua formazione ricevette un solido fondamento attraverso i sacramenti dell'iniziazione cristiana: ricevette la Cresima a otto anni e la Prima Comunione a nove anni. La sua vita quotidiana fu segnata da un dolore profondo quando sua madre morì il diciannovescio giugno 1833 all'età di trentacinque anni. Tredicenne, Josefa dovette interrompere la scuola per assumere la guida della casa e prendersi cura dei fratelli minori, sostituendo la figura materna. La famiglia si trasferì nell'abitazione della nonna e dello zio materno, unendo le difficoltà e le fatiche. Alle cure per i fratelli e per il padre si aggiunse l'assistenza premurosa alla nonna, che era cagionevole di salute, e allo zio. All'età di diciotto anni, il quattro dicembre 1838, Josefa si consacrò a Cristo con il voto di castità, adottando come norma di vita i tre principi ispiratori dell'obbedienza, della laboriosità e della perseveranza. Frequentava con assiduità la vicina parrocchia, faceva la Comunione ogni giorno e si affidò alla saggia guida spirituale del parroco don Gaspare Silvestre, che la accompagnò per ventotto anni, dal 1833 al 1860.
Il laboratorio e l'apostolato nel mondo
La nonna morì nel 1847 e nel medesimo anno Josefa, giunta all'età di ventisette anni, divenne il punto di riferimento stabile nella gestione della famiglia. All'epoca vivevano con lei il padre, lo zio che fungeva da sostenitore economico, e i fratelli Vicente, che aveva venti anni, e Maria Joaquina, che ne aveva ventidue. Nel 1850, quando i genitori e lo zio erano ancora in vita, Josefa iniziò a radunare le amiche nella sua abitazione per incontri di lettura e formazione spirituale. Per aiutare concretamente altre giovani, trasformò la casa in un laboratorio dove insegnava gratuitamente l'arte del ricamo. Scelse di non accettare regali dalle famiglie né particolari servizi dalle ragazze, le quali portavano il proprio lavoro privato mentre lei le dirigeva nell'esecuzione. Quella lavorazione artigianale era costantemente intercalata da pie letture, preghiere, giaculatorie, cantici, meditazioni e dalla recita del rosario, poiché a Josefa importava soprattutto la formazione morale e spirituale delle giovani. Il ristretto spazio a disposizione fu il suo costante cruccio, poiché risultava insufficiente per accogliere tutte le fanciulle di Algemesí che avrebbe voluto ospitare. La sua profonda influenza contribuì a far scegliere a molte discepole la vita consacrata in varie Congregazioni, mentre il gravoso impegno familiare e caritativo le impedì di diventare a sua volta religiosa. Il padre morì nel 1862, mentre lo zio, descritto come un cristiano esemplare che Josefa accudì amorevolmente sino alla fine, morì nel 1870. La sua opera apostolica non si limitò alle giovani del ricamo, poiché estese il suo raggio d'azione insegnando il catechismo ai bambini e organizzando incontri formativi dedicati sia alle donne sposate sia alle nubili. Come membro attivo della Conferenza di San Vincenzo, prestò assistenza a un gruppo di ammalati, fu preziosa consigliera di donne e uomini per i loro problemi quotidiani e svolse un insostituibile ruolo di pacificatrice nelle discordie familiari.
Il transito e il culto
Colpita da una malattia cronica, Josefa trascorse gli ultimi due anni della sua esistenza costretta a letto nella sua casa di Algemesí. Si spense serenamente il ventiquattro febbraio 1893, circondata dall'affetto e dalla preghiera delle sue figlie spirituali. Dopo la morte, fu sepolta nel cimitero locale accompagnata da una grandissima partecipazione di popolo. Successivamente, il venti ottobre 1946, le sue spoglie mortali furono solennemente traslate nella Parrocchia Basilica di San Giacomo di Algemesí. La causa per la sua beatificazione venne introdotta a Roma il ventisette gennaio 1982, culminando nella proclamazione a beata da parte di papa Giovanni Paolo II il venticinque settembre 1988. Il Martirologio la ricorda nella città di Algemesí come vergine consacrata a Dio nel mondo e dedita all'insegnamento del catechismo ai fanciulli.
Il cammino di una vita consacrata
Giuseppa Naval Girbès nacque nel milleottocentoventi ad Algemesí, luogo che vide compiersi l'intero arco della sua esistenza terrena. Fin dalla giovinezza, il suo cuore fu orientato verso una scelta di radicale appartenenza al Signore, che trovò compimento solenne il quattro dicembre millenovecentotrentotto, quando emise il voto di castità. Tale consacrazione non la condusse verso la clausura, bensì verso una presenza attiva e feconda nel cuore della società spagnola del diciannovesimo secolo.
La sua casa divenne il fulcro di un originale apostolato: trasformò le stanze della propria abitazione in un laboratorio di ricamo. In questo spazio, il lavoro manuale si intrecciava indissolubilmente con la formazione spirituale delle giovani donne che frequentavano il laboratorio. La Beata Giuseppa non si limitava a insegnare un mestiere, ma curava la crescita interiore delle persone, offrendo un esempio di vita evangelica vissuta con semplicità e rigore. Accanto a questa attività, la sua giornata era scandita dal servizio ai malati, ai quali portava sollievo e conforto, e dall'impegno come catechista, volto a trasmettere la bellezza della dottrina cristiana con chiarezza e dedizione. Dopo due anni di malattia, che affrontò con spirito di abbandono alla volontà divina, concluse il suo pellegrinaggio terreno il ventiquattro febbraio millenovecentonovantatré, lasciando un'eredità di fede che continua a ispirare numerosi fedeli.
La memoria liturgica
La Chiesa celebra la memoria liturgica della Beata Giuseppa Naval Girbès il ventiquattro febbraio, anniversario del suo incontro definitivo con il Signore. Questa data invita i fedeli a riflettere sulla fecondità di una vita spesa per il Vangelo lontano dai clamori del mondo, sottolineando il valore inestimabile del laicato che si fa voce e mano di Dio nel tessuto sociale. Oltre alla celebrazione universale, i Carmelitani Scalzi riservano alla Beata una memoria specifica fissata al sei novembre, riconoscendo in lei un modello di virtù che rispecchia la spiritualità del Carmelo vissuta nel mondo.
Domande frequenti
Quando si festeggia la beata Josefa Naval Girbés?
La festa liturgica si celebra il ventiquattro febbraio, mentre i Carmelitani Scalzi fanno memoria della beata il sei novembre.
Nella città di Algemesí nel territorio di Valencia in Spagna, beata Giuseppa Naval Girbés, vergine consacrata a Dio nel mondo, dedita all’insegnamento del catechismo ai fanciulli. — Martirologio Romano