12 marzo
Beata Giustina Bezzoli Francucci
Vergine benedettina
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e giovinezza
Giustina Bezzoli Francucci nacque ad Arezzo tra il mille duecento cinquantasette e il mille duecento sessanta da una nobilissima famiglia. Cresciuta con un carattere amabile e umile, acquisì presto maturità e assimilò profondi sentimenti religiosi nella ricca casa paterna. Era solita privarsi del cibo e ritirarsi nella propria stanza a pregare, maturando la decisione di consacrarsi a Dio. Giustina era figlia unica, amatissima ed erede di cospicue ricchezze, destinata a un matrimonio con un uomo degno della sua casata. I genitori opposero un diniego immediato e senza appello alla sua scelta di consacrazione. Una grave malattia del padre fece riflettere la famiglia sulla caducità delle cose e permise a Giustina di ottenere il benestare. Giustina convinse prima il padre dopo lacrime e sospiri, e successivamente lo zio paterno che inizialmente non voleva privarsi dell'unica nipote. Giustina prese la decisione di entrare in monastero all'età di dodici anni.
La vita monastica e l'eremo
Giustina fu accolta nel monastero di San Marco, oggi non più esistente, portando con sé solo un'immagine del Crocifisso. La tradizione riferisce che una colomba si posò sul capo di Giustina al momento del suo ingresso in monastero come segno dello Spirito Santo. Entrando in monastero, Giustina abbandonò le vesti opulente per indossare il rozzo saio. Giustina fu una novizia esemplare, lieta di obbedire nei compiti più semplici per le necessità comunitarie. Giustina soggiornò nel monastero di San Marco per circa quattro anni, fino a quando le guerre la costrinsero a partire con le consorelle. Con il suo Crocifisso, Giustina si trasferì nel Monastero d'Ognisanti, dove rimase per un breve soggiorno. Giustina venne a sapere che una vergine di nome Lucia viveva volontariamente reclusa in una grotta presso il Castello di Civitella, a Civitella della Chiana. Giustina espresse il forte desiderio di raggiungere Lucia per condividere una vita di austera virtù cristiana. Con il permesso del vescovo Guglielmo Umbertini, Giustina si trasferì nell'eremo e fu accolta da Lucia. Il padre di Giustina raggiunse l'eremo in estrema povertà per tentare inutilmente di riportarla a casa. La convivenza delle due anacorete durò pochi anni, fino alla grave malattia e alla morte di Lucia, assistita amorevolmente da Giustina fino al trapasso. Rimasta sola, Giustina visse dedita esclusivamente alla preghiera e alla penitenza nell'eremo. La tradizione riferisce che Giustina fu confortata dallo Sposo Celeste e difesa più volte dagli attacchi dei lupi per mezzo di un angelo. A causa delle grandi privazioni, la salute di Giustina fu minata e all'età di trentacinque anni iniziò ad avere seri problemi di vista. Giustina fu costretta a tornare nel monastero tra il giubilo delle consorelle che la consideravano un'anima non più di questa terra. A causa delle scorribande dei soldati, il vescovo Ildebrando Guidi trasferì il monastero in un luogo sicuro nel milletrecentoquindici, costringendo Giustina a cambiare nuovamente dimora.
Penitenza, transito e prodigi
La Beata Giustina ebbe una devozione singolare per la Passione di Cristo. Nonostante la malattia, Giustina usava cilici e giungeva a flagellarsi. Giustina trascorse gli ultimi venti anni della sua vita completamente cieca. La tradizione riferisce che Giustina cadde più volte in estasi, anche alla presenza delle consorelle. Giustina visse in condizioni di grande miseria ma sempre fiduciosa nella Provvidenza. Giustina soccorreva e offriva parole di conforto a quanti si rivolgevano a lei. La beata Giustina morì pregando il dodici marzo milletrecentodiciannove. Al momento della morte era circondata dalle compagne. Sul corpo della beata erano evidenti le piaghe causate da una catena di ferro. La beata tenne stretta in vita la catena di ferro per anni. Le grazie ottenute per intercessione della beata furono subito numerose. La tradizione riferisce che un candido giglio nacque spontaneamente sulla tomba della beata. La beata viene solitamente raffigurata con l'attributo del giglio. Giotto dipinse un ritratto della beata per la Chiesa fiorentina della Misericordia. A dieci anni dalla morte il corpo della beata era sorprendentemente flessibile. Il Vescovo di Arezzo, Buono degli Uberti, ratificò il culto spontaneo nato nel popolo. Due secoli dopo la morte il corpo fu chiuso in una cassa di ferro. Nel millesettecentonove il corpo riapparve eccezionalmente incorrotto. Nella bara fu trovata un'antica bandiera di guerra lasciata come ex voto da un capitano intorno al milletrecento ottantaquattro. Alcuni frammenti del vessillo di guerra furono distribuiti ai fedeli come reliquie. Davanti all'urna della beata furono esorcizzati alcuni indemoniati. Il culto fu confermato dalla Santa Sede il quattordici gennaio mille ottotento novantuno. La beata Giustina Francucci Bezzoli apparteneva all'Ordine di san Benedetto ed era reclusa.
Il culto attuale e le sedi
Nel Monastero benedettino di Santa Maria del Fiore a Lapo a Firenze è custodito e venerato il corpo incorrotto della Beata Giustina Bezzoli Francucci. Il corpo della Beata fu traslato a Firenze dal Monastero dello Spirito Santo di Arezzo nel milletrecento sessantotto, in occasione della riunione delle due comunità claustrali. La chiesa grande del monastero di Firenze si trova sulla via Faentina, al centro della borgata a nord di Firenze ma in diocesi di Fiesole. Dal millenovecento trentotto la chiesa del monastero è anche parrocchia, permettendo alle comunità claustrali e parrocchiali di vivere e pregare fianco a fianco. Il coro delle monache è il prolungamento della chiesa e al centro vi è il tabernacolo. La comunità fu fondata da Lapo da Fiesole nel milletrecento cinquanta per ospitare le prime monache. Il tredici ottobre milletrecento cinquanta il vescovo Sant'Andrea Corsini consacrò il monastero con la regola di Sant'Agostino e il titolo di Santa Maria del Fiore. Il titolo di Santa Maria del Fiore attribuito al monastero è più antico rispetto a quello del duomo fiorentino. Le monache agostiniane rimasero nel monastero fino al millenovecento otto, anno in cui dovettero lasciarlo a causa delle leggi di soppressione degli ordini religiosi. Le monache benedettine sono subentrate nel monastero nel millenovecento diciassette. L'urna con il corpo della Beata è collocata in un muro che unisce le due comunità ed è visibile da entrambe. Il volto della Beata guarda verso la clausura e invita i fedeli laici a dedicare il giusto tempo alla preghiera. Il dodici di ogni mese un'associazione si ritrova per fare memoria della beata con la celebrazione dell'Eucaristia. Per informazioni è possibile rivolgersi al Monastero Santa Maria del Fiore a Lapo in Via Faentina duecentoquarantasette a Firenze.
Il cammino di una vita
La vicenda biografica di Giustina Bezzoli Francucci si intreccia indissolubilmente con la storia della terra aretina. Sin dalla fanciullezza, la sua anima fu orientata verso la ricerca di Dio, portandola a varcare la soglia del monastero di San Marco ad Arezzo ancora dodicenne. Questa scelta precoce non fu che l'inizio di un pellegrinaggio interiore che la condusse, in seguito, a cercare un contatto più diretto con il silenzio e la solitudine presso il Castello di Civitella della Chiana. In quel luogo, immersa nella preghiera eremitica, Giustina cercò di conformare ogni battito del suo cuore alla volontà del Creatore.
La stabilità della vita monastica fu però interrotta dalle vicende storiche e dall'instabilità politica che caratterizzavano il quattordicesimo secolo. Per tale ragione, nel 1315, ella fece ritorno alla comunità di origine, portando con sé la ricchezza di un'esperienza spirituale maturata nel nascondimento. La prova più ardua giunse tuttavia nel lungo periodo della vecchiaia, segnato per venti anni dalla completa perdita della vista. Questa condizione, lungi dall'essere un limite, divenne per Giustina un'occasione di purificazione e di unione mistica con il Signore. La morte, avvenuta il 12 marzo 1319, la colse serena e circondata dal conforto delle consorelle, segnando la conclusione di un'esistenza spesa interamente nell'amore per Dio e per la comunità.
La memoria liturgica
Il culto della Beata Giustina è stato solennemente ratificato dalla Chiesa il 14 gennaio 1891, confermando la santità di una donna che ha saputo trasformare la sofferenza fisica in un atto di offerta perenne. La sua memoria liturgica ricorre il 12 marzo, giorno in cui la Chiesa celebra il suo transito verso la gloria eterna. È un appuntamento che invita i fedeli a riflettere sulla fragilità umana e sulla forza che deriva dalla fede.
Il legame tra i fedeli e la Beata si manifesta in modo particolare attraverso l'invocazione per i problemi di vista, affidando alla sua intercessione coloro che vivono nel buio fisico o spirituale. La devozione è alimentata anche da un'associazione a lei dedicata, che si riunisce il dodici di ogni mese per rinnovare il ricordo e la preghiera. Attraverso questi gesti, la figura di Giustina continua a essere un punto di riferimento luminoso per la comunità cristiana, testimoniando che la luce del cuore non si spegne mai, neppure quando gli occhi del corpo non possono più contemplare il mondo.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Giustina Bezzoli Francucci?
La memoria liturgica della Beata Giustina Bezzoli Francucci si celebra il dodici marzo di ogni anno.
Di cosa è patrona la Beata Giustina Bezzoli Francucci?
La Beata Giustina viene invocata tradizionalmente soprattutto per i problemi di vista.
Ad Arezzo, beata Giustina Francucci Bezzoli, vergine dell’Ordine di san Benedetto e reclusa. — Martirologio Romano