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31 luglio

Beata Maria Rifugio di Sant'Angelo (María Roqueta Serra)

Vergine e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e vocazione religiosa

María Roqueta Serra nacque il venti aprile 1878 a Gabarra, un piccolo paese della provincia di Lerida. Fu battezzata il giorno dopo la nascita. I suoi genitori si chiamavano María Serra e Francisco Roqueta. I genitori conducevano una vita e una fede semplici. Il padre e la madre morirono rispettivamente quando lei aveva otto e quindici anni. A diciannov'anni, il primo aprile 1897, entrò nel noviziato delle Suore Carmelitane Missionarie a Barcellona. Compì la prima professione il venti dicembre 1898. Emise i voti perpetui il ventitré aprile 1904. Il suo nome religioso fu suor Maria Rifugio di Sant'Angelo. Fu impiegata in vari servizi umili all'interno di varie case della congregazione. Mantenne sempre uno stile fervoroso e attento al lavoro, pur essendo malata di cuore. Pregava mentre compiva i lavori più duri.

La tempesta della persecuzione

Prevedendo il martirio, commentò che avrebbe iniziato subito a pregare appena udito qualche sparo, non reggendo il suo cuore. La paura del peggio si rifletteva anche nei suoi sogni. Durante una ricreazione comunitaria, raccontò di aver sognato di essere uccisa insieme alla superiora suor Speranza della Croce, di cui era la vicaria. Il venti luglio 1936, due giorni dopo l'inizio della guerra civile spagnola, le suore decisero di non abbandonare la casa di Vilarrodona. I bambini della scuola erano a casa in vacanza durante quei giorni. Il ventuno luglio, sapendo di essere sorvegliate dai miliziani rivoluzionari, suor Speranza radunò le suore in cappella e distribuì loro la Comunione per svuotare il Tabernacolo. Il ventidue luglio le suore dovettero abbandonare il collegio e cercare riparo presso famiglie di conoscenti. Suor Rifugio fu accolta dalla famiglia del dottor José Gabalda, di fronte alla chiesa parrocchiale. Nella stessa casa si era rifugiato il parroco e cappellano don José Maria Escoda. Don José Maria Escoda era più preoccupato per la devastazione della chiesa che per la propria vita. La notte del ventitré luglio l'edificio sacro fu saccheggiato e gli arredi insieme alle statue dati alle fiamme. A quel punto il parroco perse il controllo di sé e fece per uscire a opporsi al disastro. I padroni di casa gli impedirono di uscire e lui, dopo aver forzato la porta, cadde a terra privo di sensi. Don José Maria Escoda fu in seguito fucilato il venticinque luglio. Suor Rifugio aveva nascosto la chiave di casa per impedire al sacerdote di uscire. Visse quei momenti cercando di essere tranquilla e considerandoli una preparazione alla morte. Il ventiquattro luglio un gruppo di miliziani imprigionò tutte le Carmelitane Missionarie. Le suore furono radunate in piazza e caricate su un furgoncino scortato da due automobili con uomini armati. Il gruppo si fermò momentaneamente per fingere una fucilazione prima di proseguire. La notte seguente, don Escoda e le suore furono accolti nella casa di una signora amica grazie al suo intervento. Trascorsero sei giorni nell'incertezza, accuditi con affetto dalla padrona di casa. Il parroco fu prelevato e fucilato insieme al suo coadiutore, ordinato sacerdote appena un mese prima.

Il martirio e il processo

Il trenta-uno luglio le religiose furono liberate con il permesso di andare a Barcellona per riunirsi alle famiglie. Nel separarsi dalle consorelle, suor Rifugio sentì la superiora suor Speranza della Croce salutarla dicendo: Arrivederci in cielo! Suor Rifugio e suor Speranza si diressero verso la casa della sorella di suor Rifugio, ma nessuno aprì loro. Dopo alcuni attimi di sconforto, furono nuovamente imprigionate e consegnate al comitato rivoluzionario del luogo. Furono rinchiuse in una casa vicina e poi condotte alla sede del comitato. Da lì furono fatte salire su un camioncino che le portò fuori città. Furono fatte scendere sulla strada de La Rabassada e lì fucilate. Suor Speranza aveva sessantuno anni, di cui quaranta di vita consacrata. Suor Rifugio aveva cinquantotto anni, di cui trentotto vissuti tra le Carmelitane Missionarie. Il primo agosto furono raccolti i cadaveri di suor Speranza e suor Rifugio. Nello stesso luogo furono trovati i corpi di altre due suore della stessa congregazione provenienti dalla casa madre di Gracia: suor Daniela di San Barnaba e suor Gabriella di San Giovanni della Croce. Dopo l'autopsia, i quattro corpi furono seppelliti in una fossa comune. Le quattro Carmelitane Missionarie furono incluse in una causa di beatificazione comprendente in totale sessantaquattro presunti martiri. La causa comprendeva anche quarantaquattro Fratelli delle Scuole Cristiane, quattordici Carmelitani Scalzi, una Suora Carmelitana della Carità e un seminarista. Per tutti loro si svolse un unico processo, previa autorizzazione della Sacra Congregazione dei Riti. Le sessioni del processo si celebrarono dal tredici novembre 1952 al sette giugno 1959. L'inchiesta diocesana è stata convalidata il diciotto ottobre 1991. È stata composta la Positio super martyrio. La Positio è stata esaminata positivamente dai membri della Congregazione delle Cause dei Santi. Il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto sul martirio il ventidue giugno 2004. Il decreto ha dichiarato martiri suor Daniela, suor Gabriella, suor Rifugio e suor Speranza. Suor Daniela, suor Gabriella, suor Rifugio e suor Speranza erano comprese in un gruppo di sessantaquattro martiri. I sessantaquattro martiri sono stati beatificati a Roma il ventotto ottobre 2007. Il rito di beatificazione ha elevato agli altari complessivamente quattrocentonovantotto tra religiosi e laici. I beatificati erano accomunati dal martirio avvenuto durante la persecuzione della guerra civile spagnola. Suor Daniela è nata a Gabarra in Spagna il venti aprile 1878. Suor Daniela è morta a Barcellona in Spagna il trenta-uno luglio 1936.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Maria Rifugio di Sant'Angelo?

La memoria liturgica della Beata Maria Rifugio di Sant'Angelo si celebra il trentuno luglio.