24 ottobre
Beata Maria Tuci
Vergine e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione
Maria Tuci, nota anche come Marije, nacque nel villaggio di Ndërfushaz, nel distretto di Mirdita, in Albania, il 12 marzo 1928. Era figlia di Nikoll Mark Tuci e Dila Fusha. Durante la giovinezza, frequentò le scuole medie superiori nel collegio aperto a Scutari dalle suore dell'Istituto delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate, chiamate Stimmatine. L'istituto delle Stimmatine fu fondato a Firenze da suor Anna Lapini, proclamata Venerabile nel 2003. La presenza delle Stimmatine in Albania risale al 1879, diciannove anni dopo la morte della fondatrice, e le religiose furono chiamate nel Paese dal francescano padre Giampiero da Bergamo. Presso le Stimmatine, Maria apprese le materie scolastiche e imparò come stare accanto alla sua gente, maturando il desiderio di essere ammessa tra le aspiranti alla vita religiosa delle Stimmatine.
L'insegnamento e l'impegno clandestino
Nel 1946, insieme alla compagna Davida Markagjoni, Maria ricevette un incarico come insegnante di scuola elementare nei paesi di Gozan e Sang. L'incarico fu conferito da monsignor Frano Gjini, vescovo-abate di Sant'Alessandro a Orosh nel distretto di Mirdita. Le due giovani furono scelte per la loro tenacia nel difendere ciò in cui credevano. In uno Stato che si avviava a essere il primo al mondo dichiaratamente ateo, cercavano di non far dimenticare la presenza di Dio insegnando di nascosto il catechismo ai bambini. Maria pagava spesso di tasca propria il materiale scolastico per i bambini che non potevano permetterselo. Insieme ad altri giovani delle scuole cattoliche e ad alcuni seminaristi, distribuì volantini contro le prime elezioni-farsa del regime. La sua dedizione comportava grandi sacrifici quotidiani, come quando, per partecipare alla Messa nella vicina cittadina di Geziq, camminava per sei o sette chilometri.
L'arresto e la persecuzione
La persecuzione costrinse le Stimmatine di origine italiana a lasciare il Paese o a disperordersi a causa dell'associazione, supposta dal regime, tra italiani e fascisti. Maria fu arrestata l'undici agosto 1949 mentre si trovava in famiglia, risultando l'unica donna in un gruppo di trecento persone arrestate tra familiari e conoscenti. La documentazione dell'arresto è custodita presso la Curia arcivescovile di Scutari. Il sette agosto precedente era stato ucciso Bardhok Biba, segretario del partito comunista del distretto di Mirdita, e l'arresto di massa cercava un capro espiatorio in un distretto a prevalenza cattolica. Maria fu inizialmente condannata a tre anni con la condizionale. Successivamente fu rinchiusa con altri tre prigionieri in una cella priva di luce e di aria, con acqua piovana fino ai materassi e riscaldamento affidato unicamente allo stringersi vicini. La ragazza veniva prelevata dalla cella e torturata per svelare il nome dell'uccisore di Biba. Subì la terribile tortura di essere chiusa nuda in un sacco insieme a un gatto inferocito, mentre il sacco veniva percosso con bastoni. Hilmi Seiti, membro della Polizia segreta o Sigurimi, colpito dalla sua avvenenza, cercò di obbligarla a concedersi. Di fronte al suo deciso rifiuto, i tormenti furono ulteriormente intensificati.
Il martirio e il compimento
A causa delle ripetute e crudeli vessazioni, Maria fu trasportata nell'ospedale civile di Scutari in condizioni ormai disperate. Il 22 agosto 1950 alcune suore e compagne andarono a trovarla e la riconobbero a fatica per via delle sevizie subite. In quell'incontro disse alla compagna Davida che si erano avverate le parole di Hilmi Seiti sul fatto di ridurla irriconoscibile, aggiungendo di ringraziare Dio perché moriva libera. Il ventiquattro ottobre 1950 rese l'anima a Dio, suggellando la sua esistenza con il martirio. I suoi resti mortali furono riconosciuti dopo la caduta del regime dalle consorelle rimaste fedeli alla chiamata. Nel 1991, da ricerche successive, risultò che delle cento tra suore e postulanti originarie ne erano rimaste ventotto, condotte in Italia per le cure. Le suore che non avevano emesso i voti poterono finalmente farlo in seguito. Maria fu inizialmente sepolta nel cimitero cattolico di Scutari e attualmente riposa nella chiesa delle suore Stimmatine a Scutari. Ella è l'unica donna presente nell'elenco dei trentotto martiri albanesi. I martiri albanesi, tra cui monsignor Frano Gjini, furono beatificati a Scutari il cinque novembre 2016. Alla sua memoria è stato intitolato un collegio per ragazze a Rreshen, gestito dalle suore Serve del Signore e della Vergine di Matará.
Il cammino terreno
Il percorso di vita della Beata Maria Tuci si è intrecciato profondamente con le vicende tormentate dell'Albania del secolo scorso. Originaria di Ndërfushaz, ella ha vissuto la propria giovinezza in un contesto politico che mirava a cancellare la presenza di Dio nella società. Con intelligenza e dedizione, Maria ha saputo guardare oltre le proibizioni del tempo, assumendosi la responsabilità di trasmettere l'insegnamento cristiano ai fanciulli, che necessitavano di essere guidati nel cammino della fede nonostante le restrizioni del regime ateo. La sua azione non si è limitata all'ambito educativo, ma si è estesa a un coraggioso impegno civile: ha partecipato attivamente alla distribuzione di volantini che esprimevano un netto dissenso verso le elezioni promosse dal sistema comunista, segno di una coscienza retta che non accettava di piegarsi all'ingiustizia.
Questa testimonianza le costò l'arresto, avvenuto l'undici agosto del millenovecentoquarantanove, con l'accusa infondata di complicità in omicidio. Il periodo di detenzione che seguì fu segnato da un calvario di indicibili sofferenze. Maria Tuci subì torture fisiche brutali e violenze sistematiche, mirate a spezzare la sua volontà e a costringerla all'abiura. Anche nei momenti di prova estrema, ella mantenne una dignità incrollabile, affrontando il dolore con la fortezza tipica di chi ha riposto ogni propria speranza nell'eternità. Le ferite riportate durante la prigionia non le lasciarono scampo: stremata nel corpo ma vittoriosa nello spirito, morì nell'anno millenovecentocinquanta presso l'ospedale di Scutari. Il suo passaggio da Ndërfushaz, Orosh, Geziq, Gozan e Sang fino a Scutari è oggi venerato come una via crucis vissuta in fedeltà al Vangelo, una testimonianza che continua a parlare alla Chiesa universale della gratuità del dono di sé.
Il ricordo nella Chiesa
Il culto della Beata Maria Tuci si inserisce nel più ampio riconoscimento riservato ai trentotto martiri albanesi, figure esemplari di una Chiesa che ha saputo resistere nell'oscurità del comunismo. La sua beatificazione, proclamata da Papa Francesco il cinque novembre del duemilaseicento, rappresenta il sigillo solenne posto dalla Chiesa cattolica su una vita spesa interamente per la testimonianza della verità. La sua figura è un richiamo costante alla libertà di coscienza e al valore inalienabile della fede, che nessuna costrizione esterna può giungere a soffocare davvero.
La memoria liturgica della Beata Maria Tuci, celebrata il ventiquattro ottobre, invita i fedeli a riflettere sul significato del martirio nel mondo contemporaneo. Ella ci ricorda che la fedeltà a Dio non è un fatto privato, ma una luce posta sul candeliere, capace di illuminare anche le ore più buie della storia. La sua storia ci sprona a non temere le difficoltà e a custodire con cura il dono della fede ricevuto, trasmettendolo alle nuove generazioni con la stessa dedizione che animò il suo apostolato clandestino. In lei, la Chiesa venera una giovane martire che, nel silenzio della sofferenza, ha saputo gridare al mondo l'amore infinito per il Salvatore.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Maria Tuci?
La sua memoria si celebra il ventiquattro ottobre, nella memoria dei martiri albanesi.