1 febbraio
Beati 99 Martiri di Angers
durante la Rivoluzione Francese
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto della persecuzione e le origini del conflitto religioso
Il movimento storico della Rivoluzione Francese era stato inizialmente ispirato da nobili sentimenti di libertà, uguaglianza, fraternità e dal sincero desiderio di giuste riforme nella società. Tuttavia, quel movimento finì progressivamente per essere trascinato in tragiche rappresaglie, in violenze inaudite e in un aspro odio religioso che sconvolse profondamente la vita della Chiesa. Nel corso del diciottesimo secolo, precisamente nel 1791, le autorità rivoluzionarie richiesero agli ecclesiastici francesi un giuramento di fedeltà alla Costituzione Civile del Clero. Gli ecclesiastici che non aderirono a tale richiesta furono denominati preti refrattari e subirono una dura e sistematica persecuzione. Per i martiri, l'accettazione della morte aveva il profondo significato di una ineludibile fedeltà religiosa. I futuri beati avevano giustamente visto nel primo giuramento sulla costituzione civile del clero un grave rischio di scisma che avrebbe abbandonato la Chiesa al potere civile. Successivamente, il quattordicesimo giorno di agosto del 1792, la Convenzione Nazionale richiese un ulteriore giuramento fondato sulle parole Liberté e Égalité. Tale giuramento fu reso obbligatorio per tutti i funzionari dello Stato e, a partire dal secondo giorno di settembre, esteso a tutti i cittadini. I martiri interpretavano questo secondo giuramento, di per sé astratto e vago, alla luce del contesto del primo. Molte persone non aderirono al nuovo giuramento imposto dal governo, tra cui numerosi sacerdoti e religiosi che erano già sfuggiti alla persecuzione precedente. Esiste la prova documentata che tutti e novantanove i membri del gruppo si opposero fermamente perché il potere rivoluzionario intendeva imporre un nuovo clero non ubbidiente a Roma. I martiri non potevano in alcun modo concepire di separare la fede in Dio e in Gesù Cristo dall'attaccamento filiale alla Chiesa, ai pastori legittimi e alla piena comunione con il Papa. Per essi la religione comprendeva la gioia e la possibilità di attingere liberamente alle sorgenti di grazia offerte dalla Chiesa, come la partecipazione all'Eucaristia, i pellegrinaggi tradizionali e il culto devoto del Sacro Cuore e della Santa Vergine. I martiri avevano giustamente intuito che allontanarsi da tali pratiche vitali avrebbe condotto inevitabilmente a tradire l'essenziale del Vangelo. Per loro non aveva alcuna importanza che la costituzione politica fosse repubblicana o di altra forma, purché la religione Cattolica fosse mantenuta pienamente libera. Nel loro cuore non vi era spazio per il rancore, poiché i martiri desideravano sinceramente la pace per tutti i compatrioti, vivendo senza alcun odio ma nel perdono e nella costante preghiera. La Rivoluzione Francese, nel drammatico periodo del terrore, provocò moltissime altre vittime nell'Ovest della nazione, tra cui persone ghigliottinate, fucilate, annegate e decedute nelle fredde prigioni di Angers. La diocesi locale e la stessa Santa Sede decisero di esaminare un numero ristretto e circoscritto di casi, privilegiando quelli caratterizzati da motivazioni religiose particolarmente trasparenti e limpide.
Il cammino al patibolo e la testimonianza dei sacerdoti
Il gruppo dei martiri comprende figure eminenti di sacerdoti che guidarono il popolo con il loro esempio eroico e la dedizione pastorale fino all'effusione del sangue. Il primo dei cento nomi tradizionalmente ricordati è quello di Noël Pinot, il quale era già stato solennemente beatificato nel 1926 ed è rimasto imperituro nella memoria dei fedeli come il prete che sale al patibolo interamente vestito per celebrare la Santa Messa. Accanto a lui si collocano numerosi altri pastori della diocesi di Angers, le cui vite furono spezzate dalla furia persecutoria in diverse date del biennio rivoluzionario. I sacerdoti hanno talvolta dovuto nascondersi coraggiosamente nei casolari e nei boschi fino al momento della denuncia e dell'arresto inevitabile. Al momento opportuno, tuttavia, i martiri risposero con grande semplicità, senza cercare di evitare le domande compromettenti poste dai giudici e senza pronunciare parole che potessero nuocere ad altre persone. Tra i primi pastori a suggellare la fede con la morte vi fu Jean-Michel Langevin, il quale concluse la sua esistenza terrena ad Angers il trentesimo giorno di ottobre del 1793. La persecuzione proseguì implacabile anche nei mesi successivi della stagione invernale. René Lego e Jean Lego erano due fratelli sacerdoti appartenenti alla diocesi di Angers; di essi, Jean Lego subì il martirio ad Angers il primo giorno di gennaio del 1794. Il giorno immediatamente successivo, vale a dire il secondo giorno di gennaio del 1794, Laurent Bâtard affrontò la morte ad Angers a causa del suo ministero fedele. Pochi giorni dopo, il quinto giorno di gennaio del 1794, Pierre Tessier compì il suo sacrificio supremo nella medesima città di Angers. Il gruppo dei pastori diocesani includeva anche figure di veneranda età, come il sacerdote Guillaume Repin, il quale fu posto a capo del gruppo complessivo in quanto il più anziano tra i sacerdoti diocesani uccisi, avendo raggiunto la veneranda età di ottantacinque anni. La loro testimonianza non fu un gesto isolato, ma si inserì nel quadro di un ministero sacerdotale vissuto nella clandestinità e nel rischio costante. Altri sacerdoti affrontarono il supplizio con analoga fermezza nei mesi successivi della primavera e dell'estate. François Chartier morì ad Angers il ventiduesimo giorno di marzo del 1794, testimoniando la propria dedizione a Cristo. Joseph Moreau concluse il suo cammino terreno ad Angers il diciottesimo giorno di aprile del 1794. Successivamente, André Fardeau suggellò la propria testimonianza sacerdotale ad Angers il ventiquattresimo giorno di agosto del 1794. Infine, Jacques Laigneau de Langellerie fu l'ultimo sacerdote del gruppo a subire la condanna capitale ad Angers il quattordicesimo giorno di ottobre del 1794. La storia dei martiri riguarda in modo mirabile un intero popolo cristiano composto da novantasette persone oltre ai pastori, unendo in un unico abbraccio spirituale le diverse vocazioni della Chiesa. Le vocazioni di questo gruppo di martiri erano molteplici, sostenute da una fede solida e profondamente radicata nella tradizione cristiana. I sacerdoti, le persone consacrate e i laici condivisero la medesima sorte, avviandosi insieme verso il martirio in un cammino di ascesa spirituale verso il cielo.
Il martirio dei laici e delle consacrate ad Angers e Avrillé
Il gruppo dei beati martiri è mirabilmente arricchito da una forte e coraggiosa presenza di laici e di persone consacrate, che occupano un posto di primo piano accanto ai loro sacerdoti. Tra le consacrate figurano una monaca Benedettina di Nostra Signora del Calvario e due Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, accanto a molte donne e uomini del popolo. La diocesi di Angers fu teatro di esecuzioni di massa spietate. Dal trentesimo giorno di ottobre del 1793 fino al quattordicesimo giorno di ottobre del 1794, centosettantasette vittime furono barbaramente ghigliottinate ad Angers. Le esecuzioni alla ghigliottina ad Angers avvennero sulla piazza che in seguito fu denominata piazza du Ralliement, un nome che storicamente indica l'adesione dei cattolici francesi alla Terza Repubblica. In aggiunta a ciò, dal mese di gennaio del 1794 fino al sedicesimo giorno di aprile del 1794, circa duemila persone vennero fucilate in massa nella località di Avrillé. Il luogo della sepoltura di tutte queste persone è rimasto ignoto per lungo tempo. Successivamente vennero fortunatamente scoperte diverse fosse comuni, ma i resti mortali non poterono mai essere identificati con certezza a causa delle loro disastrose condizioni. Sul luogo della fucilazione ad Avrillé, denominato solennemente Campo dei Martiri, fu eretta una cappella destinata a servire da perenne memoriale. I fedeli continuano a celebrare la memoria dei beatificati comunitariamente proprio nel Campo dei martiri di Avrillé e nella maestosa cattedrale diocesana. All'interno di questa immensa tragedia si distinsero singoli testimoni e piccoli gruppi giustiziati in date precise. Antoine Fournier, un laico coniugato della diocesi di Angers, morì ad Avrillé il dodicesimo giorno di gennaio del 1794. Pochi giorni dopo, il diciottesimo giorno di gennaio del 1794, quattro donne laiche della diocesi di Angers trovarono la morte ad Avrillé: Victoire Gusteau, Charlotte Lucas, Monique Pichery e Félicité Pricet. Il ventiseiesimo giorno di gennaio del 1794, Marie de la Dive, laica coniugata e vedova du Verdier de la Sorinière, madre di Catherine e Marie-Louise e sorella di Rosalie, morì ad Angers. Il giorno seguente, il ventisettesimo giorno di gennaio del 1794, sua sorella Rosalie du Verdier de la Sorinière, conosciuta con il nome religioso di Suor Celeste ed Erfurt come monaca benedettina di Nostra Signora del Calvario, subì il martirio ad Angers. Tra le consacrate si ricordano specificamente Marie-Anne Vaillot e Odile Baumgarten, appartenenti alle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli. Il primo giorno di febbraio del 1794, Marie-Anne Vaillot e le sue quarantasei compagne subirono il martirio ad Avrillé; questa data coincide con la nascita al cielo di quarantotto membri del gruppo complessivo. Poco dopo, il decimo giorno di febbraio del 1794, Pierre Fremond, accompagnato da cinque compagne tra cui Louise Bessay de la Voute, Catherine du Verdier de la Sorinière, Marie-Louise du Verdier de la Sorinière, Marie-Anne Hacher Du Bois e Louise Poirier, morì ad Avrillé. La testimonianza femminile fu straordinaria: tra i laici vi era un'altissima percentuale di donne, ottanta su ottantaquattro laici totali. Queste donne avevano un'età compresa fra i quaranta e i sessantadue anni e non costituivano certamente alcun pericolo politico per il governo rivoluzionario. Tra i laici erano rappresentate con dignità artigiane, operaie, contadine, negozianti, una educatrice, un chirurgo, tre nobildonne, dieci damigelle nobili e sei donne borghesi. Successivamente, il ventottesimo giorno di marzo del 1794, Renée-Marie Feillatreau, laica coniugata, morì ad Angers. Un altro momento culminante della persecuzione si ebbe il sedicesimo giorno di aprile del 1794, quando Pierre Delépine e Jean Ménard, insieme a ventiquattro compagne tra cui Renée Bourgeais, Perrine Bourigault, Madeleine Cady, Marie Forestier, Marie Gingueneau, Jeanne Gourdon, Marie Lardeux, Perrine Laurent, Jeanne Leduc, Anne Maugrain, Françoise Micheneau, Jeanne Onillon, Marie Piou, Perrine Pottier, Marie-Genevieve Poulain De La Forestrie, Marthe Poulain De La Forestrie, Renée Rigault, Marguerite Robin, Marie Rechard, Marie Roger, Madeleine Sallé, Renée Sechet, Françoise Suhard e Jeanne Thomas, furono giustiziati ad Avrillé. Tra i laici martiri vi era una fortissima presenza di donne di qualunque ceto sociale e professione, comprese spose, madri di famiglia e vergini che seppero dare una testimonianza luminosa del Vangelo."
Il lungo processo di riconoscimento e la beatificazione
Il cammino che ha portato al riconoscimento ufficiale della santità di questi martiri è stato lungo, rigoroso e fondato su una scrupolosa ricerca storica. Gli studiosi hanno esaminato con grande attenzione i documenti d'archivio e i verbali originali degli interrogatori conservati nell'archivio dipartimentale di Maine-et-Loire. Tali studi approfonditi hanno evidenziato in modo inequivocabile la motivazione religiosa e la serena accettazione della condanna capitale per novantanove persone. I presunti martiri furono inizialmente identificati da una Commissione speciale che era stata appositamente nominata nel 1905 dal vescovo di Angers, monsignor Joseph Rumeau. Nel 1910 fu formalmente aperto il processo informativo diocesano per istruire la causa di beatificazione. Sfortunatamente, il processo informativo dovette essere temporaneamente sospeso nel 1915 a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale; fu poi ripreso nel 1918 e finalmente concluso nel 1919. Dopo decenni di ulteriori studi teologici e storici, il decreto ufficiale sul martirio fu promulgato il nono giorno di giugno del 1983. Il Santo Padre, papa san Giovanni Paolo II, elevò agli onori degli altari i martiri, beatificandoli solennemente nella basilica di San Pietro a Roma il diciannovesimo giorno di febbraio del 1984. Il giorno successivo, lunedì venti febbraio del 1984, papa Giovanni Paolo II tenne un memorabile discorso ufficiale rivolto ai numerosi pellegrini giunti da Angers per la circostanza. Il quadro artistico e liturgico presentato durante la cerimonia di beatificazione mostrava efficacemente questo popolo in cammino attorno a un sacerdote e in ascesa luminosa verso il cielo. La testimonianza dei beati si caratterizza per una straordinaria e disarmante semplicità. I martiri non cercavano in alcun modo di passare per eroi, né desideravano sbalordire la folla o provocare le autorità costituite. Il loro martirio giunse semplicemente come un sovrappiù richiesto dalla fedeltà quotidiana al Signore e alla Chiesa. La memoria liturgica dei novantanove Beati Martiri di Angers cade giustamente il primo febbraio, giorno della nascita al cielo di quarantotto di essi, tra cui la già citata Marie-Anne Vaillot e le sue fedeli compagne. Il Martirologio Romano commemora opportunamente nei giorni della loro nascita al cielo i gruppi di martiri uccisi nella medesima data e quelli che affrontarono il supplizio senza compagni. La storia di questi martiri ci rammenta che la forza della fedeltà si trova unicamente nella certezza dell'amore di Dio e nel mistero vivente di Cristo. Gesù Cristo non è una semplice idea astratta, né un mero modo di dire, una tradizione consolidata o una semplice abitudine sociale, ma qualcuno da amare, adorare e seguire incondizionatamente fino a dare la propria vita per lui.
La testimonianza
La storia dei Beati Martiri di Angers affonda le radici nel clima drammatico del diciottesimo secolo, un periodo in cui la Francia fu scossa da trasformazioni radicali che misero a dura prova la tenuta della vita religiosa. La fedeltà di questi novantanove testimoni si manifestò in modo chiaro attraverso il rifiuto consapevole di sottoscrivere il giuramento richiesto dalla Costituzione Civile del Clero. Tale atto non era dettato da una opposizione politica contingente, bensì dalla ferma volontà di non recidere il vincolo che univa le loro coscienze alla Chiesa di Roma, guida sicura nel cammino verso la salvezza. Per questa scelta, essi subirono l'arresto e la detenzione, affrontando con animo sereno le durezze di un periodo storico tristemente noto come il Terrore.
La persecuzione non piegò il loro spirito. Condotti verso il sacrificio finale, essi affrontarono la morte con la dignità di chi sa di riporre la propria speranza in Dio. Le esecuzioni avvennero nelle località di Angers e Avrillé, luoghi che divennero teatro di un martirio consumato mediante la ghigliottina o la fucilazione. Nonostante la brutalità del momento, la testimonianza di questi martiri rimase impressa nel cuore della comunità cristiana come una luce che non si spegne. Il processo di beatificazione, conclusosi con il riconoscimento ufficiale operato da Giovanni Paolo II, ha confermato la santità di tale offerta, elevando questi uomini e donne agli onori degli altari. La loro vita, pur priva di dettagli biografici minuti, parla oggi con la forza di chi ha saputo testimoniare, fino al dono estremo, la propria appartenenza a Cristo, preferendo la morte alla negazione della verità in cui avevano riposto ogni propria speranza.
Il ricordo liturgico
La Chiesa cattolica celebra la memoria dei novantanove Beati Martiri di Angers il primo febbraio di ogni anno. Questa data non rappresenta soltanto il ricordo di un evento tragico del diciottesimo secolo, ma si configura come un momento di preghiera e di riflessione profonda sul significato del martirio nella vita del credente. La memoria liturgica invita i fedeli a meditare sulla perseveranza di coloro che, nelle ore più oscure della storia francese, non hanno rinunciato alla propria identità spirituale.
Il culto tributato a questi martiri trova il suo fondamento nell'atto solenne della beatificazione avvenuta il diciannove febbraio millenovecentottantaquattro. Da allora, il primo febbraio diviene occasione per rinnovare il legame con la Chiesa di Roma, riaffermando la disponibilità a vivere con coerenza il Vangelo. La liturgia di questo giorno ci sprona a guardare oltre le vicende terrene, ricordandoci che il sacrificio compiuto ad Angers e Avrillé continua a essere un seme di speranza per la Chiesa di ogni tempo. Celebrare i Beati Martiri significa riconoscere che la forza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza umana, rendendo testimonianza di una fedeltà che vince ogni paura e ogni minaccia, in attesa della pienezza della vita eterna.
Domande frequenti
Quando si festeggia la memoria dei Beati Martiri di Angers?
La memoria liturgica dei novantanove Beati Martiri di Angers si celebra il primo febbraio.
In quale contesto storico sono vissuti i Beati Martiri di Angers?
Essi vissero nel corso del diciottesimo secolo e subirono il martirio durante la Rivoluzione Francese, tra il 1793 e il 1794, ad Angers e ad Avrillé.