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30 luglio

Beati Braulio Maria (Paolo) Corres Díaz de Cerio e 14 compagni

Martiri Spagnoli Fatebenefratelli

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto storico e la persecuzione

I prodromi della guerra civile spagnola si ebbero con la proclamazione della repubblica il quattordici aprile millenovecentotrentuno, avvenuta senza opposizione alcuna da parte della Chiesa cattolica. Subito dopo tale proclamazione furono bruciate duecento chiese nel paese e diversi vescovi furono espulsi dal territorio nazionale. Tutte le confessioni religiose furono sottomesse allo stato attraverso una nuova costituzione fortemente laicizzata. In seguito fu approvata una legge specifica contro gli Ordini e le Congregazioni religiose presenti nel paese. Il sedici febbraio millenovecentotrentasei fu sciolto il parlamento e si tennero nuove elezioni che registrarono il trionfo del Fronte Popolare. Manuel Azana, un politico anticlericale morto nel millenovecentoquaranta, fu nominato Presidente della Repubblica. Sotto la spinta costante di varie forze estremiste, fino al diciotto luglio millenovecentotrentasei si registrarono tredici scioperi generali e duecentodiciotto scioperi parziali. In vari convegni politici e sindacali fu proibita rigorosamente qualsiasi forma di culto esterno. Il sei giugno millenovecentotrentasei alle cellule comuniste fu imposto l'ordine tassativo di eliminare i generali dell'esercito. Il sedici giugno il deputato monarchico Calvo Sotelo rivelò alle Cortes riunite che erano stati incendiati ben duecentottantaquattro edifici. Sempre secondo la rivelazione dello stesso Calvo Sotelo, erano state distrutte centosettantuno chiese e assassinate numerose persone innocenti. Il deputato Calvo Sotelo fu brutalmente ucciso il tredici luglio dello stesso anno. Il diciotto luglio millenovecentotrentasei alcuni generali, tra cui Francisco Franco Bahamonde vissuto dal millenovecentottantadue al millenovecentosettantacinque, diedero il via all'insurrezione militare. L'insurrezione militare si estese rapidamente dal Marocco alla Spagna occidentale. L'iniziativa militare ebbe l'appoggio dei monarchici, dei cattolici, della Falange fascista fondata da Primo de Rivera, oltre che del Portogallo, della Germania e dell'Italia. La guerra fu convertita dai marxisti in una aperta persecuzione religiosa. La persecuzione provocò la distruzione sistematica di centinaia di chiese in tutta la nazione. La violenza cieca della persecuzione causò la morte tragica di quattromila trentatré sacerdoti del clero secolare, duemilatrecentotretatré religiosi, duecentosessantasette religiose, dodici vescovi e un amministratore apostolico. Il quattordici settembre millenovecentotrentasei il pontefice Pio XI denunciò vigorosamente i soprusi da Castelgandolfo davanti a un gruppo di profughi spagnuoli. Pio XI descrisse gli assalti come distruzioni compiute nei modi più villani, barbari e con forze selvagge e crudeli.

La fedeltà dei Fatebenefratelli al capezzale degli infermi

Il quattordici maggio millenovecentonovantuno papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto formalmente il martirio di settantasei religiosi dell'Ordine Ospedaliere di San Giovanni di Dio o Fatebenefratelli. Questi religiosi furono uccisi in odio alla fede cristiana all'inizio della guerra civile spagnuola, combattuta tra il millenovecentotrentasei e il millenovecentotrentanove. Tra i settantasei Fatebenefratelli martiri figurano quindici religiosi del Sanatorio Marittimo di Calateli, situato a Tarragona. Il Sanatorio Marittimo di Calateli era una struttura sanitaria destinata all'accoglienza e alla cura di sessanta fanciulli rachitici e scrofolosi. Per il sostentamento dei piccoli ospiti, i Fratelli mantenevano il sanatorio andando ogni giorno alla questua per le strade. Il superiore generale dei Fatebenefratelli aveva disposto il quattro aprile millenovecentotrentasei, attraverso una lettera inviata ai Provinciali di Spagna, di non abbandonare in alcun modo l'assistenza agli infermi. La lettera consigliava con prudenza di vestire da secolari ma imponeva di rimanere saldamente al capezzale degli infermi fino a forza maggiore. Quattro giorni dopo l'insurrezione, nella tarda serata, i miliziani bruciarono tutti i mobili della chiesa di Calateli sulla piazza antistante. Nonostante la gravità del clima, i Fatebenefratelli avevano sinceramente sperato di essere preservati dalla devastazione grazie alla carità generosa esercitata ogni giorno verso i poveri e i bisognosi. Un delegato del governo regionale della Catalogna rassicurò personalmente i Fratelli che non sarebbe accaduto loro nulla di male. Purtroppo il Sanatorio fu ben presto occupato, perquisito e spogliato di tutte le sacre immagini. I miliziani arrivarono a impedire ai religiosi di far recitare le solite preghiere quotidiane ai bambini ricoverati. Gli stessi miliziani dissero ai bambini che dopo la partenza dei Fratelli avrebbero mangiato pollo tutti i giorni, visto film la domenica e sarebbero stati svegliati gridando che Dio non esiste. I fanciulli furono persino condotti a passeggio negli orti e nelle vigne a imparare il pugno chiuso e a cantare inni rivoluzionari.

L'arresto e le ultime ore nel noviziato

La sera del ventiquattro luglio i miliziani fecero un'ispezione minacciosa al noviziato, ordinando agli aspiranti di uscire con le mani alzate. I miliziani promisero con cinismo che prima avrebbero distrutto la chiesa e poi li avrebbero fucilati tutti. Un anarchico di guardia al noviziato apostrofò i presenti con disprezzo definendoli parassiti e banditi. Il trenta luglio, giorno del martirio, sei professi e diciannovove novizi del Sanatorio furono ammassati in portineria subito dopo pranzo. Ai religiosi furono tolti tutti gli oggetti religiosi e furono date soltanto dieci pesetas a testa. Per assistere e curare i bambini rimasti rimasero quattro religiosi e quattro novizi, secondo un saggio suggerimento dei superiori. I Fratelli presentivano con chiarezza che sarebbero stati fucilati di mattina presto. I miliziani avevano fatto credere ai Fratelli che avrebbero permesso loro di partire in treno alla volta di Barcellona. Prima di lasciare la struttura, i Fratelli avevano preso parte alla Santa Messa celebrata nella cappella del noviziato. In quell'occasione solenne i Fratelli si erano comunicati sotto forma di Viatico, preparandosi all'incontro supremo con Dio. Il beato Braulio Maria Corres svolgeva il delicato incarico di maestro dei novizi. Il beato Braulio Maria Corres era nato nel millenovecentonovantasette a Torralba del Rio, in Navarra. Il beato Fra Giuliano Carrasquer era nato nel millenovecentottantuno a Sueca, in Valenza. Il beato Fra Costanza Roca era nato nel millenovecentonovantacinque a San Sadurnì de Noya, in Barcellona. Il beato Fra Benedetto Labre Manoso era nato nel millenovecentosettantanove a Lomoviejo, in Valladolid. Il beato Fra Tommaso Urdànoz era nato nel millenovecentotre a Echarri, in Pamplona. Il beato Fra Eusebio Forcades era nato nel millenovecentosettantacinque a Reus, in Tarragona. Prima della partenza, il beato Braulio Maria Corres rivolse ai compagni una fervorosa esortazione a subire il martirio con fortezza. Il beato Braulio Maria Corres esortò i confratelli definendo il martirio una grande fortuna e un epilogo glorioso per la loro vita consacrata.

Il cammino verso il martirio e la testimonianza di Fra Costanza Roca

I Fratelli si divisero in due gruppi distinti per affrontare il trasferimento. Il primo gruppo era guidato dal beato Fra Giuliano Carrasquer, che ricopriva l'ufficio di Priore. Il gruppo di Fra Giuliano si diresse alla stazione di San Vicente, distante quattro chilometri. Il secondo gruppo era alle dipendenze dirette del padre maestro Braulio Maria Corres. Il secondo gruppo si diresse invece alla stazione di Calateli. Entrambi i gruppi erano costantemente seguiti da miliziani armati che ne controllavano ogni movimento. A Calafell non c'erano treni in partenza fino alle ore quindici. I religiosi nell'attesa recitarono passeggiando devotamente il santo rosario e il Vespro della Beata Vergine. Mentre si stavano recando alla stazione, due miliziani affrontarono i religiosi chiedendo con insistenza conto del beato Fra Costanza Roca. Fra Costanza Roca si fece avanti con coraggio confermando immediatamente la sua identità. I miliziani definirono con scherno Costanza Roca una buona pezza che voleva fuggire. I miliziani ordinarono a Costanza Roca di camminare davanti a loro lungo la via. Costanza Roca fu fucilato alle spalle presso un ponte situato sopra una rotaia ferroviaria. Il martire cadde a terra gravemente ferito e gemette fino a sera in attesa di un sorso d'acqua. Alcuni fanciulli del sanatorio che si trovavano a passare di lì soccorsero pietosamente Costanza Roca. Costanza Roca fu udito chiaramente perdonare i suoi nemici e pregare instancabilmente per la loro conversione. I miliziani, saputo che era ancora vivo, tornarono sul posto e lo finirono spietatamente. Verso le ore sedici giunse a Calafell un camion con a bordo altri uomini armati. Gli uomini armati imposero tassativamente ai religiosi di non muoversi dalla stazione. I miliziani dissero ingannevolmente ai religiosi di andare a San Vicente per ricevere il salvacondotto e il biglietto ferroviario per Barcellona. I religiosi furono caricati su un camion insieme ad altri confratelli e portati via con la forza.

Il sacrificio supremo a Calafell e il compimento della testimonianza

Il gruppo arrivò sulla piazza di Vendrell, un paese situato a pochi chilometri da Calateli. I religiosi furono fatti scendere dal mezzo tra una folla di gente scalmanata. Il beato Fra Benedetto Labre Manoso si accorse che la chiesa locale era stata gravemente profanata e gridò con forza Viva Gesù Sacramentato. La folla inferocita urlò chiedendo a gran voce chi fosse quella canaglia. Fra Benedetto andò incontro alla folla col cappello in mano e a capo chino in segno di pace. Il popolaccio infuriato vomitò contro Fra Benedetto una montagna di insulti volgari. Diverse persone puntarono fucili e pistole sul petto di Fra Benedetto urlando di lasciarlo sulla strada. I miliziani fecero salire i Fatebenefratelli su una camionetta fingendo nuovamente di portarli a Barcellona. La camionetta rallentò la propria corsa a un certo punto del tragitto. Il padre Braulio esclamò ai compagni di prepararsi perché li stavano per uccidere. Il padre Braulio impartì prontamente l'assoluzione sacramentale a tutti i compagni. Arrivati a Calateli i miliziani imboccarono la strada provinciale. Un'automobile con a bordo uomini armati andò incontro alla camionetta e la costrinse a fermarsi. Gli uomini armati obbligarono i religiosi a scendere minacciandoli con le armi spianate. I miliziani separarono dal gruppo un cittadino argentino e quattro novizietti. I miliziani dissero ai novizietti e all'argentino di non temere nulla e che presto li avrebbero portati a casa sani e salvi. I miliziani ordinarioro ai Fratelli di scendere uno per volta nel fossato di uno scavo vicino a una fabbrica di mattoni. I Fratelli furono fucilati mano a mano che scendevano, sotto lo sguardo attonito dei novizi risparmiati. L'esecuzione drammatica avvenne intorno alle ore diciassette. Il priore Fra Giuliano fu il primo a scendere nel fossato con il volto sorridente. Il padre Braulio stese le braccia per allineare i compagni e gridò la preghiera di perdono di Gesù. Il beato Fra Tommaso Urdànoz gridò con slancio Viva Cristo Re. Il beato Fra Eusebio Forcades incrociò piamente le mani sul petto. Altri religiosi fecero coraggiosa professione di fede durante la loro esecuzione. Fra Giuseppe Benedetto Labre fu l'ultimo a cadere ucciso dopo i confratelli. I miliziani gridarono furiosi contro Fra Giuseppe Benedetto Labre per aver gridato ancora una volta Viva Gesù Sacramentato. La morte di questi beati avvenne a Calafell in Spagna il trenta luglio millenovecentotrentasei. Essi meritarono la corona gloriosa del martirio perdonando generosamente i loro persecutori. Una schiera di settantasei Fatebenefratelli spagnoli vittime dell'odio comunista fu solennemente beatificata da Giovanni Paolo II il venticinque ottobre millenovecentonovantadue. L'ultima vittima della comunità di Calateli fu il beato Fra Mattia Morin. Fra Mattia Morin era nato nel millenovecentotredici a Salvatierra di Tormes, in diocesi e provincia di Salamanca. Nel luglio del millenovecentotrentasette fu chiamato alle armi e assegnato come portaferiti alla sanità nella trentesima Brigata dell'esercito repubblicano sul fronte di Guadarrama. Non riuscendo a sopportare l'atmosfera di irreligiosità dell'ambiente militare, dopo pochi giorni tentò di passare nella zona nazionale scavalcando la trincea con il suo armadietto sanitario. Venne purtroppo scoperto, arrestato, processato, condannato a morte e fucilato a El Cerro di Salamanca. Rifiutò con fermezza di farsi bendare gli occhi prima dell'esecuzione capitale. Morì pronunciando ad alta voce il grido Viva Cristo Re.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Braulio Maria Corres Díaz de Cerio e compagni?

La memoria liturgica dei beati martiri si celebra il trenta luglio di ogni anno.

Di cosa è patrono il beato Braulio Maria Corres Díaz de Cerio e compagni?

I dati biografici forniti non menzionano specifici patronati ufficiali per questi beati.

In località Calafell vicino a Tarragona sulla costa spagnola, beati martiri Braulio Maria (Paolo) Corres Díaz de Cerio, sacerdote, e quattordici compagni dell’Ordine di San Giovanni di Dio, che, catturati durante la persecuzione contro i religiosi, meritarono la beatissima corona del martirio perdonando i loro nemici. — Martirologio Romano