9 maggio
Beato Alessandro Rusu
Vescovo e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La formazione e il ministero pastorale
Alexandru Rusu nacque il 22 novembre 1884 a Săulia de Câmpie, figlio del sacerdote Vasile e di Rozalia. Nel 1903 si trasferì a Budapest per intraprendere gli studi teologici, coronati sette anni dopo dal conseguimento del dottorato in teologia. Il 20 luglio 1910 ricevette l'ordinazione presbiterale. In seguito fu chiamato a svolgere il compito di professore e titolare della cattedra di Teologia Dogmatica all'Accademia Teologica di Blaj. Nel 1920 fu nominato segretario metropolitano e, nel 1923, divenne canonico del Capitolo metropolitano. Il cammino ecclesiale lo condusse al supremo ministero episcopale: il 30 gennaio 1931 fu consacrato vescovo di Maramureș presso Blaj dal Metropolita Vasile Suciu. Pochi giorni dopo, il 2 febbraio, fece il suo ingresso solenne a Baia Mare. Nel marzo del 1946 il Sinodo Metropolitano lo elesse Metropolita, un incarico che ricevette il riconoscimento della Santa Sede ma che fu respinto dal governo dittatoriale.
La persecuzione e la prigionia
A causa del suo rifiuto di piegarsi alle imposizioni del regime contro la Chiesa, fu arrestato il 28 ottobre 1948. La sua via crucis attraverso i luoghi di detenzione lo portò dapprima a Dragoslavele, poi nel monastero di Căldăruşani e successivamente nel temuto carcere di Sighetul Marmației, dove riuscì a sopravvivere alle sofferenze del penitenziario. Fu in seguito nuovamente trasferito a Curtea de Arges e infine isolato nel Monastero Cocos. Nel 1957, al termine di un procedimento iniquo, fu condannato a venticinque anni di carcere con le accuse infondate di istigazione ed alto tradimento. Nel 1963 si ammalò gravemente e morì il 9 maggio dello stesso anno presso Gerla. Venne sepolto nel cimitero dei carcerati senza che gli fosse concesso alcun rito religioso.
Il cammino verso la beatificazione
Il 28 gennaio 1997 la Santa Sede concesse il nulla osta per l'avvio della comune causa di beatificazione e canonizzazione di monsignor Rusu e degli altri sei vescovi greco-cattolici morti negli anni del regime comunista in Romania. Il processo eparchiale o diocesano per il riconoscimento del loro martirio ebbe inizio il 16 gennaio 1999 a Blaj e si concluse il 10 marzo 2009. Il 7 novembre 2009 furono aperti i plichi della relativa documentazione, che fu ufficialmente convalidata con il decreto del 18 febbraio 2011. Dopo sette anni di lavori, nei quali emersero ulteriori testimonianze d'archivio, fu ultimata la Positio super martyrio, consegnata nel 2018. Il 19 marzo 2019 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui i sette vescovi venivano ufficialmente dichiarati martiri, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La beatificazione dei sette vescovi fu fissata a domenica 2 giugno 2019 nel corso del viaggio apostolico del Pontefice in Romania, stabilendo al 2 giugno la loro comune memoria liturgica.
Il cammino di un pastore
Il percorso terreno del Beato Alessandro Rusu ha avuto inizio nel 1884 a Săulia de Câmpie, in Romania. Sin dalla giovinezza, ha avvertito la chiamata al servizio divino, che ha concretizzato con l'ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1910. Il suo impegno pastorale si è distinto per la profondità spirituale e la vicinanza alle comunità, portandolo a compiere studi e missioni in luoghi come Budapest e Blaj. La sua crescita nel ministero è stata costante, culminando nel 1931 con la consacrazione a vescovo di Maramureș, una terra che ha servito con dedizione paterna.
Nel 1946, Alessandro Rusu è stato eletto Metropolita, un ruolo di grande responsabilità assunto in un momento in cui la libertà religiosa iniziava a essere duramente ostacolata. La tempesta si è abbattuta su di lui nel 1948, quando il regime comunista ha dato inizio a una sistematica persecuzione contro la Chiesa. Nonostante le pressioni e la crescente ostilità del potere politico, egli non ha mai rinnegato la propria fede né il legame con la Chiesa universale. La sua vita è diventata una preghiera continua, vissuta nel segreto delle celle e nella sofferenza della privazione della libertà. Dopo il suo arresto, ha affrontato anni di reclusione, culminati nella condanna a venticinque anni di carcere nel 1957. Anche dietro le sbarre di Sighetul Marmației e infine di Gerla, dove si è spento nel 1963, ha mantenuto intatta la sua dignità episcopale, offrendo le sue sofferenze per il bene dei fedeli. La sua esistenza ci ricorda che la fedeltà al Vangelo non teme le catene, poiché lo spirito dell'uomo rimane libero nel Signore.
Una memoria di santità
Il culto del Beato Alessandro Rusu è una testimonianza viva di come la Chiesa sappia custodire la memoria dei suoi martiri, coloro che hanno versato il sangue per testimoniare la verità. Il processo di beatificazione, che ha riconosciuto il suo martirio in odio alla fede, ha trovato il suo compimento solenne il 2 giugno 2019, quando Papa Francesco ne ha proclamato la beatificazione. Questo evento non è stato solo un atto formale, ma un richiamo per l'intera comunità cristiana a riflettere sul significato profondo del sacrificio.
Venerare il Beato Alessandro significa oggi riscoprire il valore della testimonianza coerente in ogni circostanza della vita. Egli non cercò il martirio, ma lo accolse come estrema conseguenza di una vita spesa al servizio del popolo di Dio. La sua storia ci interroga sulla nostra capacità di restare saldi nei principi cristiani, anche quando il mondo intorno sembra smarrire il senso profondo della dignità umana. La Chiesa lo ricorda non soltanto come una figura storica del ventesimo secolo, ma come un intercessore presso Dio, capace di infondere forza e consolazione in chi attraversa prove difficili. Il suo esempio continua a illuminare il cammino di quanti cercano la giustizia e la pace, ricordandoci che la luce di Cristo è sempre più forte di ogni oscurità.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Alexandru Rusu?
La sua memoria liturgica si celebra il 2 giugno, giorno anniversario della sua beatificazione.