San Pacomio, vissuto nel quarto secolo, è riconosciuto come il padre del cenobitismo, colui che ha saputo trasformare l'esperienza solitaria del deserto in una feconda vita fraterna. La sua figura brilla nella storia della Chiesa per aver compreso che la ricerca di Dio, pur nella severità dell'ascesi, trova la sua pienezza nella carità vissuta quotidianamente all'interno di una comunità ordinata.
Nato nell'Alto Egitto nel 287, questo santo abate ha tracciato una via spirituale nuova, fondando monasteri dove la preghiera comune e il lavoro si armonizzavano sotto la guida della Sacra Scrittura. La sua memoria rimane viva come esempio di conversione profonda e di sapienza paterna nel guidare le anime verso il Signore.
Il Beato Tommaso Pickering è stato un umile monaco benedettino del diciassettesimo secolo, la cui esistenza è stata segnata da una profonda dedizione al servizio del Signore e della Chiesa. Nato a Derby nel 1621, egli ha incarnato la figura del religioso che, pur vivendo all'interno delle strutture mondane, ha mantenuto intatta la propria vocazione monastica attraverso l'obbedienza e la preghiera quotidiana, giungendo infine a testimoniare la propria fede con il sacrificio supremo della vita terrena.
Egli è ricordato oggi come un martire della verità, vittima innocente di una delle pagine più oscure della storia inglese. Arrestato durante il clima di sospetto e intolleranza alimentato dalla cosiddetta congiura papale, il Beato Tommaso non ha rinnegato la propria appartenenza a Cristo, accettando con cristiana rassegnazione la condanna capitale. La sua figura rimane un faro di perseveranza per quanti, in ogni tempo, sono chiamati a difendere la propria coscienza e il proprio credo di fronte alle avversità e alle calunnie del mondo.
La Beata Maria Teresa di Gesù, al secolo Carolina Gerhardinger, visse nel diciannovesimo secolo distinguendosi come fondatrice di una grande famiglia religiosa dedita all'istruzione. Nata in Baviera nel 1797 e morta a Monaco di Baviera nel 1879, ella spese interamente la propria esistenza al servizio della gioventù e delle famiglie più bisognose. Il suo cammino spirituale e apostolico si radicò in un tempo di profonde prove storiche, segnato dalle soppressioni ecclesiastiche dell'era napoleonica e dalla successiva ricostruzione ecclesiale. Con fede incrollabile e luminosa speranza in Dio, ella seppe raccogliere l'eredità educativa delle Canonichesse di Notre-Dame, fondate da san Pietro Fourier, adattandola alle necessità urgenti delle zone rurali e delle fasce più deboli della popolazione. Il suo zelo non rimase confinato ai confini della terra tedesca, poiché la sua opera missionaria raggiunse anche il continente americano per soccorrere le figlie degli emigrati. La Chiesa cattolica ne custodisce la memoria liturgica nel Martirologio il giorno nove maggio, ricordando una donna di straordinaria tempra spirituale che seppe fondare e guidare per oltre quarant'anni la Congregazione delle Piccole Suore Scolastiche di Nostra Signora.
La testimonianza di questa madre e maestra risplende per la dedizione con cui affrontò le difficoltà materiali e l'opposizione dei ministri di Stato, rimanendo sempre fedele alla chiamata del Signore. Sostenuta dall'amicizia spirituale di sacerdoti illuminati e dalla stima delle Autorità civili ed ecclesiastiche, ella seppe espandere l'Istituto in Germania, Ungheria e Inghilterra. La sua opera pastorale e scolastica operò in modo analogo a quanto fatto da santa Cabrini per gli italiani, offrendo un presidio di fede e di cultura ai figli dei lavoratori e degli emigranti. Beatificata il diciassette novembre millenovecento ottantacinque da papa Giovanni Paolo II, la Beata Maria Teresa di Gesù rimane un modello luminoso di carità operosa. La sua vita dimostra come l'abbandono fiducioso nella provvidenza divina possa generare frutti duraturi di bene per la Chiesa e per la società, educando intere generazioni ai valori cristiani fondamentali.
Sant'Isaia visse nell'ottavo secolo avanti Cristo, venendo alla luce in Israele nel settecentettanta avanti Cristo circa, all'interno di una nobile tribù e discendendo direttamente dalla casa reale di Davide. Egli fu figlio di Amos e parente del re Manasse. Riconosciuto come il maggiore dei profeti e considerato da San Girolamo non solo come profeta ma anche come evangelista e apostolo, egli svolse la sua missione guidando il popolo di Dio attraverso vicende storiche complesse e difficili. La tradizione tramanda che visse per oltre un secolo, e lo Spirito Santo fece scrivere nell'Ecclesiastico che Isaia fu un grande profeta e fedele agli occhi del Signore. Nel Martirologio, sant'Isaia è commemorato come profeta mandato nei giorni dei re di Giuda Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia.
La sua testimonianza culminò nel martirio quando, rifiutato dal re Manasse, affrontò la morte per la fede, aggiungendo così alla gloria di profeta quella di martire. Il libro delle sue profezie è diviso in sessantasei capitoli e presenta una tale chiarezza da sembrare una storia del passato piuttosto che una predizione. Nei suoi scritti, oltre a narrare le minacce di Dio al popolo di Israele e ai popoli vicini per i loro peccati e a descrivere i giusti giudizi divini, egli alluse molto spesso alla venuta del Liberatore, descrivendone la nascita, le opere, la passione e la morte, eccitando negli animi l'amore e la confidenza in Lui. La Chiesa ne celebra la memoria il nove maggio.
San Beato è una figura venerata nella tradizione cristiana come eremita e apostolo della Svizzera, la cui memoria liturgica ricorre il nove maggio. Intorno alla sua figura esiste una complessa confusione e una mancanza di accordo tra gli studiosi, causata dall'intersecarsi della sua leggenda con quella di un omonimo santo eremita di Vendôme, celebrato anch'egli il medesimo giorno. Alcuni studiosi considerano san Beato un personaggio storico, mentre altri lo identificano con il santo eremita francese di Vendôme, oppure con un missionario anglosassone o irlandese del sesto secolo. Tuttavia, il Martyrologium Romanum riporta san Beato con la specifica di eremita alla data del nove maggio senza aggiungere altro, mentre il Martirologio colloca la memoria di san Beato sacerdote a Vendôme lungo la Loira in Francia, dove condusse vita eremitica.
La prima stesura scritta della Vita di san Beato fu pubblicata dall'umanista Agricola nel mille cinquecento undici. Secondo questo testo, il santo visse nell'età apostolica, nel primo secolo, essendo nato in Inghilterra nel ventidue e morto nel centododici all'età di novanta anni a Thun in Svizzera. I racconti tradizionali e agiografici si intrecciano con la storia nota, considerando che la storiografia attesta la comparsa del cristianesimo in Svizzera nel terzo o quarto secolo e non nel primo secolo come narra la leggenda. Ciononostante, almeno dal secolo dodicesimo esisteva in Svizzera un culto devozionale dedicato a un san Beato, testimoniando una venerazione radicata nel tempo.
Nel corso del ventesimo secolo, la Chiesa ha custodito la testimonianza luminosa del vescovo e martire Alexandru Rusu, figura di profonda fede e di intrepida fedeltà al Vangelo. Nato in Romania nel 1884 da una famiglia dedita al ministero sacerdotale, egli spese la propria esistenza nello studio della teologia, nell'insegnamento e nel servizio pastorale alla guida della diocesi di Maramureș. La sua elevazione a Metropolita, riconosciuta dalla Santa Sede, incontrò la dura opposizione del regime dittatoriale dell'epoca, che non esitò a colpirlo con la forza della persecuzione.
Arrestato nel 1948, il vescovo Alexandru Rusu affrontò anni di durissima prigionia, trasferimenti coatti e isolamento nei penitenziari e nei monasteri trasformati in carceri, culminati nella condanna a venticinque anni di reclusione inflitta nel 1957. Consumato dalla malattia ma saldo nella speranza cristiana, morì nel 1963 a Gerla, trovando sepoltura in un anonimo cimitero per detenuti. La sua memoria e il suo sacrificio per la fede cattolica sono stati solennemente riconosciuti dalla Chiesa con la beatificazione proclamata da papa Francesco il 2 giugno 2019.
Il Beato Benincasa da Montepulciano visse tra il quindicesimo secolo, essendo nato nel 1375, e la prima parte del medesimo secolo, trovando la morte nel 1426. Monaco ed eremita dell'Ordine dei Servi di Maria, il suo nome originario era in alcuni testi indicato come Giovanni Benincasa. Il nome Benincasa significava di buon auspicio ma è caduto in disuso per molto tempo, fino a quando lo stesso nome ha preso il sopravvento e il personaggio è conosciuto essenzialmente come Beato Benincasa. Le fonti storiche offrono diverse interpretazioni sulle sue origini e sui suoi spostamenti, tramandando la memoria di una vita interamente dedicata alla penitenza, alla preghiera e alla solitudine eremitica. Il Martirologio Romano indica il beato Benincasa da Montepulciano come religioso dell'Ordine dei Servi di Maria ritirato nello speco del Monte Amiata in territorio senese con vita di penitenza. Le date riassuntive sono Montepulciano, Siena, 1375 e Monticchiello, 9 maggio 1426.
La figura di questo religioso è ricordata con devozione per la straordinaria ascesi praticata sui monti toscani e per i prodigi compiuti in vita e dopo la morte. Il primo autore di una biografia del beato è l'Attavanti, il quale cita il beato come nativo di Firenze. Un codice del 1495 scritto da fra' Francesco di Bartolomeo indica il beato come nativo di Montepulciano in provincia di Siena, e l'origine di Montepulciano è considerata attendibile. La biografia del santo fu proseguita nel 1567 da fra Michele Poccianti dopo il codice di fra' Francesco di Bartolomeo. Il culto tributato alla sua memoria ricevette la conferma ufficiale il ventitré dicembre 1829 da papa Pio VIII, dopo i processi canonici avviati per riconoscerne la santità e l'efficacia dell'intercessione celeste.
La Beata Maria Carmen, nata Carmen Elena Rendiles Martínez, è una figura luminosa del ventesimo secolo, la cui esistenza è stata interamente consacrata al servizio di Dio e dei fratelli. Originaria di Caracas, ha vissuto una vocazione profonda che l'ha condotta dapprima tra le Ancelle di Gesù nel Santissimo Sacramento e successivamente a fondare, con coraggio e spirito di obbedienza, la congregazione delle Serve di Gesù. Il suo cammino spirituale, radicato nella città natale e arricchito da esperienze in Venezuela e in Colombia, rappresenta una testimonianza esemplare di dedizione ecclesiale.
La memoria della Beata Maria Carmen è oggi custodita con gratitudine per il suo instancabile impegno nel fondare e guidare la sua famiglia religiosa. Eletta superiora generale, ha saputo infondere nei cuori delle sue consorelle uno spirito di carità operosa e di umiltà. Riconosciuta beata da Papa Francesco nel duemiladiciotto, in seguito alla conferma di un miracolo avvenuto per sua intercessione, ella continua a essere un punto di riferimento per chiunque cerchi di vivere il Vangelo con autenticità e spirito di sacrificio, offrendo un modello di santità che ha saputo tradurre la fede in un servizio concreto verso il prossimo.
San Shio visse nel corso del sesto secolo, lasciando un segno profondo nella storia della spiritualità cristiana. Nato nell'Antiochia siriana da genitori cristiani, ricevette una buona educazione che lo portò fin da giovane a studiare la Sacra Scrittura. Sulla sua via incrociò la figura dell'asceta Giovanni, del quale divenne discepolo dopo aver abbandonato in segreto la propria casa, sebbene il maestro lo avesse inizialmente fatto tornare indietro con la promessa di accoglierlo in futuro. Trascorsi alcuni anni, Shio distribuì interamente la sua eredità ai poveri e ricevette la tonsura monastica direttamente dalle mani di san Giovanni. La sua esistenza si legò indissolubilmente al monachesimo georgiano, essendo egli uno dei dodici discepoli guidati da San Giovanni Zedazeni, noti anche come i Tredici Padri Cappadociani, che in realtà erano asceti georgiani formati spiritualmente presso la Lavra di San Simeone lo Stilita e in altri importanti monasteri della Siria e della Mesopotamia. Spinti dal desiderio di aiutare gli uomini nella conversione cristiana, questi asceti partirono dalla Cappadocia a metà del sesto secolo per fare ritorno nella loro terra d'origine.
San Shio è ricordato come un insigne padre del deserto e fondatore di monasteri, la cui vita fu interamente spesa nella preghiera e nell'ascesi. Partito per la Georgia con la benedizione di san Giovanni e del cattolico Eulabius, si stabilì in una grotta a ovest della città di Mtskhet, vivendo in solitudine e ricevendo visioni miracolose che diffusero la sua fama tra la popolazione. Intorno a quel luogo sorse un monastero per accogliere i numerosi discepoli, arricchito dalla costruzione della chiesa dedicata alla Santissima Trinità e di altre due chiese vicine dedicate alla Madre di Dio e a san Giovanni II il Precursore, consacrate dal cattolico Macario. Autore di centosessanta precetti per i suoi monaci, San Shio seppe guidare la comunità con sapienza evangelica prima di concludere la sua giornata terrena. Dopo aver partecipato ai Misteri santi la notte prima di morire ed aver impartito un'ultima istruzione salvifica ai suoi fratelli, rese l'anima a Dio in un giorno imprecisato del sesto secolo, venendo sepolto nel monastero da lui stesso fondato.
Commemorazione di sant’Erma, citato da san Paolo Apostolo nella Lettera ai Romani.
Santi Trecentodieci martiri di Persia
In Persia, trecentodieci santi martiri.
San Dionigi di Vienne
Vescovo
A Vienne nella Gallia lugdunense, in Francia, san Dionigi, vescovo.
San Geronzio di Cervia
Vescovo
A Cagli nelle Marche sulla via Flaminia, transito di san Geronzio, vescovo di Cervia, che in questo luogo si tramanda sia stato crudelmente ucciso di ritorno da un Sinodo celebrato a Roma.
Beato Forte Gabrielli
Eremita camaldolese
Nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, oggi nelle Marche, beato Forte Gabrielli, eremita.
San Giuseppe Do Quang Hien
Martire
Nella città di Nam-Định nel Tonchino, ora Viet Nam, san Giuseppe Đỗ Quang Hiễn. sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, gettato in carcere, continuò a convertire i pagani a Cristo e a confortare i cristiani nella fede, finché per decreto dell’imperatore Thiệu Trị fu decapitato.
San Banban Sapiens
Beato Stefano (Stefan) Grelewski
Sacerdote e martire
Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera, beato Stefano Grelewski, sacerdote e martire, che, durante l’occupazione militare della Polonia in guerra, sfinito dai crudeli supplizi inflittigli in carcere dai persecutori della Chiesa ricevette la gloriosa corona del martirio.
Beati 20 Martiri Mercedari di Riscala
San Gregorio di Ostia
Vescovo
Beato Pietro di Alcobaca
Monaco
San Tudwg
Santo gallese
Dal Martirologio Romano
Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa. — Martirologio Romano