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30 ottobre

Beato Alessio Zaryckyj

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini, vocazione e primi anni di sacerdozio

Alessio Zaryckyj nacque a Leopoli, in Ucraina occidentale, nel 1912, e più precisamente a Bilch in Ucraina il 17 ottobre 1912, all'interno di una devota famiglia cattolica. Fin da piccolo, il giovanissimo Alessio manifestò il fermo desiderio di farsi sacerdote, orientando ogni suo passo verso questa meta santa. Crescendo, egli studiò con impegno e dedizione, puntando con decisione al presbiterato. La sua vocazione fiorì in anni di grandi prove e speranze, culminando nell'ordinazione sacerdotale ricevuta nella cattedrale di Leopoli nel 1936, all'età di ventiquattro anni. All'epoca dell'ordinazione di Alessio, il dittatore Stalin stava trasformando la Russia e l'Europa orientale fino alla Siberia in un'immensa prigione ideologica e sociale. In questo contesto oppressivo, i cattolici furono i primi a essere perseguitati dal regime sovietico, che vedeva nei sacerdoti dei nemici pericolosi da eliminare per sradicare la fede dal cuore del popolo. Nonostante le minacce incombenti, padre Alessio divenne subito un innamorato di Gesù, alimentando uno spirito di apostolato ardente e uno zelo instancabile per la cura delle anime. La sua dedizione al ministero non conobbe limiti umani, spingendolo a essere sempre disponibile verso il prossimo senza mai pensare a se stesso, sorretto da un'indole mite e comprensiva che rifletteva lo stile autentico del buon pastore.

Nella sua diocesi furono inizialmente affidate a padre Alessio alcune comunità parrocchiali, formate da fedeli duramente perseguitati ma tenacemente animati nella fede in Gesù Crocifisso e Vivo dai loro pastori e martiri. Il giovane sacerdote si occupava con cura di donare una catechesi essenziale, attingendo costantemente al Vangelo e al Magistero della Chiesa. La predicazione di padre Alessio poneva Gesù saldamente al centro, insistendo con forza sulla fedeltà a Lui, sulla necessaria fuga dal peccato, sulla vita vissuta in costante grazia di Dio, sullo spirito di fortezza cristiana e sulla viva attesa del Paradiso. Grazie alla sua instancabile opera pastorale, i fedeli della sua comunità si accostavano al sacramento della confessione almeno ogni mese, e molti ricevevano l'Eucaristia ogni singolo giorno. La prima e principale preoccupazione di padre Alessio era infatti che tutti potessero confessarsi e ricevere frequentemente l'Eucaristia, incurante del fatto che ciò significasse rischiare ogni giorno il carcere e la vita stessa. Per ben undici anni padre Alessio fu tenuto d'occhio e braccato come un pericoloso criminale dalla polizia del regime comunista, che si dimostrava ferocemente ateo e omicida nei confronti dei ministri di Dio.

Il primo arresto, la persecuzione e le lettere dal carcere

Nel 1948, mentre svolgeva con dedizione il ruolo di parroco in Ucraina, padre Alessio fu finalmente arrestato a causa della sua irremovibile fedeltà alla Chiesa Cattolica. Durante la prigionia, le autorità comuniste tentarono di piegare la sua coscienza proponendogli di diventare vescovo ortodosso, a patto di separarsi dal Papa di Roma in cambio di una vita più facile e priva di vessazioni. Padre Alessio rifiutò con sdegno e fermezza la proposta iniqua, dichiarando apertamente che separarsi dal Papa significa tradire il Vangelo di Cristo. Prima di avviarsi verso la dura realtà del carcere e dei lavori forzati, padre Alessio raccomandò con insistenza ai suoi parrocchiani di non tradire mai la fede dei padri ricevuta in eredità. I fedeli sentirono profondamente e dolorosamente il vuoto lasciato dal suo improvviso arresto e dalla sua dolorosa assenza. Sacerdote di rito greco-cattolico, padre Alessio aveva dimostrato la sua universalità d'amore imparando a celebrare la santa Messa anche nel rito latino, pur di venire incontro alle necessità spirituali dei fedeli cattolici-romani presenti sul territorio. Dal buio della sua cella, padre Alessio continuò a esercitare la sua paternità spirituale scrivendo lettere ai suoi cari e ai suoi fedeli, parole cariche di sapienza soprannaturale.

Nelle lettere indirizzate al padre anziano, padre Alessio lo esortava con dolcezza a offrire ogni sofferenza a Gesù sofferente e a pregare assiduamente, considerando la preghiera come la più grande e invincibile forza del cristiano. Nelle missive inviate al fratello, sposato e con figli, padre Alessio raccomandava caldamente di confessarsi più volte nel corso dell'anno e di amare profondamente il santo Sacrificio della Messa. Padre Alessio soffrì indicibilmente in carcere nelle mani spietate dei suoi persecutori, ma visse quella prova pregando e offrendo le sue sofferenze persino per coloro che lo torturavano. Egli possedeva la ferma e consolante certezza che Gesù gli fosse intimamente vicino e lo amasse senza condizioni. Nel marzo del 1953 si compì la morte di Stalin, e nel 1956 si tenne il ventesimo congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Dopo la morte del dittatore e gli eventi del congresso, sembrò per un momento allentarsi la morsa soffocante della dittatura comunista, sebbene il regime continuasse la sua opera oppressiva sotto la guida di Krusciov. Uscito finalmente dal carcere, padre Alessio riprese subito con coraggio il suo apostolato, pur rimanendo costantemente sotto il controllo occulto della polizia e agendo a suo totale rischio e pericolo. Purtroppo, prima della fine del 1956, lo stesso Krusciov ordinò l'invasione dell'Ungheria con i carri armati, soffocandone la popolazione nel sangue, e nello stesso periodo padre Alessio Zarytsky fu condannato all'esilio a Karaganda, in Kazakistan.

Il ministero itinerante in Kazakistan e in Unione Sovietica

In Kazakistan, terra di desolazione e di confino, padre Alessio fu accolto dai fedeli come la presenza di Gesù in persona, e fu presto chiamato con affetto filiale il vagabondo di Dio. Per raggiungere il suo gregge disperso, padre Alessio intraprese viaggi pastorali lunghi migliaia di chilometri attraverso le immense distese del Kazakistan, una regione vasta ben nove volte l'Italia. Spinto dallo zelo missionario, per fare visita ai cattolici isolati si spinse fino in Siberia, affrontando un clima micidiale e il costante e pericoloso controllo della polizia segreta. Nel 1957 padre Alessio fu nominato in segreto amministratore apostolico per il Kazakistan e l'Asia centrale dall'arcivescovo metropolita ucraino Josyf Slipyi, futuro Cardinale che aveva trascorso ben vent'anni nei durissimi gulag della Siberia. Durante i suoi lunghi e faticosi viaggi, padre Alessio si fermava presso le comunità di cattolici nascoste nei villaggi più sperduti, per amministrare i Sacramenti alle famiglie provate dalla storia. Tra le sue mete pastorali vi erano le visite ripetute ai cattolici tedeschi, deportati da Stalin dalle fertili terre del Volga e del mar Nero per essere internati tra gli Urali in povere baracche, tra cui figurava la famiglia di Maria Schneider, madre dell'attuale Vescovo di Karaganda, Monsignor Athanasius Schneider. Nel gennaio del 1958 padre Alessio arrivò all'improvviso a Krasnokamsk, vicino a Perm nei monti Urali, provenendo direttamente dal suo esilio in Kazakistan. In ogni luogo in cui giungeva, padre Alessio si adoperava senza sosta affinché il maggior numero possibile di fedeli fosse adeguatamente preparato per ricevere la Santa Comunione.

Egli ascoltava le confessioni dei fedeli di giorno e di notte, senza concedersi riposo, senza dormire e senza mangiare, nonostante le amorevoli insistenze dei fedeli che lo scongiuravano di riposare e alimentarsi. A quanti lo invitavano a prendersi cura di sé, padre Alessio rispondeva con generosità che non poteva fermarsi, poiché la polizia avrebbe potuto arrestarlo da un momento all'altro, lasciando così tante anime prive della confessione e della Comunione eucaristica. Soltanto dopo che l'ultimo penitente si era accostato al confessionale, padre Alessio iniziava la celebrazione della Santa Messa. In una di queste circostanze a Krasnokamsk, mentre era intento al suo ministero, improvvisamente risuonò la voce che avvisava dell'imminente arrivo della polizia. Padre Alessio poté fortunatamente sfuggire alla cattura grazie al tempestivo e coraggioso aiuto di Maria Schneider. Dopo un anno esatto, padre Alessio ritornò coraggiosamente a Krasnokamsk, dove poté celebrare nuovamente la Santa Messa e distribuire la Comunione ai fedeli affamati di Dio. Terminate queste missioni, padre Alessio riprese il suo apostolato faticoso di prete itinerante e senza fissa dimora, rivolgendo le sue maggiori cure pastorali soprattutto al territorio del Kazakistan.

Gli ultimi anni, l'arresto a tradimento e il martirio

Tra le persone segnate dal suo incontro vi fu Suor Anastasia Bium, che incontrò per la prima volta padre Alessio nel 1961 all'età di ventuno anni. Suor Anastasia vide in padre Alessio il primo giovane prete della sua vita e rimase profondamente colpita dal suo aspetto gioioso, dalla sua indole gaia e dal sorriso sereno che spiccava in netto contrasto con i sacerdoti che aveva conosciuto fino ad allora, tutti segnati nel corpo e nello spirito dalla persecuzione e dalle sofferenze. Anche in quel periodo padre Alessio confessava i fedeli fino a tarda notte. La madre di Suor Anastasia invitava spesso padre Alessio a casa dopo la Santa Messa, e l'intera famiglia si confessava da lui nell'unica stanza che costituiva la loro povera e angusta abitazione. Padre Alessio celebrava la Messa tutto assorto in Dio, spesso quando si erano appena fatte le quattro del mattino. Egli possedeva il dono raro di riuscire a comunicare verità e fatti spirituali molto seri in modo amabile e accessibile a tutti. Non parlava mai di sé, né dei terribili anni trascorsi nella prima prigione, né delle torture subite, né mostrava all'esterno di aver patito tante sofferenze fisiche e morali, nonostante continuasse a soffrire a causa di forti dolori allo stomaco. Sempre spiato e implacabilmente perseguitato, padre Alessio donava ogni istante al Signore e incoraggiava i fedeli a perseverare nella prova, unendo la loro povertà e le loro tribolazioni alle sofferenze redentrici di Gesù. Nei suoi lunghi spostamenti, portava sempre con sé il Santissimo Sacramento per poter recare la Comunione ai malati e agli agonizzanti, dopo averli premurosamente confessati. Vero sacerdote e figlio devoto di Maria Santissima, padre Alessio predicava con santa gioia la vita purissima della Vergine Madre di Dio, presentandola come modello luminoso per ogni credente. Egli amava ripetere che, a imitazione di Maria, bisogna essere gigli di amore e purezza per Gesù, fiorendo davanti a Lui in un luminoso candore interiore. Suor Anastasia ricorda con commozione l'ultima visita ricevuta da padre Alessio, durante la quale egli confidò che quella era l'ultima volta che li avrebbe visti prima di essere condotto nuovamente in prigione. Al termine della Santa Messa di quell'ultimo incontro, i presenti ricevettero la sua benedizione, e le sue parole di addio rimasero come un testamento spirituale per la famiglia di Suor Anastasia, affinché potessero ritrovarsi sempre uniti nel Cuore di Gesù. Nel mese di aprile del 1962, padre Alessio fu infine arrestato a tradimento dalla polizia segreta comunista e rinchiuso nel famigerato campo di concentramento di Dolinka, presso Karaganda. In quel luogo di inaudita violenza, padre Alessio si avviò verso la fine della sua esistenza terrena tra sofferenze inimmaginabili. Alcune donne di grande fede e coraggio si avvicinarono un giorno al filo spinato del campo, assistendo a una scena di inaudita atrocità: le guardie picchiarono brutalmente padre Alessio e lo calarono dentro una buca profonda, per poi tirarlo fuori sollevandolo con delle corde mentre era completamente grondante di sangue. Le donne piangevano impotenti di fronte a tanta crudeltà, ma padre Alessio, vedendole afflitte, esclamò con forza che quella era la vera via della croce e la partecipazione alla passione di Gesù. Con un ultimo sforzo d'amore, padre Alessio riuscì a far uscire di prigione una breve lettera indirizzata ai suoi fedeli, nella quale scriveva che la Madonna gli aveva fatto visita per promettergli che sarebbe andata a prenderlo presto. Padre Alessio ottenne finalmente la palma del martirio per le atroci torture subite in carcere il 13 ottobre 1963.

Il transito al cielo, il culto e la memoria ecclesiale

Il giorno successivo alla sua morte, che coincideva con la vigilia della solennità di Tutti i Santi, il becchino incaricato si accingeva a dare sepoltura alla salma in condizioni di totale solitudine. In quel momento di silenzio, il becchino udì canti celesti bellissimi e vide una giovane donna vestita di abiti candidi seguire il carretto della salma, intonando inni di ineffabile dolcezza e solennità. Sorpreso da quella presenza inattesa, l'uomo si domandò come una persona potesse essere penetrata all'interno del campo blindato e avrebbe voluto chiederglielo, ma non ne osò. Quando tutto fu compiuto e la sepoltura terminata, la misteriosa donna non era più presente. Il pio becchino comprese allora nel profondo del cuore che quella visione era stata Maria Santissima, scesa dal cielo per venire a prendere l'anima del suo diletto figlio, sacerdote e martire della fede. Per questa eroica testimonianza di amore all'altare, padre Alessio Zaryckyj viene giustamente definito e ricordato dalla Chiesa come martire per l'Eucaristia. Il Martirologio romano ne onora la memoria liturgica iscrivendolo nel novero dei santi sacerdoti e martiri che hanno dato la vita per Cristo sotto i regimi totalitari del ventesimo secolo. Il riconoscimento solenne della sua santità è avvenuto il 27 maggio 2001, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato durante la sua memorabile visita a Leopoli. Negli anni successivi, nel 2007, Monsignor Athanasius Schneider ha consacrato a Karaganda la prima chiesa edificata in onore del Beato Alessio. Durante quel sacro rito di consacrazione, il vescovo ha indossato con venerazione la cotta liturgica appartenuta proprio al Beato Alessio, un dono prezioso ricevuto dalle mani di Ivan Zarytsky, fratello del martire e all'epoca ancora vivente. Monsignor Schneider ha definito con efficacia il Beato Alessio come un santo eucaristico, capace nel corso della sua esistenza di educare autentiche anime eucaristiche. Tali anime vengono descritte come fiori preziosi cresciuti miracolosamente nel buio e nel deserto della clandestinità, capaci di rendere la Chiesa di Cristo veramente viva e feconda anche nei momenti di maggiore desolazione. Così il Beato Alessio Zaryckyj, nato in terra d'Ucraina e consegnatosi a Dio attraverso il martirio in Kazakistan, continua a risplendere come faro luminoso di fede incrollabile, di dedizione sacerdotale e di amore incondizionato all'Eucaristia per tutti i fedeli del mondo.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Alessio Zaryckyj?

La memoria liturgica del Beato Alessio Zaryckyj si celebra il 30 ottobre, giorno della sua nascita al cielo nel territorio del Kazakistan.

Qual è il ruolo principale con cui è ricordato il Beato Alessio Zaryckyj?

Il Beato Alessio Zaryckyj è ricordato come sacerdote, amministratore apostolico e insigne martire per l'Eucaristia, che ha speso tutta la sua vita nella clandestinità e nei campi di prigionia sovietici per servire i fedeli.

Nella cittadina di Dolinka vicino a Karaganda nel Kazakistan, beato Alessio Zaryckyj, sacerdote e martire, che, deportato sotto un regime ostile a Dio in un campo di prigionia, nel combattimento per la fede conquistò la vita eterna. — Martirologio Romano