11 aprile
Beato Angelo (Carletti) da Chivasso
Sacerdote
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalle corti marchionali alla scelta della povertà
Il beato nacque a Chivasso nel 1411, in una cittadina poco distante da Torino, nell'antica e nobile famiglia Carletti. Al beato fu dato il nome di Antonio. Il periodo giovanile di Antonio coincise con i fasti e lo splendore della dinastia dei Paleologi, e Giangiacomo Paleologo notò il giovane Antonio, nominandolo Senatore e Consigliere del suo Marchesato. Antonio studiò a Bologna, uno dei centri culturali più importanti d'Europa, dove conseguì la laurea in Diritto Canonico e Civile e in Teologia. La famiglia di Antonio era pia, tanto che anche un altro fratello divenne sacerdote. Tornato a Chivasso, Antonio esercitò la professione forense e divenne membro della Corte di Giustizia. Nel corso della sua esistenza, il beato vide sia la fortuna che la caduta della dinastia dei Paleologi. All'età di trentatré anni avvenne la svolta della vita di Antonio: alla morte dei genitori, Antonio rinunciò alla brillante professione e al matrimonio per consacrarsi a Dio. Antonio sposò la povertà francescana assumendo il nome di Angelo. Angelo vendette i propri beni dividendone il ricavato tra il fratello e i poveri, e assegnò una casa paterna alla comunità per i pubblici consigli. Angelo entrò nel Convento di Santa Maria del Monte a Genova, convento genovese che apparteneva all'Osservanza di San Bernardino da Siena, morto da poco. All'epoca un'unica Provincia francescana univa Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. Nel convento genovese Angelo conobbe Francesco della Rovere, futuro Papa Sisto IV. Il primo e delicato incarico di Angelo fu l'insegnamento della teologia ai novizi. Genova fu la residenza principale di Angelo per vent'anni. A Genova e a Savona, Angelo promosse l'erezione dei Monti di Pietà per combattere l'usura gestita da uomini potentissimi. L'attenzione per i poveri fu costante per tutta la vita di Angelo. A Savona, Angelo fece costruire il Convento di San Giacomo. Angelo era descritto come dotto, umile, mansueto, paziente e dalle maniere cortesi. Il martirologio ricorda a Cuneo il beato Angelo Antonio Carletti da Chivasso, sacerdote dell'Ordine dei Minori, insigne per dottrina, prudenza e carità, nato a Chivasso intorno al 1411.
Il servizio al governo dell'Ordine e la missione per la pace
Nel 1464 Angelo fu eletto Vicario Provinciale. Nel Capitolo di Mantova del 1467 Angelo fu nominato Commissario insieme a Padre Pietro da Napoli, ed entrambi ebbero l'incarico di suddividere la grande Provincia francescana di Germania. Dalla suddivisione nacquero le Province di Boemia, di Polonia e d'Austria. Nel 1472, a L'Aquila, Angelo ricevette l'incarico più importante: Vicario Generale degli Osservanti. Al Capitolo dell'Aquila erano presenti duemila frati. In occasione del Capitolo dell'Aquila fu traslato il corpo di San Bernardino dalla chiesa dei Conventuali a quella nuova a lui intitolata. Il Beato Angelo ebbe l'onore di collocare personalmente il corpo di San Bernardino nella cassa. Nel triennio da Vicario Generale, Angelo fondò i monasteri di Saluzzo, Mondovì e Pinerolo. Angelo fu rieletto Vicario Generale a Pavia nel 1478. La carica di Vicario Generale comportava viaggiare per l'Italia, spesso a piedi, per visitare i conventi, controllare l'osservanza della Regola e risolvere problemi. Nel 1480 i Turchi conquistarono Otranto dopo l'eroica resistenza degli abitanti. Gli abitanti di Otranto furono barbaramente trucidati e gli ottocento superstiti preferirono il martirio piuttosto che abiurare la fede. Gli ottocento superstiti di Otranto sono oggi venerati come Beati. I musulmani miravano a conquistare Roma e sottomettere tutta la cristianità. Papa Sisto IV nominò Angelo Nunzio e Commissario Pontificio per organizzare la difesa cristiana contro l'avanzata ottomana. Il Beato Angelo visitò tutti i regnanti d'Italia per manifestare la gravità della minaccia turca. La resistenza degli otrantini durò quindici giorni e permise al Duca Alfonso d'Angiò di organizzare un esercito. La morte del sultano Maometto secondo, insieme all'impegno e alle preghiere del Beato, scongiurarono il pericolo ottomano. Nonostante avesse chiesto di essere dispensato, Angelo fu eletto nuovamente Vicario Generale nel 1484 alla Verna. Al Capitolo della Verna era presente anche il Beato Bernardino da Feltre. Angelo fu confermato Vicario Generale a Urbino nel 1489, quando era quasi ottantenne. Angelo rinunciò più volte alla dignità vescovile, rimanendo un semplice sacerdote per tutta la vita. Nel 1491, per obbedienza al nuovo Papa Innocenzo VIII, Angelo accettò l'incarico di arginare la diffusione della Riforma Valdese nel Ducato di Savoia, insieme al Vescovo di Moriana. Angelo ottenne numerose conversioni e un accordo pacifico tra Cattolici e Valdesi nel 1493. Al termine dell'ultimo Generalato di Angelo, le Province dell'Ordine erano venticinque, tutte esemplari per santità.
La predicazione, gli scritti e la guida spirituale
Angelo fu un grande predicatore e i suoi quaresimali affollavano chiese e piazze. Angelo predicò a Mantova, Genova, Cuneo, Susa, nel Monferrato e a Torino alla corte di Carlo I. Angelo scrisse diverse opere. La principale opera di Angelo è la Summa casuum conscientiae, detta Summa Angelica. La prima edizione della Summa Angelica risale al 1476. La Summa Angelica è divisa in seicentocinquantanove capi in ordine alfabetico e tratta delle questioni di coscienza. La Summa Angelica è un dizionario di Teologia morale utilissimo per i confessori. L'opera ebbe grande fortuna e diffusione. Il dieci dicembre 1520 Lutero bruciò la Summa Angelica nella pubblica piazza di Wittemberg insieme alla Bolla di Scomunica, al Codice di Diritto Canonico e alla Summa Teologica di San Tommaso, come simbolo dell'ortodossia cattolica. La Summa Angelica era già stata stampata trentuno volte prima del gesto di Lutero. A Chivasso il Beato fece stampare la sua Summa nel 1486 da Giacomino Suigo. Angelo fu guida spirituale di umili e di potenti. Tra le persone guidate spiritualmente da Angelo vi furono il Duca di Savoia Carlo I, Santa Caterina di Genova dal 1475 e la Beata Paola Gambara, conosciuta nel 1484. Una donna attratta dalla vita religiosa si consigliò con il Beato Angelo prima di sposare il Conte Costa di Benevagienna. L'unione coniugale fu infelice a causa dell'infedeltà e del carattere del consorte. Il matrimonio infelice si rivelò per la donna una scuola di santificazione. La donna si iscrisse al Terz'Ordine Francescano. Il Beato Angelo fu il Padre Spirituale della contessa Costa di Benevagienna. Il Beato Angelo indicò alla donna il modo di trascorrere le giornate tra preghiere, lavoro e carità. La cugina del Beato, Bartolomea Carletti, divenne terziaria francescana su suo consiglio. Bartolomea Carletti fondò nel 1505 un monastero di Clarisse, pochi anni prima di morire. A Chivasso, città natale del Beato, si tenne e si tiene tuttora alla fine d'agosto di ogni anno una fiera antica in suo onore, poiché il Beato Angelo era rimasto sempre affezionato alla sua città natale. A Chivasso il Beato costruì il convento di San Bernardino, distrutto dai francesi nel 1542.
Il transito, il culto e la protezione di Cuneo
Il Beato Angelo morì carico d'anni, di fatiche e di meriti l'undici aprile 1495. Il Beato Angelo morì povero e umile, avendo disdegnato gli onori per tutta la vita. Il Beato Angelo morì nel convento di Sant'Antonio di Cuneo, dove si era ritirato da ottantenne. Negli ultimi anni di vita il Beato Angelo aveva questuato per le strade della città di Cuneo. Tra i primi miracolati dal Beato Angelo ci furono il Conte Costa e un facoltoso genovese. Il facoltoso genovese offrì la prima arca solenne in cui fu riposto il corpo del Beato. Il corpo del Beato Angelo si presentava incorrotto, flessibile ed emanava una soave fragranza. A metà del sedicesimo secolo il convento di Sant'Antonio fu abbattuto per ampliare le mura cittadine. Il corpo del Beato fu traslato solennemente nel Convento di Santa Maria degli Angeli fuori città. Nel 1625 vennero istruiti i primi Processi per la beatificazione. Le sacre reliquie del Beato furono sempre tenute in grande considerazione e venerate spesso anche dai Savoia. L'arca fu trasferita temporaneamente nella cappella dell'Ospizio cittadino dei Frati per essere accessibile al popolo durante la pestilenza del 1630. L'arca fu trasferita temporaneamente nell'Ospizio anche in occasione di un temuto assedio nel 1640. Nel 1681 il Beato Angelo fu proclamato Patrono dai Cuneesi con atto pubblico. Nel 1691 i Francesi cercarono di conquistare la città di Cuneo, e nel 1744 i Francesi cercarono nuovamente di conquistare la città. La protezione del Beato Angelo fu tangibile durante gli attacchi francesi. Nel 1691 una bomba inesplosa, dopo aver forato il tetto della chiesa, si adagiò di fronte all'urna del Beato. Papa Benedetto XIV confermò il culto del Beato Angelo nel 1753 e fissò la memoria liturgica del Beato al dodici aprile. Carlo Emanuele III, Re di Sardegna, donò una cassa d'argento e bronzo per custodire il corpo del Beato nel 1753. La cassa donata da Carlo Emanuele III permetteva di vedere il corpo attraverso un lato di cristallo. Nel 1802 l'arca fu portata in Cattedrale a causa della soppressione del convento per le leggi napoleoniche. Dopo venti anni l'arca tornò definitivamente a Santa Maria degli Angeli.
Il cammino di santità
Il percorso terreno del Beato Angelo ebbe inizio a Chivasso, dove egli coltivò inizialmente le arti giuridiche, maturando una profonda conoscenza delle leggi umane che avrebbe poi trasfigurato nel servizio alla legge divina. La decisione di entrare nell'Ordine dei Minori, presa nella piena maturità dei suoi trentatré anni, segnò una svolta decisiva: il giurista divenne discepolo di San Francesco, ponendo la propria intelligenza al servizio della Chiesa. Il suo operato si estese tra diverse città, da Bologna a Genova, da Savona a L'Aquila, lasciando ovunque una traccia di rettitudine e sapienza spirituale.
Nel corso del suo incarico come Vicario Generale degli Osservanti, il Beato Angelo dimostrò una solida capacità di governo e una profonda dedizione alla riforma della vita religiosa. La sua fama di teologo trovò compimento nella Summa Angelica, un'opera che divenne punto di riferimento essenziale per la teologia morale del tempo. Oltre all'impegno dottrinale, la sua missione fu segnata da una dedizione coraggiosa verso le sfide del secolo, agendo come Nunzio Pontificio per coordinare la resistenza contro l'avanzata ottomana e impegnandosi attivamente per ricomporre le fratture tra i Cattolici e i Valdesi nel Ducato di Savoia. La sua esistenza si concluse a Cuneo nel 1495, lasciando un'eredità di pace e di dottrina che la Chiesa ha solennemente riconosciuto con la beatificazione decretata da Papa Benedetto quattordicesimo nell'anno 1753.
Il culto e la memoria
La venerazione del Beato Angelo da Chivasso si è radicata profondamente nel cuore dei fedeli, in particolare nella città di Cuneo, di cui egli è patrono. La sua memoria liturgica, che la Chiesa celebra con devozione, invita a contemplare la figura di un uomo che seppe tradurre la carità in gesti tangibili, come accadde con la promozione dei Monti di Pietà, strumenti nati per liberare i poveri dal peso dell'usura. La sua vita, vissuta in un tempo di grandi trasformazioni, rimane un invito per ogni credente a cercare la volontà di Dio nelle pieghe della storia, agendo sempre come costruttori di pace e custodi della verità. La sua testimonianza continua a interpellare il nostro presente, ricordandoci che la vera sapienza è quella che si fa dono per il prossimo e strumento di riconciliazione tra gli uomini.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Angelo da Chivasso?
La memoria liturgica del Beato Angelo viene ricordata l'undici aprile, giorno della sua morte, mentre la conferma del culto stabilita da Papa Benedetto XIV ne fissa la memoria al dodici aprile.
Di cosa è patrono il Beato Angelo da Chivasso?
Il Beato Angelo è proclamato patrono della città di Cuneo, proclamato dai cuneesi con atto pubblico nel 1681, ed è fortemente legato alla sua città natale, Chivasso.
A Cuneo, beato Angelo (Antonio) Carletti da Chivasso, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per dottrina, prudenza e carità. — Martirologio Romano