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28 maggio

Beato Antoni Julian Nowowiejski

Vescovo e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la formazione

Antoni Julian Nowowiejski nacque l'undici febbraio del millenovecentootto a Libienie, presso Oparow, nella Polonia Meridionale. Già all'età di sedici anni manifestò la propria vocazione entrando nel Seminario diocesano di Plock. La sua preparazione intellettuale e spirituale proseguì con dedizione fino all'ordinazione sacerdotale, ricevuta a Plock il dieci luglio del millenovecentoottantuno. L'anno seguente, a conferma delle sue doti accademiche e del suo amore per la dottrina, conseguì la laurea in teologia all'Accademia di Pietroburgo. Rientrato nella sua diocesi, mise i suoi talenti al servizio della comunità ecclesiale ricoprendo l'incarico di rettore del Seminario Diocesano, dove contribuì alla formazione delle future generazioni di sacerdoti. Dal millenovecentodue fu chiamato a svolgere il delicato compito di vicario generale della diocesi di Plock, preparando così il terreno al suo successivo e fondamentale ministero episcopale.

Il ministero episcopale

Il dodici giugno del millenovecentootto venne nominato vescovo di Plock, diocesi che governò a lungo con saggezza e zelo apostolico. Nel millenovecentotrenta Papa Pio XI gli conferì il titolo personale di arcivescovo, in riconoscimento dei suoi meriti e della sua autorevole guida. Il suo episcopato si rivelò esemplare, caratterizzato da una profonda spiritualità e da un grande spirito di preghiera che permeava ogni sua azione quotidiana. Accanto alla cura pastorale dei fedeli, si distinse come un grande promotore di ricerche teologiche, valorizzando lo studio della fede come strumento di crescita per l'intera comunità ecclesiale polacca.

La persecuzione e il martirio

Durante la brutale occupazione nazista, il vescovo Nowowiejski fu arrestato il ventotto febbraio del millenovecentoquaranta insieme a un gruppo di sacerdoti. Fu internato prima a Slupno e successivamente rinchiuso nel campo di concentramento di Dzialdowo, dove affrontò una durissima prigionia. A quanti gli offrirono vie di fuga per mettersi in salvo, egli rispose con fermezza rifiutando l'aiuto e affermando che un pastore non può abbandonare le proprie pecore nel momento del pericolo. Nonostante l'età avanzata e le crescenti sofferenze, fu fatto oggetto di un accanimento particolare da parte delle guardie. Di nascosto, incurante dei rischi e sostenuto da una straordinaria carità, continuava a impartire la benedizione ai torturati e ai moribondi. Indebolito dal crudele regime del campo e consumato dalle torture e dalla fame, morì il ventotto maggio del millenovecentoquarantuno, all'età di ottantatré anni e dopo tre mesi d'internamento a Dzialdowo. Il suo corpo fu barbaramente denudato, portato via su un carro e sepolto in un luogo segreto e sconosciuto.

La beatificazione e il contesto storico

La tragica fine del presule si inserisce nel più ampio contesto della persecuzione scatenata dal nazismo contro la Chiesa cattolica in Polonia, un disegno di odio razziale che provocò più di cinque milioni di vittime tra la popolazione civile polacca, inclusi religiosi, sacerdoti, vescovi e laici. Per rendere giustizia a questa moltitudine di testimoni della fede, furono istituiti vari processi di beatificazione basati su notizie e testimonianze raccolte nel tempo. Il primo processo per i centootto martiri fu aperto il ventisei gennaio del millenovecentonovantadue dal vescovo di Wloclawek, diocesi che custodisce il ricordo del maggior numero di vittime. Nel primo processo confluirono altre inchieste e il numero dei Servi di Dio passò da novantadue a centootto. Questo gruppo eterogeneo di martiri comprendeva tre vescovi, cinquantadue sacerdoti diocesani, tre seminaristi, ventisette sacerdoti religiosi, sette fratelli professi, otto religiose e nove laici, appartenenti a diciotto diocesi, all'Ordinariato Militare e a ventidue famiglie religiose. Quasi tutti i membri di questo gruppo conclusero la propria vita nei campi di concentramento di Dachau, Auschwitz, Stutthof, Ravensbrück e Sachsenhausen, affrontando la camera a gas, la decapitazione, la fucilazione, l'impiccagione o le percosse mortali inflitte dalle guardie. Il culmine di questo percorso ecclesiale si ebbe il tredici giugno del millenovecentonovantadue, quando Papa Giovanni Paolo II celebrò il rito della beatificazione dei centootto martiri a Varsavia, durante il settimo viaggio apostolico nella sua terra natale. Nel Martirologio il santo vescovo è ricordato nella città di Dzialdowo come Beato Antonio Giuliano Nowowiejski, vescovo di Plock, e la sua celebrazione liturgica si tiene singolarmente nel giorno anniversario della sua nascita al cielo.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Antoni Julian Nowowiejski?

La sua celebrazione religiosa si tiene il ventotto maggio, secondo il giorno della sua morte.

Nella città di Działdowo in Polonia, beato Antonio Giuliano Nowowiejski, vescovo di Płock, che, nel medesimo periodo, recluso dai nemici in un campo di prigionia, sfinito dalla fame e da crudeli torture migrò al Signore. — Martirologio Romano