23 agosto
Beato Antonio l'Etiope (o Catagerò o D'Avola)
Eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalla terra d'Africa alla Sicilia
Il Beato Antonio nasce a Barce di Cirene in Libia intorno al 1490. I genitori di Antonio sono di fede maomettana e lo educano alla legge coranica. Le Galee della Sicilia catturano Antonio come prigioniero. Antonio viene sbarcato a Siracusa insieme al bottino. Antonio viene esposto al bando come schiavo al migliore offerente. Un massaro di Avola acquista Antonio come schiavo. Il massaro impiega Antonio come pastore affidandogli un gregge di pecore e capre. Il massaro avolese cerca di iniziare Antonio al cristianesimo attraverso la catechesi. La catechesi si concentra in particolare sul dramma d'amore e della passione di Gesù. Antonio rimane affascinato dal racconto e chiede di ricevere il sacramento del Battesimo. Antonio sceglie per sé il nome del famoso santo di Padova. Da quel giorno Antonio si impegna a mettere in pratica la parola di Dio per servire ed essere grato al Signore. Ad Avola Antica Antonio frequenta la chiesa di Santa Venera. Nella chiesa di Santa Venera Antonio si confessa, si comunica e alimenta la lampada votiva all'altare dell'apostolo San Giacomo. La permanenza di Antonio in territorio avolese dura trentotto anni.
Il cammino della libertà e la vita eremitica
Il massaro che lo aveva acquistato dà in matrimonio due sue nipoti a uomini di Noto. In occasione dei matrimoni, il massaro dona ai nipoti il gregge e lo schiavo libico. A seguito del trasferimento, Antonio si stabilisce a Noto. I nuovi padroni riconoscono le qualità soprannaturali e i miracoli dello schiavo e lo rendono libero. Antonio rimane a servizio dei nuovi padroni per altri quattro anni. Dopo aver concluso il servizio presso di loro, Antonio si offre di servire i carcerati e i malati. In seguito Antonio sceglie la vita eremitica come terziario francescano. L'eremitaggio si svolge ai Pizzoni di San Corrado Fuori le Mura. Periodicamente Antonio si reca a Noto per accostarsi ai sacramenti. Durante le visite a Noto raccoglie anche elemosine per i poveri. Antonio muore il 14 marzo 1550, consumato dall'ascesi eremitica, dagli anni e dalla malattia. Antonio viene sepolto nella chiesa francescana di Santa Maria del Gesù a Noto.
La memoria e il culto nel tempo
La tomba di Antonio nella chiesa di Santa Maria del Gesù diventa meta di pellegrinaggi e di grazie. Nel 1611 viene concessa la licenza di divulgare l'immagine di Antonio con l'aureola di beato. La diocesi di Noto celebra la memoria liturgica del beato Antonio il 14 marzo. Il 14 marzo 2012 viene inaugurata ad Avola antica una statua in bronzo dedicata al Beato Antonio Etiope. Il culto del beato è molto vivo in Brasile. Nel Netino il culto è stato riscoperto grazie alle ricerche di Monsignor Guastella nel 1992. Monsignor Guastella ha proposto il Beato Antonio come patrono della Caritas della Diocesi di Noto.
La vita
La vicenda terrena del Beato Antonio l'Etiope ebbe inizio nel mille quattrocento novanta a Barce di Cirene, in Libia. La sua storia si intrecciò tragicamente con il dramma della schiavitù, quando fu catturato e condotto forzatamente in Sicilia. Tuttavia, proprio in questa terra di approdo, il Signore dispose per lui un disegno di redenzione che cambiò radicalmente il corso della sua esistenza. Ad Avola, egli ricevette il dono del battesimo, abbracciando la fede cristiana con una dedizione che non venne mai meno. La sua trasformazione interiore fu tale che i padroni netini, riconoscendo in lui la nobiltà di uno spirito libero e devoto, scelsero di affrancarlo dalla condizione di schiavitù.
Da uomo libero, Antonio scelse di non tornare alla vita del mondo, preferendo dedicarsi alla sequela di Cristo nella preghiera e nella penitenza. Egli visse come eremita, seguendo la regola del terz'ordine francescano, in una solitudine feconda di spirito presso Noto. In quel silenzio operoso, egli si fece vicino ai poveri e agli umili, incarnando la spiritualità di San Francesco attraverso la povertà e l'abbandono fiducioso alla Provvidenza. La sua esistenza si concluse il quattordici marzo millecinquecento cinquanta, lasciando dietro di sé una scia di santità che ha segnato profondamente la comunità locale. La sua vita rimane un richiamo costante alla gratuità dell'amore di Dio, capace di trarre il bene anche dalle esperienze più dolorose della storia umana.
Il culto
La memoria del Beato Antonio l'Etiope ha trovato un pronto riconoscimento nella devozione dei fedeli, che hanno visto in lui un modello di virtù cristiana. Già nel mille seicento undici, la Chiesa ha concesso la licenza di culto, confermando la santità di questo umile eremita che ha saputo onorare la terra siciliana con la sua presenza silenziosa. Il suo ricordo è custodito con cura dalla Diocesi di Noto, che ne celebra la memoria liturgica ogni anno nel giorno quattordici marzo, data del suo transito al cielo.
La figura di Antonio continua a ispirare il cammino della comunità, specialmente in seno alla Caritas della Diocesi di Noto, di cui è il celeste patrono. In questo compito di carità, egli ci ricorda che l'attenzione verso gli ultimi e i sofferenti non è solo un dovere morale, ma una partecipazione diretta alla passione di Cristo. Venerare il Beato Antonio significa accogliere l'invito a guardare il prossimo con occhi liberi da pregiudizi, riconoscendo in ogni uomo, indipendentemente dalla sua origine, un fratello amato da Dio. La sua intercessione è invocata affinché la carità diventi il segno distintivo di ogni azione e la bussola del nostro agire quotidiano.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Antonio l'Etiope?
La diocesi di Noto celebra la memoria liturgica del beato Antonio il 14 marzo, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono il Beato Antonio l'Etiope?
Il Beato Antonio è stato proposto come patrono della Caritas della Diocesi di Noto.