1 luglio
Beato Antonio Rosmini
Sacerdote e fondatore
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza a Rovereto
Antonio Rosmini è nato a Rovereto, situata nella provincia e diocesi di Trento, il ventiquattro marzo millesettecentonovantasette. Il padre si chiamava Pier Modesto ed era un patrizio del Sacro Romano Impero, mentre la madre si chiamava Giovanna dei Conti Formenti ed era originaria di Biacesa del Garda. Ha ricevuto il battesimo presso la chiesa parrocchiale di San Marco a Rovereto il venticinque marzo millesettecentonovantasette. Nella medesima parrocchia di San Marco ha celebrato la Prima Comunione e ha ricevuto il sacramento della Cresima. È cresciuto in un ambiente familiare caratterizzato da profonda religiosità e valori patriarcali. La madre era una donna affettuosa e d'ingegno, da cui ha appreso i primi insegnamenti religiosi e morali. Aveva una sorella maggiore di nome Gioseffa Margherita, dotata di grande sensibilità, impegnata nell'istruzione delle fanciulle povere. Ha svolto i primi studi primari privatamente a casa. Ha frequentato le scuole pubbliche per svolgere gli studi ginnasiali e liceali. Fin da giovane ha mostrato inclinazione per la filosofia, spiccata maturità morale e ampi interessi culturali. All'età di sedici anni ha intrapreso un cammino di ricerca ascetica. Il trentuno dicembre millesettecentotredici ha scritto sul proprio diario di aver compreso che la vera sapienza si trova esclusivamente in Dio. Ha maturato la decisione di diventare sacerdote, dovendo superare l'opposizione della famiglia che desiderava designarlo come erede della casata.
Gli studi universitari e l'ordinazione sacerdotale
Nel milleottocentosedici si è iscritto all'Università di Padova, dedicandosi ad approfonditi studi filosofici, scientifici, storici e letterari. Durante il periodo universitario a Padova ha stretto amicizia con Niccolò Tommaseo, legame durato per tutta la vita. Nel milleottocentoventi, a seguito della morte del padre, è diventato l'unico erede del patrimonio di famiglia. L'eredità paterna ha generato tensioni nel rapporto con il fratello Giuseppe. È stato ordinato sacerdote il ventuno aprile milleottocentoventuno a Chioggia. Dopo l'ordinazione sacerdotale ha vissuto un periodo di raccoglimento e meditazione a Rovereto. Ha elaborato il principio che la perfezione spirituale consista nella purificazione dell'anima e nella pratica della carità verso Dio e il prossimo. Ha stabilito di non scegliere autonomamente le proprie attività, studi o stato di vita, ma di affidarsi alle indicazioni divine attraverso le circostanze storiche analizzate con ragione e fede. Tale impostazione spirituale è nota come principio di passività o di indifferenza, consistente nella piena adesione alla volontà di Dio. Il principio di passività rappresentava per Rosmini una rigida disciplina di vita e un'offerta incondizionata al bene voluto da Dio.
I primi incontri e la fondazione dell'Istituto della Carità
Il ventiquattro febbraio milleottocentoventi, mentre era suddiacono, ha incontrato a Verona la marchesa Maddalena di Canossa insieme alla sorella Margherita. Maddalena di Canossa è stata proclamata santa nel millenovecentottantotto. Nell'ottobre milleottocentoventiquattro la sorella Margherita è entrata tra le Figlie della Carità, la congregazione fondata da Maddalena di Canossa. Maddalena di Canossa ha proposto a Rosmini di collaborare alla creazione del ramo maschile dell'ordine, i Figli della Carità. Rosmini ha accolto la proposta di collaborazione, ma il successivo carteggio ha fatto emergere divergenze progettuali tra i due. Maddalena di Canossa desiderava un istituto composto sia da sacerdoti che da religiosi laici, mentre Rosmini inizialmente preferiva solo religiosi laici e in seguito solo sacerdoti. Nell'inverno del milleottocentoventisei si è trasferito a Milano, stabilendosi in piazza San Sepolcro, vicino alla dimora del cugino Carlo Rosmini. Durante il soggiorno milanese ha instaurato contatti con Alessandro Manzoni e con il conte Giacomo Mellerio. Nel milleottocentoventisette, presso la casa del conte Mellerio, ha conosciuto il sacerdote tedesco Giovanni Battista Loewenbruck, intento a fondare una comunità sacerdotale. Il Sacro Monte Calvario di Domodossola è stato individuato come sede per la nascita della nuova comunità. Rosmini ha considerato tale scelta in linea con il suggerimento di Maddalena di Canossa di far nascere la congregazione sul Calvario. Il diciotto febbraio milleottocentoventotto si è ritirato al Calvario di Domodossola per stendere le Costituzioni della nuova istituzione. Ha denominato la nuova fondazione Istituto della Carità. L'Istituto della Carità è stato fondato sull'esercizio della carità universale, declinata negli aspetti spirituale, intellettuale e materiale. I membri dell'istituto dovevano essere pronti ad svolgere qualsiasi opera venisse loro richiesta. Nel milleottocentoventinove papa Pio VIII ha approvato l'Istituto della Carità. Papa Pio VIII ha esortato Rosmini a dedicarsi alla scrittura per orientare le coscienze alla religione tramite la ragione. L'attività pubblicistica di Rosmini mirava a rispondere al contesto culturale segnato dalla Rivoluzione Francese, dall'epoca napoleonica, dalla Restaurazione e dall'anticlericalismo.
Il contesto politico e le prime opere filosofiche
Dal milleottocentoventitré il governo austriaco, da cui dipendeva l'attuale Trentino, guardava con sospetto don Antonio Rosmini. Nel milleottocentoventitré don Antonio pronunciò a Rovereto un discorso in memoria del defunto papa Pio VII, in cui dichiarò il proprio amore per l'Italia. Nel milleottocentotrenta pubblicò la sua prima opera di natura filosofica, intitolata Nuovo saggio sull'origine delle idee. Durante l'espansione dei suoi confratelli, don Antonio si trovò a dirigere anche un gruppo di giovani donne. Questo gruppo femminile era stato incontrato da don Giovanni Battista Loewenbruck nel corso delle sue missioni itineranti. Don Antonio scelse per le giovani come nuova sede un ex convento situato a Locarno, in Svizzera. In precedenza, le aveva inviate a formarsi presso le Suore della Provvidenza. La congregazione delle Suore della Provvidenza era stata fondata in Francia dal sacerdote Jean-Martin Moyë, beatificato nel millenovecentocinquantaquattro. Tale congregazione francese era rinata a Portieux a seguito della Rivoluzione Francese. All'insaputa di don Antonio, don Giovanni Battista accolse la richiesta del marchese Tancredi Falletti di Barolo. Per il marchese Tancredi Falletti di Barolo è attualmente aperta la causa di beatificazione. Il marchese necessitava di suore da impiegare nell'asilo infantile che aveva istituito all'interno del proprio palazzo. Il ventitré giugno milleottocentotrentadue, dopo la vestizione, tre giovani selezionate presero servizio presso la struttura del marchese. Don Antonio protestò vivamente nei confronti del suo collaboratore per questa iniziativa. Le suore inviate erano quasi del tutto prive di istruzione. Don Antonio richiamò le tre suore a Locarno e si occupò personalmente di dare loro basi più solide. Per la loro formazione si basò in parte sulle regole dell'Istituto della Carità e in parte su quelle delle Suore della Provvidenza francesi.
Il ministero a Rovereto e la guida delle congregazioni
Don Antonio venne nominato parroco-arciprete della Parrocchia di San Marco a Rovereto. Prese possesso della parrocchia di San Marco a Rovereto il cinque ottobre milleottocentotrentaquattro. A Rovereto don Antonio si guadagnò l'affetto della maggioranza dei suoi parrocchiani. Istituì oratori destinati sia ai ragazzi sia agli adulti. Effettuava visite periodiche nelle scuole e negli ospedali. Celebrava i Sacramenti con meticolosità e devozione. Trascorreva molte ore nel confessionale, nonostante soffrisse da tempo di dolori allo stomaco. Fondò una nuova casa dell'Istituto della Carità nella città di Trento. Nel milleottocentotrentacinque fu costretto a chiudere la casa di Trento e a ritornare a Milano a causa dell'aperta ostilità delle autorità austriache. Nel milleottocentotrentotto papa Gregorio XVI concesse l'approvazione sia all'Istituto della Carità sia alle Suore della Provvidenza. Papa Gregorio XVI nominò don Antonio Rosmini Superiore Generale delle due comunità. I religiosi dell'Istituto della Carità partirono per le missioni in Inghilterra, dove collaborarono al ripristino della gerarchia cattolica. Dall'Inghilterra i religiosi rosminiani si estesero successivamente in Irlanda. I padri rosminiani dimostrarono un grande spirito di adattamento, coerentemente con la natura universale del loro istituto. Le Suore della Provvidenza proseguirono il proprio sviluppo guidate dalla superiora generale suor Maria Giovanna Antonietti, al secolo Maria Camilla. Don Antonio prosegui l'attività pubblicistica con l'obiettivo di conciliare il pensiero tradizionale con le novità della filosofia moderna. Nel milleottocentotrentanove pubblicò il Nuovo saggio e il Trattato della coscienza morale, testi fondamentali del suo sistema filosofico. Nel suo pensiero teorizzò che l'intelligenza umana è illuminata dalla luce dell'essere o essere ideale, che coincide con la luce della verità. In virtù di questa illuminazione, Rosmini sosteneva la presenza di un elemento divino nell'essere umano.
Le polemiche dottrinali e la missione a Roma
I suoi oppositori cominciarono a muovergli critiche, accusando le sue dottrine di essere eterodosse rispetto alla fede e alla morale cattolica. Dopo un intervento diretto di Rosmini, la polemica prosegui attraverso le difese elaborate dai suoi discepoli e amici. Il Papa dovette intervenire per porre fine alla controversia, imponendo il silenzio sia a Rosmini sia al Generale dei Gesuiti, suo principale oppositore. Lo scrittore Alessandro Manzoni, che aveva conosciuto Rosmini nel milleottocentoventisei, lo difese pubblicamente. Manzoni definì Rosmini come una delle cinque o sei menti più eccelse che l'umanità avesse prodotto nel corso dei secoli. Durante le fasi critiche della prima guerra d'indipendenza, il governo piemontese di Carlo Alberto inviò Rosmini a Roma da papa Pio IX in qualità di plenipotenziario. Nell'agosto milleottocentoquarantotto papa Pio IX accolse Rosmini con stima e affetto, preannunciandogli la nomina a cardinale per il mese di dicembre. Nel novembre milleottocentoquarantotto scoppiò la guerra d'indipendenza italiana e Pio IX, dovendo rifugiarsi a Gaeta, chiese a Rosmini di accompagnarlo. Poco prima di questi eventi era stato dato alle stampe il volume Delle cinque piaghe della santa Chiesa, la cui stesura era iniziata nel milleottocentotrentadue. Nel libro Rosmini denunciava cinque pericoli per l'unità e la libertà ecclesiastica: la separazione del popolo dalla liturgia, la carente formazione del clero, la disunione dei vescovi, l'ingerenza politica nella nomina dei vescovi e la gestione dei beni temporali. Rosmini paragonava queste problematiche ecclesiastiche alle cinque piaghe del corpo di Cristo sulla Croce, proponendo contestualmente i relativi rimedi. A causa della persistente avversione dell'Austria, attorno a Rosmini si generò un clima di profonda ostilità. Il governo borbonico di Napoli negò a Rosmini il permesso di sostare nei propri territori. A Rosmini vennero frapposti ostacoli nell'ottenere udienze con il Papa.
Il ritiro a Stresa e il giudizio sugli scritti
Nel milleottentoquarantanove il Papa inviò una lettera a Rosmini invitandolo a riflettere, modificare, correggere o ritrattare le sue pubblicazioni. Nonostante la sua disponibilità a correggersi, nel giugno milleottentoquarantanove due sue opere furono incluse nell'Indice dei Libri Proibiti. La condanna dei due libri causò un profondo dolore a Rosmini. Mentre si trovava a Napoli al seguito del Pontefice, scrisse l'opera Introduzione del Vangelo secondo Giovanni commentata. A causa delle riserve sulla sua dottrina e della condanna dei suoi due volumi, Rosmini non poteva rimanere accanto al Papa. Nel milleottentoquarantanove il Papa concesse a Rosmini di fare ritorno a Stresa per ricongiungersi ai suoi confratelli. Durante il soggiorno a Stresa, Rosmini continuò la direzione delle due Congregazioni da lui fondate. Nel suo periodo di ritiro compose la sua opera filosofico-teologica principale, intitolata Teosofia. Rosmini considerava le avversità subite come un disegno della Provvidenza divina. In una lettera indirizzata a un sacerdote amico, Rosmini espresse la sua intima gioia e convinzione che ogni evento, voluto o permesso da Dio, derivi dall'Amore eterno e infinito. Gli oppositori di Rosmini ripresero le loro accuse, spingendo papa Pio IX a ordinare un controllo approfondito su tutti i suoi scritti. L'analisi delle opere di Rosmini prescritta dal Papa protrasse i suoi lavori per quattro anni. Durante il quadriennio di verifiche, Rosmini visse uno stato d'angoscia legato soprattutto ai danni che la vicenda causava alle sue due congregazioni. L'esame della produzione letteraria si concluse nel milleottocentocinquantaquattro con l'emissione del decreto Dimittantur. Papa Pio IX prese parte alla seduta conclusiva dell'esame dottrinale. Dopo la pronuncia del decreto di assoluzione, Pio IX lodò Iddio per aver mandato uomini come Rosmini a beneficio della Chiesa.
Il transito, le opere postume e la via verso la beatificazione
Rosmini soffriva da tutta la vita di un disturbo epatico che in seguito si aggravò gravemente. La malattia al fegato costrinse Rosmini a patire mesi di intense sofferenze fisiche prima della fine. Nonostante i dolori costanti, Rosmini visse il declino fisico come un'occasione di perfezionamento spirituale. Numerosi amici, discepoli e ammiratori si recarono al suo letto per esprimergli affetto, stima e gratitudine, chiedendo benedizioni e consigli. Alessandro Manzoni, benché infermo, volle fargli visita e da lui ricevette il predetto insegnamento spirituale: Adorare, tacere, godere. Rosmini si spense il primo luglio milleottocentocinquantacinque, all'età di cinquantotto anni. I resti mortali di Rosmini furono collocati in un sarcofago di marmo rosa di Candoglia nella cripta del Santuario del Santissimo Crocifisso a Stresa. Il Santuario era adiacente all'edificio che aveva ospitato il noviziato dell'Istituto della Carità, situato nell'attuale provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Sopra la cripta fu realizzata una cappella contenente una statua in marmo bianco di Carrara, scolpita da Vincenzo Vela. La base della statua di Vela riporta incise le parole che papa Gregorio XVI scrisse in occasione dell'approvazione delle Regole comuni dell'Istituto della Carità. Nel milleottocentottantotto il Sant'Uffizio esaminò gli ultimi due scritti di Rosmini non ancora pubblicati all'epoca del primo processo. Tramite il decreto Post obitum del milleottocentottantotto, il Sant'Uffizio condannò le due opere inedite insieme a quaranta Proposizioni estratte da suoi scritti precedenti, ritenendole non conformi alla dottrina cattolica. Il cinque giugno millenovecentonovanta il Padre Generale dell'Istituto della Carità consegnò alla Congregazione per la Dottrina della Fede un documento contenente nuovi elementi di valutazione sulle quaranta Proposizioni condannate. Nell'agosto del millenovecentonovanta venne promossa una Commissione di studio per verificare l'ortodossia del pensiero di Rosmini nella cosiddetta Questione Rosminiana. La fama di santità di Rosmini era ampiamente riconosciuta sia all'interno che all'esterno della Famiglia Rosminiana. Le valutazioni positive della Commissione portarono alla redazione della Declaratio del diciannove febbraio millenovecentonovantaquattro, che diede avvio ai passi preliminari per la causa di beatificazione. Il vescovo di Novara dell'epoca, monsignor Renato Corti, nominò i componenti del Tribunale ecclesiastico per la causa. Il primo luglio millenovecentonovantasette si tenne la sessione d'apertura del Tribunale ecclesiastico incaricato di esaminare la vita, le virtù e la fama di santità di Rosmini. Il processo diocesano si chiuse il venti febbraio millenovecentonovantotto e i relativi atti ottennero la convalida il ventisei novembre millenovecentonovantotto. Per la stesura della Positio super virtutibus fu richiesto al Postulatore di dimostrare nella biografia che le teorie delle quaranta Proposizioni condannate non rispecchiavano il reale pensiero di Rosmini. La sezione esplicativa sulle Proposizioni doveva essere trasmessa anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Padre Claudio Papa, in veste di Postulatore, ha consegnato il suo studio il due dicembre millenovecentonovantanove. Lo studio è stato approvato dalla Congregazione delle Cause dei Santi e trasmesso alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il primo luglio duemilacinque ricorreva il centoquarantaseiesimo anniversario della morte di Antonio Rosmini Serbati. Il primo luglio duemilacinque la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato una Nota sul valore dei decreti dottrinali inerenti al pensiero e alle opere del sacerdote Antonio Rosmini Serbati. La Nota ha chiarito che il senso delle Proposizioni condannate in passato non corrisponde alla reale posizione di Rosmini, ma a possibili cattive interpretazioni dei suoi scritti. La Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso il Nulla osta per la prosecuzione della causa il tre luglio duemilacinque. La Positio è stata consegnata nel corso del duemiladue. Il ventotto settembre duemilairquattro i Consultori Storici hanno espresso voto favorevole all'unanimità. L'otto febbraio duemilacinque anche il Congresso dei Consultori teologi ha dato esito positivo. La Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi della Congregazione ha confermato l'esercizio eroico delle virtù teologali, cardinali ed annesse da parte di Rosmini. Papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto sull'eroicità delle virtù il ventisei luglio duemilasei, dichiarando Rosmini Venerabile. Rosmini è riconosciuto come fondatore dell'Istituto della Carità e delle Suore della Provvidenza.
Il miracolo e la beatificazione
Come miracolo utile alla beatificazione è stato preso in esame il caso di suor Lodovica Noè, al secolo Maria, appartenente alle Suore della Provvidenza. Suor Lodovica soffriva di una grave tubercolosi ossea al bacino, complicata da una tubercolosi pleuro-polmonare secondaria, per la quale le terapie risultavano inefficaci. Il primo gennaio millenovecentoventisette la religiosa ha iniziato una novena al fondatore Rosmini, applicando sulla parte dolorante una reliquia contenente i suoi capelli. Il sei gennaio millenovecentoventisette, verso le ore undici, la Madre generale ha visitato la malata portandole due immagini del Venerabile Rosmini, dono del Padre generale del ramo maschile. Suor Lodovica ha appoggiato un'immagine sacra sulla zona colpita dal dolore, pregando intensamente per la guarigione. A fronte dell'apprensione della compagna di stanza, suor Lodovica ha affermato scherzosamente di sentirsi in grado di alzarsi dal letto. Spinta da un impulso interiore, la suora si è alzata dal letto e ha iniziato a camminare per la stanza senza difficoltà. Entro mezzogiorno del sei gennaio millenovecentoventisette la guarigione di suor Lodovica era completa, come poi confermato dagli esami medici. Suor Lodovica è vissuta per altri trentuno anni ed è deceduta a Pralungo il quattro dicembre millenovecentocinquantasette a settantotto anni, per cause non correlate alla tubercolosi, la quale non si era più ripresentata. L'inchiesta diocesana sul miracolo si è svolta nel duemilairquattro ed è stata convalidata il ventotto gennaio duemilacinque. La Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha certificato l'scientificamente inspiegabile guarigione il dodici ottobre duemilasei. La Consulta dei teologi ha approvato il nesso causale tra le preghiere della suora e l'intercessione di Rosmini il diciannove dicembre duemilasei. I Cardinali e i Vescovi della Congregazione hanno dato parere favorevole il sei marzo duemilasette. Papa Benedetto XVI ha autorizzato il primo giugno duemilasette il decreto che riconosceva la guarigione di suor Lodovica come inspiegabile, completa, duratura e ottenuta per intercessione di Rosmini. La beatificazione di Antonio Rosmini si è celebrata domenica diciotto novembre duemilasette presso il Palazzetto dello Sport di Novara. Il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto la rite della beatificazione in veste di inviato papale.
L'eredità spirituale e la diffusione delle famiglie religiose
La memoria liturgica del Beato Rosmini è fissata al primo luglio per le sue famiglie religiose e per le diocesi di Novara, Biella e Trento. La famiglia rosminiana festeggia anche la Festa della Cella il venti febbraio, l'ingresso di Rosmini come parroco a Rovereto il cinque ottobre e l'anniversario della beatificazione il diciotto novembre. L'Istituto della Carità opera attualmente in America, Europa, Africa, Asia e Oceania. La Casa madre dell'Istituto della Carità si trova a Stresa, mentre la Casa generalizia è a Roma. L'Istituto della Carità pratica la carità in modo globale, operando nell'ambito intellettuale tramite scuole e collegi, e nell'ambito pastorale nelle parrocchie. L'ordine maschile include sia sacerdoti sia fratelli laici. Le Suore della Provvidenza hanno la Casa madre a Borgomanero, sono presenti nei medesimi Paesi del ramo maschile e hanno anche una missione in Colombia. I membri dell'ordine si dedicano all'istruzione ed educazione di bambini, adolescenti e giovani all'interno delle strutture scolastiche. I membri dell'ordine prestano servizio di assistenza nei confronti delle persone anziane. I membri dell'ordine svolgono attività di visita e supporto ai detenuti nelle carceri. Il Beato Antonio Rosmini ha ideato e istituito un'associazione destinata ai laici, denominati Ascritti. L'associazione degli Ascritti continua a radunare fedeli cattolici, comprendendo sia componenti del clero sia laici. Gli Ascritti si dedicano a vivere la propria vita nel mondo con l'obiettivo di conseguire la perfezione evangelica. L'impegno degli Ascritti si svolge in costante comunione con l'Istituto della Carità. Antonio Rosmini è nato a Rovereto, in provincia di Trento, il ventiquattro marzo millesettecentonovantasette, ed è deceduto a Stresa, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, il primo luglio millenovecentocinquantacinque.
Il cammino di una vita
La vicenda terrena di Antonio Rosmini si è snodata tra Rovereto, sua città natale, e i luoghi dove il suo ministero si è fatto presenza viva, come Domodossola, Milano, Roma e infine Stresa, dove ha concluso la sua parabola terrena nel 1855. Ordinato sacerdote a Chioggia il 21 aprile 1821, ha inteso fin dai primi passi il suo ministero come un atto di totale donazione. Il momento cardine della sua missione è rappresentato dalla fondazione dell'Istituto della Carità, avvenuta sul monte Calvario di Domodossola nel 1828. Questo atto ha segnato l'inizio di un'opera destinata a irradiare lo spirito di carità in molti ambiti della vita ecclesiale.
La vita di Rosmini non è stata priva di aspre prove. Nel 1848, chiamato a svolgere un delicato incarico come plenipotenziario presso papa Pio IX, si è trovato al centro di vicende storiche complesse che hanno messo alla prova la sua resistenza spirituale. L'anno successivo, il 1849, ha visto la condanna di due sue opere, un evento che ha rappresentato per lui una croce pesante, accolta tuttavia con uno spirito di obbedienza filiale alla Chiesa. Questo periodo di oscurità non ha però scalfito la sua dedizione, poiché egli ha continuato a confidare nel giudizio della storia e della fede. La luce sulla sua figura è tornata a risplendere con chiarezza nel 2001, quando le sue opere sono state pienamente riconosciute come ortodosse. Questo riconoscimento ha aperto la strada alla sua beatificazione, celebrata il 18 novembre 2007 a Novara, sancendo definitivamente il valore del suo apporto spirituale e dottrinale per la comunità dei fedeli.
Il ricordo e il culto
Il culto del Beato Antonio Rosmini si esprime nella memoria liturgica fissata al 1 luglio, giorno che segna l'anniversario della sua morte avvenuta a Stresa. La Chiesa celebra in lui il sacerdote che ha saputo interrogare il mistero della verità divina non come sterile esercizio accademico, ma come fondamento di una vita spesa per gli altri. La sua eredità spirituale continua a vivere attraverso l'Istituto della Carità e le Suore della Provvidenza, istituzioni che egli ha ispirato e che lo riconoscono come padre e fondatore. I fedeli guardano a lui come a una guida che, pur tra le tempeste del diciannovesimo secolo, non ha mai smesso di cercare il volto di Dio, offrendo la propria intelligenza e il proprio dolore come sacrificio gradito al Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Antonio Rosmini?
La memoria liturgica del Beato Rosmini è fissata al primo luglio per le sue famiglie religiose e per le diocesi di Novara, Biella e Trento. La famiglia rosminiana celebra inoltre la Festa della Cella il venti febbraio, l'ingresso di Rosmini come parroco a Rovereto il cinque ottobre e l'anniversario della beatificazione il diciotto novembre.
Quali istituti ha fondato il Beato Antonio Rosmini?
Il Beato Antonio Rosmini è il fondatore dell'Istituto della Carità, che comprende sacerdoti e fratelli laici, e delle Suore della Provvidenza. Ha inoltre ideato l'associazione dei laici denominati Ascritti.