Beato Francesco Bae Gwan-gyeom
Martire
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini e i primi passi nella fede
Francesco Bae Gwan-gyeom era noto anche con il nome di Baleun. Il suo luogo di origine era Jinmok, situato nella provincia del Chungcheong, area corrispondente all'attuale Janghang-ri nella provincia del Chungcheong del Sud in Corea del Sud. La sua terra d'origine faceva parte della regione del Naepo, zona in cui il cattolicesimo iniziò a diffondersi inizialmente. Egli rientrò tra le prime persone della sua area ad abbracciare la fede cattolica. La sua conversione al cattolicesimo avvenne nello stesso anno in cui scoppiò la persecuzione Sinhae. A causa di tale clima ostile, subì un primo arresto nel 1791 nel corso della persecuzione Sinhae. Ottenne la scarcerazione dopo aver compiuto un atto di apostasia. Una volta rientrato presso la propria abitazione, provò rammarico per l'apostasia e decise di praticare la fede con maggiore fervore. Per vivere liberamente il proprio credo, scelse di cambiare residenza trasferendosi prima a Seosan. Successivamente si spostò a Yangje, località corrispondente all'attuale Yangyu-ri, situata nei pressi della sua cittadina natale.
La comunità e l'attesa del missionario
A Yangje istituì una comunità di fedeli cristiani insieme ad altri credenti. Verso la conclusione del 1794 il sacerdote e missionario cinese Giacomo Zhou Wen-mo fece ingresso clandestinamente in Corea. Avendo appreso la notizia dell'imminente inizio delle visite pastorali del missionario alle varie comunità, Francesco organizzò a Yangje un ambiente destinato alla lettura e alla meditazione insieme ad altri correligionari. L'obiettivo della preparazione del locale era quello di poter ospitare il missionario verso la fine del 1798. In quel medesimo periodo la persecuzione Jeongsa iniziò a diffondersi con violenza in tutta la provincia del Chungcheong. La realizzazione dell'edificio adibito a luogo di preghiera da parte dei cattolici locali fu portata a termine il tre ottobre.
L'arresto e il martirio
Il giorno stesso del completamento della casa di preghiera, le forze di polizia compirono un'irruzione nel villaggio guidate da un agente segreto. Francesco fu catturato immediatamente durante l'operazione di polizia e trasferito a Hongju. Il magistrato della cittadina di Hongju sottopose Francesco a torture per estorcergli informazioni sulla sede dei raduni dei cattolici e per farsi consegnare i testi religiosi. Francesco resistette alle torture senza cedere ad alcuna richiesta del magistrato. In preda all'ira per il fallimento dell'interrogatorio, il magistrato denunciò la situazione al governatore residente a Gongju. Il governatore di Gongju dispose il trasferimento di Francesco presso la sede del quartier generale dell'esercito situata a Cheongju affinché venisse sottoposto a nuovo interrogatorio. Nel carcere di Cheongju Francesco condivise la prigionia e le sofferenze con altri fedeli cattolici, tra cui Giacomo Won Si-bo. Nonostante il corpo devastato e le arti inferiori spezzate dalle torture, la sua adesione di fede rimase salda. Al momento della detenzione e delle torture a Cheongju Francesco contava circa sessant'anni d'età. A causa delle continue percosse inflittegli dai carcerieri, la sua resistenza fisica crollò portandolo alla morte il 7 gennaio 1800, data corrispondente al tredici dicembre 1799 secondo il calendario lunare. Francesco Bae Gwan-gyeom fa parte del gruppo di martiri coreani guidato da Paolo Yun Ji-chung, del quale integrano le fila anche Giacomo Won Si-bo e il sacerdote Giacomo Zhou Wen-mo. Il sedici agosto 2014 papa Francesco lo ha proclamato beato a Seul durante la sua visita apostolica in Corea del Sud.
La testimonianza di fede
La vita del Beato Francesco Bae Gwan-gyeom si inserisce nel contesto travagliato della Corea di fine Settecento, un'epoca segnata dal sorgere della fede cristiana e dalla conseguente, violenta reazione del potere. Egli nacque a Jinmok, nel Chungcheong, e la sua conversione al cattolicesimo avvenne in concomitanza con la persecuzione Sinhae del 1791, un periodo in cui la scelta di Cristo richiedeva un coraggio fuori dal comune. Francesco non si limitò a custodire la fede nel segreto del cuore, ma si fece apostolo tra i suoi fratelli, operando attivamente per la nascita di una comunità cristiana nel villaggio di Yangje. La sua opera di evangelizzazione e di sostegno alla fede dei compaesani fu interrotta bruscamente nel 1798, durante la persecuzione Jeongsa, quando venne tratto in arresto proprio a Yangje.
Le autorità, decise a estirpare la nuova religione, sottoposero Francesco a duri interrogatori e a supplizi fisici. Dopo essere stato catturato, fu condotto a Hongju, dove subì indicibili torture volte a piegare la sua volontà e a indurlo all'abiura. Nonostante il dolore e la pressione costante, egli non rinnegò il Signore. Trasferito successivamente a Cheongju per ulteriori interrogatori, la sua resistenza fisica venne meno a causa delle gravissime percosse ricevute. Il suo martirio si compì tra le mura del carcere nel 1800, dove morì per le conseguenze delle ferite riportate. Egli ha trasformato la prigionia in un luogo di offerta suprema, lasciando alla Chiesa coreana un'eredità di coerenza evangelica che ha superato i secoli. La sua memoria è indissolubilmente legata al gruppo dei martiri coreani, testimoni che hanno preferito la morte alla negazione di Dio, confermando che la forza dello Spirito supera ogni violenza umana.
Il culto e la memoria
Il culto verso il Beato Francesco Bae Gwan-gyeom è parte integrante della memoria liturgica dei martiri coreani, un mosaico di vite donate che costituisce il fondamento della Chiesa in Corea. La sua beatificazione, avvenuta il 16 agosto 2014 per mano di Papa Francesco, ha solennemente riconosciuto l'eroicità della sua testimonianza, inserendolo nel gruppo guidato da Paolo Yun Ji-chung. Questo atto ha elevato il suo nome agli altari, offrendolo alla venerazione universale come modello di perseveranza.
La ricorrenza liturgica, fissata al 7 gennaio, invita i fedeli a fare memoria di un uomo che, pur nella semplicità della sua condizione di laico, ha saputo farsi pilastro della comunità di Yangje e vittima innocente per amore della verità. Il suo ricordo non è solo un omaggio al passato, ma un richiamo costante alla responsabilità di vivere la fede con la medesima radicalità, anche quando il contesto storico appare ostile o indifferente. Celebrando la sua memoria, la comunità cristiana riconosce in lui un intercessore presso il Padre, un fratello che ha percorso la via della croce con umiltà e coraggio, confermando che il seme della fede, bagnato dal sangue dei martiri, continua a portare frutto nella Chiesa di ogni tempo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Francesco Bae Gwan-gyeom?
La sua memoria liturgica si celebra il 7 gennaio.